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(per informazioni via dei serragli 91/rosso firenze dalle 16 alle 19. tel 3386566587.)OGNUNO DI NOI è UN MERAVIGLIOSO ECOSISTEMA IN DIALETTICA CON LA NATURA. UNO SPLENDIDO IMMENSO MARE. DIVERSITA' NELLA BIO-DIVERSITA'. UN SUONO E UN COLORE UNICO. libero archivio di medicina naturale non ha padroni ne' servi. PER NON MORIRE DI IGNORANZA E DI STRAPOTERE; rimedi naturali complementari o in alternativa ai farmaci chimici. (gli argomenti trattati sono pubblici, non sono prescrizioni e non intendono influenzare negativamente chi legge. Quello che è scritto qui potrebbe sconvolgere le vostre convinzioni. l'intento è quello di divulgare informazioni su argomenti spesso ignorati. si ritiene che la conoscenza sia la base per la miglior cura di se stessi. buon viaggio

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venerdì, 28 settembre 2007

SALI MINERALI ED OLIGOELEMENTI

tratto da

http://www.torrinomedica.it/studio/generaframe.asp?variabile=http://www.torrinomedica.it/studio/alimenti/oligoelementi.htm

Elemento Principali funzioni

Dosi/die (adulto)

Fonti dietetiche
Calcio

Costituente delle ossa e dei denti Interviene nella

contrazione muscolare e nella  conduzione dell'impulso nervoso.  Favorisce l'aggregazione piastrinica e la coagulazione del sangue. Interviene nelle liberazione di insulina e ormoni steroidei. Regola la permeabilità cellulare e l'attività di numerosi enzimi.
0,8 - 1 g Latte e derivati, uova, legumi, pesci (acciughe, latterini), polpi, calamari, ostriche, semi oleosi (soprattutto mandorle), prezzemolo, radicchio verde, cicoria, foglie di rapanello.
Fosforo

Costituente delle ossa e dei denti.

Regola l'affinità dell'emoglobina per l'ossigeno e attiva alcune vitamine.

0,8 - 1 g

(il rapporto Ca/P ideale nell'alimentazione è =1)
Abbondantemente presente in tutti gli alimenti: latte e latticini, carne e pesce, germe di grano, vegetali.
Magnesio

Costituente del tessuto osseo.

Indispensabile nella formazione della properdina, sostanza antivirale.
150- 500 mg Vegetali verdi, cereali integrali, sale marino integrale, soia, semi oleosi, cacao
Sodio

Regola la pressione osmotica, il pH e la distribuzione dei liquidi nell'organismo (fuori delle cellule).

Regola la permeabilità delle membrane.

Importante nella contrazione muscolare e nella trasmissione dell'impulso nervoso.
2- 5 g Sale, carne e pesce, uova, latte e formaggi
Potassio

Regola la pressione osmotica, la ritenzione di liquidi, il pH (dentro le cellule).

Regola l'eccitabilità neuromuscolare.
circa 3 g

Tutti i vegetali; soprattutto fagioli, soia, piselli secchi,

indivia, spinaci, pomodori, carciofi, patate, albicocche, banane, castagne, kiwi. melone

Cloro Funzioni strettamente legate a quelle del sodio (regola la pressione osmotica, il pH e la distribuzione dei liquidi). E' un costituente dell'acido cloridrico del succo gastrico. 0,9 - 5,3 g Sale da cucina
Zolfo Costituente di amminoacidi solforati, di vitamine, di coenzimi, dell'insulina, del glutatione. Fornito dagli amminoacidi solforati Proteine
Ferro Costituente dell'emoglobina, della mioglobina (muscolatura liscia e striata), dei citocromi (respirazione cellulare).

 Uomo : 10 mg

Donna: 18 mg
Semi oleosi (soprattutto mandorle), zucchero grezzo, melassa di barbabietola, miele, fegato, legumi, crostacei, frutta secca, cereali integrali, lievito di birra, germe di grano, spinaci, prezzemolo, radicchio verde, carote, cime di rapa, foglie di rapanello, cicoria, indivia.
Zinco

Cofattore di numerosi enzimi.

Costituente delle catene b dell'emoglobina (ne aumenta l'affinità per l'ossigeno).

Uomo: 10 mg

Donna: 7 mg
Carne, fegato, ostriche, frutti di mare, funghi, cacao, semi oleosi, tuorlo d'uovo, cereali integrali
Rame Componente della citocromo-ossidasi (respirazione cellulare). Cofattore della Vit.C#00CC99. Catalizza la desaturazione degli acidi grassi (ipocolesterolemizzante). 1,5 - 3 mg Legumi, pesci, ostriche, crostacei, fegato, rene, carne, semi oleosi, cereali integrali, miele.
Cromo Potenzia gli effetti dell'insulina. 50 - 200 mg Lievito di birra, carne, fegato, cereali integrali, legumi, pepe nero.
Manganese Costituente di importanti enzimi del metabolismo glucidico, lipidico e protidico. 1 - 10 mg Ortaggi verdi, frutta fresca (soprattutto ribes), semi oleosi, cereali integrali, cacao, tè.
Cobalto Componente della vit. B12 (importante per la crescita dei globuli rossi). Collegato a quello della vit.B12 Verdure a foglie verdi, latte, frattaglie, frutta, pesce.
Selenio

Cofattore della glutatione perossidasi, che esercita un'azione antiossidante all'interno della cellule e previene gli effetti dannosi dei radicali liberi.

Agisce in sinergia con la vit.E. Preventivo dei tumori.
55 mg Cereali integrali, pesci, frutti di mare, fegato, tuorlo d'uovo, aglio.
Iodio Costituente degli ormoni tiroidei 150 mg Acqua potabile, sale marino integrale, pesce, molluschi, uova, latte e latticini.
Fluoro Favorisce lo sviluppo delle ossa e dei denti e protegge dalla carie. 1,5 - 4 mg Acqua potabile, pesci, frutti di mare, tè, birra, frattaglie, spinaci, prezzemolo, carote, bucce delle patate.
Molibdeno Cofattore di numerosi enzimi, tra cui la xantino-ossidasi che opera la trasformazione delle purine in acido urico, che viene eliminato per via renale 50 - 100 mg Latte e latticini, acqua potabile, legumi, cereali integrali, frattaglie, fragole.
Silicio Importante per la formazione del tessuto connettivo e della cartilagine non stabilita Cereali integrali, acqua potabile.
 

 

 

 

 

 

postato da: dissidio alle ore 11:52 | link | commenti
categorie: alimentazione
lunedì, 24 settembre 2007

Kremer, il cancro e l'aids

HEINRICH KREMER: LA RIVOLUZIONE SILENZIOSA
DELLA MEDICINA DEL CANCRO E DELL'AIDS"
Ho conosciuto il Dr. Kremer, ci dice Antonio Tagliati, a Barcellona nei corsi organizzati dal centro di informazione su AIDS, tumori e salute C.O.B.R.A. Spagna (Centro Oncologico Biologico di Ricerca Applicata), ora PLURAL-21.
Il centro COBRA è nato in Francia fondato dal Dottor Beljanski per sperimentare terapie di sostegno per la protezione delle cellule sane in pazienti sottoposti a chemioterapia, al fine di limitarne gli effetti collaterali.
A Barcellona si era costituito un gruppo di appoggio per pazienti che utilizzavano questi metodi, sia nel cancro che nell'AIDS. Si sono registrati casi di pazienti che utilizzando solo le terapie di sostegno senza la chemioterapia hanno sperimentato guarigioni "inspiegabili".
Mentre COBRA Francia si è limitata ad approfondire e sviluppare gli studi del Dottor Beljanski, COBRA Spagna ha allargato il campo delle sue ricerche, e ora ha cambiato nome in PLURAL-21.
Questo centro era partito come tutti, credendo alla presenza dell’HIV e alla versione dell’AIDS che ci è stata data da vent’anni a questa parte. Poi a poco a poco sono arrivati studi di premi Nobel, medici e ricercatori di alto livello che minavano alla base tutte queste convinzioni, compresa la stessa esistenza del retrovirus HIV e la contagiosità dell’AIDS. Essendo C.O.B.R.A. Spagna un piccolo centro, ma autofinanziato da duemila soci, potè permettersi di andare a fondo in queste ricerche al contrario delle associazioni contro l’AIDS che sono finanziate dagli stati e dalle multinazionali farmaceutiche e che quindi non possono “scoprire” cose fuori dai dettami dei loro finanziatori.                                        
Il Dr. Kremer è intervenuto al congresso di Ginevra del 1988 assieme alla Dr.ssa Papadopulos. Le loro proposte di intervento sono state accettate perché considerate rigorosamente scientifiche. Ma il loro intervento è stato programmato alle ore 22 del primo giorno, dopo l’inaugurazione e la cena. Presenze: 50 persone.
Pensiamo che il Dr. Kremer abbia svolto il lavoro sul cancro e AIDS più minuzioso ed esatto fra quelli esistenti e che sia importante che i medici e terapeuti veramente interessati alla salute delle persone ne vengano a conoscenza.   
Chi è il Dr. Heinrich Kremer
          
Nato nel 1937
1958-65         studia Medicina
1965               Dottorato in Medicina
1966-68         Medico ausiliario
1968               Dottorato in psichiatria e neurologia
1966-70         Studia Sociologia, Psicologia e Politologia nella Libera Università di Berlino
1968-79         Responsabile medico di terapia sociale per tossicomani e persone con trascorsi gravi per problematiche relative alla sessualità ed alla personalità nel carcere di Berlino-Tegel (progetto pilota del governo federale tedesco per la riforma del regime penitenziario).
1979-80         Professore, perito e capo di progetto di medicina sociale a Berlino e Bassa Sassonia
1981-88         Direttore medico della clinica specializzata per tossicomani della regione di Berlino, Brema, Amburgo, Schleiring-Holstein e Bassa Sassonia. Specialità principale: riabilitazione psicosomatica, ricerca clinica basica e profilassi di infezioni.
Nell’ottobre '82 effettua la prima prova clinica del vaccino dell’epatite B. Settembre la prima prova clinica in  Germania dei test di anticorpi del HIV
1988    si dimette per disaccordo sulla politica per le droghe e l’AIDS
dal 1988        Perito, professore e redattore indipendente in medicina sociale. Ricerche su droghe e AIDS e medicina dell’AIDS
1995-99         Membro del “gruppo di studio su immunità e nutrizione diretto dal Dr. Alfred Hassig.   

Elenchiamo qui di seguito le tappe principali della sua ricerca scientifica nel campo del cancro e dell'AIDS.

A PROPOSITO DEL CANCRO
Le ricerche scientifiche più recenti del Dr. Kremer indicano che i pazienti con neoplasie in corso presentano una carenza sistemica di cisteina e glutatione, frutto dell’eccessiva metabolizzazione di cisteina e glutatione e/o di un insufficiente assorbimento di cisteina e/o del disturbo della sintesi della cisteina dalla metionina a livello epatico, e/o del disturbo della sintesi del glutatione (di origine tossica/tossico-farmacologica a causa di un gran numero di sostanze).
L’organismo è affetto da una carenza eclatante di protoni liberamente convertibili. Nelle condizioni della nostra civiltà odierna, l’organismo deve smaltire più di 60 000 sostanze tossiche attraverso il sistema del glutatione. L’oncogenesi può essere il risultato di una carenza di glutatione, per cui la capacità di riserva della catena di respirazione dei mitocondri, finalizzata alla produzione di ATP, si abbassa in maniera strisciante e scende al di sotto di un determinato valore critico e l’ossigeno non è più essere disponibile per la produzione di energia (apparente carenza di ossigeno, pseudo-ipossia).
I frammenti arcaici di genoma nel DNA del nucleo cellulare fungono, in questo caso da memoria della carenza protonica, per cui dal punto di vista genetico e supergenetico viene attivata una reazione di controregolazione estremamente complessa. L’interazione reciproca con i mitocondri è bloccata e dopo la divisione, le cellule non sono più in grado di ripristinare lo status anteriore e rimangono imprigionate nel ciclo di divisione. Le cellule tumorali così trasformate però non sono nemmeno in grado di giungere all’apoptosi, poiché questa richiederebbe l’apertura dei canali mitocondriali, che a causa del processo di forte controregolazione della sintesi di NO rimangono chiuse.
Il processo di trasformazione delle cellule in cellule tumorali è ora spiegabile!
Il cancro è quindi il risultato della riattivazione prolungata del programma genetico e energetico arcaico; si tratta cioè di una regressione e non di una mutazione casuale di tipo “maligno”, ipotesi finora privilegiata. Dal punto di vista dell’evoluzione dei processi nella simbiosi cellulare, ora è per la prima volta possibile spiegare la trasformazione delle cellule tumorali e influire positivamente, poiché le leggi della co-evoluzione sono stati per la prima volta spiegati dal Dr. Kremer.
Il 60-70% della popolazione in Germania richiede ormai terapie di tipo biologico, senza chimica, bisturi o radiazioni. Nella prassi ciò ha condotto ad un approccio disordinato, caotico e razionalmente incontrollabile dei diversi interventi terapeutici che spesso culminano in azioni multiple più o meno sensate. Ciò dimostra che la maggior parte delle terapie non è basata su un approccio sensato, logico e coerente, proprio in virtù del fatto che si ignorano i meccanismi di azione, i dosaggi, le combinazioni possibili, le interazioni e gli effetti clinici. Questa situazione ha provocato forti incertezze nella maggior parte dei medici che si occupano solo a margine dell’oncologia biologica, ma anche dei pazienti che spesso ottengono consulti terapeutici diametralmente opposti.
Un approccio terapeutico logico e coerente presuppone la conoscenza della dinamica dell’oncogenesi. Queste conoscenze sono oggi disponibili, grazie alle ricerche scientifiche del Dr. Kremer. Finora dominava la convinzione che le cellule tumorali fossero il risultato di certe mutazioni casuali dei geni nel nucleo delle cellule con il risultato della divisione e replica incontrollata delle cellule stesse. Non era però possibile spiegare perché le cellule tumorali producono la propria energia prevalentemente senza consumare ossigeno e perché le cellule tumorali non vengono eliminate dalle cellule immunitarie.
Oggi sappiamo che questi processi trovano la loro spiegazione nell’evoluzione delle cellule dell’organismo umano; come in tutti gli organismi pluricellulari, anche le cellule umane presentano un doppio genoma e un doppio metodo per la produzione di energia. Per proteggere la parte più antica del genoma, sensibile all’ossigeno, durante il processo di divisione tutte le cellule attivano il meccanismo anaerobico di produzione energetica. Dal punto di vista bioenergetico, questo ritmo alternato è comandato da una miscela di gas monossido di azoto e perossido, processo soggetto ad una decisa regolazione contraria da parte del sistema del glutatione, contenente lo zolfo.
La maggior parte dei tumori è di origine ambientale!
Nelle cellule tumorali questa dinamica bioenergetica alternata è bloccata e, dopo la loro divisione, le cellule non sono più in grado di ripristinare il normale ciclo di respirazione aerobica. Ricerche recenti, effettuate su più di 40.000 coppie di gemelli, hanno confermato che la maggior parte dei tumori ha la propria origine a livello ambientale e che le mutazioni genetiche sono quindi di natura secondaria. Un ruolo decisivo in questa fase è attribuibile all’esaurimento documentato del sistema del glutatione, che nelle condizioni della nostra civiltà moderna è continuamente impegnato a smaltire più di 60.000 sostanze tossiche.
Il fatto che la carenza di glutatione blocca anche la sintesi del gas citotossico monossido di azoto nelle cellule immunitarie e non, ma anche nelle cellule tumorali e nelle metastasi, spiega perché le cellule tumorali sono immunoresistenti.
Su questi risultati di ricerca si innesta la terapia di ripristino biologica sviluppata dal Dr. Kremer. 

A PROPOSITO DELL'AIDS
Quando nel 1984 escono i primi test HIV e il suo ospedale deve sperimentarli, analizza il funzionamento del test e lo ritiene non specifico. Esprime i suoi dubbi al Ministero della Sanità ma non viene ascoltato e gli viene confermato l’obbligo di utilizzarlo. Accetta a patto che il test sia anonimo. Prepara quindi le provette numerate col sangue dei pazienti e aggiunge altre provette numerate col sangue suo e dei medici dell’ospedale. Mentre non tutti i pazienti risultarono positivi, sia lui che tutti i medici risultarono positivi. Tutti erano stati sottoposti al vaccino dell’epatite B come categoria a rischio dato che operavano in un ospedale per tossicodipendenti, e ciò era sufficiente a produrre abbastanza anticorpi da dare positivo al test. Si rifiuta quindi di applicare un test chiaramente falso ai suoi pazienti, tanto più che ciò rappresenta una condanna a morte con pesanti conseguenze sui livelli di stress e quindi sullo stato psicofisico. In più rifiuta di somministrare farmaci altamente tossici a persone che invece avevano bisogno di trattamenti per stimolare la rigenerazione cellulare, soprattutto per danni epatici.
            Si licenzia e fa una previsione: nelle carceri tedesche (l’unico posto in cui le persone vengono sistematicamente testate all’HIV all’entrata e all’uscita) non ci sarebbe stata nessuna sieroconversione, nonostante la presenza di ventimila tossicomani che scambiano siringhe e hanno rapporti sessuali non protetti.
Dopo 10 anni tale previsione venne confermata. Nonostante numerosi contagi di epatite e malattie veneree, non ci furono sieroconversioni per “l’HIV”, tutti coloro che erano negativi all’entrata del carcere lo erano all’uscita.
Ciò fu la conferma che gli anticorpi che dànno risultato positivo ai test HIV sono endogeni, indicano uno stato di metabolismo personale, non trasferibile perché si è formato nel tempo e che può essere o no patologico (La dottoressa Papadopulos del Real Perth Hospital elenca 78 situazioni che possono produrre un test HIV positivo fra cui per esempio avere avuto molti parti). Perciò, per capire se la persona è o no in uno stato patologico bisogna analizzare altri parametri per capire il reale stato del metabolismo. I fattori che possono provocare una destabilizzazione della salute sono cumulativi e possono essere di origine tossica, da infezione, traumatica, nutrizionale e psicologica. I danni provocati da una falsa diagnosi mortale sono stati enormemente sottovalutati: dieci o quindici anni di aumento di tensione, rifiuto e paura chiaramente influiscono sulla salute di una persona almeno quanto una epatite cronica o subcronica trascurata per anni.
            Stabilito cosa non è l’AIDS comincia la ricerca di cosa è. Nel '95 comincia la collaborazione col Dr. Hassig, immunologo svizzero, ex direttore della Croce Rossa svizzera per la raccolta e distribuzione di sangue, e fondatore del “Gruppo di studio su immunità e nutrizione”. L’articolo di Hassig, Kremer e altri “Patologia della immunosoppressione negli stati ipercatabolici” (vedi al sito http://digilander.iol.it/controinfoaids oppure il testo " 1980 - 1999: quella sporca storia dell'AIDS - Un virus mai isolato - Una epidemia inventata - Una strage causata da farmaci e pensieri di morte", Reprint N. 13, Ed Andromeda, Bologna 1999) pone la prima base importante: si analizza a livello cellulare la reazione di stress e si comparano le alterazioni metaboliche negli stati di shock traumatico, malnutrizione e AIDS trovando analogie importanti, pur senza riuscire a spiegare tutti i sintomi e le alterazioni dei parametri dell’AIDS.
            Ciò può avvenire solo dopo il '98, quando gli studi di Furchgott e Ignarro ricevono il premio Nobel: si tratta dell’analisi della funzione del gas ossido di azoto (NO) nel metabolismo. In particolare Kremer focalizza la sua attenzione sulla attività del NO nella modulazione dell’immunità cellulare. Contemporaneamente studi della Stanford University confermano che la popolazione di linfociti TCD4 è composta di due sottogruppi Th1 e Th2. Il gruppo Th1 produce NO per svolgere la funzione di immunità cellulare e in un secondo tempo il gruppo Th2 migra dal sangue verso i linfonodi e il midollo osseo per stimolare la produzione di anticorpi da parte dei linfociti B. La quantità di Th1 e Th2 sono inversamente proporzionali. In caso di stress cellulare cronico si ha una soppressione permanente del gruppo Th1 per meccanismi di controregolazione e questo determina il cosidetto “quadro AIDS”:
• scarsa immunità cellulare (patologie da virus, micobatteri, funghi e parassiti intracellulari)
• elevata attività di immunità umorale (esclusione esplicita di malattie batteriche, in adulti, dall’elenco ufficiale delle malattie caratteristiche dell’AIDS), e nello stesso tempo,
• produzione di anticorpi sufficientemente alta da far scattare positivo il “test HIV” ingannevolmente costruito da Gallo, cho non ha mai isolato il virus (le foto che mostra sono sempre di una parete cellulare con qualcosa che sgorga) e ha preso proteine endogene e le ha definite virali (ciò è spiegato nell’ottimo lavoro della Dr.ssa Papadopulos)
• Limitata presenza di linfociti T4 nel sangue che non è dovuta alla loro distruzione da parte del fantamatico “virus HIV” che nessuno ha visto (all’entrata del congresso di Ginevra nel '98 c’era un grande cartello con una taglia di £. 50milioni per chi avesse portato la dimostrazione che qualcuno aveva isolato il virus HIV, premio andato deserto) ma dal fatto che i Th2 non sono presenti nel sangue e quindi non sono misurabili.
            Il fatto importante è che tutti i “sintomi AIDS” si possono spiegare come uno squilibrio endogeno trattabile con medicine non tossiche e che, soprattutto, non rappresenta una “minaccia mortale incurabile” da trattare con medicinali tossici ritenendo che sia il male minore.
Diventa quindi chiaro che il trattamento deve orientarsi a un recupero di questo equilibrio Th1-Th2. Lo studio della Standford University lega questo equilibrio alla presenza di glutatione ridotto come protezione delle fasi della catena respiratoria dei mitocondri.
            I mezzi per riottenere questo equilibrio cellulare possono essere molti, una volta ottenuta la comprensione di base di ciò che sta succedendo a un sieropositivo.
Può essere semplicemente un falso positivo perché il suo metabolismo produce un numero di anticorpi maggiore della norma ma essere sano, o effettivamente si è in presenza di un certo tipo di squilibrio. Si tratta, perciò, attraverso una corretta anamnesi e una corretta interpretazione dei parametri di analisi, di individuare i fattori che hanno portato a questo squilibrio che possono essere di natura tossica, da infezione, traumatica, nutrizionale o psicologica.
Una visione corretta porta anche a comprendere il trattamento necessario per quella persona che può essere diverso ma equivalente a seconda della disciplina che il terapeuta pratica.
            I trattamenti che si stanno facendo negli ospedali a base di antivirali e inibitori di proteasi (questi ultimi creati per fermare la sepsi in caso di shock traumatico o grandi ustioni) funzionano solamente sopprimendo i sintomi. Le dosi sono state ridotte negli anni per limitare gli effetti tossici (secondo i dati del Ministero della Sanità italiano il primo calo di mortalità avviene semplicemente con la riduzione di AZT da 1500 mg a 500 mg al giorno, il secondo calo di mortalità con l’introduzione degli inibitori di proteasi). I pazienti, vedendo diminuire i sintomi, prendono sicurezza e diminuiscono lo stress psicologico ottenendo una stabilizzazione della salute, anche perché viene detto loro che ormai l’AIDS è stata trasformata in una malattia cronica con cui si può convivere, ma a caro prezzo: se i cocktails possono fermare uno stadio acuto a lungo andare risultano ugualmente tossici provocando la morte della persona. Secondo la LILA è un grande successo avere portato la sopravvivenza da 4 a 16 anni. Questo malinteso ha ingannato molti medici in prima linea negli ospedali che avevano cominciato ad avere dubbi sulla versione dell’AIDS di Gallo ma che vedevano finalmente calare la mortalità dei loro pazienti.
Per ottenere la guarigione bisogna reinstaurare l’equilibrio di base.
            In questi ultimi 2-3 anni il Dr. Kremer ha analizzato le scoperte fatte nei principali istituti di ricerca nel mondo e ha riunito informazioni isolate per ottenere questa comprensione. Ogni medico e terapeuta le potrà poi utilizzare e confrontare con la sua esperienza e tipo di approccio.
 
