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(per informazioni via dei serragli 91/rosso firenze dalle 16 alle 19. tel 3386566587.)OGNUNO DI NOI è UN MERAVIGLIOSO ECOSISTEMA IN DIALETTICA CON LA NATURA. UNO SPLENDIDO IMMENSO MARE. DIVERSITA' NELLA BIO-DIVERSITA'. UN SUONO E UN COLORE UNICO. libero archivio di medicina naturale non ha padroni ne' servi. PER NON MORIRE DI IGNORANZA E DI STRAPOTERE; rimedi naturali complementari o in alternativa ai farmaci chimici. (gli argomenti trattati sono pubblici, non sono prescrizioni e non intendono influenzare negativamente chi legge. Quello che è scritto qui potrebbe sconvolgere le vostre convinzioni. l'intento è quello di divulgare informazioni su argomenti spesso ignorati. si ritiene che la conoscenza sia la base per la miglior cura di se stessi. buon viaggio

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martedì, 20 febbraio 2007

La Cia

La CIA.

Il 1 Maggio 2000 la Casa-Bianca ha dichiarato l’AIDS una minaccia per la sicurezza nazionale, e ha dato con ciò mandato alla CIA per gestire ufficialmente la faccenda. Viene spontaneo pensare che la minaccia sia rappresentata dalla diffusione dell’epidemia negli USA, ma non è cosi: i dati del CDC (Center for Disease Control) mostrano che i casi di AIDS negli ultimi anni sono calati notevolmente, e sono circa il 30% rispetto al picco degli anni 92/93. Il problema non è quindi la crescita del fenomeno, ma, per quanto paradossale e grottesco possa apparire, l’esatto contrario, la sua eventuale scomparsa. Sono ormai così imponenti gli interessi economici politici e burocratici legati al virus HIV che la sua morte prematura potrebbe sconvolgere parecchi equilibri:

  • 100.000 ricercatori e medici, in buona parte americani, hanno carriere e stipendi legati al virus.
  • 93 miliardi di US$ (oltre 200.000 miliardi di lire) sono stati stanziati fino ad oggi nei soli Stati Uniti per le ricerche sull’AIDS.
  • più di 1000 associazioni raccolgono in totale migliaia di miliardi di lire all’anno per aiutare i malati di AIDS.
  • alcune decine di migliaia di miliardi di lire all’anno impinguano i bilanci delle multinazionali del farmaco con la vendita dei farmaci "salvavita" antiretrovirali e dei test HIV (ELISA, Western Blot, Viral Load)
  • organismi come USAID (U.S. Agency International Development) UNAIDS (United Nations AIDS program), WHO (World Health Organization), ricevono stanziamenti annuali di migliaia di miliardi di lire per combattere l’AIDS. L’ONU ha appena chiesto uno stanziamento di 20.000 miliardi di lire per affrontare l’emergenza.

C’è da credere che tale virus sarà tenuto in vita artificialmente per parecchio tempo. C’è anche da credere che la successione temporale tra la lettera del Presidente Mbeki e l’annuncio della Casa Bianca non sia pienamente casuale. D’altronde lo stesso Mbeki ha apertamente accusato la CIA e le multinazionali del farmaco di aver orchestrato la campagna di discredito nei suoi confronti. Tutto ciò non deve stupire. Il dissenso ha ripetuto le proprie critiche per 16 anni senza che l’establishment scientifico e gli interessi che esso rappresenta, e da cui è sostenuto, si sentissero minimamente minacciati, visto il loro enorme potere e la conseguente capacità di emarginare e imbavagliare i settori della scienza non graditi. Ma ora il Presidente Mbeki con la sua Commissione mista sull’AIDS ha dato voce alla dissidenza, e la recente relazione (Presidential AIDS Advisory Panel Report), pubblicata nel mese di Marzo 2001, prevede 10 progetti di ricerca che potrebbero seppellire la teoria ufficiale sull’ipotesi virale dell’AIDS. Forse si capisce come mai, in questi ultimi mesi, il tam-tam mediatico sui 30 milioni di malati africani ha suonato senza tregua al massimo del volume.

postato da: dissidio alle ore 09:36 | link | commenti (1)
categorie: aids e la cia

l'epidemia inventata 2

L’Africa.

