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libero archivio di medicina naturale senza padroni ne' servi. per non morire di ignoranza; rimedi naturali complementari o in alternativa ai farmaci chimici. (gli argomenti trattati sono pubblici, non sono prescrizioni e non intendono influenzare negativamente chi legge. Quello che è scritto qui potrebbe sconvolgere le vostre convinzioni. l'intento è quello di divulgare informazioni su argomenti spesso ignorati. si ritiene che la conoscenza sia la base per la miglior cura di se stessi buon viaggio)

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mercoledì, 29 agosto 2007

il dolore

 
RIFLESSIONI SUL DOLORE di  Andrea Bolognesi
Come in altri casi anche nella definizione del DOLORE, i Greci hanno due "parole-chiave" che racchiudono mirabilmente il senso profondo di questo concetto,che è prima di tutto un'ESPERIENZA; le parole sono ALGOS e PATHOS.
La prima ci riporta a una dimensione fisica e percettiva del dolore e,sul piano neurologico,al sistema efferente e al concetto di SOGLIA ALGICA;la seconda invece allarga il senso alla sofferenza emotiva e psichica,rimandandoci alla neocorteccia e al talamo. Il dolore ci appare come "prezioso alleato" dell'uomo, in quanto meccanismo di difesa PRIMARIO nei confronti dell'ambiente interno/esterno. Pensiamo al dramma dei bambini (fortunatamente rarissimi) che nascono con la Sindrome da Analgesia Congenita e quasi mai superano i 10 anni di vita,proprio perchè privati del meccanismo di Difesa/Dolore, e quanto invece sia meno grave la condizione opposta,cioè l'Iperalgesia o Allodinia, compatibile con la vita.
Dicevo il DOLORE come ESPERIENZA,che non si lascia facilmente DEFINIRE per le innumerevoli sfumature di carattere antropologico,socio-culturale,storico,religioso di cui questa esperienza si è andata arricchendo nelle varie epoche e nei vari popoli. Qualche esempio per chiarire:
-In certe popolazioni dell'India, quando una donna deve partorire, il suo uomo viene trattato come partoriente e la donna continua a lavorare nei campi, non sentendo alcun dolore.Ciò smentisce l'acquisizione del dolore da parto come il più intenso dei dolori possibili.
dolore del martire religioso che canta mentre è crocifisso o del torturato che non versa una lacrima,non sarebbero certo sopportati senza quell'anelito ideale che rende queste esperienze ESTREME di PATHOS come "DOLORE-PARTECIPAZIONE" o "DOLORE-COMUNIONE" nel sacrificio, sganciandole completamente da ogni meccanismo neurofisiologico.
dolore come RITO DI INIZIAZIONE nel passaggio all'età adulta o in uno stato sociale particolare (la circoncisione negli ebrei, la
castrazione per gli eunuchi dell'Impero Ottomano, i samurai giapponesi, i riti tribali africani). Questa modalità esperienziale non può certo rientrare nel concetto di Dolore/Malattia,poichè è un dolore provocato e investito di potente pregnanza simbolica. Questi esempi, e se ne potrebbero citare tantissimi altri, bastano da soli a rendere malferme le strutture categoriali che l'Occidente si è dato per definire e classificare il dolore,e ci dimostrano quanto sia minoritario un approccio riduzionistico, se confrontato con l'estrema complessità di cui il tema del Dolore si arricchisce nel resto del pianeta.
Il DOLORE/MALATTIA, di cui noi medici in definitiva ci occupiamo, tende invece, ad un primo approccio, ad azzerare le sfumature etniche o socio-culturali e non può essere affrontato se non da TECNICHE, che nella loro operatività saranno magiche, rituali, sciamaniche, farmacologiche o chirurgiche, riattingendo cos di nuovo a matrici culturali.
La STORIA del Dolore e della sua terapia nasce all'interno di concezioni MAGICHE (Egizi,Assiri,Babilonesi,Grecia Arcaica),secondo le quali ilDolore era dovuto alla penetrazione del corpo da parte di un demonio, un fluido o un oggetto malefico, che quindi andava estirpato praticando spesso delle piccole ferite al malato per far fuoriuscire lo "spirito maligno". Tali concezioni vennero messe in crisi intorno al 400 a.C. da IPPOCRATE, primo vero "desacralizzatore" della sofferenza. La sua interpretazione della MALATTIA in termini NATURALISTICI come SQUILIBRIO dovuto a fattori esterni (Clima, Regime Alimentare) e interni (i quattro Umori dell'organismo), sanciva di fatto la nascita della Medicina Occidentale.
Successivamente PLATONE e ancor più ARISTOTELE rafforzano e arricchiscono questo approccio razionalistico, cercando di spiegare i meccanismi del dolore per poterlo curare; si fermano comunque a considerarlo un'EMOZIONE percepita dal Cuore. Con GALENO si fa un primo salto qualitativo localizzando il dolore nel Cervello e "promuovendolo" dal rango di Emozione a quello di SENSAZIONE, trasmessa dal Sistema Nervoso. Contemporaneamente c'è una particolare attenzione alla ricerca di metodi medici e chirurgici per lenire il dolore.