 Le scoperte che sono alla base della ricerca sulla simbiosi cellulare negli ultimi 15 anni confermano il paradigma della naturopatia.
La vita cellulare avviene sul confine tra la fase solida (macromolecolare) e la fase fluida (liquida e gassosa). L'ampiezza quantodinamica del campo dei biofotoni autoorganizzato di tutti i sistemi cellulari umani si modula attraverso l'equilibrio nel flusso tra differenze di fase, di alta fluidità e di bassa fluidità. Queste ultime determinano le condizioni di ossido-riduzione nella complessa rete delle simbiosi cellulari ecto-, endo-, e mesodermali e del mesenchima (tessuto fondamentale), la produzione di energia cellulare per fermentazione o per ossidazione governata dal potenziale redox, così come le espressioni genetiche per la biosintesi e per la divisione cellulare, che senza eccezione dipende dalla condizione redox.
 
postato da: dissidio alle ore 12:14 | link | commenti
categorie: aids, dissidenti, cancro, dott kremer

raccomandazioni terapeutiche per hiv positivi

ELEMENTI DI TERAPIA A SOSTEGNO
DEL SISTEMA IMMUNITARIO
Tratto da www.mednat.org/aids/consigli_cura.htm
Fonte originale: www.oikos.org/aids/it/raccomandazioni.htm

Raccomandazioni terapeutiche basate sulle ricerche del Dr. med. Heinrich Kremer (Barcellona) La Rivoluzione Silenziosa della Medicina del Cancro e dell’AIDS, Macroedizioni 2003 – ISBN 88-7507-331-7, dei Prof. Dr. med. Alfred Hässig (Berna), Dr. Eleni Papadopulos (Perth), Dr. Stefan Lanka (Stoccarda), Etienne de Harven (Francia), MD Roberto Giraldo (USA) e Gerry B. Mullis (USA), disponibili su www.aids-info.net - www.ummafrapp.de - www.virusmyth.com
E dei lavori di L.A. Herzenberg, J.D. Peterson e S.C. De Rosa, W. Droege, J.K. Shabert, G. Ohlen-schlaeger, C. Richter, V.Hack, H. Rode, E.A. Newsholme, C De Simone, S.J. Ferrando, C. de Back, M. Clerici, G.M. Shearer, M.C. Dalakas, G.Tomelleri, E. Benbrik, G.A. Cannon, B.D. Cheson, e L. Chaitow: www.ncbi.nlm.nih.gov.

Le diverse patologie che definiscono la sindrome dell’AIDS - affezioni dovute a miceti patogeni a livello polmonare, delle mucose, del cervello e degli organi interni, nonché alterazioni degenerative a livello delle cellule endoteliali dei vasi sanguini e dei vasi linfatici (Sarcoma di Kaposi) - sono la conseguenza di una carenza protratta di glutatione che altera la produzione di ossidi di azoto (NO) e radicali di ossigeno gassosi negli immunociti ed in altre cellule dell’organismo.
Per maggiori dettagli clicca qui.
(...) La somministrazione di glutatione ridotto (400-600 mg/dì) in capsule resistenti ai succhi gastrici (S-acetil-L-glutatione in combinazione con Ginko bilobae o antociani), permette di risolvere un’insufficienza protratta di glutatione. (Marien Apotheke, Tel: 0049 (0) 6838 86140).
All’inizio della terapia di ripristino e in presenza di una cachessia, somministrare fino a 5 grammi di glutatione al dì per via endovenosa o parenterale. In presenza di problema intestinali, il glutatione può essere somministrato anche sotto forma di spray.
La Curcumina(6 x 500 mg al dì in capsule) (Holistic Med, Mercusan), estratta dalla pianta officinale Curcuma longa e altri polifenoli (PADMA 28 (www.cosvalit) o artemisia uwemba (www.nusag.com)) inibiscono nella lunghezza d'onda dell'ultravioletto i segnali responsabili delle infiammazioni prolungate, delle infezioni opportuniste e degli sviluppi degenerativi (cancro).
Soprattutto in presenza di una carenza di glutatione non devono essere somministrato contemporaneamente a altri polifenoli o a dosaggi elevati di vitamina C, E e betacarotene in quanto si trasforma in una sostanza pro-ossidativa che non sviluppa più alcun'azione antinfettiva. (In presenza dei cosiddetti metalli di transizione come il ferro (Fe) e il rame (Cu), la vitamina C viene trasformata in una sostanza proossidativa, acutizzando così la carenza di glutatione e di tioli).
  • L’apporto di composti proteici di zolfo (N-acetil-cisteina 3-8 g/dì) – anche sotto forma di ricotta e prodotti latteo-caesari – e di acido folico (5 - 30 mg/dì) consente di ripristinare il livello di glutatione. Gli acidi grassi polinsaturi contenuti nell’olio di canapa, di lino, di cardo e di anice stellata (5-6 cucchiai/dì) migliorano l’assorbimento di ossigeno delle cellule e la protezione cellulare.
  • La somministrazione di glutamina (40 g/dì) e di L-arginina (20-30 g/dì) può supportare la produzione di glutatione e la sintesi di NO a livello epatico, entrambi decisivi per la modulazione della risposta immunitaria delle cellule T-4 e per la remissione dei tumori.
  • Il coenzima Q10 (100 – 200 mg/dì) e l’antiossidante microidrina (Active-H) favoriscono il trasporto degli elettroni nella catena di respirazione a livello mitocondriale. L’acido folico (5-20mg/dì), l’acido alfalipoico (300-600 mg/dì), la vitamina B1 (150-300 mg/dì), B6 e B12 e la somministrazione di basse dosi di cromo (100-300 mg/dì), selenio (250 mg) e zinco (10 mg/dì) possono supportare l’attività mitocondriale e la riparazione dei danni al DNA mitocondriale.
  • I parassiti (p. es. vermi) compromettono la sintesi dello NO. Un attacco contro questi con il gas NO distruggerebbe il proprio tessuto. Le foglie di papaia in capsule o in infuso sono efficaci contro parassiti intestinali.
    I tiocianati contenuti nelle cipolle, nei broccoli, nel cavolo cappuccio e in altre brassicacee, e nell’aglio (possibilmente sotto forma di succo spremuto fresco) attivano i sistemi di disintossicazione.
    L’acido glucoronico (nella bevanda fermentata Kombucha, ricavata da un fungo fatto macerare con tè verde o infusi di erbe) favorisce l’eliminazione delle sostanze tossiche a livello epatico. L’attività epatica può inoltre essere stimolata con epatoprotettori vegetali (p. es. artiglio del diavolo (fiteuma), cardo mariano (Silybum marianum) e Liv. 52).
  • La L-carnitina serve per l’introduzione degli acidi grassi macromolecolari (trigliceridi) nei mitocondri. Una carenza di L-carnitina provoca l’aumento della produzione energetica tramite fermentazione (glicolisi). La somministrazione di 6 grammi di L-carnitina per 14 giorni permette di compensare le carenze di carnitina spesso associate ai malati di AIDS.
  • I polianioni (condroitina solfato, cartilagine di squalo, estratto di mollusco perna canaliculus oppure alghe marine (agar, kelp ecc.) consentono di proteggere la matrice carica negativamente che esercita un ruolo importante nel sistema immunitario. In funzione di inibitori di proteasi naturali che attivano le antiproteasi specifiche del corpo e legano i cationi che attaccano gli involucri cellulari, i polianioni consentono di frenare i processi flogistici cronici che favoriscono la necrosi delle cellule e un’attivazione eccessiva dei macrofagi.
  • Le microalghe (p. es. alghe chlorella - 3-4 g/dì) e gli acidi grassi Omega-3 e Omega-6 ricavati da olio di lino, di canapa, di enotera e di pesce (3 cucchiai al dì) in quanto modulatori della prostaglandina possono stimolare l’immunità cellulare. In casi particolarmente gravi, le infezioni opportunistiche possono essere trattate con gli inibitori selettivi della ciclossigenasi-2 e con gammaglobuline.
  • L’equilibrio fra immunità cellulare ed anticorpi (profili delle citochine Th1 e Th2) è modulato dall’asse dello stress ormonale fra ipotalamo, ipofisi e surrenali. L’ormone dello stress cortisolo, rilasciato a livello di surrenali, attiva l’immunità basata sugli anticorpi. Il suo pendant ormonale, il DHEA, presente ovunque nell’organismo, supporta l’immunità cellulare. La somministrazione di DHEA-S in presenza di uno stress psichico persistente permette di correggere uno squilibrio durevole dell’asse dello stresso in direzione del cortisolo. L’uso di ormoni steroide per la formazione degli muscoli cause una soppressione continuante alla immunità.
  • I mitocondri controllano il metabolismo cellulare nonché la trasformazione e ritrasformazione delle cellule.
    Gli enzimi nei mitocondri sono controllati da ioni, a loro volta modulati da più di 300 diversi sali minerali presenti nell’organismo. Un approvvigionamento sufficiente è possibile con miscele basiche di sali minerali (p. es. nel sedimento di coralli).
  • La Candida Albicans può essere combattuta efficacemente con capsule resistenti ai succhi gastrici di acido caprilico (Mycopril Biocare, in Germania: Runge Pharma), ricavato dalla noce di cocco, con biotina (vitamina H), con aloe vera e sostanze probiotiche (Bevanda di pane Kanne, acidi lattici destrogiri, Vitabiosa, EM, Mankoso), con i batteri bifidus e acidofilus e con artemisia annua.
Perché la terapia abbia successo è necessario seguire una dieta completamente senza zucchero e bevande addolcite, miele, farina bianca, prodotti a base di latte acido, panna, tuorlo fresco, frutta secca, funghi, prodotti fermentati (vino, tè nero, salse di soia, dato), prodotti affumicati, sotto olio e sott’aceto o contenenti malto, che dovranno essere sostituiti da un’alimentazione povera di grassi, ma ricca di basi con carboidrati integrali (patate, fiocchi integrali, pane e pasta integrali, riso integrale, joghurt biologico fresco, noci fresche, succhi di frutta freschi, frutta, verdura, insalate, olio d’oliva, aglio, pesce e carne biologica fresca, nonché tè verde e infusi di erbe.
L’equilibrio acido-basico può essere migliorato con la somministrazione di miscele di basi e la digestione in generale con enzimi (Wobenzym). La N-acetil-glucosamina, la crusca di riso, la L-glutamina e FOS (Fructooligosaccharidi) favoriscono il ripristino della mucosa intestinale.
  • Le malattie fungine e infezioni interne, sulla pelle e in bocca possono essere trattate con estratti di pompelmo (gocce) e con le emulsioni ricavate da questi, efficaci contro un gran numero di funghi, virus e batteri gram-positivi e gram-negativi. Esternamente sono efficaci anche le creme con veleni di serpenti o zolfo, nonché l’olio di melaleuca o l’acidophilus.
  • Con una riduzione mirata dello stress (training autogeno, stretching e massaggi), l’uso di sonniferi naturali (melatonina) e la rinuncia al consumo frequente di droghe per migliorare le prestazioni fisiche e psichiche (zucchero, caffè, alcool, nicotina, hashish, anfetamine, extasy, ecc., cocaina, eroina e poppers), che producono un rilascio maggiore di ormoni dello stress.
  • Le reazioni flogistiche ed infezioni (epatiti e malattie veneree) ripetute possono essere evitate riducendo al minimo le ferite, curando accuratamente le ferite ed utilizzando il preservativo per i rapporti anali. Rinunciando all’inalazione di nitriti (poppers) si evita l’ingrossamento dei linfonodi che potrebbe dare luogo ad alterazioni del tessuto (KS) e a patologie fungine (PCP).
  • Riducendo l’infusione di proteine coagulanti con emoderivati. ... nei sieropositivi e nei pazienti affetti da AIDS, è possibile ripristinare l’endosimbiosi cellulare e una risposta immunitaria flessibile. Nella somministrazione limitata nel tempo di antibiotici è assolutamente necessario proseguire con questa terapia di base.
  • Il successo di questa terapia supportante il sistema immunitario che deve essere adattata al quadro clinico individuale può essere monitorato misurando gli oligoelementi, il profilo degli ormoni dello stress, il rapporto fra cellule T-4/T-8, l’attivazione dei macrofagi (test della neopterina), il livello di ferritina nel siero, il livello di glutatione nel plasma e nelle cellule helper T-4 e con il test dell’anergia cutanea (test DTH, reazione della pelle agli antigeni).
 