Il Dott. David Rasnick, membro della Commissione Presidenziale Sudafricana, ha descritto l’epidemia africana di AIDS con le seguenti parole: "Se si smettesse di usare il test HIV l’epidemia africana di AIDS scomparirebbe". Il WHO (World Health Organization) produce un bollettino settimanale chiamato WER (Weekly Epidemiological Record) nel quale vengono riportati i totali cumulativi di tutti i casi di HIV/AIDS registratati in ciascun paese del mondo, totalizzati per paese e continente:

  • Bollettino n. 47 del 26 Novembre 1999 - totale casi HIV/AIDS registrati in Africa dall’inizio dell’epidemia al Nov. 1999: 794.444
  • Bollettino n. 47 del 24 Novembre 2000 - totale casi HIV/AIDS registrati in Africa dall’inizio dell’epidemia al Nov. 2000: 876.009
  • Bollettino n. 49 del 07 Dicembre 2001 - totale casi HIV/AIDS registrati in Africa dall’inizio dell’epidemia al Dic. 2001: 1.093.522

Come si vede i casi registrati in Africa negli ultimi due anni sono 299.078. Davvero poca cosa se si pensa che in Africa vivono 760 milioni di persone e ne muoiono più di 10 milioni all’anno, di cui un milione per malaria. Purtroppo il WHO preferisce dare evidenza alle stime invece che ai dati ricevuti dai paesi interessati, ed ecco allora comparire 30/40 milioni di malati ed avviare una crociata contro questo flagello biblico. L’epidemia vera è quella di menzogne. In Africa esistono da sempre patologie tipiche della povertà e molto diffuse: aggiungiamo il test che risulta tendenzialmente positivo in presenza di una qualche patologia (vedere la lista dei fattori che possono causare una risposta positiva al test HIV) e il gioco è fatto. Chi prima moriva di tubercolosi o diarrea oggi muore di AIDS. Nessun problema, l’uomo bianco dispone della medicina giusta. Ma è troppo costosa, i paesi africani non possono permettersela. Nessun problema, l’uomo bianco ha anche la banca mondiale e può concedere prestiti molto vantaggiosi per acquistare le miracolose medicine occidentali.

postato da: dissidio alle ore 09:18 | link | commenti
categorie: aids in africa

L'epidemia inventata

Sudafrica.

L’attuale Presidente Sudafricano Thabo Mbeki, subentrato a Nelson Mandela il 16 Giugno 1999, sta combattendo da ormai due anni una battaglia, contro il potere politico/economico dell’ortodossia sanitaria occidentale, sul tema dell’AIDS: ha voluto una commissione presidenziale mista ortodossi e dissidenti appositamente istituita col compito di affrontare gli aspetti più controversi dell’AIDS, come la non specificità del test o la tossicità dei farmaci antiretrovirali. Il 3 Aprile 2000 il Presidente Mbeki ha indirizzato una lettera a tutti i Leaders del Mondo per spiegare la posizione del Governo Sudafricano sull’epidemia sub-sahariana di AIDS. In sostanza ha ringraziato per la disponibilità del mondo occidentale, ha sottolineato come l’AIDS in Africa sia un fenomeno specifico e profondamente diverso da quello occidentale, ha affermato che sarebbe assurdo e illogico imporre l’esperienza occidentale alla realtà africana, e che quindi il problema deve essere affrontato e risolto dall’Africa in modo autonomo. Nel frattempo i farmaci antiretrovirali non sono compresi nelle terapie per l’AIDS utilizzate dal sistema sanitario sudafricano, ne da quelli di diversi altri paesi a sud del Sahara che appoggiano l’iniziativa del Presidente Mbeki, nonostante la recente e reclamizzata vittoria giudiziaria contro Big Pharma. Questa scelta ha scatenato una campagnia diffamatoria internazionale contro il Presidente Mbeki, veicolata ai massimi livelli in Gran Bretagna con accuse infamanti tramite:

  • The Observer: "Mbeki lascia morire nel dolore i bambini malati di AIDS"
  • The Times: "Mbeki soffre di un complesso di persecuzione"
  • The Telegraph: "L’Africa dovrebbe essere ricolonizzata"
  • The Sunday Times: "Mbeki nemico della gente"
  • International Herald Tribune: " Il Sudafrica rifiuta un prestito di un miliardo di US$ per comprare farmaci antiretrovirali"

La GlaxoSmithKline (già Barrough Wellcome e poi Glaxo Wellcome), produttrice dell’AZT, il più tristemente famoso dei farmaci antiretrovirali, e di tanti altri farmaci dello stesso tipo, leader mondiale nel commercio di farmaci HIV/AIDS è una multinazionale inglese. In questo scenario, che fa del Presidente Mbeki il leader di un nuovo tentativo di indipendenza e rinascita dell’Africa, l’ex Presidente Nelson Mandela si è apertamente schierato con le tesi dei poteri forti occidentali, sostenendo la teoria virale dell’AIDS e la necessità di utilizzare i farmaci antiretrovirali.

postato da: dissidio alle ore 09:13 | link | commenti
categorie: aids in africa
lunedì, 19 febbraio 2007

AIDS in Africa

Stralcio: Risposta alle domande sollevate dal Presidente della Repubblica di Sudafrica, Thabo Mbeki, e dal suo ministro della sanità Dott.ssa Manto Tshabalala-Msimang riguardo il meccanismo di azione dell'AZT (23/2/2000) e le cause dell'AIDS (6-7/5/2000)

Quali sono le cause dell’AIDS in Africa? 