Nel MEDIOEVO c'è un silenzio pressochè totale della Scienza e l'enfasi è tutta sulla dimensione Spirituale del Dolore, inteso come ESPIAZIONE, mutuata dalla tradizione Giudaico-Cristiana.
Solo in Oriente con AVICENNA il Dolore Fisico conserva dignità e importanza e compaiono le prime sostanze analgesiche (oppio, mandragora, edera,ecc..). Il RINASCIMENTO riporta prepotentemente l'attenzione sul CORPO e,sulla fervida scia degli studi anatomici di VESALIO e dello stesso LEONARDO, il Dolore viene fatto risiedere nel Sistema Nervoso e viene trasmesso al suo interno. Contemporaneamente PARACELSO inizierà ad utilizzare,in modo empirico, l'Etere per le anestesie. CARTESIO e tutta la speculazione a lui succesiva, fino alla fine del XVIII Secolo, considerano il Dolore come una esacerbazione della Sensazione Tattile, dovuta alla circolazione dello "spirito" attraverso i nervi.
Solo nel XX secolo,con la scoperta della NATURA ELETTRICA della TRASMISSIONE NERVOSA, avremo il superamento di queste concezioni e la nascita della moderna NEUROFISIOLOGIA. Parallelamente assistiamo, sul piano della terapia, alla scoperta dell'Ipnosi(1810), dei vari ANESTETICI: Protossido d'azoto (1828), Cloroformio (1831), Etere (1864), e degli ANALGESICI: Aspirina (1894), BARBITURICI (1903), che modificheranno RADICALMENTE l'approccio al Dolore, sia chirurgico che medico.
E' curioso notare come all'apparire di questi farmaci sia i chirurghi (con più veemenza) che i medici erano contrari e si opponevano alla loro diffusione, i primi perchè consideravano "innaturale" un intervento chirurgico senza dolore, i secondi temendo di veder scomparire uno dei più importanti segni diagnostici. Nel corso del XX Secolo, accanto allo sviluppo della Neurofisiologia e della Neurochimica del Sistema nervoso Centrale, con l'identificazione dei NEUROTRASMETTITORI (molecole incaricate di trasferire gli impulsi elettrici da un neurone all'altro), si arriva nel 1974 alla scoperta più rivoluzionaria della Storia del Dolore, che segna realmente il nascere di un NUOVO PARADIGMA: LE ENDORFINE. Tali sostanze naturali, col loro duplice ruolo antidolorifico e
comportamentale/emozionale hanno permesso, in qualche modo, di "chiudere" la millenaria diatriba tra l'idea di ARISTOTELE del DOLORE COME EMOZIONE che invade la Coscienza e quella di GALENO, che lo considerava PURA SENSAZIONE trasmessa dal Sistema Nervoso. In realtà l'una è inseparabile dall'altra e varia notevolmente da individuo a individuo,dando al Dolore quella connotazione di ESPERIENZA SOGGETTIVA non trasferibile nè comunicabile ad altri. Fondamentali sono anche la personalità premorbosa e il Temperamento del paziente nella manifestazione soggettiva del dolore, perchè "moduleranno" nettamente le reazioni sia al fenomeno stesso che alla terapia.Tutti noi del settore sappiamo quanto sia difficile curare un dolore cronico in un depresso piuttosto che in un soggetto senza disturbi dell'umore; nel primo caso infatti riterremo necessari gli antidepressivi di cui sfrutteremo l'azione analgesica e modulatrice del vissuto psichico, nel secondo caso invece (come anche nel dolore acuto o subacuto), useremo solo analgesici. A proposito della RISPOSTA alle terapie molto interessante è l'esperienza fatta dal Prof.Zucchi a Firenze con dei pazienti affetti da Dolore Cronico. I pazienti sono stati divisi in due gruppi: uno trattato con Terapia Farmacologica da sola, l'altro con Terapia Farmacologica + TERAPIA ETICA.
La TERAPIA ETICA consisteva nell'esperienza di LETTURA e COMMENTO di un Brano Evangelico e PREGHIERA.
Ebbene la risposta alle Terapie in termini di diminuzione del Dolore è stata nettamente superiore nel secondo gruppo e, cosa ancora più sorprendente, anche gli agnostici sottoposti a Terapia Etica hanno visto salire la loro Soglia Algica e aumentare il livello delle loro Endorfine!
Inutile sottolineare che nei Credenti la Soglia Algica è di per sè più elevata,e che le recenti acquisizioni scientifiche giunte dagli Stati Uniti sulla validità della PREGHIERA COME TERAPIA, sono state confermate dall'esperienza del Prof.Zucchi.
Questo esempio ci deve far riflettere sulla COMPLESSITA' del fenomeno DOLORE simile alla COMPLESSITA' dell'UOMO. Ho invece l'impressione che sia nella ricerca che nella terapia ci si
occupi troppo dell'ALGOS, troppo poco del PATHOS e poco e male dell'UOMO.
Per concludere e onde evitare naufragi terapeutici noi medici, di qualunque disciplina o orientamento, abbiamo sì il dovere di curare il Dolore ma avendo sempre presente che davanti a noi c'è un UOMO CHE SOFFRE nella sua interezza e unicità di PERSONA.
postato da: dissidio alle ore 08:56 | link | commenti
categorie: dolore, dott bolognesi