I danni prodotti dalla carenza di glutatione
Le diverse patologie che definiscono la sindrome dell’AIDS - affezioni dovute a miceti patogeni a livello polmonare, delle mucose, del cervello e degli organi interni, nonché alterazioni degenerative a livello delle cellule endoteliali dei vasi sanguini e dei vasi linfatici (Sarcoma di Kaposi) - sono la conseguenza di una carenza protratta di glutatione che altera la produzione di ossidi di azoto (NO) e radicali di ossigeno gassosi negli immunociti ed in altre cellule dell’organismo (...).
In queste condizioni, le cellule T-4 helper sono presenti prevalentemente sotto forma di cellule con citochine dal profilo Th2 che "dopo il contatto con le cellule B" producendo anticorpi, attivano la difesa contro batteri e tossine, ma in misura minore rispetto alle cellule T-4 helper con citochine dal profilo Th1 che, a loro volta, attivano cellule killer per attaccare con gas NO le cellule infette da funghi, virus e micobatteri.
Ove questa condizione di commutazione Th1-Th2 persiste, la produzione di gas NO viene a cessare completamente. L’incrementato decadimento delle cellule provoca un maggiore rilascio di proteine del citoscheletro e dei mitocondri; aumenta di conseguenza la produzione di anticorpi contro queste e contro un gran numero di antigeni diversi. Quando la quantità di tali anticorpi raggiunge un determinato livello, i test degli anticorpi HIV danno il noto esito di "HIV-positività" o "sieropositività".
Una commutazione Th1-Th2 persistente a livello di citochine delle cellule T-4 helper è il risultato:
  • di una sensibilità redox fortemente accresciuta di natura genetica o non genetica, sempre più frequente in seguito alla diffusione (dopo il 1945) dei moderni vaccini ed antibiotici che esercitano un’azione intracellulare. Se associata al contatto con le contaminazioni tossiche normali nella nostra epoca (ambiente, alimentazione e farmaci), conduce ad una rapida e persistente controregolazione del tipo II (commutazione Th1-Th2) e compromette la sintesi del glutatione e di altri enzimi antiossidanti (carenze di tioli).
  • di un contatto ripetuto con antigeni dovuto a lesioni ripetute ed interventi chirurgici, alle infezioni croniche (ad es. epatite B) e all’assunzione di acqua contaminata, alla penetrazione ripetuta di proteine estranee nel circolo del sangue (causata dalle proteine coagulanti nei preparati ematici e dallo sperma nei rapporti anali non protetti), al contatto con sostanze tossiche negli alimenti (conservanti e fungicidi), alla trasmissione attraverso la pelle (colori ago nitrosativi e sostanze usate nella lavorazione dei prodotti tessili) e al contatto con i metalli pesanti (p. es. mercurio, alluminio e formaldeide nei substrati dei vaccini e nell’amalgama delle otturazioni).
Queste cause conducono ad un’attivazione persistente dell’attività immunitaria cellulare con una produzione eccessiva di gas NO. Ne consegue l’inibizione delle citochine del tipo Th1 (per impedire la distruzione del tessuto proprio) e, attraverso un consumo maggiorato di tioli, ad un’alterazione permanente dello stato redox nella cellula con conseguente controregolazione persistente verso le citochine del tipo 2 e quindi all’aumento della produzione di cellule helper Th2 che stimolano le cellule B ad una produzione maggiorata di anticorpi.
  • dell’assunzione di nitriti tramite inalazione („poppers"), di acque e alimenti contaminati da nitriti (soprattutto nei paesi in via di sviluppo). I nitriti bloccano la sintesi delle citochine del tipo 1 e la maturazione delle cellule helper T-4. Come l’Azatioprina, gli antibiotici, i chemioterapici e i fungicidi essi conducono ad una commutazione Th1-Th2 prolungata e quindi a rigonfiamenti e cambiamenti degenerativi nell’endotelio dei vasi sanguini e dei vasi linfatici (Sarcoma di Kaposi) e in altri tessuti.
  • di un deficit di molecole di glutatione, frutto di una ridotta capacità di sintesi del glutatione nel fegato a causa dei chemioantibiotici, dell’epatite cronica, del forte consumo di alcool e dell’assunzione di sostanze fortemente ossidanti, associato ad un deficit di composti proteici tiolici (cisteina) assunti per via alimentare. Una carenza protratta di glutatione fa sì che, nel trasporto attraverso la cellula, l’ossigeno non possa più essere gradualmente ridotto, altera la produzione di energia nelle cellule tramite i mitocondri e provoca l’autodistruzione tramite l’NO delle cellule killer quando attaccano cellule infette da funghi, virus e micobatteri. Una carenza protratta di glutatione favorisce la diffusione di funghi (ad es. Candida Albicans) a livello intestinale e nelle mucose con conseguente rilascio di metaboliti tossici (acetaldeide) che, a livello epatico, compromettono la produzione di glutatione, mentre i metabolici stessi possono essere metabolizzati solamente con il glutatione e l’acido glucoronico. La carenza persistente di glutatione nelle cellule che presentano antigeni infine fa sì che le cellule helper T-4 vengano prodotte prevalentemente nella forma di cellule Th2, in grado cioè di attivare le cellule B per la produzione di anticorpi contro batteri e tossine, ma non nella forma di cellule Th1 preposte all’attivazione di cellule killer che, tramite il gas NO, attaccano le cellule infette da funghi, virus e micobatteri.
  • dei chemioantibiotici (sulfonamidici e trimetoprim, come il Bactrim e Septrim), insetticidi (p. es. il Lindan nelle pomate contro le piattole), dei chemioterapici e nucleosidi analogici (come l’AZT, Nevirapine). Questi bloccano la formazione e il rilascio di acidi folici e purine, necessari per la costruzione del DNA nei mitocondri. Essi bloccano gli enzimi contenenti ferro e rame, necessari per la respirazione cellulare, chiudono la membrana mitocondriale bloccando così la produzione di energia e l’attività antiossidante. I mitocondri - organelli unicellulari presenti nelle cellule umane - utilizzano l’ossigeno e gli elettroni ricchi di energia provenienti dagli alimenti per la sintesi della molecola vettore dell’energia metabolica ATP (Adenosintrifosfato), necessaria per tutte le funzioni del corpo. I mitocondri sono inoltre di fondamentale importanza per il sistema redox, la disintossicazione (anche dei radicali di ossigeno) e per il sistema immunitario. I chemioantibiotici bloccano inoltre l’enzima diidrofolato riduttasi, necessario per la produzione del tetraidrofolato, a sua volta necessario per la produzione della cisteina e del glutatione a livello epatico, e per la produzione della tetraidrobiopterina (TH IV) necessaria per la produzione del gas NO con cui le cellule killer attaccano le cellule infette da funghi, virus e micobatteri.
Le conseguenze del trattamento antiretrovirale ed antibiotico
Allo stato attuale, nessuno è mai riuscito ad isolare, fotografare o caratterizzare per via biochimica come trasmettibili e riproducibili secondo i criteri di Koch, i cosiddetti retrovirus HIV, ritenuti responsabili di più di 30 patologie che definiscono l’AIDS. Con l’AIDS si trasmettono solamente virus, batteri e funghi noti, in grado di propagarsi solo nelle persone con uno squilibrio prolungato del sistema immunitario. Per ipotizzare la presenza dei cosiddetti retrovirus HIV, nel 1984 Gallo e Montagnier coltivarono i linfociti helper di malati di AIDS con leucociti leucemici e cellule embrionali presentanti un’azione fortemente incrementata della trascrizione inversa, attivando la coltura con l’aggiunta di idrocortisone, un ormone dello stress. La presenza incrementata della trascrizione inversa in queste colture cellulari veniva poi interpretata come la prova dell’esistenza di un nuovo virus. Nei test HIV sviluppati in seguito, un aumento degli anticorpi contro cellule leucemiche, associato a diverse reazioni immunitarie, dà perciò l’esito di "HIV-positività" o "sieropositività" quando raggiunge un determinato valore stabilito empiricamente.
I nucleosidi analogici (aciclovir, nevirapine, DDI, ecc.) compromettono nel giro di pochissimo tempo e in misura determinante la maturazione di tutti gli immunociti nel midollo osseo: delle cellule B, delle cellule T che successivamente vengono prodotte nel timo, delle cellule dendritiche che presentano gli antigeni e dei macrofagi. Il danneggiamento del processo di maturazione dei nuovi linfociti B ha come conseguenza la forte diminuzione del loro numero e della loro attività, e l’indebolimento della difesa contro i batteri da parte degli anticorpi, che in questo modo si possono propagare senza ostacoli nelle cellule. Quando le cellule helper T-4 sono in circolo, nel tessuto linfatico incontrano un numero molto minore di cellule B in grado di attivarle. Le cellule helper T-4 con le citochine dal profilo Th2 circolano per 24 ore nel plasma e nel tessuto linfatico senza avere alcuna funzione. Ciò conduce ad un aumento delle cellule helper T-4 misurabili nel plasma.
I nucleosidi analogici e gli inibitori della proteasi riducono fortemente il livello dei tioli e, nei sieropositivi, acutizzano ulteriormente la carenza di glutatione. La carenza di glutatione nelle cellule che presentano antigeni fa sì che le cellule helper T-4 siano presenti soprattutto con citochine dal profilo Th2 che promuovono la produzione di anticorpi, e meno con il profilo Th1, che attivano la difesa contro funghi, virus e micobatteri tramite le cellule killer. Gli inibitori della proteasi sintetici inibiscono la produzione delle proteine per i nucleotidi, utilizzati per la costruzione di nuove cellule in tutti gli organi. Perciò, chi assume queste sostanze, è a rischio di diabete, spostamento degli acidi grassi dalle estremità, metabolismo diabetico, retiniti, formazione di calcoli renali (calcolosi) ed insufficienza epatica.
I chemioantibiotici (Bactrim, Septrin, TMPSMX, ecc.) che bloccano la sintesi degli acidi folici, delle purine e dell’enzima DHFR, compromettono la produzione di glutatione nel fegato, la produzione di NO e il trasporto dell’ossigeno nelle cellule. In questo modo generano un blocco persistente di tutta l’attività immunitaria cellulare e, attraverso una commutazione Th1-Th2 permanente, generano un’immunodeficienza funzionale permanente. Inibendo la respirazione cellulare generano affezioni croniche da miceti patogeni (PCP, Candida Albicans, ecc.) a livello di mucose, nell’intestino diarrea cronica) e della pelle.
La somministrazione prolungata di chemioantibiotici comporta anche l’inibizione del tetraidrofolato necessario per la produzione dell’uracile, e quindi all’inibizione dell’interleuchina 2, il fattore di crescita delle cellule T. Inibendo l’acido folico biologicamente attivo, i chemioantibiotici inibiscono anche la trasformazione della base RNA uracile nella base DNA timina e quindi la riparazione del DNA tramite la trascrizione inversa.
L’alterazione del genoma nei batteri che questi scambiano fra di loro tramite plasmidi, conduce inoltre ad una resistenza progressiva agli antibiotici.
I nucleosidi analogici (come AZT, DDI, DDC, ecc.), bloccando la produzione di DNA, riducono per un periodo limitato le infezioni batteriche, fungine e la formazione di particelle non meglio caratterizzate di sostanza messaggera (RNA) ritenute particelle del virus HI. Ma i nucleosidi analogici vengono fosforilati solo in ragione dell’1% e praticamente non innestate nel nucleo, dove si presume che fungano da terminatori DNA per l’inibizione dei virus HI. I nucleosidi analogici e gli inibitori di proteasi e i inibitori di fusione conducono inoltre ad un’alterazione della biosintesi di proteine ed enzimi e, alterando la produzione dell’acido nucleico, al danneggiamento sia del DNA del nucleo che di quello mitocondriale. In questo modo, prima o poi, danno luogo a danni gravi a livello del cervello, dei muscoli (infarto e paralisi) e degli organi interni.
In queste condizioni le cellule passano sempre più a un metabolismo fermentativo anaerobico che causa un eccesso di acido lattico nell’organismo o al wasting (cachessia), in cui le cellule attingono le sostanze necessarie direttamente dalle proteine dei muscoli, e conducono alla formazione di cellule neoplastiche.
In presenza di un’alterazione persistente dei mitocondri a causa della carenza di glutatione e di danni al DNA, questi dissolvono la loro simbiosi con il nucleo della cellula (fenomeno di Warburg); in questo caso nel nucleo della cellula vengono attivate sequenze di DNA primordiali e il DNA nel nucleo garantisce la propria sopravvivenza con la trascrizione inversa (trasferimento della sostanza messaggero RNA nel DNA). In questo modo aumenta la quantità di RNA misurabile nel plasma (il cosiddetto aumento della carica virale).
Per riparare i danni al DNA sempre più frequenti con le terapie combinate (HAART), il consumo di RNA aumenta sensibilmente, per cui il numero di frammenti di cellule che, con il test PCR (reazione a catena della polimerasi) viene misurata come carica virale HIV, diminuisce. L’alterazione della sintesi degli acidi nucleici prodotta dalle terapie combinate produce un’alterazione delle sequenze di codifica del DNA del nucleo e mitocondriale, compromettendo ulteriormente la riparazione del DNA tramite la trascrizione inversa.
L’esaurimento degli enzimi di riparazione, infine, fa sì che i prodotti della trascrizione inversa non possano più essere integrati nel DNA (nuovo aumento della cosiddetta carica virale e definiva "resistenza contro le terapie combinate").
http://www.procaduceo.org/it_schede/aids/ricerche/dieta_per_aids.htm
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Piante utili in menopausa

MAPPA PIANTE UTILI IN MENOPAUSA
MENOPAUSA
CLIMATERIO E FITOESTROGENI
rimedi naturali per la menopausa
Fitoestrogeni e Menopausa, lista piante, erbe, vitamine, minerali, oligoelementi, utili per i sintomi della menopausa, terapia naturale per la menopausa,
fitoestrogeni, fitormoni, estrogeni naturali e menopausa,progesterone naturale,ormoni naturali, preparati erboristici, supplementi nutrizionali, preparati erborisici  utili nei sintomi della Menopausa e estrogeni naturali,vampate di calore, sudorazione, secchezza vaginale, invecchiamento cutaneo e delle mucose, osteoporosi e ipertensione da calo e diminuzione degli ormoni nella menopausa, in menopausa i fitormoni sono preventivi di molte malattie
Rimedi Naturali per la Menopausa, ormoni naturali, preparati utili
ELENCO PIANTE UTILI IN MENOPAUSA
menos "mese - mestruo" , pausa "cessazione"
PIANTE CHE CONTENGONO FITOESTROGENI
piante, erbe che contengono ormoni naturali, fitoestrogeni naturali utili in menopausa, preparati erboristici, a base di piante
Soia non OGM, biologica, estrogeni naturali, utile anche nel colesterolo alto in Menopausa, contiene sostanze ad azione estrogenosimile
Cimicifugaracemosa, per le caldane e le vampate di calore in menopausa,
Composto Cimicifuga, utile nei disturbi e nei sintomi legati alla menopausa
Agnocasto,
Anice pianta ad azione estrogeno simile,  aiuta nelle turbe digestive con azione antiinfettiva
Composto Agnocasto,piante utili nei disturbi legati alla menopausa
Angelica
Trifoglio  contiene fitoestrogeni i cumestani utili nella menopausa
Salvia, pianta utile nelle sudorazioni eccessive durante la menopausa e le vampate in questo casi associare la Cimicifuga
Calendula pianta utile in menopausa, anche quando si istaura la Leucorrea , consultare e fare una visita ginecologica
Finocchio
Liquirizia azione gastroprotettiva, non va assunta dagli ipertesi, ha una azione utile per gli ipotesi cui si puo associare nelle forme gravi di ipotensione Guaranà e Liquirizia
 
ALTRE PIANTE CHE CONTENGONO FITORMONI
preparati erboristici, piante, erbe, utili  ormoni naturali nei sintomi della menopausa
Serenoa
Ginseng
Eleuterococco, pianta utile nella donna quando insorge senso di affaticamento durante la menopausa (non asumere se sono stati sconsigliati i fitormoni) ha una azione tonica ed energetica utile anche nella frigidità insieme a piante tonificanti come la Muira Puama, e la Damiana per la depressione lieve
Menta Piperita
Mirtillo
Uva ursina per le cistiti e i disturbi genito-urinari
Passiflora
PIANTE CHE CONTENGONO PROGESTERONE UTILE IN MENOPAUSA
piante che contengono progesterone utile in menopausa
Dioscorea,progesterone naturale, pianta utile per la carenza di progesterone in Menopausa, contiene fitoprogesterone naturale
PIANTE REMINERALIZZANTI UTILI IN MENOPAUSA
preparati erboristici a base di erbe e piante officinalis utili nella menopausa
Alfa-Alfa pianta remineralizzante utile in menopausa
Fieno Greco utile per prevenire l'osteoporosi
Equiseto come remineralizzante , la presenza di silicio lo rende utile  nel metabolismo del tessuto connettivo, dona elasticitè e flessibilità, anche al tessuto delle arterie ( cautela  in chi soffre di iperpotassiemia, in chi soffre di problemi renali, di insufficienza renale, sconsigliare a chi è in dialisi)
PIANTE ANTIDOLORIFICHE UTILI IN MENOPAUSA
preparati erboristici e piante utili nell'artrosi, osteoporosi e sindromi dolorose nella menopausaL'artrosi è caratterizzata dall'usura delle cartilagini articolari, può anche essere dovuta ad una postura sbagliata, a microtraumi, a peso eccessivo, il problema si manifesta con rigidità e dolore articolare dopo il riposo, si può avere artrosi cervicale, lombare, delle anche, coxartrosi delle ginocchia
Artiglio del Diavolo, aiuta per la sua azione anti-infiammatoria, con azione antidolorifica, analgesica, antispasmodica utile nei dolori di artrosi, reumatismi che spesso insorgono in menopausa a causa della diminuita produzione di ormoni.Ha anche una azione vaso-protettiva
Utile 'associazione con
Soia, Equiseto e Artiglio del diavolo per le sindromi dolorose che insorgono con la menopausa
Cartilagine di Squalo
Creme per uso esterno a base di Oli di Iperico, Olio di Arnica e Fiori di Bach
 
PIANTE UTILI IN MENOPAUSA PER INSONNIA, ANSIA, UMOREpreparati utili per i problemi di umore legati alla menopausa, insonnia, ansia, tensione, stress, depressione
l'ansia in menopausa è la sensazione di una minaccia imminente nasce da una sensazione indefinita di pericolo, si manifesta l'attacco di panico con  sintomi fisici quali palpitazioni, respirazione alterata, nausea, vomito, tremori, spasmi, visione offuscata, sensazione di morire, se questa situazione persiste consultare lo specialista competente. La depressione in menopausa è caratterizzata da
Rodiola, pianta utile per l'equilibrio emotivo in menopausa
Maggiorana per ansia e insonnia nella menopausa
Composto Escolzia per insonnia e ansia in menopausa
Escolzia

Iperico,
aiuta nelle forme depressive non associare gli psicofarmaci e le benziodiazepine,a depressione è uno stato d'animo caratterizzato dalla tristezza, da indifferenza e apatia, dalla perdita di fiducia in se stessi,  senso di inutilità, frustrazione e senzi di colpa, sono utli anche i fiori di Bach
Passiflora, aiuta nelle forme ansiose, ha una attività sedativa
Verbena
Melissa
Tiglio
Arancio Amaro e Dolce
Biancospino, con le cautele in ipotensione, aiuta nell'ansia
Vitamine del Gruppo B, insieme all Soia sono utili per la perdita della memoria in menopausa, è utile l'assosiazione con   aminoacidi come la metionina , la tirosina  e la colina ( la tirosina non va somministrata se si è in presenza di alterazioni del ritmo cardiaco, cardiopatie, ipertiroidismo, ipertensione arteriosa, ipereccitabilità) In presenza di qualsiasi disturbo dell'umore è sempre bene consumare cereali integrali, ricchi di vitamine del complesso B, avena, soia che sono ricchi di colina, le vitamine del complesso B sono   presenti nei cereli integrali, biologici, nella verdura e frutta se biologici meglio, evitare il fumo, l'alcol e il caffè.
PIANTE UTILI PER LA SECCHEZZA VAGINALE IN MENOPAUSA
preparati erboristici., piante officinalis, erbe, prodotti naturali, piante utili per la secchezza vaginale in menopausa
spesso a causa del dolore durante il rapporto si ha come conseguenza la frigità, il calo del desiderio e della libido in menopausa,
Borragine, pianta utile nel trofismo vaginale in menopausa
Germe di grano , pianta utile nella secchezza vaginale in menopausa
Luppolo in forma di crema vaginale, di aiuto nella secchezza vaginale in menopausa
Calendula ovuli, utile nei problemi vaginali in menopausa
Cimicifuga, pianta utile sia nel trattamento delle vampate di calore che della secchezza vaginale in menopausa
PIANTE UTILI NELLA CISTITE IN MENOPAUSA
preparati erboristici., piante officinalis, erbe, prodotti naturali, piante utili per la cistite  in menopausa
la cistite si manifesta con dolore nella minzione che diventa frequente
Uva Ursina
Mirtillo
 
 
PIANTE UTILI PER LA PRESSIONE ALTA IN MENOPAUSA E IL GONFIORE, LE VARICI, LA CIRCOLAZIONE SANGUIGNA
preparati erboristici., piante officinalis, erbe, prodotti naturali utili per i problemi di umore
legati alla menopausa, insonnia, ansia, tensione, stress, depressione, piante utili nei problemi circolatori e menopausa
 
Betulla per la pressione alta e la ritenzione idrica, utile anche nella gotta e negli acidi uruci e per le forme artritiche e di artrosi, e dolorifiche del sistema osteo-muscolare in genere, promeni osteoarticolari e di pressione alta in menopausa
Aglio per la pressione alta
Gingko per migliorare la circolazione e il microcircolo, ha una azione fleboprotettiva, anti radicali liberi, epatoprotettiva, cardio protettiva, azione protettiva contro i tumori ( sentire prima il medico) perchè riduce l'afflusso di sangue nel tessuto neoplastico, azione antiaggregante piastrinica, aiuta nelle vertigini e nei disturbi legati all'equilibrio, ha una buona azione nei disturbi dell'occhio, dell'orecchio, sulla memoria ( cautele perchè può potenziare gli effetti degli antiaggreganti piastrinici e degli anticoagulanti, non associare all'aspirina, cautela negli epilettici che stiano assumendo farmaci in quanto potrebbe ridurre l'efficacia dei farmaci) Non far assumere a chi è a rischio di emorragie.
Centella migliora il microcircolo
Ananas leggero diuretico e antinfiammatorio
Mirtillo aiuta il microcircolo
Ortosifon ha una azione diuretica e depurativa, aiuta l'eliminazione del cloro, aiuta nei processi flogistici a carico delle vie urinarie, per la presenza dei flavonoidi e dei polifenoli ha una azione ipocolesterolemizzante, utile nella menopausa, per la sua azione diuretica aiuta nella pressione alta (fare solo attenzione perchè può potenziare l'azione di altri diuretici se assunti contemporaneamente, ha un effetto antagonista se assunta insieme alla Salvia)
Olio di pesce per il colesterolo, i trigliceridi  e la pressione alta n menopausa
Composto Bardana come depurante generale
Boldo, Carciofo, Tarassaco per colesterolo e trigliceridi alti in menopausa , non impiegare se si hanno probleli alla cistifellea  e se questa sia stata asportata
Biancospino pianta utile per la tachicardia nella menopausa , ha una azione cardioprotettiva e vasodilatatrice con azione sedativa del sistema nervoso centrale, ha una azione ipotensiva ( da non somministrare ai bradicardici e ipotesi), migliora il sonno e riduce lo stato ipertensivo
Olivo  pianta utile nella ipertensione e nella menopausa in donne con pressione alta, ha una azione ipotensiva e cardioprotettiva, aiuta ad abbassare colesterolo e trigliceridi alti, ha inoltre una azione contro i radicali liberi, fare attenzione perchè potenzia l'attività dei farmaci ad azione ipotensiva e vasodilatatoria
Ippocastano, ha una azione fleboprotettiva utile nell'insufficienza venosa che può insorgere in menopausa, l
Nocciolo,
Ginepro aumenta la diuresi, utile per la eliminazione dei cloruri di azoto, non va impiegato in chi soffre di malattie infiammatorie renali
Meliloto, è utile come drenante linfatico aiuta la riduzione degli edemi, cautela perchè potenzia i farmaci anticoagulanti
Vite rossa ha una azione fleboprotettiva, protegge dai radicali liberi
Sorbus domestica, pianta utle nelle varici in menopausa