 

Heinrich Kremer: Gli standard clinici nella diagnosi di “AIDS” e gli standard dei protocolli di test per dimostrare la presenza di anticorpi contro i cosiddetti virus HIV nei paesi africani non mostrano nessuna congruenza con gli standard dei paesi occidentali. Nonostante che, indipendentemente dalla razza e dalle procedure di diagnosi specifiche di ogni paese, le risposte programmate nella biologia evolutiva delle cellule immunitarie e non immunitarie dell’essere umano davanti a stati di stress nitrosativo e ossidativo sono identiche in tutti gli esseri umani. In Africa si tratta soprattutto di processi infiammatori e infettivi cronici, mancanza di proteine e nutrizione deficiente (AIDS nutrizionale), inquinamento delle acque potabili da batteri nitrificanti e la carica nitrosaminica negli alimenti; fattori che possono portare a una sintomatologia clinica di infezioni opportuniste (AIDS) come conseguenza del passaggio indotto da TH-1 a TH-2. 

Infezioni croniche causate da: A) micobatteri, come la tubercolosi cronica o la forma lebbromatosa della lebbra; B) batteri spirocheti, come la forma terziaria della sifilide; C) l’agente causante la malaria, tripanosomi, toxoplasmi, ed altri parassiti; D) funghi come il Pneumocystis Carinii, forme di candida, istoplasma, criptococchi; e molte altre, sono sempre il risultato di una risposta immunitaria TH-1 troppo debole e di uno spostamento dell’equilibrio immunitario cellulare TH1-TH2 verso uno status immunitario TH-2 con un aumento nella produzione di anticorpi. Le infezioni causate da parassiti scatenano sin dall’inizio una risposta immunitaria TH-2 che può diventare cronica. In Africa, i sintomi clinici cronici che vengono fuori in una forma e durata non specifica, dal 1985 vengono diagnosticati come AIDS in base alla definizione di Banghi, e inoltre senza fare il test dei cosiddetti anticorpi contro l’HIV. Questa procedura pragmatica apparentemente ha dimostrato il repentino aumento in Africa delle malattie indicatrici dell’AIDS causate dai cosiddetti HIV. 

La proiezione arbitraria di campioni ridotti dei cosiddetti test sierici dell’HIV e di diagnosi cliniche non esaurienti di AIDS in Africa, è servito finora all’OMS, a UNAIDS, ai paesi occidentali e ai mezzi di comunicazione internazionali come base fondamentale per affermare l’esistenza di una pandemia di HIV/AIDS in Africa, dalla quale viene indotta una minaccia per la umanità nell’insieme. Dato che nelle condizioni generali di vita nei paesi in via di sviluppo numerosi bambini, donne e uomini possono subire processi infiammatori e infettivi cronici, si adducono questi casi di AIDS presi nell’insieme e vengono manipolati a volontà in statistiche mediche non approfondite come prova della trasmissione eterosessuale e della trasmissione madre-figlio dei cosiddetti virus HIV in Africa. 

Dato che questi fatti indubitabili sono logici visto l’alto standard scientifico della medicina occidentale e sono facili da comprendere senza necessità di un grande sforzo intellettuale, non c’è nessuna base razionale per supporre che si tratti di un tragico errore scientifico l’intenzionale intossicazione di masse con AZT che, secondo quanto è stato dimostrato, è un inattivatore dei mitocondri. 

 L'applicazione clinica dell’AZT e di altre sostanze, come è stato dimostrato, provocano una deficienza delle cellule immunitarie TH-1 e l’inversione del rapporto di cellule linfatiche T4/T8 e lo sviluppo di infezioni opportuniste. Nessun ricercatore del HIV/AIDS né nessun medico ha potuto finora rispondere alla ineludibile domanda di etica medica di perchè l'applicazione clinica di queste sostanze possa essere  indicata per trattare in maniera preventiva e terapeutica persone che appunto stanno in situazione di rischio di sviluppare una perdita di cellule linfatiche TH-1, una inversione del rapporto T4/T8 di queste cellule immunitarie T e infezioni opportuniste, o per trattare  persone che già hanno sviluppato questi sintomi immunologici o clinici. 

Che l’AZT abbia come effetto l’inattivazione dei mitocondri si deduce dal fatto che nel 1961 è stata isolata l'azidotimidina da cellule seminali di aringhe. Le cellule seminali degli animali vertebrati non possono trasferire i suddetti simbionti cellulari (i mitocondri) all’ovulo femminile e devono inattivarli prima di entrare nell’ovulo. Nei vertebrati, solamente i mitocondri materni si trasmettono alle cellule figlie. Nel 1964 è stato sintetizzato l’AZT e, dopo la constatazione in esperimenti con cavie e con malati di leucemia che all’assumere AZT sviluppavano il cancro delle cellule linfatiche, si vietò la sua esperimentazione negli esseri umani. Dal 1986 viene usato clinicamente l'AZT in pazienti di AIDS nonostante che non esista nessuna prova che dimostri che questa sostanza venga difatto incorporata a qualsiasi provirus DNA e senza provare se causa danno ai mitocondri. La domanda se l’AZT può fermare la replicazione dei cosiddetti virus HIV è inseparabilmente associata con la questione riguardante la dimostrazione dell’esistenza di tali virus HIV. 