Castagno , pianta utile nelle varici in menopausa
Fucus, alga marina, utile in menopausa per stimolare la tiroide nell'ipotiroidismo e aiutare il metabilismo come starter per il dimagrimento, non somministrare agli ipertiroidei
Nella ipertensione  in menopausa, ridurre il consumo di sale, fare una dieta iposodica, evitare i grassi saturi, evitare pasti abbondanti e ridurre lo stress, controllare anche la funzionalità tiroidea, fare valutazioni adeguate dallo specialista cardiologo e seguire sempre i consigli del proprio ginecologo e medico curante
Sotto controllo medico sono utili negli scompensi cardiaci l'Ortosifon e il Biancospino
Nell'arteriosclerosi in menopausa è utile l'associazione tra Gingko e Vite rossa, vitis vinifera, sentire sempre il proprio medico curante o un esperto
Nella insufficienza venosa degli arti inferiori i menopausa sono utili Ippocastano, Centella Asiatica, Vite rossa
Nelle emorroidi in menopausa, utile ridurre il peso se si è obesi, evitare sostanze piccanti ed irritanti, seguire una dieta ricca di fibre, verdure crude e cotte, legumi, cereali integrali, sono utli piante come Ippocastano, Centella, per uso esterno si possono fare degli impacchi a base di Ippocastano, Bardana, Achillea, malva, creme a base di Ippocastano, Calendula, Amemelide, Malva, Pungitopo ruscus aculeatus, Achillea, Bardana
Nella cellulite, spesso è il sintomo di una insufficienza venosa, seguire una alimentazione adeguata, povera di grassi e ipocalorica sotto controllo del medico nutrizionista esperto, le piante utili nella cellulite sono  Betulla ( cautela negli ipotesi), Ananas, Centella, Rusco, Ginepro,Limone, Lavanda, Cipresso, Rosmarino ( alza la pressione non somministrare agli ipertesi)
Nelle varici sono utili Sorbus domestica Castanea vesca, Amamelide ( in forma omeopatica), durante la menopausa se si hanno problemi alle varici, evitare di stare troppo in piedi,  evitare bagni troppo caldi, fonti di calore, fare esercizio fisico, cyclette, camminare, usare calze contenitive ed elastiche, fare, bagni e frizioni con acqua fredda, linfodrenaggio in strutture abilitate
Piante utili per il sovrappeso in menopausa, preparati erborisitici, erbe, come il Fucus e la Pilosella, il sovrappeso in menopausa  è responsabile dell'insorgere del processo di artrosi, di disturbi venosi, circolatori, di calcoli delle vie biliari, e di alcune forme di tumore al seno e al collo dell'utero., utile il Cromo per  gli zuccheri in eccesso, le piante utili sono molte vedere la sezione Obesità
PIANTE PER LA SECCHEZZA CUTANEA, VAGINALE IN MENOPAUSA
preparati erboristici e piante utili nella secchezza cutanea, nella sechezza vaginale in menopausa
Borragine per la sechezza della pelle e vaginale
Enotera ( Oenothera), ricca di acidi grassi essenziali, acido linolenico, aiuta nella pelle secca, desquamazione del cuoio capelluto, coadiuvante nei sintomi della menopausa
Germe di Grano per il contenuto in Vitamina E, ottimo antiossidante, utile per la pelle e la secchezza vaginale
Bardana come depurante generale
Betacarotene
Antiossidanti che proteggeono dai processi ossidativi
Evitare fumo, alcolici, eccessi alimentari, l'esposizione prolungata al sole tra le 11 e le 15, consumare oli vegetali crudi spermuti a freddo e biologici, consumare ogni giorno, verdure crude e cotto, e frutta, evitare te e caffè sostituire con tisane e Orzo.
Vitamine e Minerali  utili in Menopausa
Antiossidanti
Calcio, fondamentale nella formazione del tessuto osseo, da asumere dopo 3 ore se si stanno assumendo tetracicline
Zinco, aiuta la stimolazione della formazione del collagene , da evitare la sua assunzione in presenza di infezioni batteriche
Vitamine e Minerali naturali per aiutare un requilibrio generale
Vitamina D
Vitamina C promuove la sintesi del collagene oltre ad essere un ottimo antiossidante e anti radicali liberi
Vitamina B6, da assumere insieme anche al Complesso B completo, assicura la compatezza della struttura del collagene
Magnesio, facilita la fissazione del calcio, utile in menopausa
Omega 3-6-9
Condroitina Glucosamina, utile come antidolorifico
Incenso Boswellia utile come antidolorifico
Probiotici, Fermenti, fermenti senza latte, fermnti lattici vivi, utili come coadiuvanti, per la stitichezza, la disbiosi intestinale, l'alitosi, i gonfiori, le cistiti, nella alimentazione sbilanciata, se si stanno assumendo antibiotici, utili anche per colite e colon irritabile, una flora batterica sana mantiene sano il nostro sistema immunitario, favoriscono l'assunzione dei fitormoni della Soia
Melatonina,utile per ansia e insonnia, regola l'equilibrio sonno-veglia, aiuta in menopausa per l'equilibrio emotivo alterato da carenza ormonale
Preparati utili in menopausa che facilitano la remineralizzazione ossea sono gli integratori a base di magnesio, zinco, vitamina C, vitamina B6
fare anche attività fisica, evitare fumo, alcolici e caffè, esposizione moderata e regolare alla luce solare
Fitoestrogeni naturali
Alimenti e piante ricchi di Fitoestrogeni
Alcuni alimenti utili in menopausa sono : Alfa-alfa, ruta, trifoglio rosso, menta piperita, serenoa, ginko, cimicifuga racemosa, soia, rabarbaro, dilcamara, salvia, carota, patata dolce, liquirizia ( da evitare nella pressione alta), semi di lino, semi di segale, aneto, ginseng, eleuterococco, avena, cumino, finicchio, grano saraceno, riso, sesamo, cavolini di Bruxelles, mela, cicliegia, mirtillo, mora, lampone, aglio, piselli, cipolla, semi di girasole, uva, limone, arance ( usare  cereali integrali e biologici)
Gli alimenti che contengono fitoestrogeni, sono utili in menopausa in quanto stimolano i ricettori non a rischio ed inibiscono quelli che se stimolati nel tempo potrebbero causare degenerazione della cellula, hanno anche una azione antiossidante. Hanno una azione preventiva di molte malattie che insorgono con la menopausa. I fitormoni sono utili alle donne che sono già in menopausa, a chi è in menopausa  da poco tempo ed ha lievi disturbi, alle donne in stato avanzato di menopausa: Aiutano a prevenire insieme ad un sano e corretto regime alimentare naturale a ridurre i rischi cardio vascolari, a ridurre i rischi da osteoporosi, a prevenire tumori al seno e all'endometrio ( consultare sempre lo specialista medico), hanno una azione anti-ossidativa e anti radicali liberi, migliorano le funzioni cognitive, la memoria, aiutano a ridurre le vampate. I fitoestrogeni, gli ormoni naturali, aiutano nelle sindromi neurovegetative che insorgono con la menopausa, con sintomi come la depressione, l'insonnia, l'ansia, la cefalea, le vertigini, le palpitazioni. Nei sintomi fisici come problemi epatici, vaginali, all'endometrio, osteo-articolari. Aiutano a stimolare il collagene sottocutaneo donando tonicità ed elasticità alla pelle e alle mucose, sia del seno che vaginali.
Isoflavoni, contenuti essenzialmente nella Soia, farina di soia, latte di soia, tofu, si trovano anche in misura minore nelle lenticchie, fagioli, piselli, finocchio, grano saraceno, cavolini di Bruxelles , preferire sempre alimenti coltivati senza concimi chimici e pesticidi, di provenienza biologica. Le sostanze ad azione simil estrogenica sono Genisteina, Daidzeina, Cumestrolo, Formononetina
Lignami, presenti nell'olio di oliva, di girasole, usare sempre oli bioligici e premuti a freddo, ciliege, mele, pere, sesamo, grano, orzo, riso, aglio, cipolla
Cumestani, trifoglio
NOTE ALLA MENOPAUSA
Menopausa una terapia naturale
Se la menopausa insorge prima dei 40 anni, si parla di menopausa precose, dopo i 55 anni di menopausa tardiva, il periodo che precede la menopausa si chiama pre-menopausa, il periodo che insorge dopo post-menopausa. il termine Climateria derva dal greco Klamater che significa "scala, gradino", indica una fase di passaggio dalla vita feconda alla cessazione del periodo riproduttivo. Si parla di SINDROME CLIMATERICA o di SINTOMI DELLA MENOPAUSA, quando questo periodo è caratterizzato a problemi emotivi e fisici. Il Fumo, il sottopeso, una alimentazione sbilanciata,   l'esterectomia ovvero l'asportazione delle ovaie, la legatura delle tube possono favorire l'insorgere precoce della menopausa. I fattori che invece la ritardano sono il sovrappeso, il fibroma uterino, il diabete mellito. La ridotta produzione in menopausa di ormoni come gli estrogeni ed il progesterone, inducono anche un aumento della produzione di FHS (Ormone follicolostimolante Ormone prodotto dall’ipofisi. Nell’uomo stimola la formazione e la maturazione degli spermatozoi, mentre nella donna provoca lo sviluppo del follicolo ovarico di Graaf.) e LH (Ormone luteinizzante E’ una delle due gonadotropine prodotte dall’ipofisi. Nella donna interviene nel proceeso di ovulazione e stimola la sintesi degli estrogeni. Nell’uomo stimola lo sviluppo e l’attività funzionale delle cellule di Leydig deputate alla produzione di testosterone)  La Menpausa a causa di questa modificazione ormonale può indurre atrofia degli organi genitali, riduzione della massa mammaria, disdratazone e secchezza cutanea, formazione di tessuto adiposo, perdita della massa ossea ( osteoporosi)rallentamento del metabolismo. Possono insorgere disturbi a carico del sistema genito-urinario, con cistite, incontinenza urinaria, leucorrea, perdite emorragiche , menometrorragie, sanguinamento uterino prolungato e/o eccessivo;ad intervalli irregolari. Disturbi vasomotori con insorgenza di cefalea, emorroidi, ipertensione, palpitazioni e tacicardia, sudorazione eccessiva, vampate, varici, cellulite. Disturbi osteoarticolari, la menopausa può indurre la comparsa di artrosi, deformità articolari, dolori diffusi, osteoporosi.  Disturbi psichici e dell'umore, come ansia, apatia, depressione, frigidità, insonnia, umore alterato.
Disturbi generali, come perdita della memoria, stanchezza, affaticamento, mancanza di concentrazione, sovrappeso, alterazioni nella struttura della pelle, capelli ed unghie. Le terapie naturali, erboristiche, a base di piante e di ormoni naturali aiutano nella riduzione delle vampate di calore, a rallentare la decalcificazione ossea, a mantenere uno strato di buona idratazione della pelle e delle mucose, a migliorare il tono dell'umore.L'uso di preparati naturali in menopausa, di origine vegetale, scongiurano effetti collaterali e tossici, gli effetti positivi si  hanno in maniera dolce, rapida ed efficace
I generale e in particolare durante la Menopausa è essenziale ridurre l'eccesso di peso, limitare il consumo di grassi animali, ridurre il consumo delle proteine animali, ridurre o meglio eliminare il consumo delle bevande alcoliche, seguire una alimentazione sana, naturale, biologica, ricca di oligoelementi, vitamine e minerali, mangiare verdure crude e cotte di stagione, frutta lontano dai pasti, da 2 a 4 frutti al giorno,  cereali integrali, legumi, e semi rucchi di fibre. Utile assumere alimenti ricchi di fitoestrogeni, come soia e derivati della soia, non OGM e di provenienza biologica.come verdure sono utili gli ortaggi della famiglia delle crocifere come cresciove, cavolo, verza, broccoli, cavolfiore.Evitare il fumo, sia attivo che passivo, fare attività fisica. Seguire periodicamente tutti i controlli clinici.
Sintomi e trattamento naturale alla Menopausa
i sintomi più diffusi in menopausa sono le vampate, la vaginite atrofica, le cistiti, mani e piedi freddi, senso di smemoratezza, di distrazione, di mancanza di memoria, depressione , i trattamenti naturali e a base di erbe e ormoni naturali aiutano a prevenire l'osteoporosi, il tumore al seno, le malattie cardio circolatorie e metaboliche.
Tratto da
http://www.erboristeriaedaltro.com/MENOPAUSA%20PIANTE%20ORMONO%20SIMILI%20ADATTE.html
 
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categorie: donne, dolore, menopausa

menopausa e fitoestrogeni

MENOPAUSA E  FITOESTROGENI
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MENOPAUSA
informazioni
Il ciclo mestruale della donna, ha due obiettivi fare in modo che ogni mese le ovaie producano un solo ovulo, e preparare l'endometrio, la mucosa uterina all'impianto dell'ovulo fecondato, nelle ovaie vengono prodotti gli ormoni sessuali femminili, gli estrogeni ed il progesterone, questi ormoni sono prodotti dalle cellule che ospitano gli ovuli ed ogni ovulo è contenuto in un follicolo. Ogni mese, negli anni fecondi l'ormone follicolo-stimolante FSH, e l'ormone luteinizzante LH secreti dall'ipofisi, stimolano un certo numero di follicoli e questa stimolazione induce i follicoli attivi a produrre estrogeni, se il livello degli estrogeni supera una certa soglia scoppia un follicolo e viene rilasciato un solo ovulo, dopo l'ovulazione quello che rimane del follicolo secerne grandi quntità di estrogeni e di progesterone per circa due settimane, se non si è iniziata una gravidanza il livello ematico degli ormoni cala bruscamente, aumenta la secrezione del follicolo-stimolante e dell'ormone luteinizzante ed il ciclo ricomincia. Alla nascita si hanno un milione di ovuli, 400 raggiungono la maturazione negli anni fecondi, arrivati verso i 50 anni rimangono pochi ovuli, con la menopausa, l'assenza di follicoli attivi riduce i livelli di estrogeni e di progesterone, l'ipofisi reagisce aumentando la secrezione del'ormone follicolo stimolante e dell'ormone luteinizzante, che vengono prodotti senza interruzione ed in grande quantità, dopo la menopausa non si hanno più follicoli da stimolare ed i suoi ormoni inducono le ovaie e le surrenali a secernere dosi crescenti di ormoni maschili, androgeni, in menopausa gli estrogeni diventano di molto inferiori rispetto all'età feconda.
La Menopausa deriva dal greco menos, mese, mestruo e pausis cessazione, e’ la cessazione fisiologica delle mestruazioni , in genere si manifesta verso i 45e i 50 anni,se si manifesta prima, si parla di MENOPAUSA PRECOCE., se dopo i 55 anni si parla di MENOPAUSA TARDIVA, che puo’ essere caratterizzata dalla fase di PRE-MENOPAUSA, caratterizzata da irregolarita’ mestruali, e da menorragie. La POST-MENOPAUSA corrisponde alla cessazione del mestruo superiore ad un anno. Il CLIMATERIO, deriva dal greco CLIMATER, significa, scala, gradino, ed indica la fase di passaggio dalla vita feconda alla cessazione della capacita’ di riproduzione. Puo’ accompagnarsi, ma non necessariamente a manifestazioni cliniche nel caso si parla di SINDROME CLIMATERICA. Puo’ manifestarsi anche con vampate di calore al viso, sudorazione, disturbi del tono dell’umore, insonnia. La carenza di estrogeni, che a lungo termine determina l’osteoporosi, provoca ripercussioni anche sull’apparato genitale con la possibile insorgenza di cistiti, infezioni vaginali.
La menopausa e’ una conseguenza della ridotta produzione di ormoni, estrogeni e progesterone, da parte delle ovaie e si associa a modificazioni generali. Ci possono essere DISTURBI UROLOGICI e GINECOLOGICI, come cistite, incontinenza urinaria, leucorrea, metrorragie, perdite emorragiche DISTURBI VASOMOTORI come cefalea, emorroidi, ipertensione, palpitazioni, sudorazione, vampate di calore, varici., cellulite DISTURBI OSTEOARTICOLARI come artrosi, deformita’ articolari, dolore articolare, osteoporosi. DISTURBI PSICHICO COMPORTAMENTALI come ansia, apatia, depressione, frigidita’, gelosia, insonnia, alterazioni dell’umore. DISTURBI GENERALI come,affaticamento, perdita della memoria e della concentrazione, sovrappeso, obesita’, secchezza cutanea, alterazione dei capelli,e delle unghie
Ci sono dei fattori che FAVORISCONO la menopausa, come il tabagismo, il sottopeso, la malnutrizione, l’isterectomia, la legatura delle tube, e ci sono anche fattori che RITARDANO, come il sovrappeso, il fibroma uterino, il DIABETE MELLITO. Le modificazioni ormonali che si presentano in menopausa sono caratterizzate da una ridotta produzione di ESTROGENI, di PROGESTERONE da parte delle ovaie, un aumentata produzione di FSH da parte della IPOFISI ed una aumentata produzione di LH da parte dell’IPOFISI. In genere si hanno delle MODIFICAZIONI GENERALI, come atrofia dei genitali, tendenza alla ptosi viscerale, riduzione della massa mammaria, disidratazione cutanea, ridistribuzione del tessuto adiposo, perdita della massa ossea, rallentamento del metabolismo
Quindi con la cessazione del ciclo mestruale, corrispondente alla fine della ovulazione e della produzione di estrogeni, il corpo femminile per un fenomeno naturale comincia a produrre un estrogeno meno potente chiamato estrone a partire dalla fine dei 40 anni o all’inizio dei 50, se si gode di un buon equilibrio psico-fisico, questa transizione e’ spesso graduale e asintomatica, dopo qualche anno la densita’ ossea comincia a diminuire e si osserva un assottigliamento della parete vaginale che si accompagna a secchezza, oltre che a un indebolimento della vescica, a distanza di 10 anni si corre il rischio maggiore di morire per attacco cardiaco o infarto che non prima della menopausa, quando gli estrogeni in circolo rappresentavano un fattore di protezione, vampate di calore e sudorazione notturna possono rappresentare un problema per le donne che entrano in menopausa
I sintomi della menopausa sono dovuti al deficit degli estrogeni che la atrofia ovarica produce
SINTOMI della MENOPAUSA sono : instabilita’ vasomotoria, con vampate di calore e sudorazione, turbe circolatorie con cardiopalmo e ipertensione labile, instabilità psichicacon disturbi della emotivita’, insonnia, e depressione. La diminuzione degli estrogeni comporta problemi non solo al sistema sessuale, alle mammelle, ma anche al tessuto osseo, con l’instaurarsi della osteoporosi, a carico soprattutto della colonna vertebrale e del bacino.
FITOESTROGENII fitoestrogeni sono delle piante adatte a regolare e a riequilibrare le funzioni ormonali, in modo naturale, queste piante attirano semplicemente gli ormoni, e quindi la loro assunzione non provoca un pericolo di overdose da ormoni, sono sicuri e privi di effetti collaterali a differenza di quelli di sintesi. Regolano la funzione ormonale dove ce ne è bisogno, se assunti con regolarità ed alle dosi prescritte proteggono il corpo dagli ormoni tossici che potrebbero provocare l'insorgenza di patologie anche gravi, gli ormoni di provenienza vegetale producono gli ormoni buoni, aiutano a sviluppare il seno, proteggono dai disturbi del ciclo mestruale, prevengono i disturbi legati alla menopausa e all'invecchiamento.
I fitoestrogeni, prevengono i rischi al seno, ai genitali, alla prostata e promuovono il benessere generale della persona.

PERCHE' E' CONTROINDICATO IL TRATTAMENTO CON GLI ORMONI DI SINTESI, a meno che non sia strettamente necessario

Il TRATTAMENTO con gli ORMONI di SINTESI , (da notare che SI SCONSIGLIANO QUELLI DI SINTESI riduce le vampate di calore, rallenta la decalcificazione ossea,mantiene lo stato di idratazione della pelle e delle mucose, migliora il tono dell’umore), ma questo trattamento e’ FORTEMENTE CONTROINDICATO, in quanto puo’ causare il cancro al seno e ai genitali, specie se ci sono storie familiari, e’ controindicato in chi ha avuto una patologia vascolare, in chi soffre di ipertensione arteriosa, in chi ha disturbi legati alla circolazione venosa, in chi ha sofferto di tromboflebite o embolie, in chi ha problemi epatici, in chi ha il diabete mellito. ( gli ormoni di sintesi vanno usati solo sotto stretto controllo medico e nei casi di assoluta necesità)
La PILLOLA o la cura della menopausa con gli estrogeni provoca ( ed è accertato da numerosissimi studi in merito, non è una mia mera opinione personale )  un aumento delle possibilità del CANCRO dell'ENDOMETRIO, trombi sanguigni lo stesso dicasi per le terapie ormonali a base di estrogeni e prostegerone che causano il rischio di altri tipi di cancro, con grandi profitti per le case farmaceutiche I sintomi correlati all'uso di ormoni di sintesi, sono nausea, dolenzia ai seni, sintomi simili a quelli della sindrome premestruale, depressione, disturbi del fegato, ingrossamento dei fibromi uterini, ritenzione dei liquidi, squilibri dello zucchero ematico, mal di testa. L'ideale per superare i rischi di ictus e malattie cardiache, è quello di fare attenzione alla alimentazione e fare esercizio fisico PER TUTTE QUESTE RAGIONI, SI CONSIGLIANO GLI ORMONI PROVENIENTI DALLE PIANTE

ERBE, VEGETALI,  FRUTTA e PIANTE CHE CONTENGONO FITORMONI
In Natura i  fitoestrogeni, ovvero i composti non steroidei di origine vegetale, sono presenti in circa 300 PIANTE, sotto forma di precursori, i quali vengono successivamente metabolizzati nell'organismo, nei corrispondenti principi attivi.L'assorbimento corretto dipende dalla sana flora batterica intestinale e dalla contemporanea assunzione nella alimentazione di CEREALI INTEGRALI.

I componenti attualmente noti da un punto di vista CHIMICO, dei fitoestrogeni sono i comestoni, gli isoflavoni, i lignami, i lattoni dell'acido resorcilico, i fitoestrogeni sono presenti i moltissimi vegetali, quali i LEGUMI, le RADICI, la FRUTTA, la VERDURA, ed hanno una azione simile anche se più blanda dell'estradiolo prodotto dall'ovaio, ma non per questo sono meno efficaci. I fitoestrogeni vengono attivati e resi disponibili dall'organismo grazie alla azione della flora batterica intestinale, e quindi è bene avere un intestino sano per far si che questi possano essere attivati nell'organismo. Proteggono dalle malattie cardio circolatorie e dai tumori, perchè sembra che inibiscono gli ormoni negativi all'organismo, attivando gli ormoni buoni

I COMEDONI, si trovano, nei germogli, in quasi tutti i germogli e in special modo nei FAGIOLI, nei CAVOLINI DI BRUXELLES, nel TRIFOGLIO, nei semi di GIRASOLE

Gli ISOFLAVONI, si trovano, nei semi della
SOIA, e nei LEGUMI

I LIGNAMI, si trovano in qusi tutti i CEREALI, come il
GERME DI GRANO, nel frumento, nel riso, nella crusa, nel luppolo, nei semi di Lino, nell'olio di oliva, spremiti a freddo, e in tutte le sostanze VEGETALI, con una più alta concentrazione nei semi di SESAMO e di LINO, FRUTTI DI BOSCO, MIRTILLO e CILIEGIA, succo MIRTILLOPAPPA REALE, MIRTILLO NERO
La SOIA   ( accertarsi che sia BIOLOGICA  e NON OGM), è uno degli alimenti piu efficaci nel prevenire i problemi legati a deficienze ormonali, da studi fatti sembra che riduca l'incidenza delle VAMPATE, e problemi cardiocircolatori: Una alimentazione di tipo vegetariano e con un più alto consumo dei prodotti della SOIA e suoi DERIVATI, riduce anche l'incidenza dell'osteoporosi e di fratture, i derivati della SOIA sono il TOFU, il latte di SOIA, le bistecche di soia e' stato scientificamente provato che l'uso della SOIA giornaliero,  comporta una incidenza minore di malattie cardiovascolari, di tumori, di osteoporosi, di patologie legate al seno e all'utero, alla prostata
La SOIA è una delle piante più riche in fitoestrogeni, specialmente del tipo ISOFLAVONI, che sono dei composti con struttura simile all'estradiolo, estrogeno prodotto dalle ovaie., nonostante abbiano un debole potere ESTROGENICO, producono notevoli effetti fisiologcici estrogeno-simili, perchè si riscontrano livelli ematici estremamente elevati nelle persone che assumono abitualmente soia, con un incremento superiore di ben 500-1000 volte rispetto a chi non ne fa uso. Sembra che sempre gli ISOFLAVONI, derivati dalla soia, inibiscano la crescita cellulare, la proliferazione dei vasi sanguigni che sostenzono l'accrescimento tumorale, ed in più queste sostanze sono degli ottimi antiossidanti, per cui è possibile che questi possano contribuire a ridurre il rishio di alcuni tipi di tumore.

Altre piante che contengono fitoestrogeni sono, Aglio, anice, avena, carote, datteri, fagiolini, finocchio, gramigna, Grano, liquirizia, luppolo, mele, orzo, patate, piselli, riso, salvia, semi di soia. La CIMICIFUGA RACEMOSA, sembra efficace nei problemi psichici e neurovegetativi, riduce l'ormone LH associato alle VAMPATE
L’uso dei preparati naturali assicura la assenza di tossicita’, cura i disturbi in maniera dolce, rapida ed efficace.

ALIMENTAZIONE E MENOPAUSA
Limitare il consumo di grassi animali, ridurre il consumo delle carni, moderare il consumo delle bevande alcoliche. Seguire una alimentazione ricca di
oligoelementi e VITAMINE  E MINERALI, mangiare frutta e verdura, cereali ad alto contenuto di fibre. Mangiare alimenti ricchi di fitoestrogeni come la SOIA, i CEREALI INTEGRALI, i LEGUMI, il CAVOLO, la RUCOLA, la RAPA, il CRESCIONE, il BROCCOLO, i SEMI di LINO. Esporsi al sole con prudenza, evitare il fumo attivo e passivo, praticare una attivita’ fisica con costanza, evitare condizioni di stress, concedersi pause di rilassamento, effettuare le indagini periodiche consigliate, come il PAP-TEST, la MAMMOGRAFIA, la DENSIOMETRIA OSSEA.

MANGIARE GIORNALMENTEbistecche di soia, ricche di fitoestrogeni, OLIVE che hanno i lignami del gruppo dei fitoetrogeni, PANE DI SOIA e INTEGRALE e sostituirlo al pane bianco, TOFU, simile al formaggio magro di mucca, PASTA INTEGRALE, che aiuta anche l'intestino a rimanere sano e in forma, SALVIA, da usarsi come spezia nei condimenti, FAGIOLI i LEGUMI, che contengono isoflavoni, SOIA, che è l'alimento più ricco in fitoestrogeni, farsi anche un misto di fagioli, lenticchie ceci, piselli, azuki, che sono ricchi di isoflavoni, il latte di SOIA, è un alto concentrato do proteine vegetali, condire a crudo con OLIO di semi di LINO e di OLIVA spremuti a freddo. Mangiare naturalmente anche la FRUTTA, e le VERDURE fresche. Bere giornalmente due tazze di latte di soia, mangiare una tazza di Tofu,
Da studi condotti internazionalmente a livello scientifico da più parti si è evidenziato che la alimentazione vegetariama e a base di soia delle donne GIAPPONESI e CINESI, mostravano una minore incidenza dei sintomi legati alla menopausa. Infatti sembra che non appena queste donne passano alla dieta occidentale incorrono negli stessi disturbi che una tale dieta comporta.
Infatti una alimentazione povera di grassi animali, ricca di vegetali, sopratutto di Soia, che ha una struttura simile agli estrogeni umani evidenzia una minore incidenza di malattie legate alla menomausa.e minor rischio di tumore alla prostata.
Assolutamente aggiungere alla dieta quodidiana 2 porzioni di cibo a base di soia, NON MODIFICATA GENETICAMENTE, da acquistare nei negozi bioglogici ed erboristerie che hanno anche alimenti naturali,  questa abitudine, aiuterà a ridurre il rischio di OSTEOPOROSI, di CARDIOPATIE. Gli alimenti a base di soia, sono il LATTE DI SOIA, che è un liquido rilasciato dai fagioli immersi in acqua, il TOFU è un delicato coagulo ottenuto dalla soia facendo addensare il latte fresco di soia fresco bollente con un coagulante, si possono anche fare degli hamburger di tofu mescolando con del pane grattuggiato, con cipolle ed erbe, e friggere a forma di polpetta, il TEMPETH è un doce di soia, gli AZUKI, sono fagioli di soia rossi
MENOPAUSA e FITOTERAPIA, SINTOMI

ANSIA
in menopausa, si possono avere tristezza e malinconia, soprattutto al mattino, allegria e laboriosita’ alla sera, tendenza alla loquacita’, insonnia con difficolta’ ad addormentarsi, sogni angosciosi, vampate di calore. intolleranza per le costrizioni e gli abiti aderenti e stretti
FITOTERAPIA per i disturbi legati all'ANSIA
VALERIANA, composto ESCOLZIA, in compresse o tntura madre,  Estratto a base di Verbena, Lievito di Birra, Tiglio, Escolzia, Genziana, Soia perchè contiene Magnesio e fitoestrogeni,  indispesabile per l'umore, CAMOMILLA erbe per tisanache si manifesta con palpitazioni, sensazione di pericolo imminente, respirazione sospirosa, nausea, vomito, tremori, spasmi, visione offuscata, sono indicati la VALERIANA, il BIANCOSPINO, la PASSIFLORA, l'ESCOLZIA, la MELISSA,  composto ESCOLZIA, TIGLIO, VERBENA

DEPRESSIONE, DISTRAZIONE, SMEMORATEZZA,
La mancanza di memoria, la incapacità a concentrarsi sono sintomi comuni in menopausa, spesso dipendono da un minor apporto di ossigeno al cervello, l'elemento nutritivo del cervello è il glucosio, quando è scarso, in caso di ipoglicemia il cervello funziona male, si ha distrazione, calo di lucidità, capogiri, mal di testa, visione confusa, instabilità emotiva, confusione , comportamento anormale, ansia depressione, disturbi mentali, mancanza di lucidità. Per funzionare correttamente il cervello richiede tutte le
vitamine e i minerali. Anche le placche aterosclerotiche fanno funzionare male il cervello, prechè provocano una insufficienza vascolare, calo delle prestazioni mentali, perdita della memoria, vertigini, mal di testa, ronzii nelle orecchie e depressione, in questo caso è indicato il GINGKO BILOBA. Nella depressione e nella frigidità è indicato l'IPERICO, Estratto al GINSENG, Tisana GENZIANA ,ELEUTEROCOCCO, PAPPA REALE, LIEVITO DI BIRRA,  composto VITAMINE E MINERALI,

Se si manifesta AFFATICAMENTO
e’ consigliato   l’ELEUTEROCOCCO,




ATROFIA della MUCOSA VAGINALE, VAGINITE ATROFICA e SECCHEZZA VAGINALE
A causa della riduzione degli estrogeni la mucosa vaginale tende alla atrofia, con scarsa idratazione e modificata struttura cellulare, e quindi si potrebbe provare del dolore durante il rapporto sessuale, anche  ci possono essere infezioni, prurito e bruciore vaginale, assenza del desiderio sessuale, frigidità. in questi casi sono utili creme o ovuli a base di
SALVIA OFFICINALIS, da effettuarsi sotto stretto controllo medico
Sono indicati il
LUPPOLO in crema vaginale, perche’ contiene principi attivi ad azione estrogenica, se ne fanno 2 applicazioni al giorno
VITAMINE,
vitamina E sotto forma di olio di GERME DI GRANO, olio di BORRAGINE, LECITINA e SPIRULINA    creme, unguenti e candelette vaginali, risolve il problema della secchezza , della irritazione e altre forme di vaginite. Assumere anche vitamina E, per via orale 400 UI al giorno ( fare solo attenzione se si soffre di pressione alta)
ALIMENTAZIONE, aumentare il consumo della
SOIA,  e dei suoi derivati, aiuta a diminuire ed eliminare la secchezza della vagina e l'irritazione. Quindi mangiare prodotti a base di farina di Soia, latte di Soia, gelati di Soia, Tofu, una sorta di formaggio di Soia, inoltre la soia abbassa anche il tasso del colesterolo

CISTITE,
che e’ una infezione della vescica caratterizzata da minzioni frequenti, dolorose, scarse, dolori al basso ventre, la maggior parte delle infezioni alla vescica sono provocati da batteri, anche se non sono presenti nei componenti dell'urina. Il genere l'Escherichia coli è responsabile del 90% delle cistiti. I batteri vengono introdotti nell'uretra dalle secrezioni vaginali, la CISTITE INTERSTIZIALE CRONICA, è una forma di cistite che si presenta con una certa frequenza e non è legata ad una infezione bensì ad allergie alimentari. Il trattamento naturale, consiste nell'aumentare le difese naturali dell'organismo. Sarà bene bere tisane e succhi freschi ed acqua, almeno due litri di liquidi al giorno ed evitare bibite gassate, succhi preconfezionati, caffè e bevande alcoliche, assumere in questi casi
PROBIOTICI, disinfettanti a base di UVA URSINA, UNCARIA per alzare le difese immunitarie.
FITOTERAPIA
si puo’ usare il
MIRTILLO ROSSO germogli, 50 gocce in un po’ di acqua, o SUCCO di MIRTILLO, sembra che l'acido ippurico abbia una azione antibatterica dell'urina, evitare i succhi di mirtillo dolcificati, ma usare solo quelli puri; è indicata anche l'UVA URSINA, efficace nel batterio Escherichia coli, ed ha anche lproprietà diuretiche, l'UNCARIA che alza le difese immunitarie, e il composto VITAMINE E MINERALI, per riportare l'equilibrio all'organismo, PROPOLI che aiuta nelle infezioni genitali

LEUCORREA,
caratterizzata da perdite bianche, conseguenza di un processo infiammatorio e infettivo della vagina e del collo dell’utero, OVULI a base di
CALENDULA, prima di andare a dormire per 10 giorni, UNCARIA per alzare le difese immunitarie e la VITAMINE E MINERALI, PROPOLI

MENOMETRORRAGIA,
e’ caratterizzata da flusso mestruale che si presenta ad intervalli regolari, con perdita eccessiva di sangue e durata del ciclo eccessiva, la METRORRAGIA e’ una emorragia uterina al di fuori del periodo mestruale  ( consultare sempre un ginocologo e fare accertamenti)

CEFALEA VASOMOTORIA
detta anteriore o fronto-temporale, con crisi dolorose, violente, periodiche, precedute da sintomi premonitori ed accompagnate da fenomeni digestivi, neurovegetativi, vascolari., utile il TIGLIO
Importante :
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DOLORI ALLA SCHIENA,
in realta’ poche donne hanno bisogno di farmaci di sintesi come la calcipirina, che ha molti effetti collaterali,la pianta piu’ indicata ed efficace e’ l’
EQUISETO, per la sua azione reminelalizzante ed il suo apporto di SILICIO o la ALFA-ALFA medicago sativa, erba medica, in associazione con la OLMARIA, spiraea olmaria,ed il RIBES NIGRUM se ci sono anche dolori di natura infiammatoria, il rimedio base sara’ il MIRTILLO ROSSO vaccinium vitis ideae, l'ARTIGLIO del DIAVOLO per mitigare i dolori, la BETULLA

EMORROIDI
, Le VARICI,
sono le vene superficiali, dilatate e tortuose con incontinenza delle valvole venose, in genere sono interessate, la vena grande e la piccola safena, si asociano  senso di pesantezza e di affaticamento con tumefazione degli arti inferiori, in questo caso e’ bene evitare la posizione eretta prolungata, l’esposizione alle fonti di calore, movimento regolare come camminare e cyclette, scarpe adeguate, calze elastiche, idroterapia, linfodrenaggio manuale o strumentale.
Le emorroidi, sono una dilatazione delle varicose del plesso emorroidario, la crisi emorroidaria e’ caratterizzata da pesanteza, congestione, dolore, prurito, e viene provocata da abuso di alcool, alimenti piccanti, stress, sforzi fisici prolungati.
Le erbe indicate sia per le varici che per le emorroidi, ,
ANANAS, CENTELLA, VITE ROSSA, e creme come achillea e ortica, o olio Bardana e Achillea

MALATTIE CARDIACHE, COLESTEROLO, ATEROSCLEROSI e MENOPAUSA
Quello che provoca malattie cardiache e circolatorie in genere è dovuto all'aterosclerosi o indurimento delle arterie, provocato da accumulo di placche ateroma, le placche sono composte da colesterolo, grassi e detriti cellulari, questa patologia è strettamente legata alla alimentazione e allo stile di vita. Il Colesterolo non dovrebbe superare i 200 mg. Il colesterolo è essenziale nell'organismo per la produzione degli ormoni sessuali, il colesterolo HDL protegge dalle malattie cardiache, mentre LDL provoca il rischio delle malattie cardiache, ictus ed ipertensione, anche i trigliceridi, provocano il rischio di malattie cardiache. Livelli ematici raccomandati, Colesterolo totale 200 mg, LDL meno di 130 mg, HDL più di 35 mg, Trigliceridi 50-150 mg, lo STRESS, indipendentemente dalla dieta, può cambiare i livelli di colesterolo nel sangue, dovuto ad un eccesso di produzione di noradrenalina e di cortisolo in caso di stress, che riducono il metabolismo dei grassi da parte del fegato. ALIMENTAZIONE e COLESTEROLO, mangiare meno grassi animali e saturi, e mangiare alimenti vegetali, fibra, frutta, verdura, cereali e legumi, e se occorre perdere peso, mangiare almeno 5 porzioni di verdura al giorno, verdure verdi, gialle ed agrumi, aumentare il consumo di carboidrati e fibra, cereali integrali e pasta integrale, no alle farine  bianche raffinate, mangiare legumi, fare attività fisica e mantenere un peso ideale, limitare alcol, carboidrati  non integrali e sale e zucchero bianco.E' raccomandabile mangiare pesce dei mari freddi, come il salmone, lo sgombro, l'aringa, che forniscono gli acidi grassi
OMEGA 3, OLIO di LINO, OLIO di PESCE, è comunque efficace il consumo di pesce per ridurre il rischio di trombi, di ictus e di infarto e di altre malattie cardiovascolari, mangiare 1 cucchiaio al giorno di olio di lino nelle donne in menopausa, spremuto a freddo e biologico, mangiare NOCI, che contengono vitamina E, ZINCO, contenuto nel LIEVITO DI BIRRA, OSTRICA, SOIAMAGNESIO,contenuto SOIA ,  SPIRULINA e vitamina B6.,nel LIEVITO DI BIRRA,  le noci ed i semi oleosi proteggono l'organismo , e vanno acquistate con il guscio, mangiare almeno 2 carote al giorno,e assumere CAROTA, e cereali integrali a colazione, attenzione a non saltare la colazione perché alza i livelli di colesterolo. EVITARE di mangiare , carni rosse , hamburgher, hot dog, uova, latticini, latte intero, burro, lardo, grassi saturi, gelati, dolci, torte, cereali raffinati, pane bianco, alimenti fritti, spuntini grassi, sale , alimenti molto salati, caffè e bibite gassate. PERMESSI, pesce, carni bianche, soia e derivati della soia, olio vegetale spremuto a freddo, frutta, cereali integrali, pane integrale, verdure ed insalate fresche, tisane, erbe, frutta fresca succhi casalinghi, avena, crusca, farina di avena che va consumata regolarmente, psillio, gomma di guar e pectina, legumi, pere, mele, pompelmi, arance, 2 porzioni di frutta fresca al giorno, aglio 50 g e cipolle 600 g al giorno, SMETTERE DI FUMARE, piu sono le sigarette e più gli anni in cui si è fumato e maggiore è il rischio di ictus e di infarto. FARE ESERCIZIO FISICO, ELIMINARE il CAFFE'.
Cambiare lo stile di vita e le abitudini alimentari contribuisce a migliare le patologie cardiache, e a liberare le arterie ostruite

VITAMINE E COLESTEROLO e MENOPAUSA,
una vitamina efficace è la NIACINA, contenuta nel LIEVITO D BIRRA


IPERTENSIONE,
ai valori di 160/95 si considera alta,e’ una delle cause  dei disturbi   della menopausa alla quale si associano anche le vampate, se la pressione non e’ eccessivamente elevata si puo’ tenere sotto controllo con il
CARCIOFO, l'estratto BOLDO l'AGLIO, la la BETULLA, l'OLIO DI PESCE., che hanno tutti  una buona azione sulla IPERCOLESTEROLEMIA, si puo’ associare anche la SOIA

PALPITAZIONI,
Sono caratterizzate dalla percezione della attivita’ cardiaca, le cause possono essere l’ansia, l’emotivita’, l’abuso di eccitanti, anemia, febbre, ipertiroidismo, ipertensione arterioso, affezioni cardiache, vampate di calore.