Il cosiddetto test di anticorpi contro l’HIV è stato implementato utilizzando come antigeni proteine umane prodotte da cellule in situazione di stress nitrosativo e ossidativo. Queste proteine da stress sono state ottenute da due tipi di colture cellulari: da una parte, cellule linfatiche di pazienti ritenuti malatti di AIDS, e, dall’altra parte, cellule linfatiche leucemiche. I substrati del test sono stati calibrati in modo tale che viene fuori un risultato positivo del test semplicemente dal fatto che nel siero della persona analizzata si trova una determinata quantità di anticorpi aspecifici ma caratteristici nei casi di una prolungata risposta delle cellule immunitarie TH-2 e di una aumentata produzione di anticorpi. La soglia di reazione e il numero di antigeni del cosiddetto test di anticorpi anti-HIV sono stati determinati arbitrariamente. Non esistono degli standard unificati né obbligatori validi internazionalmente. Ad esempio, in Africa i cosiddetti test dell’HIV danno un risultato considerato di solito positivo con una reazione con un numero minore e inoltre con diversi antigeni che nei paesi occidentali. Difatti il sistema immunitario umano non forma anticorpi che reagiscono esclusivamente con gli antigeni contro i quali si formarono originalmente. Già solo per questa ragione biologica è obiettivamente falsa l’affermazione che i cosiddetti test di anticorpi contro l'HIV reagiscano esclusivamente con gli anticorpi che si formarono nell’organismo umano contro gli antigeni dei cosiddetti virus HIV. Ad esempio, i cosiddetti test di antigeni HIV reagiscono, come è stato dimostrato, con anticorpi contro gli agenti patogeni della tubercolosi, della malaria e della pneumocisti, così come con molti altri anticorpi contro antigeni microbiani e non microbiani. 

Secondo il creatore del metodo di moltiplicazione di DNA chiamato PCR, il Premio Nobel Kary B. Mullis, che determina la cosiddetta carica virale nei paesi occidentali, questa tecnica di laboratorio è totalmente inadatta per determinare i cosiddetti RNA del HIV. In realtà finora nessuno ha isolato una sequenza di DNA provirus dei cosiddetti HIV. Tulle le pubblicazioni sui supposti isolamenti dei cosiddetti virus HIV non mostrano altro che evidenziatori molecolari aspecifici che vengono arbitrariamente interpretati come “impronte” dei cosiddetti virus HIV.   

Non ci si può aspettare che vengano fuori altri dati di scoperte scientifiche vista la fondatezza degli argomenti epidemiologici, immunologici, biologico-cellulari, biochimici e clinici che mostrano che la controregolazione di tipo II delle cellule umane immunitarie e non immunitarie, così come lo sviluppo di malattie indicatrici di AIDS sono programmate, sotto determinate condizioni, dalla evoluzione biologica. Per la comprensione fisiologica e patofisiologica di questi fenomeni immunologici e clinici, il supposto di una infezione causata dai cosiddetti virus HIV non è né sufficiente né necessario ma è obiettivamente superfluo. Nella conferenza del 1997, dove hanno partecipato i più eminenti ricercatori del HIV/AIDS, è stato assunto che non si può provare alcun meccanismo patogeno nel quale intervengono i cosiddetti virus HIV (M. Balter, 1997, Science 278: 11399-11400). 

postato da: dissidio alle ore 11:19 | link | commenti
categorie: aids in africa

AZT

AIDS e AZT

CURARSI CON UN TOPICIDA IMMUNODEPRESSIVO


L’AZT, sostanza contenuta nello sperma delle aringhe.

Data la sua elevatissima tossicità è impiegato come base per il veleno per topi.

Quindi, per anni, la medicina ha sperimentato sugli esseri umani un potentissimo topicida, e continua a farlo tuttora.