SUDORAZIONE,
l’iperidrosi e’ caratterizzata dalla menopausa. Si associa alle vampate di calore, utile la
SALVIA OFFICINALIS TM 25 gocce 3 volte al di’ un quarto d’ora prima dei pasti, riduce la sudorazione e le vampate di calore, in quanto la salvia e’ caratterizzata dalla ricchezza in fitoestrogeni,

le VAMPATE
Le vampate si manifestano tra il primo ed il secondo anno dalla cessazione delle mestruazioni, si accompagano a pulsazioni cardiache accellerate, mal di testa, vertigini, aumento di peso, stanchezza e insonnia
si manifestano con un calore improvviso che sale verso il viso, arrossamento della cute, dovuto a vasodilatazione periferica, e sudorazione, durano da pochi secondi a qualche minuto e finiscono con un brivido, sono la conseguenza sia del calo di estrogeni che di una modificazione nella attivita’ del centro della termoregolazione, sembra che le vampate siano causate anche dalla diminuzione delle endorfine prodotte dalle cellule nervose, endocrine ed immunitarie che hanno la funzione di controllo del dolore e della memoria. L'esercizio fisico dimimuisce la frequenza e la gravità delle vampate, ed anche migliora l'umore, la condizione delle ossa e protegge il sistema cardiovascolare
Gli ALIMENTI indicati sono,
FINOCCHIO SEDANO e PREZZEMOLO, della famiglia delle Ombrellifere che contengono fitoestrogeni, SOIA, NOCI, CEREALI INTEGRALI, MELE ed ALFA-ALFA, l'uso di questi alimenti diminuisce l'incidenza delle vampate. Prevengono il cancro del seno e la vaginite atrofica, l'OLIO di LINO, usato regolarmente 1-2 cucchiai al giorno diminuisce l'incidenza di questo problema. NOCI e SEMI OLEOSI, sono una fonte buona di fitosteroli, mangiarne giornalmente mezza tazza. OLIO di CRUSCA di RISO, e CEREALI in chicchi, che contengono il gamma-orizanolo, o acido ferulico, che stimola l'ipofisi e facilita il rilascio delle endorfine nell'ipotalamo, indicato nelle donne alle quali siano state rimosse le ovaie, 300 mg al giorno, abbassa anche il colesterolo ed i trigliceridi e migliora i sintomi della menopausa.
Le PIANTE indicate, sono la la
SALVIA OFFICINALIS, ricca di estrogeni e la CIMICIFUGA che agisce a livello ipofisario inducendo la riduzione dell’ormone LH e di conseguenza attenua le vampate, e’ indicata anche nella secchezza vaginale e riduce le alterazioni dell’umore.i crampi mestrulai, indicato anche nel trattamento della dismenorrea
Si può anche usare una miscela di piante in estrato fluido come la
VITIS VNIFERA varietà rubra, FUMARIA OFFICINALIS,in questo caso utile l'ORIGANO  Origanum majorana, a cui può essere associato del BIANCOSPINO, crataegus oxyacantha,  PASSIFLORA, o Leonorus cardiaca se ci sono anche palpitazioni cardiache, quindi indicato anche il composto all'ESCOLZIA in compresse o tintura madre
Le piante per eccellenza sono anche la
ANGELICA, Indicati PAPPA REALE,  l'ELEUTEROCOCCOche cura oltre alle vampate anche la dismenorrea, l'amenorrea, le metrorragie, mestruazioni anormali, e favorisce una buona gravidanza ed un parto facile, RADICE di LIQUERIZIA, indicata nella sindrome premestruale e nelle vampate, riduce gli estrogeni ed aumenta il progesterone, AGNOCASTO
Le VITAMINE, indicate sono, la VITAMINA E. che migliora oltre alle vampate anche i disturbi vaginali, 800 UI al giorno e poi passare a 400 UI, ( usare la vitamina E sotto controllo medico e non impiegare se si soffre di pressione alta) ESPERIDINA , flavonoide degli agrumi, e VITAMINA C, che migliora l'integrità vascolare e riduce la permeabilità dei capillari, 900 mg di Esperidina e 1200 mg di Vitamina C


CELLULITE,
caratterizzata dall’accumulo di scorie metaboliche sotto forma di tessuto adiposo sclerotico ed eccesso di liquido nei tessuti, la cute ha un aspetto a buccia di arancia, e’ bene alimentarsi bene ed in modo naturale e fare attivita’ fisica regolare.
indicate ANANAS, CENTELLA, olio o crema alle alghe, BETULLA, COMPOSTO FUCUS

ARTROSI,
che e’ l’usura della cartilagine articolare, i sintomi sono rigidita’ e dolore articolare specie dopo il riposo, le forme piu’ diffuse sono la cervicale, la lombare, la artrosi delle anche, detta anche coxartrosi, artrosi delle ginocchia detta anche gonartrosi. Utile e’ l’
ARTIGLIO del DIAVOLO, 2 capsule 3 volte al giorno, ha una spiccata attivita’ antiinfiammatoria, il RIBES NERO, che e’ definito cortisone naturale ( da assumersi se non si soffre di pressione alta), l’effetto sul dolore si manifesta dopo 2-3 giorni, per una artrosi non ben curata si puo’ arrivare anche alla DEFORMITA’ ARTICOLARE.
Indicato l'
EQUISETO, il composto VITAMINE E MINERALI. la BETULLA, l'ANANAS, crema al CAPSICO sulla parte dolorante, ottimo anche la CARTILAGINE DI SQUALO e  il COENZIMA Q10
Importante :
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L’OSTEOPOROSI,
Il termone significa osso poroso, in genere dopo i 40 anni la massa ossea diminuisce in entrambi i sessi, ma le donne sono più esposte a questa patologia.,la malattia si manifesta, con un dolore osseo, si ha incurvamento della colonna vertebrale, riduzione della statura, tendenza alle fratture.I fattori a rischio di osteoporosi sono la menopausa, appartenere alla razza bianca, una menopausa precoce, ereditarietà familiare, statura piccola ed ossa minute, scarso apporto di calcio, vita sedentaria, resezione dello stomaco o dell'intestino tenue, terapia con glucocorticosteroidi, uso di farmaci anticonvulsivi, iperparatiroidismo, ipertiroidismo, fumo, alcol, e in chi non ha mai avuto una gravidanza.
Assumere
CALCIO, contenuto nell'OSTRICA, ZINCO MAGNESIO,, VITAMINA C, VITAMINA B6, VITAMINE del gruppo B, SILICIO, Vitamina D, DOLOMITE, se si prendono le tetracicline il calcio va assunto a 3 ore di distanza., evitare fumo, alcolici, te’, caffe’Attenzione che i disturbi del fegato o dei reni impediscono un corretto metabolismo di questi nutrienti..Indicato anche il FIENO GRECO e l'EQUISETO, la SOIA è indispensabile in ogni caso
ALIMENTAZIONE, menopausa, ed OSTEOPOROSI, Cavoli, spinaci, cime di rapa, verdure a foglia verde, verza, bietole, prezzemolo, lattuga consumare poche proteine animali, perché sottraggono minerali all'organismo, non mangiare zucchero raffinato che fa perdere calcio all'organismo, il
magnesio è indispensabile alla assimilazione di calcio, viene diminuito dal consumo di latte, latticini e derivati del latte. Fare regolarmente esercizio fisico

OSTEOATROSI e menopausa
E' la forma più comune di osteoartrite, è una malattia articolare degenerativa, che riguarda il collagene della cartilagine, le parti più colpite sono le anche, la spina dorsale, le ginocchia e le caviglie, le giunture delle mani, questa patologia provoca indurimento delle giunture e la formazione di grosse escrescenze ossee, che provocano dolore, deformità, limitazione del movimento articolare, il primo segno dell'inizio della malattia è la rigidità mattutina, con l'evoluzione della malattia il movimento della articolazione provoca dolore, ed una attività prolungata, peggiora il dolore, mentre il riposo lo migliora. La cosa essenziale per migliorare la malattia è raggiungere il peso forma,
ALIMENTAZIONE, mangiare i cibi integrali, assumere
ANTIOSSIDANTI, FLAVONOIDI, contenuti nelle ciliegie, nei mirtilli, nelle more, aglio, cipolla, cavolini di Bruxelles, cavoli, escludere dalla dieta le solanacee come i pomodori, le patate, le melanzane, i peperoni ed il tabacco. Assumere dosi adeguate di SELENIO, MANGANESE, VITAMINA C, VITAMINA E ZINCO, VITAMINE del GRUPPO B, SOLFATO DI GLUCOSAMINA, che migliora i dolori e ripara le giunture danneggiate.500 mg 3 volte al giorno, non ha né controindicazioni né interazioni con altri medicinali, fare anche fisioterapia.
Importante :
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per il SOVRAPPESO
ll
FUCUS, sarebbe bene integrare la TIROSINA che e’ un aminoacido precursore della noradrenalina che regola l’appetito e diminuisce l’accumulo dei grassi e stimola la lipolisi, la vitamina C promuove la noradrenalina e la combustione dei grassi, la vitamina E stabilizza la vitamina C,  vedi alla voce OBESITA'

Se c’e’ atrofia della PELLE,
secchezza, riduzione dello spessore del derma, evitare la esposizione al sole, sono indicati, L’
OLIO di BORRAGINE ricco di acido gammalinoleico, utile nella idratazione della pelle. BETACAROTENE, vitamina F ZINCO, consumare ogni giorno frutta e verdura.

Per UNGHIE e CAPELLI fragili
sono utili, CISTINA, vitamina B6 e ZINCO, usare LIEVITO DI BIRRA ed EQUISETO

MANI E PIEDI FREDDI
Spesso compare questo sintomo in menopausa, ma in genere le cause sono l'ipotiroidismo, carenza di
ferro e cattiva circolazione. Se la causa è l'IPOTIROIDISMO, integrare l'alimentazione con alghe kelp, frutti di mare, sale integrale marino cozze, aragoste, sardine e pesci di mare. FUCUS. Se la causa dipede da CARENZA di FERRO, i cui sintomi provocano stanchezza e diminuzione della capacità lavorativa, estratti di fegato a base di vitelli del Sud America, fagioli, pane integrale, verdura a foglia verde. SE  la DIFFICOLTA' DI CIRCOLAZIONE, è dovuta o ad aterosclerosi, o indurimento delle arterie, in questo caso è indicato il GINGKO BILOBA

PREVENZIONE PER ILSENO
I fattori di rischio del cancro al seno sono l'età avanzata, ereditarietà familiare, consumo di grassi animali, primo figlio dopo i 30 anni, nessuna gravidanza, mestruazioni precoci, esposizione alle radiazioni, alcol, mastopatia fibrocistica, contraccettivi orali, dieta sbilanciata.
ALIMENTAZIONE, menopausa evitare assolutamente i grassi animali, le proteine animali, lo zucchero, margarine e grassi da pasticceria, evitare il FUMO perché aumenta i radicali liberi, evitare carne, uova, latte e formaggio e mangiare verdura, cereali integrali, legumi, frutta, soia, cavoli, aglio, pesce, olio di lino, olio di oliva, cavolo, bietole, spinaci, frutta e verura di colore arancione, albicocche, meloni, carote, zuche, cavolo rosso, frutti di bosco, prugne, legumi, cereali in chicchi, semi, broccoli, cavolini di Bruxelles, cavolfiori, verza, rape, ravanelli, mangiare fibre, soia, aglio, attenzione agli antiparassitari ed acquistare vegetali biologici Assumere
VITAMINE E MINERALI, ANTIOSSIDANTI, , come il CAROTENE, VITAMINA C, VITAMINA A, ZINCO, contenuto nella SOIA, elemento essenziale,  VITAMINA E, olio di BORRAGINE

STILE DI VITA e MENOPAUSA

Mantenere un atteggiamento mentale positivo, integrare con supplementi nutrizionali, , mangiare sano, fare esercizio fisico.
ALIMENTARSI in MODO SANO, con alimenti integri, naturali e non raffinati, alimenti vegetali, frutta, verdura, cereali, legumi semi e noci


MENOPAUSA ANSIA, AROMATERAPIA
Salvia, Melissa
SINTESI DI ALCUNI PREPARATI PER I PROBLEMI LEGATI ALLA MENOPAUSA
Agnocasto (amenorrea, dismenorrea, menopausa) è una pianta ANTIESTROGENICA,
Cimicifuga
Salvia,

Dioscorea Messicana
per i problemi ormonali  come fonte di preparazione degli ormoni ANDROGENI, PROSTESTENICI, ESTROGENI, e degli ormoni antinvecchiamento DHEA
Tintura Madre composto Cimicifuga ( calendula, Luppolo,Salvia, Cimicifuga, Equiseto, Alchemilla, Achillea)
Tintura Madre composta Agnocasto (Agnocasto, Salvia, Passiflora, Biancospino; Cardiaca)
Lecitina di soia
MENOPAUSA E FIORI DI BACH, Su richiesta si consigliano i Fiori di Bach adatti.
Tratto da
http://www.erboristeriaedaltro.com/BORRI%20PERLE%20LECITINA.html
postato da: dissidio alle ore 10:38 | link | commenti
categorie: donne, menopausa
martedì, 18 settembre 2007

disintossicazione e drenaggio

Disintossicazione - Vari Metodi:

Ci sono diversi modi per favorire un processo di disintossicazione dell'organismo, attuabili seguendo le diverse linee terapeutiche possibili.

Omeopatia
Due sono i rimedi più disintossicanti della Omeopatia: Nux vomica e Arsenicum album, che possono anche partecipare ad una disintossicazione generale se usati con questo criterio: si userà uno solo dei due rimedi, alla 5 CH , prendendone tre granuli due volte al giorno per un periodo di circa una settimana; si userà Nux quando si tratti di una situazione di sovraccarico alimentare, oppure di stress vitale e stanchezza; si userà Arsenicum quando si avrà la netta sensazione di essersi avvelenati con qualcosa (fumi, esalazioni, vapori, medicinali tossici ecc.).

Oligoelementi
Elemento cardine della disintossicazione è lo Zolfo, che va assunto nella misura di una dose a giorni alterni, per un periodo di almeno 25/30 giorni.
Fitoterapia e drenaggi
Il drenaggio consente di fare eliminare all'organismo le scorie tossiche accumulate. 
Betula verrucosa linfa 1D, macerato glicerinato, è uno dei rimedi che maggiormente facilita la eliminazione di scorie dall'organismo: va assunto nella misura di 30/40 gocce due volte al giorno , almeno per 15/20 giorni.
Arctium lappa TM, da prendere al dosaggio di 20 gocce tre volte al giorno ha pure azione di pulizia generale, e può essere associata a Betula.
Anche la Fumaria, con una intensa azione depurativa può essere associata al trattamento, sotto forma di infuso, utilizzandone 30 grammi per litro di acqua, facendo una infusione di 15 minuti, e bevendone due o tre tazze al giorno per un massimo di 10 giorni consecutivi.
Idroterapia
Il pediluvio con l’ elettrolisi è un metodo innovativo che aiuta il corpo a liberarsi, in modo veloce ed estremamente concreto, da acidi nocivi, scorie e sostanze dannose.
Ciò avviene tramite la ionizzazione dell’ acqua del pediluvio che entra in risonanza con i liquidi dell’ organismo.
vedi:
Apparecchiatura per disintossicare
Bio Elettronica: vedi Metodo Zapper

Vitaminoterapia e integrazione alimentare
Un momento di disintossicazione potrebbe essere anche un momento in cui non si mette proprio nulla nello stomaco, ma può anche essere un momento in cui associare sostanze che stimolano invece la efficace pulizia dell' organismo. Una di queste è sicuramente l'Inositolo, che può essere effettivamente associato a un periodo di dieta alimentare, in modo da riportare all' equilibrio il funzionamento del fegato e di quanto connesso alla digestione. 
L'Inositolo si trova in tavolette da 250 mg. (4/6 compresse al giorno), oppure in preparazioni da 500 mg. di cui prendere 3/4 compresse al giorno prima dei pasti per un periodo di almeno 15/20 giorni consecutivi.

Alimentazione: Note di dietologia
Per accentuare e favorire l'azione disintossicante dell'organismo, si possono utilizzare, per un breve periodo, almeno tre tipi diversi di dieta alimentare.
Il
digiuno
Per
, non assoluto, è certo uno dei modi più produttivi in questo senso; il digiuno non deve essere assoluto, ma mitigato da tisane depurative, non mielate, e da eventuali centrifugati di frutta; vanno comunque assunti solo cibi liquidi, per almeno 36/48 ore. Questo tipo di digiuno consente all'organismo una relativa pulizia, ed è praticabile da qualsiasi persona sana e senza problemi particolari; il digiuno può anche essere utilizzato come forma terapeutica disintossicante, non solo per un uso sporadico, ma anche in modo ripetuto e ciclico, seguendo determinati ritmi (ma per arrivare a questa scelta è necessario incontrare un medico).
provocare una intensa azione depurativa, senza però digiunare, si possono mangiare, per un paio di giorni, solo
Anche dopo sole 24 ore di dieta così condotta, si assiste generalmente alla perdita di molti liquidi accumulati; c'è infatti una discreta azione diuretica e disintossicante della frutta quando viene assunta da sola, non miscelata cioè ad altri cibi, che si attua cambiando l'acqua che si ha addosso.
Questo tipo di alimentazione, protratto per due giorni ogni settimana, può essere anche intensamente dimagrante.
Un terzo tipo di disintossicazione, talora necessario, si attua cercando di privare la alimentazione di tutti gli eccipienti o conservanti presenti nei cibi, comprendendo tra queste anche le possibili contaminazioni chimiche provocate dalla coltivazione degli alimenti stessi.
Il medico inglese Lester, ha definito una dieta di questo tipo come “Dieta della età della pietra”, consentendovi solo quei cibi che si potrebbero teoricamente trovare allo stato naturale sul terreno; sono cioè eliminati tutti i cereali e i loro derivati (pane, pasta, farine ecc.), consentendo invece le patate, le carni di volatili, il pesce, la frutta, le erbe semplici o le verdure in foglia.
Spesso questo tipo di dieta non viene utilizzato solo in funzione terapeutica, ma anche in funzione di studio, consentendo cioè la graduale successiva introduzione degli alimenti di cui si vuole saggiare la possibile intolleranza. Una dieta di questo tipo,
soprattutto per soggetti allergici, può essere una ottima indicazione se protratta per una decina di giorni.

La medicina popolare
Quando si cerca una disintossicazione, bisogna crearla anche intorno a noi. Si deve cioè cercare di accompagnare quel breve periodo che si dedica alla ripresa della propria efficienza, con dei comportamenti attivi di difesa della propria persona (darsi per malato, inventare scuse per non incontrare persone moleste, staccare il telefono, ecc.), e soprattutto bisogna affiancare alla disintossicazione alimentare una moderata attività fisica e respiratoria, come delle camminate o delle passeggiate in bicicletta.
Tratto in parte da:
http://www.eurosalus.com/static/disintossicazione_php3

Commento NdR: Quando si distruggono-disgregano, con qualsiasi metodo, tossine e/o milioni di micro organismi nello stesso momento, alcune volte dopo qualche minuto-ora si verifica, per i micro organismi, la distruzione delle loro membrane (cadaveri di microbi) e queste sono vere e proprie tossine che debbono essere eliminate al piu' presto ! Quelle tossine sia chimiche che organiche possono, non sempre, creare quasi tutti i sintomi conosciuto e non della malattia stessa e possono alle volte, aggravare i sintomi di essa, quando non vengono eliminati velocemente dal corpo.
La Terapia per eccellenza per eliminare dalla pelle le intossicazioni corporee (oltre all'
idro colon terapia interna) e' quella dell'
uso trisettimanale per 3 mesi, del bagno di vapore ed in mancanza di questo della sauna !
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alcuni tipi di frutta, da scegliere però in modo libero, sia per la quantità che per la qualità da mangiare. In questo modo si evita di incorrere in problemi di personale intolleranza agli alimenti; si può mangiare inoltre la frutta in quantità libera, purché si rispetti rigorosamente la regola che impone, tra un tipo di frutta e l'altro, almeno due ore di distanza, in cui si può, volendo, solamente bere acqua, oppure tisane non zuccherate.
La terapia disintossicante del dr. Max Gerson
Questa terapia
e' molto simile a quella che noi consigliamo per disintossicare l'intero organismo ed e' in sintesi questa: essa agisce contemporaneamente in tre modi.
La prima fase è la disintossicazione. 
Si realizza somministrando ai pazienti notevoli quantitativi di succhi di frutta e di verdura biologica fresca, uno speciale passato che stimola l’eliminazione attraverso i reni, e un grande numero di clisteri di caffè (pure biologico), poiché la caffeina serve ad aprire i dotti biliari che liberano grandi masse di materiale tossico.
I succhi freschi contribuiscono anche alla seconda parte della terapia: aiutano il corpo a ottenere le sostanze nutrienti essenziali, i minerali e le vitamine in forma facilmente digeribile. Vengono somministrati altri alimenti: frutta e verdure, crudi o appena cotti, rigorosamente coltivati con sistemi biologici, insalate verdi e il passato già citato, preparato di fresco con verdure ed erbe specifiche. I succhi stimolano inoltre il fegato ed i reni ad eliminare le tossine accumulate. La terza fase del trattamento è la terapia epatica di sostegno sotto forma di ioduro organico e inorganico, notevoli quantitativi di una combinazione di tre sali di potassio in soluzione al 10% (acetato, gluconato e fosfato di potassio), enzimi pancreatici e vitamina B3.


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Tisana - infuso rinfrescante e disinfiammante dell’intestino:
1 pugno per ogni erba in circa 1 lt. di acqua
* : Menta selvatica, Rosmarino, Aneto o Finocchio selvatico, Erba Medica (o  Alfa-Alfa), + 10 foglie di NOCE grandezza media + 5 Noci Verdi tagliate a spicchi sottili, con frutto interno schiacciato, altrimenti 30/40 g di mallo secco di noci.
Far BOLLIRE per mezz'ora circa, con coperchio sul recipiente, in 1 lt, circa, di acqua  (sorgiva ottima) od oligominerale o filtrata con argilla, per eliminare cloro ed altre sostanze chimiche, con acqua di rubinetto, e la stessa, dopo averla rimescolata più volte, fatta decantare per un minimo di 12 ore !, prima dell’utilizzo per preparazione tisana).
Ad ogni tazza aggiungere, un cucchiaio di PICCOLO AMARO SVEDESE a base di acqua vite, aloe vera, mirra. zafferano, foglie di cassia, rabarbaro radice, curcuma radice, manna, triaca veneziana, carlina radice, angelica radice.
Bere a temperatura corporea 3 o 4  tazze al giorno con 1 o 2 cucchiai di miele Millefiori Integrale, cioè, miele ricavato senza trattamenti vari, es. riscaldato per renderlo liquido, e/o con sostanze per conservarlo tale, ecc. ..
Risultato: Le feci diventano compatte senza odore, quindi significa che la parete del tubo digerente si
disinfiamma e migliora la FLORA INTESTINALE.
La macerazione avviene, utilizzando lo stesso preparato nelle diverse ore della giornata od al massimo il giorno successivo.
Per evitare la perdita di aromi e olii essenziali, usare sempre un coperchio e tegame in terracotta, senza smalto !  
* L’acqua sorgiva si può conservare solo in recipienti di terracotta, perché, a contatto con argilla, non perde le sue proprietà  di magnetizzazione, cioè , rimane  quasi come quando è prelevata da sorgente.
*E’ BUONA e curativa, anche l’acqua piovana, sempre se conservata in recipienti di terracotta (argilla), a Matera detto  “u’ chichm”, perché non viene meno la dinamizzazione.
 
tratto da
http://www.mednat.org/cure_natur/disintossicazione.htm
postato da: dissidio alle ore 10:50 | link | commenti
categorie: alimentazione, disintossicazione

Parassiti umani. Il metodo della Dottoressa Hulda Clark

Tabella degli alimenti essenziali alla sopravvivenza dei parassiti

1)Ascaris lumbricoides, verme cilindrico degli animali di casa Quercitina (zucca e zuccchine poco cotte)
2)Ascaris megalocephala, verme cilindrico degli animali di casa D-carnitina (carne, non organica, di animali domestici non allevati in libertà)
3)Clonorchis sinensis, parassita piatto umano del fegato Avena, cotta o cruda

4)Dirofilaria, verme del cuore del cane Lattosio (zucchero del latte)
5)Echinoporyphium recurvatum Formaggio
6)Eurytrema pancreaticum, trematode del pancreas Limone e acido laurico (olio alimentare)
7)Fasciolopsis buski, trematode umano intestinale Cipolla cruda (allil- solfuro, diallil-solfuro, allil-metil-solfuro, e altre sostanze similari della famiglia delle cipolle – liliacee)
8)Fasciola Frumento (glutine e gliadina); lo stadio larvale della metacercaria ha bisogno di acido laurico, olio alimentare
9)Onchocerca, verme cilindrico filiforme Mais, cotto, e acido linolenico (olio alimentare)

10)Paragonimus, parassita piatto del polmone Limone
11)Plasmodium falciparum vivax, malariae (malaria) Stadi larvali diversi hanno bisogno di bisolfuro di ferro, frumento, limone, melanina (famiglia della banana - Plantain), ASA (aspirina, N.d.T.), pirrolo, e altre sostanze
12)Strongyloides, verme cilindrico Patate crude o cotte e acido linolenico (olio alimentare)

Parassiti e inquinamento

Il termine "parassiti" viene utilizzato in due sensi. Ogni essere che vive su di noi o dentro di noi, che cioè non solo si serve di noi per appoggiarsi, ma anche per cibarsi, è detto parassita, indipendentemente dalle sue dimensioni.

Ma in un certo modo alcuni vermi di grandi dimensioni devono essere distinti dalle amebe di media grandezza e ancora dai batteri, più piccoli, o dagli organismi più piccoli di tutti, cioè i virus. Spesso il termine parassita viene attribuito agli esseri più grandi, dalle amebe in su. In questo libro, la parola parassita verrà utilizzata in entrambi i casi. Sarà comunque chiaro dal contesto a cosa si sta facendo riferimento.

I vermi parassiti si dividono in nematodi e cestodi. I nematodi sono tondi come i vermi terrestri anche se possono essere sottili come un capello. (vermi filiformi come la Filaria) o microscopici (come la Trichinella). I cestodi sono più simili alle sanguisughe. Sono in grado di attaccarsi a volte con la testa (scolice) come le tenie, a volte con una ventosa speciale come i trematodi.

I vermi prassiti attraversano vari stadi di sviluppo durante i quali il loro aspetto è molto diverso da quello del verme adulto.

I nematodi come gli Ascaris (nematodi comuni dei gatti e dei cani), sono i più semplici. Le loro uova vengon inghiottite leccando o ingerendo della sporcizia. Queste poi si sviluppano in minuscole larve. Le larve si spostano verso i polmoni. Da qui vengono espulse con la tosse e in seguito ingoiate. Nel frattempo sono già mutate varie volte. Si spostano poi nell'intestino dove divengono adulte e depongono le loro uova nelle feci dell'ospite.

I vermi di solito hanno dei posti preferiti. L'organo favorito dalla Dirofilaria (un verme che colpisce il cuore dei cani) è  il cuore (anche quello umano). A volte però vi sono delle eccezioni. I miei esperimenti indicano che la Dirofilaria può vivere anche in altri organi, se questi sono sufficientemente inquinati da solventi, metalli e altre tossine.

I cestodi come le tenie hanno un'evoluzione molto più complicata. Le loro uova possono essere ingerite dagli esseri umani accidentalemtne con la sporcizia, Le uova si trasformano in piccole larve che si scavano una tana nel loro organo preferito. Il corpo umano le circonda con una ciste. I globuli bianchi hanno l'ordine di non attaccare mai il nostro corpo... e la ciste fa parte del nostro corpo! In questo modo le tenie riescono ad ottenere una residenza sicura per un certo periodo. Se si è soliti mangiare carne, è possibile ingerire una ciste del genere che si trova nella carne che sitamo mangiando! La ciste viene rotta durante la masticazione, la piccola larva viene inghiottita e cerchà di attaccarsi all'intestino con la testa. A questo punto crescerà divenendo sempre piu lunga, aumentando di segmento in segmento. Questi segmenti con le loro uova escono insieme al contenuto intestinale. Spesso vedo anche nell'uomo le tenie di dimensioni ridotte tipiche dei cani.

I cestodi come i trematodi sono anch'essi piuttosto complicati. Le uova, espulse tramite le feci, non vengono ingerite in questo stadio. Al contrario si schiudono in uno stagno o pozza d'acqua dove le lumache e i pesci di acqua dolce le mangiano. Le larve crescono all'interno di questi nuovi ospiti "secondari". In seguito, le lumache le espellono e loro si attaccano al fogliamo che circonda lo stagno. Trascorrono l'inverno in una ciste metacercaria. A questo punto un animale che non sospetta nulla e si trova da quelle parti le mangia. Loro escono dalla ciste metacercaria in uno stadio quasi adulto e si attaccano velocemente all'intestino con una ventosa e hanno cosi`"una dimora sicura" dove possono proseguire la loro maturazione e doporre le uova.

Quattro tipi comuni di trematodi sono: il trematode intestinale umano, il trematode epatico umano, il trematode epatico ovino e il trematode pancreatico bovino. Non lasciatevi fuorviare  dai termini ovino e bovino in quanto tutti questi tipi di parassiti si trovano anche nell'uomo.

(tratto dal libro: "La Cura di tutte le Malattie"; Copyright, pagina 37; Macroedizioni

LO ZAPPER

Nome di una apparecchiatura elettronica che emette a basse tensioni (circa 7-9 volt) 
 delle  frequenze   (microbicide) adatte a distruggere i parassiti che circolano nell’organismo (circa
170 varietà) e che sono creati nell’intestino od introdotti attraverso ciò che entra dalla bocca (acque,
 cibi, farmaci, vaccini).
 
Essi passando dalla barriera osmotica intestinale, per mezzo del sangue vengono veicolati in tutto
l’organismo andando ad annidarsi secondo la specie, nei punti deboli del corpo.
 
Il brevetto è stato messo a punto dalla dott.ssa Americana (medico/microbiologo) Clark la quale nelle
sue ricerche ha dimostrato le scoperte e le intuizioni di uno studioso della fine del secolo scorso di
nome Lakhoswski.
Il principio è che ogni sostanza o microrganismo risuona ad una sua frequenza precisa; la Clark ha individuato e catalogato tutti i parassiti, spore, funghi, microbi, virus, determinando le loro frequenze specifiche con una speciale apparecchiatura elettronica (Sincrometro); una volta individuata la frequenza specifica per la sostanza od in particolare per microbi, parassiti, muffe, spore, si può veicolare quella o quelle frequenze (positive ed a bassa tensione, da 5 a 9 volt al massimo) e distruggere tutto ciò che risuona su quelle frequenze.

Le frequenze dei morbi patogeni Quelle tossine possono, non sempre, creare quasi tutti i sintomi conosciuto e non della malattia stessa e possono alle volte, aggravare i sintomi di essa, quando non vengono eliminati velocemente dal corpo. - dal libro della dr.essa U. Clark: La cura di tutte le malattie
Tutte le creature viventi emettono una gamma di frequenze, anche dette larghezza banda.
Man mano che invecchiano, si restringe la larghezza di banda. Quando muoiono, a volte l'unica cosa che rimane è un'unica frequenza.
La maggior parte degli organismi indicati qui di seguito sono morti e si trovano su vetrini già preparati in commercio (vedi Fonti per la fornitura di industrie biologiche).
Tuttavia hanno ancora una larghezza di banda di 5 KHz. probabilmente dovuta al fatto che abbiamo condotto il test con un generatore di frequenze che era accurato solo ai 100 KHz e anche per il fatto che abbiamo usato piu' voltaggio di quello necessario (come quando una stazione radio potente e' attiva alle sue frequenze ed anche a quelle vicine).
Alcuni test sono stati fatti con un generatore di frequenze più accurato ed un livello di potenza più basso cosicché alcune larghezze di banda sono state riportate più precise.
Se la stessa persona esegue di nuovo il test agli stessi campioni con il medesimo equipaggiamento nel giro di qualche giorno, i risultati saranno assolutamente uguali (entro 1 Hz) il 90% delle volte.
La ragione per cui alcuni risultati non sono identici non è nota. In ogni modo anche persone diverse ed anche la stessa persona in momenti diversi dell'anno possono notare che le frequenze percepite cambiano fino a 3 KHz (una variazione sempre inferiore all'1%).
Alcuni campioni hanno più di una gamma di frequenza indicata, questo parrebbe essere dovuto ad un certo organismo oppure al fatto che sullo stesso vetrino vi era anche un altro organismo non documentato. Gli spazi bianchi rappresentano organismi per i quali sono disponibili i vetrini ma la cui larghezza di banda non è stata determinata.
Larghezza di banda di famiglie di organismi
In generale più piccolo è l'organismo più bassa sarà la frequenza e inferiore sarà la larghezza di banda.

Commento NdR: Quando si distruggono, con qualsiasi metodo, milioni di micro organismi nello stesso momento, alcune volte dopo qualche minuto-ora si verifica la distruzione delle loro membrane (cadaveri di microbi) e queste sono vere e proprie tossine che debbono essere eliminate al piu' presto !

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AVVISO: queste informazioni  non sostituisce la diagnosi e il controllo terapeutico da parte del professionista sanitario!
Anche se i risultati dell’applicazione dello zapper e della sua frequenza elettrica possono essere strepitosi (perfino in malattie molto gravi e croniche), non è nato per, e non ha lo scopo di sostituire una ben controllata terapia medica.
Negli Stati Uniti lo zapper non è un apparecchio medico approvato dalla FDA, e può essere usato solo a scopi di ricerca, non per trattare una malattia.
Nel caso doveste guarire con l’aiuto delle informazioni che seguono, non ce ne assumiamo la responsabilità.
Introduzione
Fin dalla sua scoperta, sono state sviluppate varie applicazioni mediche dell’elettricità nella diagnostica e nella terapia. L’elettricità è usata da molto tempo nella terapia del dolore. Sono stati ripetutamente esaminati gli effetti dell’applicazione di correnti di diverse intensità, frequenze e modulazioni su organismi e microrganismi patogeni e su diverse funzioni del corpo umano. Più di 70 anni fa Nikola Tesla compì studi molto approfonditi su questo argomento. Altri studiosi, come Royal Raymond Rife e la dottoressa Hulda Regehr Clark per citarne solo due, hanno attentamente investigato questo campo, e hanno fatto parecchie scoperte straordinarie.
In qualche modo esse si riallacciano a una scoperta fatta negli anni Cinquanta dal medico dottor Reinhold  Voll, che si accorse che nei punti di agopuntura la resistenza cutanea misurabile è più bassa che in altri punti della cute. Se però si danno al corpo informazioni elettriche, magnetiche o d’altro tipo, immediatamente la resistenza cambia, e il cambiamento è misurabile. Questa scoperta è stata ulteriormente sviluppata, sicché abbiamo oggi un grande varietà di procedure di valutazione analoghe all’elettroagopuntura, in generale definite come “test bioenergetici”, usate da più di 5000 terapisti, medici, dentisti, naturopati e perfino veterinari.
Questo metodo è dunque in grado di misurare le variazioni di un flusso vitale in un corpo umano causate da influssi esterni, elettrici, magnetici o medicinali a cui il corpo stesso venga sottoposto.
La biologa Hulda Clark, che ha per anni lavorato nel settore della ricerca finanziata dallo stato, ha sviluppato un uso pratico di questo principio. Attraverso test bioenergetici ha scoperto che ogni essere vivente e ogni sostanza organica emette un certo numero di frequenze comprese in una fascia ben individuata.
Lo strumento usato per queste ricerche è un generatore di frequenze che produce precise frequenze elettriche scelte dallo sperimentatore. Con un semplice fenomeno di risonanza, la Clark ha scoperto che ogni organismo (ad esempio un batterio) entra in risonanza solo con una specifica gamma di frequenze (per lo più tra loro adiacenti), definita “banda” di frequenze di quel patogeno. Per esempio dopo uno studio sistematico ha potuto stabilire che la risonanza caratteristica di un dato batterio comincia a una frequenza di 99 kHz e cessa a 101 kHz. Così i segnali elettronici all’interno di questa banda di frequenze evocano una risonanza che può essere misurata attraverso la pelle.
Ogni organismo emette frequenze proprie caratteristiche, con una precisa ampiezza e in un preciso livello di banda.
Più elevata è la forma di vita sotto indagine, più alte sono le frequenze specifiche di questo organismo, e più ampia è la fascia entro cui le biofrequenze emesse dall’organismo stesso oscillano. Un’ulteriore scoperta è stata che apparentemente i microrganismi non sopportano una corrente elettrica alternata a basso voltaggio, di frequenza compresa nella loro banda identificativa. Si possono fare esperimenti relativamente semplici su piccole forme di vita come insetti o vermi esposti a correnti debolissime, ma della loro specifica fascia di frequenze. Dopo questo trattamento si osserva che o muoiono, o non riescono più a tornare alla normalità.
Il successivo passo logico è stato scoprire se questo trattamento potesse operare all’interno di un corpo umano. Così è nato il trattamento con un generatore di biofrequenze.
I risultati sono stati strepitosi.
Possiamo così usare la banda di frequenza specifica di un piccolo organismo (virus, batterio, fungo o parassita) non solo per rilevarne, attraverso un fenomeno di risonanza, la presenza nel nostro corpo, ma siamo anche in grado di colpire gli invasori senza danneggiare il corpo umano.
Dopo tale trattamento, per un certo tempo il patogeno in questione non veniva più rilevato  nel corpo.
Abbiamo perciò un avveniristico sistema terapeutico usato in associazione con il generatore di frequenze.
Un organismo umano il cui sistema immunitario indebolito non sia più in grado di liberarlo dai batteri, funghi o parassiti in questione può essere ora ripulito con l’aiuto di un generatore di frequenze.
Sulla base di queste scoperte pionieristiche, altri terapisti bio-energetici hanno ulteriormente approfondito le ricerche della Clark per scoprire i carichi batterici, parassitari, fungini e virali, oltre alle relative bande di frequenza, e per trattare i pazienti con il generatore di frequenze. Merito della dottoressa Clark è stata la fondata formulazione dell’ipotesi che un’intera serie di malattie croniche gravi siano collegate a diversi carichi parassitari. È noto che la maggior parte dei parassiti attraversa vari stadi di sviluppo.
Dalle uova si sviluppano miracidi, che poi si trasformano in redie, poi in cercarie, poi in metacercarie, e infine in trematodi adulti. Altre specie hanno altri, diversi stadi larvali. L’attacco dei parassiti, che è uno stress enorme per l’organismo invaso, non è stato riconosciuto nei test clinici perché sono all’opera meccanismi biologici non usuali. Anzitutto queste forme parassitarie intermedie non sono mai state specificamente ricercate nei test biologici e clinici sul corpo umano perché secondo la biologia ortodossa si sviluppano al di fuori del corpo umano, in un ospite intermedio minore, come un animale domestico, un insetto, una lumaca, e così via.
In secondo luogo, a causa dei limiti delle capacità investigative di laboratorio, gli studi clinici si sono fino ad ora interessarti solo delle infestazioni massicce. Ciò significa che generalmente i parassiti vengono rilevati solo quando si presentano nelle feci, accompagnati da vomito, febbre, anemia e così via.
Tuttavia a me sembra (e questa è la mia scoperta) che le sostanze metaboliche dei parassiti contengano molti allergeni dovuti a certe proteine e acidi estranei al corpo umano.
L’intero organismo è perciò sovraccaricato di lavoro perché costantemente impegnato a lottare contro queste sostanze. Questa mia ipotesi è stata confermata da centinaia di test de me effettuati.
Non occorre che l’attacco sia massiccio: bastano alcuni parassiti o stadi di parassiti (che sono molto più difficili da trovare clinicamente, dato che sono rilevabili solo con uno sforzo tecnico su larga scala) per far iniziare o per mantenere continuamente attivi dei processi patologici. I successi conseguiti con questo trattamento nelle allergie, nell’asma, nell’emicrania, nel cancro, nel diabete, nelle malattie reumatiche e nei problemi non specifici di digestione (per elencare solo alcune patologie) in alcuni casi sono così notevoli da farli sembrare guarigioni spontanee. Ovviamente questo opuscolo non può trattare in maniera particolareggiata della connessione tra tossine parassitarie, batteri, micosi, virus e il metabolismo. Ulteriori informazioni su questo argomento si possono trovare nel mio libro “Parasites - The Hidden Cause Of Many Diseases", che nella versione originale in tedesco è pubblicato da Goldmann-Bertelsmann. Un’altra importante scoperta è stata che si potevano ottenere ottimi risultati utilizzando un generatore di frequenze erogante onde quadre con offset positivo (di solito a una frequenza di circa 30 kHz) invece di una regolare onda sinusoidale. È una corrente di tensione che va da zero volt in su, come quella erogata da un accumulatore, diversamente dalla corrente alternata che arriva nelle nostre case, e che ha un’onda sinusoidale oscillante tra valori di tensione negativi e valori positivi.
È una specie di terapia universale contro la maggior parte dei parassiti, batteri, virus e funghi.
Sembra che questa corrente abbia un effetto temporaneo, generalmente sopprimente, indebolente e specifico su tutti gli organismi estranei, sicché dopo la sua applicazione il sistema immunitario è in grado di riprendere ad attaccare gli invasori. Contemporaneamente si osserva un effetto attivante e rivitalizzante sul sistema immunitario. Non è ancora stata avanzata una precisa spiegazione di questo effetto. La natura non ha onde quadre: quest’onda quadra è un’oscillazione completamente non naturale, evidentemente dotata di un potenziale distruttivo contro organismi viventi estranei al nostro corpo, che resistono a queste vibrazioni ancora meno che a quelle delle onde sinusoidali. Questa esperienza fu la nascita della possibilità di trattare usando un semplice apparecchio, il generatore di biofrequenze, chiamato “Zapper”.
In questo opuscolo userò questa dicitura per indicare tale apparecchio.
Lo zapper è un aiuto universale per ogni genere di malattia acuta o patologia, incluse quelle croniche e gravi. Funziona straordinariamente bene, come possiamo vedere da migliaia di resoconti di miglioramenti conseguiti che abbiamo ricevuto fino ad ora.
Attenzione: lo zapper non è sostitutivo di un piano di trattamento terapeutico e di un accurato trattamento medico in caso di malattia grave o che minaccia la vita !
L’esperienza dimostra che per la maggior parte dei pazienti sono necessari un programma aggiuntivo erboristico, una terapia antimicotica o altri interventi per liberarsi per sempre dei parassiti e patogeni in questione.
L’uso regolare dello zapper porterà sollievo a molti sintomi, specialmente se altri metodi non sono stati efficaci.
Un’altra possibile spiegazione del successo dello zapper è che forse la carica positiva della corrente distacca i batteri, caricati negativamente, dalla loro adesione elettromagnetica al nostro corpo, sicché il sistema immunitario può combatterli. Questo fenomeno è ancora soggetto a studi intensivi nel campo più nuovo della ricerca universitaria: la biofisica.
Se la corrente uccide tutti gli organismi, potreste chiedere, perché è necessario usare lo zapper molte volte? C’è una facile risposta. Poiché la corrente sempre prende la via più breve attraverso la resistenza minore, essa tende a scorrere sulla superficie degli organi. Ciò significa che se avete all’interno del vostro corpo patogeni che avete preso inalandoli o introducendo cibo contaminato, vengono uccisi solo quelli che vengono intercettati dalla corrente mentre il trattamento è in corso. Questo rende necessario applicare lo zapper ogni giorno per un periodo di tempo prolungato.
 