Non staremo qui a scendere nel “tecnico” su come agisce (per chi volesse saperne di più: “AIDS Gate” http://aliveandwell-eugene.dreamhost.com/aidsgate/ ), comunque l’AZT era stato utilizzato in medicina per distruggere le cellule malate, cancerose, ed impedirne la riproduzione. Fu un fiasco clamoroso. Innanzi tutto si scoprì subito che causava altri cancri, e successivamente che tutti i pazienti trattati con AZT morivano molto prima rispetto a quelli che non avevano ricevuto il trattamento (infatti, ripetiamo, si tratta di VELENO PER TOPI). Anzi, impediva anche di studiare l’evoluzione dei tumori, perché i pazienti morivano precocemente di avvelenamento da AZT. E la ragione è proprio abbastanza semplice: l’AZT non è come i moderni missili “intelligenti” americani, che lanciati contro obiettivi militari, vanno a colpire infallibilmente gli asili e gli ospedali iracheni. Esso non sa quali sono le cellule buone e quelle cattive, le attacca tutte quante e basta. Ovviamente la spiegazione scientifica è ben più complessa e articolata, ma più o meno questo è quello che succede con l’AZT.

Si disse allora che era una questione di dosaggi. Alte dosi uccidevano in breve tempo, ma dosaggi più bassi erano presumibilmente “benefici”. Così vennero fatte altre sperimentazioni su svariate patologie, fra cui soprattutto psoriasi e malattie della pelle. Roba da matti. Inutile dire che fu ben presto accantonato.

Va detto che le case farmaceutiche, siccome ricevono parecchi finanziamenti anche in denaro pubblico per le ricerche, spendono ogni anno montagne di soldi nella ricerca e creazione di nuovi farmaci. Ma molti di questi sono puramente speculativi. Il composto chimico magari funziona, produce alterazioni a vari livelli, e viene anche sperimentato su uomini (carcerati, malati di mente …) e animali, ma non ha malattie specifiche da curare, non si sa a cosa possa servire, così viene messo nel cassetto, in attesa che salti fuori la malattia o la scusa buona per tirarlo fuori.

Così è stato per l’AZT.

Vent’anni dopo, con l’avvento di una malattia così “mortifera e terrificante” come l’AIDS, la Wellcome rimise prontamente mano alla sua mirabile invenzione, affermando teorie folli, per cui l’AZT, prima di ammazzare le cellule, ammazzava i virus, ed essendo la recentissima scoperta di Gallo causata da un virus (l’HIV), terapie brevi e mirate sarebbero state efficacissime. La FDA (Food and Drug Administration, l'ente statunitense che verifica l'efficacia dei farmaci) lo approvò ufficialmente solo nel 1987, ma ne consentì l’uso in via sperimentale fin dalla “scoperta” dell’HIV (1984), anche in associazione con altri farmaci, come del resto, aveva già fatto in precedenza autorizzandone l’uso per altre patologie (cancri, ecc.), sin dal 1964.

Ricomincia la storia. La gente trattata con AZT sebbene in alcuni casi sembri avere un temporaneo, brevissimo miglioramento, si ammala definitivamente e muore.

Ma invece di sospenderne l’uso, arriva la teoria più demenziale: non bisogna usarlo da solo, ma associato ad altri farmaci che ne limitino i danni e ne integrino l’azione.

Chissà quanti malcapitati si sono ritrovati a dover prendere dosi incredibili di farmaci di ogni genere, fra cui l’AZT, nella speranza di curare una malattia che neanche esiste nei termini in cui viene presentata, morendo di intossicazione da farmaci.

L’AZT è stato usato indiscriminatamente su soggetti già debilitati, donne in gravidanza, neonati.

Moltissimi sono i casi di persone che accortesi del rapido peggioramento con l’AZT, hanno smesso di prendere ogni farmaco, salvandosi dalla morte, e creando quella casistica che la medicina ufficiale non sa spiegare, di soggetti che pur essendo sieropositivi non si ammalano e non muoiono.

Come cresce la voce del dissenso e l’informazione (controinformazione), sempre di più sono le persone che si salvano da una morte imminente annunciata come inevitabile.

A Londra, i superstiti pubblicano la rivista “Continuum”. In Olanda collaborano con la Fondazione per la Ricerca Alternativa sull'AIDS (SAAO), in Svizzera da anni sono attivi gruppi di auto aiuto e controinformazione sull’AIDS che hanno preso piede un po’ in tutta Europa.

La maggioranza delle persone colpite dall'AIDS che sono sopravvissute alla malattia lo hanno fatto grazie a grandi dosi di volontà e di senso critico, assumendo costumi di vita coscienti e responsabili, e perché no, anche antagonisti.

Il famoso campione Earvin "Magic" Johnson, risultato sieropositivo nel 1991, pare abbia assunto AZT per pochi giorni, risultandone debilitato, e che abbia subito smesso.

La sua salute migliorò subito, tanto che vinse alle Olimpiadi del 1992. In una recente conferenza stampa Magic ha dichiarato di non essere più malato di AIDS.

Un altro dei tanti misteri dell’AIDS.

Tratto dal sito http://digilander.iol.it/anok4u/Doc/aidsmm.htm

ps. l'AZT si trova anche nei seguenti farmaci: combivir, retrovir, trizivir

 

postato da: dissidio alle ore 09:24 | link | commenti
categorie: azt , farmaci assassini
lunedì, 12 febbraio 2007

intervista a kary mullis

Aids
 
INTERVISTA AL DOTT. KARY MULLIS PREMIO NOBEL
Rethinking AIDS, 1994
Nota dell'Editore: Kary Mullis, Ph. D., membro del nostro Gruppo da molto tempo e vincitore, grazie alla sua invenzione del test PCR nel 1993 del Premio Nobel per la Chimica, è un noto opponente della teoria secondo la quale l'HIV causerebbe l'AIDS, ed è fortemente contrario all'utilizzo dell'AZT come terapia. Il test PCR è utilizzato in tutte le branche della biologia molecolare e fu inventato da Mullis mentre lavorava in un'industria privata per la Cetus.
RETHINKING AIDS: Vorremmo che ci spiegasse perché non crede alla teoria secondo la quale l'HIV causerebbe l'AIDS.
MULLIS: Penso che si tratti di semplice logica. Non richiede nessuna conoscenza specifica del settore. Il fatto è che se esistesse anche una sola prova che il virus dell'HIV causa l'AIDS, insomma se uno specialista del campo potesse scrivere una recensione in cui citasse degli studi scientifici che singolarmente o non potessero sostenere l'ipotesi che l'HIV sia la probabile causa dell'AIDS, qualcuno l'avrebbe sicuramente fatto. Ora, non esiste documento, né recensione che menzioni alcuni studi che assieme sosterrebbero questa teoria. E questa richiesta fu avanzata molto tempo fa da Duesberg, quando l'argomento cominciò ad essere affrontato. Infatti, sebbene non ricordi l'esatta questione, la rivista Science riportò il fatto che Duesberg avanzò la richiesta durante un convegno, e questi signori, credo fossero Howard Temmin, Smoky Blattner David Baltimore(solo per citarne alcuni), risposero che ci sarebbero stati tali documenti. Se lo ricorda?
RA: Sì, certo. Li sto cercando anch'io.
MULLIS: Chiunque faccia parte del settore sa che esiste disaccordo sul se ci sia o meno una prova del fatto che l'HIV è la probabile causa dell'AIDS. Esiste da qualche parte nella letteratura medica una prova scientifica che il virus dell'HIV sia la causa dell'AIDS, e se esiste, dov'è? A chi va attribuita la prova scientifica che sostiene l'affermazione: " L'HIV è la probabile causa dell'AIDS?"
RA: E per quanto riguarda i retrovirus in generale? C'è ragione di pensare che siano dannosi?
MULLIS: Non c'è ragione di pensare né che siano dannosi, né che non lo siano, almeno fino a quando qualcuno non lo dimostri. Per quanto ne so, la gente è piena di convinzioni generali prive di veri e propri fondamenti scientifici.
Si tende ad alzare polveroni su questioni la cui evidenza non esiste.
RA: Come riescono a sostenere le loro cosiddette argomentazioni?
MULLIS: Le sostengono per il semplice fatto che lavorano in una situazione di "vuoto" di scienziati. Tra coloro che hanno operato in quel settore sono veramente pochi quelli che io considero dei professionisti. Infatti le persone chiamate a lavorare nella cosiddetta lotta contro l’AIDS, erano generalmente scienziati che non avevano niente di meglio da fare. Non erano molte le persone qualificate improvvisamente attratte dall’argomento. C’era semplicemente un sacco di gente che non aveva nient’altro per cui ricevere fondi, e questo era un modo talmente semplice per farlo; loro erano lì e la gente non sapeva molto su questa malattia, e non gli interessava, ma sapeva come affrontare il virus dell’HIV. Perché, nella biologia molecolare, l’HIV era al tempo un tipo di discorso piuttosto semplice da avvicinare, e la microbiologia stava diventando estremamente facile, insomma bastava che si acquistasse un kit di strumenti presso un rifornitore di articoli scientifici, che si assumessero un paio di tecnici e che si cominciassero a condurre test che sembravano davvero roba da libri di cucina.
RA: E ricevono fondi eccessivi per fare questo.
MULLIS: Beh, ricevono lo stesso tipo di fondi di chiunque altro, ma per loro fu più facile perché in quel momento c’erano molti soldi a disposizione. Si assisteva a come anche un giovincello riusciva ad iniziare. Bastava ordinare una versione smantellata del virus dell’HIV che non era contagioso, che supponevano mancasse una parte del virus. Così, potevano avere al loro servizio persone esperte nella coltura delle cellule, ed alcuni biologi molecolari; allora si cominciava ad esaminare ogni minima parte di quell’organismo, e a pubblicare documenti sull’argomento, divenendo esperti del, che so, gene TAT, o gene REV, o cose di questo tipo.
RA: Cosa può dirci riguardo alla folla epidemiologica? Loro sembrano essere i più accaniti sostenitori del caso…
MULLIS: Non lo sostengono affatto. Tutto ciò che può fare l’epidemiologia, al massimo, è di mostrare una correlazione, cosa che non ha mai dimostrato in maniera molto efficace.
RA: L’AZT com’è finito nella formula? Sembra essere veramente letale.
MULLIS: Beh, dato che qualcuno pensò che l’HIV causava l’AIDS, si diede per scontato che trovare qualcosa che uccideva il virus corrispondeva a curare la malattia.
RA: Ma perché una terapia tumorale così potente, o come la si voglia chiamare, chemioterapia?
MULLIS: E’ un veleno per le cellule. Dunque, vuole sapere perché?
RA: Sì, non riesco a capirlo.
MULLIS: Mi sembra che alcuni studi biochimici dessero una qualche indicazione sul fatto che la terapia inibisce la trascrittasi inversa meglio di come inibirebbe la normale polimerasi del DNA.
RA: Tuttavia l’effetto finale dell’AZT è quello di danneggiare le persone, o meglio di ucciderle. Dico bene?
MULLIS: Sì, è stato provato sugli animali che è una sostanza letale. Non esistono ricerche durante le quali si somministra l’AZT a persone sane per vedere che succede, fatta eccezione per le persone sane sieropositive. Fatto questo pensano bèh, la cosa che li ha uccisi è sicuramente l’AIDS.
RA: Uno dei nostri lettori ci ha scritto che smettendo di prendere l’AZT ha cominciato a stare meglio.
MULLIS: Sì, penso che vada così generalmente. Per qualcuno semplicemente sieropositivo, assumere l’AZT sarebbe l’unica cosa veramente dannosa.
RA: Come fanno i medici? Si trovano nel mezzo; insomma, non hanno nessun testo per difendersi se si rifiutano di prescrivere l’AZT.
MULLIS: E come se ce l’hanno, se vogliono andarlo a consultare.
RA: Lei ha è mai stato soggetto a censura da quando ha iniziato a parlare liberamente dell’HIV e dell’AZT?
MULLIS: No, in effetti penso sia proprio il contrario. Sono più le persone dei media; a me non interessa il mondo accademico. Ho finito proprio una settimana fa di lavorare con la ABC. Abbiamo preso parte ad un programma serale con Ted Koppel che dovrebbe andare in onda questa o la prossima settimana.
RA: Pensa che la volontà che sta nascendo nei media di guardare all’altra faccia dell’argomento dipenda dal Versus Maddox del Sunday Times?
MULLIS: Non so…. In realtà quando Jay LaMonica si rivolse a me per la prima volta, non era per il discorso HIV ma perché aveva intenzione di fare uno special su di me. E io gli parlai di come considerassi importante la questione HIV e di come anche lui ne sarebbe stato affascinato se avesse imparato qualcosa a proposito, così lo fece.
Gli suggerii anche di considerare il surriscaldamento globale un’altra farsa con la quale avevano fatto soldi. Così come sebbene dell’esistenza del buco dell’ozono, discorso analogo all’HIV, non esiste nessuna prova concreta, sono stati spesi tantissimi soldi e sono stati presi provvedimenti quasi catastrofici a livello internazionale; tutto senza alcuna prova reale.
RA: Esistono numerosissimi casi analoghi. Quando io m’imbattei nella questione HIV pensai che fosse un episodio isolato.
MULLIS: E' un fenomeno notevolmente diffuso in quest’ambiente, e dipende dal fatto che gli scienziati appartengono ad una classe sociale media che cerca di guadagnarsi da vivere, nonché dal fatto che la maggior parte dei finanziamenti che ricevono provengono da agenzie alle quali i risultati non interessano particolarmente, almeno non quanto la forma sperimentale del lavoro.
Nessuno deve curare l'AIDS per essere pagato.
RA: Vorrei la sua opinione anche su un altro argomento: i CDC [Centers for Disease Control].
Ellison sembra suggerire che i CDC hanno un ordine del giorno più ampio che l'AIDS.
MULLIS: Beh, i CDC furono sin dall'inizio piuttosto interessati nel vedere un'epidemia infettiva diffusa in tutti gli Stati Uniti, per il semplice fatto che ciò dava loro potere. In quel periodo stavano quasi scomparendo nell'ombra. Avevano del personale, ad esempio, che stava studiando la diffusione del polio virus Sabin in Africa. Ecco di cosa si stavano occupando, e non interessava a nessuno, insomma, non era qualcosa che li avrebbe portati in televisione….Nell'82 e nell'83 correvano il rischio di perdere i finanziamenti, quindi cominciarono a guardarsi attorno, sperando nella comparsa di qualcosa di veramente orribile.
RA: Per tornare ad una domanda più elementare: l'AIDS esiste? O cos'è realmente?
MULLIS: Penso che ci fossero numerose malattie che stavano comparendo tra quelli che erano gli omosessuali delle grandi città, e che in realtà esistono ancora. Ce n'è una , ad esempio, chiamata polmonite polmocistica, e non sembrava che loro dovessero esserne contagiati a tutti i costi.
Voglio dire che il motivo per il quale la contraevano non era chiaro. Altri venivano affetti dal Sarcoma di Kaposi, malattia non riconducibile alla polmonite policistica, sebbene potrebbe esserlo. È comunque molto improbabile che lo sia. Certo se qualcuno presentasse delle prove concrete che le due malattie siano correlate, sarei ben contento di analizzarle. Ma alla luce della mancanza di prove, non vedo la ragione di pensare ad un qualche collegamento tra esse, e di conseguenza non c'è ragione di pensare neanche che l'AIDS sia una malattia.
L'AIDS fu l'appellativo dato all'osservazione che molti omosessuali avevano in effetti uno stile di vita molto "socievole"; penso sia meglio descriverlo così che utilizzando il termine "promiscuo", dato che non si è certi che l'attività sessuale avesse a che fare con questo.
A mio parere l'unica differenza in quello che facevano non era chissà quale tipo di attività sessuale, ma il fatto che frequentavano ogni notte persone che a loro volta frequentavano ogni notte molte altre persone, le quali a loro volta frequentavano tante altra gente. Credo sia questa la ragione per cui gli omosessuali finirono col contrarre tutti i virus esistenti al mondo.
Vede, se si provasse a pensare ad un modo efficace per esporsi ad ogni virus possibile ed immaginabile che colpisce gli esseri umani, uno di questi potrebbe essere proprio quello che hanno fatto loro.
Non si riesce ad immaginare maniera più efficace che il frequentare gente, perché non si conoscono i virus che girano.
Non si conosce con sicurezza neanche il percorso attraverso cui l'HIV si diffonde tra individui. L'unico caso in cui l'abbiamo potuto osservare e studiare è quando avviene il contagio tra madre e figlio. Come sappiamo le probabilità vanno dal 30 al 50 per cento. Ma per quanto riguarda la propagazione orizzontale del virus tra esseri umani adulti, non si sa nulla.
Non si sa nulla di come avviene per l'HIV; non si sa nulla per come avviene per gli altri retrovirus. Si suppone esistano infiniti retrovirus in grado di vivere da parassita nel corpo umano. Non sappiamo come si diffondono tra gli individui. Quindi se non lo sai, ma vuoi esporti a tutti i retrovirus possibili ed immaginabili, l'unica possibilità che hai è di avvicinarti più che puoi ad un numero elevatissimo di individui, e volere che questi ultimi facciano lo stesso, naturalmente con persone che a loro volta si comportano allo stesso modo.
E questa è la perfetta descrizione delle comunità omosessuali alla metà degli anni settanta, in posti come San Francisco, Los Angeles, New York, Amsterdam, etc.
RA: Lei è in forte disaccordo con Peter riguardo all'ipotesi della droga da lui avanzata?
MULLIS: Semplicemente non vedo neanche lì nessuna prova.
Vede, lui non sta facendo altro che scegliere un aspetto diverso. Fauci sostiene siano i rapporti anali, Peter l'uso di droghe. Personalmente non credo si debba cogliere l'una o l'altra caratteristica del gruppo di persone da cui sembri derivare l'AIDS.
L'unica cosa da fare è chiedersi: " Cosa hanno di diverso da noi, in termini di comportamenti?"
Ci sono parecchie differenze, ci sono anche parecchie malattie diverse che stanno contraendo.
RA: E per quanto riguarda quelli che assumono droghe endovena? Anche loro sembrano venire classificati come vittime dell'AIDS.
MULLIS: Beh, anche chi fa uso di droga per via endovenose arriva ad un livello di contatto intimo con persone che a loro volta lo fanno con altra gente. Quindi questa è una caratteristica comune a entrambe i gruppi, ed è quella che preferisco analizzare in termini di cosa causerebbe la costellazione di queste malattie definite come AIDS.
RA: Ma a suo parere, un individuo che vive seguendo uno schema comportamentale tipicamente americano, sarebbe incapace di sviluppare o di contrarre l'AIDS.
MULLIS: Credo sarebbe molto ma molto improbabile; ma non perché penso di conoscerne la causa.
Certo ho elaborato una mia teoria, però dico solo che le persone che ne sono state contagiate non si trovano al di fuori di quel gruppo.
Gli individui che lo hanno contratto sono rimasti quelli facenti parte degli omosessuali delle grandi città, ed ora anche quelli che fanno uso di droga per via endovenosa. Ma se definiamo AIDS tutte le malattie sul modello dell'AIDS, allora le affermazioni sopra citate non hanno più valore. Non si può neanche fare il paragone tra omosessuali e chi fa uso di droga, perché il sarcoma di Kaposi non è stato riscontrato in questi ultimi.
http://www.reiki.info/Energie/Aids/intervista-aids-Mullis.htm
 
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