Capitolo 1: come usare lo zapper
Lo zapper usato quotidianamente si è dimostrato molto valido, in particolare usato per tre periodi di 7 minuti l’uno. I test bioenergetici hanno riconfermato ripetutamente la validità di questo regime.
La ragione sta nella natura stessa del trattamento. Lavorando con le apparecchiature per i test bio-energetici, i terapisti hanno scoperto che c’è una simbiosi tra diversi patogeni. Si è capito che certi batteri vivono su o dentro certi parassiti, e a loro volta possono ospitare altri batteri o virus; la stessa cosa accade con i funghi. Anche se a prima vista questo fenomeno può sembrare strano, è abbastanza noto alla medicina ortodossa.
Per esempio è stato descritto come gli Ascaris possono ospitare dozzine di specie di batteri, come E. Coli, Stafilococchi, Streptococchi o batteri Proteus. Si sa anche che i funghi possono vivere sulla superficie dei vermi. È una nozione che si può verificare in un qualsiasi manuale di base di microbiologia.
Perciò le scoperte  della ricerca clinica e della ricerca bio-energetica coincidono: ciò rappresenta un riconoscimento per la “medicina del futuro”. Certamente questo tipo di valutazione diventerà molto comune fra non molto, perché la medicina del futuro non potrà fare a meno dei test fisici bioenergetici.

Protocollo d’uso dello zapper
Dovreste usare lo zapper per 7 minuti. Questo primo trattamento ucciderà o indebolirà un certo numero di parassiti, batteri, virus e funghi. I parassiti colpiti rilasceranno un gran numero di batteri, che il sistema immunitario deve attaccare e gestire.
Così, dopo una pausa di 20-40 minuti, occorre fare un’altra sessione di zapper di 7 minuti. Vale anche questa volta lo stesso meccanismo: la corrente uccide molti batteri, che a loro volta liberano funghi e batteri, il che rende necessario un altro giro di 7 minuti dopo una pausa intervallo di 20-40 minuti.
Perciò il tempo totale di trattamento va da un’ora a un’ora e mezza, che si può occupare leggendo, guardando la TV o riposandosi. La sola condizione è che gli elettrodi siano tenuti in mano o applicati al corpo.
Protocollo n. 1
• 1a applicazione: 7 minuti;
• pausa da 20 a 40 minuti
• 2a applicazione: 7 minuti;
• pausa da 20 a 40 minuti
• 3a applicazione: 7 minuti.
 
Se avete una malattia cronica dovreste continuare a seguire ogni giorno il trattamento secondo il protocollo n. 1 per almeno sei settimane. Successivamente fate il trattamento 5 giorni alla settimana per altre 3 settimane.
Una volta che state meglio, per altre 3 settimane fate il trattamento una volta al giorno per 10 minuti, 5 giorni alla settimana. Questo mantenimento ha lo scopo di impedire a nuovi patogeni di stabilirsi nel vostro corpo, mentre il vostro sistema immunitario si riprende completamente per poter da solo compiere il lavoro di difendervi dagli invasori, che è lo scopo di ogni trattamento.
Protocollo N. 2
• per sei settimane: applicazione giornaliera;
• per tre settimane: cinque giorni e pausa di due giorni;
• per tre settimane: una volta al giorno per 10 minuti.
 
Questo non è uno schema rigido, ma dev’essere adattato ai bisogni individuali. Mentre vi sottoponete allo zapping può accadere che il vostro corpo venga sovraccaricato da organismi morti e dalle tossine rilasciate dai parassiti, dai funghi e dai batteri. Queste tossine devono essere eliminate dal corpo.
A questo scopo dovreste seguire le istruzioni descritte nel capitolo “Misure aggiuntive”.
Se siete molto deboli e sentite forti reazioni, come mancanza di energia o un aggravamento dei sintomi, vuol dire che il vostro corpo non è in grado di detossificare sufficientemente e che il vostro sistema immunitario non riesce ad assorbire le tossine. Allora dovreste passare al regime “5 giorni di zapping – 2 giorni di pausa”, ridurre ulteriormente lo zapping a solo una sessione di 3 periodi di 7 minuti con pause di 20 minuti tra l’una e l’altra, ogni 4 giorni. Questo lascia al vostro organismo abbastanza tempo per recuperare.
Non appena le reazioni si riducono potete aumentare a un trattamento ogni 3 giorni o ogni 2 giorni, e poi ogni giorno. Se invece il miglioramento è molto rapido, come noi abbiamo visto accadere molte volte, potete passare prima al mantenimento.
Capitolo 2: Applicazione degli elettrodiLo zapper ha due manopole che si possono tenere in mano, oppure due fasce da avvolgere attorno ai polsi.
Attenzione: Gli elettrodi a fascetta devono essere bagnati per consentire una buona conduttività.
Se non sono abbastanza bagnati, lo zapper segnalerà che vi è insufficiente conduttività. Inoltre, se le fasce non sono bagnate, alcune persone possono sviluppare segni cutanei di bruciatura sui polsi. Se siete particolarmente sensibili alla corrente provate a usare gli elettrodi a fascia sulle caviglie invece che sui polsi, o usate i cilindri di rame a disposizione.
Togliete dal corpo tutti i gioielli, anelli, orologi e altre parti metalliche, altrimenti l’effetto dello zapper verrà grandemente ridotto. Nel caso di orologi da polso, si potrebbe a volte notare un danneggiamento del “clock mechanism” a causa della frequenza dello zapper.
Fin ad ora si sono dimostrate valide un certo numero di altre applicazioni diverse di elettrodi.
Se per esempio i vostri problemi sono al di sotto dell’ombelico, nell’area della vescica, dell’addome o delle articolazioni di questa zona, potete far scorrere la corrente partendo dalla pianta dei piedi.
Mentre lo fate, il pavimento dovrebbe essere isolato da voi. Il modo più semplice di farlo è mettere due spessi fogli di plastica sul pavimento, posarci sopra i due elettrodi metallici a cilindro cavo, e poi metterci sopra i piedi. Mentre fate lo zapping in questo modo potete stare seduti su una sedia.
Un’altra variazione: se non riuscite a localizzare esattamente dove si trova il dolore – specialmente se è tra l’ombelico e il petto, potete trattarvi in modo diagonale. Significa tenere nella mano destra un elettrodo durante i primi sette minuti, mentre l’altro elettrodo è sotto il piede sinistro. Per il secondo turno di sette minuti scambiate gli arti: prendete un elettrodo nella mano sinistra e mettete l’altro elettrodo sotto il piede destro. Durante il terzo turno mettete un elettrodo sull’addome o sotto l’ombelico e l’altro alla base del collo, in direzione del torso.
Se i problemi sono tra il petto e l’ombelico sul lato destro del corpo, allora preferirete mettere gli elettrodi rispettivamente nella mano destra e sotto il piede destro. Stessa cosa, ma invertita, se il dolore è nel lato sinistro del corpo: un elettrodo nella mano sinistra, l’altro sotto il piede sinistro.
Un’altra possibilità, indicata specialmente nel caso di debolezza o fatica, è di tenere gli elettrodi nelle due mani durante il primo trattamento, e di metterli sull’addome e alla base del collo durante il secondo turno, come descritto prima.
La terza possibilità potrebbe essere di sdraiarvi a pancia in giù per sette minuti, con un elettrodo sul coccige e l’altro sul collo. Questo ha un effetto tonificante ed è dedotto dall’insegnamento cinese dei meridiani.
Per trattare specifiche aree di dolore c’è un’altra opzione nel modo di mettere gli elettrodi: prendete in mano un elettrodo e posizionate l’altro direttamente dove sentite dolore, per esempio l’anca, il ginocchio, o la schiena. Alcuni pazienti riferiscono di aver sentito immediato sollievo quando facevano scorrere l’elettrodo sull’area interessata, specialmente se si trattava di un superficie più estesa.
 
Capitolo 3: effetti collaterali ?
Di solito l’uso dello zapper non dà effetti collaterali. La corrente usata è così debole che non influenza le funzioni del corpo umano. Ma consigliamo le persone che portano un pace-maker di non usare lo zapper, dato che questo aspetto non è ancora stato investigato. Consigliamo di non usarlo nemmeno durante una gravidanza perché non sappiamo ancora come i parassiti morti e le tossine che risultano dalla massiccia uccisione dei parassiti possono influenzare la salute del feto.
Tuttavia un numero considerevole di donne gravide hanno riferito di aver usato lo zapper senza alcun effetto negativo per sé e per i nascituri. Anzi, sia le mamme che i bambini hanno avuto un considerevole miglioramento dello stato di salute. Voglio solo avvertire che questo aspetto non è ancora stato sottoposto a ricerche sistematiche.
Malattie auto-immuni.:
È risaputo che nelle malattie auto-immuni tutti i provvedimenti intesi a rafforzare il sistema immunitario sono dannosi per il corpo, dato che il sistema immunitario opera aggredendo il proprio stesso organismo, oppure il sistema immunitario è quasi non esistente. I risultati e i resoconti dei pazienti variano considerevolmente.
Alcuni sono riusciti a migliorare la propria immunità eliminando dal corpo organismi estranei; altri hanno notato un immediato peggioramento delle proprie condizioni. In questi casi è necessario trovare un dosaggio individuale. Ad esempio è possibile che un tempo di trattamento di soli 30 secondi sia sufficiente per iniziare con tali pazienti. – che in generale sono abituati a gestire la propria patologia – con un graduale aumento nel corso di mesi. C’è una semplice regola empirica: se la persona avverte leggere reazioni come fatica, sete, mancanza di energia, lievi cefalee, è un segno positivo, perché mostra che si stanno uccidendo organismi patogeni e il corpo reagisce e sta detossificando. Ma forti reazioni non dovrebbero essere tollerate, dato che possono essere un segno che il corpo è sovraccaricato dalle tossine emesse. In quei casi il dosaggio dev’essere ridotto.
Diabete:
L’esperienza mostra che i diabetici insulinodipendenti possono avere così strepitosi cambiamenti nei valori di glucosio ematico da dover continuare lo zapping solo sotto supervisione di un medico o solo continuando a monitorare il livello di glucosio nel sangue. Può essere necessario ridurre rapidamente le iniezioni di insulina per evitare un’overdose.
Esempi di applicazioni:
• Raffreddore iniziale
Una delle più belle possibilità di applicazione di uno zapper in qualsiasi momento delle vostra vita, per tutta la famiglia, è all’inizio di un attacco di raffreddore. Lo zapper ha provato la propria validità contro l’acuta ondata di batteri, che viene immediatamente ridotta. Riceviamo quotidianamente relazioni entusiastiche su come i raffreddori vengono immediatamente arrestati, oppure il loro decorso è stato abbreviato attenuato. S
e voi o le persone che vi stanno accanto sentite che state per prendere un raffreddore, immediatamente fate lo zapping con una normale sessione da tre periodi di sette minuti, prendete una dose elevata di vitamina C e bevete molta acqua senza anidride carbonica e a basso contenuto di minerali !
Nella maggior parte dei casi questo è completamente sufficiente. Lo zapper è un ottimo investimento perché è come un farmaco che non si consuma mai. Solo le batterie devono ogni tanto essere cambiate, e tutta la famiglia può usare questo metodo per mantenersi in salute.
 
• Abbiamo avuto un buon numero di pazienti che soffrivano di bronchite da anni e che, dopo aver letto le spiegazioni relative, si sono comprati uno zapper.
Si è dimostrato molto efficace cominciare in un periodo senza sintomi. Per aiutare il sistema immunitario a spezzare il ciclo di bronchite cronica, il paziente dovrebbe farsi regolarmente lo zapping per almeno 4 mesi.
In primavera e in estate si dovrebbe come prevenzione fare ogni tanto un mantenimento quotidiano di 10 minuti per alcuni giorni, si dovrebbe fare regolarmente lo zapping in inverno e alla dose massima durante il periodo stagionale più pericoloso. Raccomandiamo anche di prendere sia rimedi omeopatici che integratori rigenerativi come la vitamina C, il selenio e l’orotato di zinco come trattamento di sostegno.
Molti pazienti che avevano sofferto di bronchite ricorrente cronica, a volte per decenni, in questo modo sono stati guariti e hanno potuto per la prima volta passare i mesi invernali senza sintomi.
 
• Cistite cronica:
In caso di cistite cronica, specialmente nelle donne, abbiamo trovato che è molto efficace far passare la corrente dai piedi e fare trattamenti regolari. La stessa cosa si applica nei casi di nefrite e pielite.
La biofrequenza emessa dallo zapper può aiutare a ridurre il dosaggio dei farmaci richiesti. Inoltre assicuratevi di tenere i piedi sempre al caldo. Specialmente si sono dimostrati utilissimi bagni caldi ai piedi con incremento progressivo della temperatura. Non dimenticate di bere sufficienti quantità d’acqua non gasata, oltre che tisane genericamente indicate per reni/vescica come trattamento di sostegno.
 
• Dolori all’apparato locomotore
Ripetutamente e continuamente i malati affetti da reumatismo trovano utile l’uso dello zapper.
Nonostante la causa alla radice del reumatismo non abbia nulla a che fare con parassiti e batteri, le infiammazioni alle articolazioni sono mantenute attive dai germi. Questa carica batterica può essere efficacemente ridotta con lo zapper. Nella nostra esperienza professionale abbiamo spesso trovato un latente problema di trichinella nei reumatici. Evitare il maiale e una dieta con poche proteine vi faranno sentire considerevolmente meglio.
• Asma
È grande merito dei professionisti della salute che testano bio-energeticamente aver scoperto che certi parassiti – specialmente gli Ascaris – sono responsabili dell’asma bronchiale, sicché l’uso dello zapper può spesso conseguire risultati strepitosi. In seguito all’uso dello zapper, molti pazienti hanno potuto ricominciare a vivere senza il loro spray per l’asma. Abbiamo avuto i migliori risultati mettendo un elettrodo sul petto e tenendo l’altro elettrodo in mano. Molti pazienti riferiscono che sentono come se qualcosa si fosse sciolto.
A volte si riesce a conseguire sollievo perfino da tossi dure e persistenti.
Dopo aver intensamente espettorato, la malattia migliora progressivamente. In questi casi alcuni pazienti fanno uno zapping un po’ più prolungato (fino a 3 volte per 12 minuti) finché sentono un consistente miglioramento. Può essere di grande aiuto assumere regolarmente succo o gocce erboristiche di timo.
 
• Cancro
È merito della dottoressa Clark aver scoperto che le cariche parassitiche svolgono un ruolo centrale nel cancro. Potrete trovare ulteriori informazioni su questo argomento nei suoi libri  "The Cure for All Cancers" e "The Cure for All Advanced Cancers".* Naturalmente nel caso del cancro lo zapper non può essere considerato come l’unico rimedio, ma con esso si può efficacemente ridurre la carica parassitica, sicché gli altri presidi terapeutici possono diventare efficaci.
• Stress sul sistema nervoso centrale
Carichi come l’epilessia, il Parkinson o altre malattie del sistema nervoso sono causati da influssi parassitici e da tossine ambientali. Abbiamo visto un gran numero di pazienti trovar sollievo dalla loro malattia, e non vogliono più fare a meno di questo aiuto delle biofrequenze! Naturalmente per battere queste malattie si deve lavorare intensamente sia all’eliminazione dei parassiti e delle tossine, sia al rafforzamento del metabolismo.
• Emicranie e cefalee
È rivoluzionaria la scoperta di Strongyloides (nematodi, o vermi filiformi) nella maggior parte dei pazienti che soffrono di emicrania. Nel caso in cui effettivamente questi parassiti fossero presenti, abbiamo visto che gli attacchi di emicrania cessano non appena gli Strongyloides se ne sono andati.
Nell’arco di più di 3 anni abbiamo raccolto dozzine di casi documentati. Se le emicranie ritornano, vediamo che il soggetto si è infettato di nuovo. Anche qui lo zapper offre un aiuto indispensabile, nella terapia, nel mantenimento e nella prevenzione.
 
• Dolori mestruali.
In caso di dolori mestruali e di sindrome premestruale l’uso dello zapper è promettente. Nella maggior parte dei casi fanno parte del quadro l’enterobius vermicularis (ossiuri), vermi filiformi e vermi cilindrici.
Dovreste iniziare la terapia in un momento intermedio tra due mestruazioni , e fare uno zapping intensivo durante la mestruazione, e cioè due volte al giorno 7 minuti per 3 volte. Potete trovare ulteriori informazioni sulla connessione tra tossine ambientali, parassiti e malattie croniche nel mio libro "Parasites - the Hidden Cause of Chronic Diseases”
•   Allergie
Nel corso di due anni ho fatto ricerche sistematiche con i test bio-energetici sulla connessione tra allergie e carichi parassitari in centinaia di pazienti, sicché posso dire con certezza che ogni paziente allergico ha dei parassiti. I parassiti impediscono al corpo di interrompere la reazione immuno-allergica.
Sono riuscito a determinare esattamente quali parassiti in connessione con quali proteine estranee causano un eccesso di sensibilità nel corpo. Potete trovare queste scoperte illustrate nel mio libro "Parasites - the hidden cause of chronic diseases".Per liberarvi dalla peggiore infestazione, lo zapper è un ottimo strumento di primo aiuto per qualsiasi persona allergica in tutti i tipi di allergia, mentre in casi gravi sono necessarie anche altre misure.
 
Capitolo 4:
misure terapeutiche aggiuntive In generale per sostenere la terapia sono utili, oltre allo zapper, alcune misure aggiuntive.
 
• Bere:
Non è difficile capire che è indispensabile una sufficiente quantità di liquidi per detossificare regolarmente il corpo e mantenere le sue funzioni vitali. In proposito c’è una vasta letteratura quartature , ad esempio "Your Body’s Many Cries for Water" (Il vostro corpo grida la sua sete d’acqua), di Dr. F. Batmanghelidj, MD.
Per eliminare correttamente i prodotti di scarto occorre acqua non legata. Cosa significa ?
Quando una molecola d’acqua è legata a minerali e ad altre sostanze, per esempio l’acqua minerale (anche non gasata), nella sua struttura non resta più nessuna capacità di legarsi alle tossine per eliminarle.
Questo fatto non è ancora stato sufficientemente riconosciuto nella popolazione generale.
A causa dell’aumentato carico di tossine che si producono mentre si fa lo zapping, è fondamentale bere ogni giorno come minimo due litri d’acqua non gasata, indipendentemente da altre bevande assunte.
Il trascurare questa regola è uno degli errori più comuni quando si usa lo zapper.
La nostra esperienza ci ha dimostrato che l’acqua di rubinetto – anche se le leggi relative all’igiene dell’acqua di rubinetto hanno uno standard molto più elevato negli Stati Uniti che in molti altri Paesi – non è acqua libera, non legata, dato che contiene molti batteri, metalli pesanti e tossine ambientali.  Nella nostra pratica professionale abbiamo testato centinaia di campioni d’acqua di rubinetto, e nessuna era sgombra da metalli pesanti. 
Questo si può facilmente dimostrare fisicamente misurando la resistenza dell’acqua. Da questo punto di vista l’acqua di rubinetto è acqua di qualità inferiore. Mentre si fa questa terapia è veramente necessario bere acqua di qualità superiore ad alta resistenza. La più adatta è acqua passata in un filtro a osmosi inversa o acqua proveniente da fonti specifiche (come l’acqua italiana Plose, che secondo me è l’acqua naturale con la più alta resistenza). [ATTENZIONE: Dovete accertarvi che il vostro filtro a osmosi inversa non aggiunga metalli lantanidi all’acqua, come la dottoressa Clark ha ammonito nel suo libro più recente su questo problema.
E siate consapevoli anche che le acque in bottiglia acquistate nei negozi generalmente contengono solventi, che sono ancora peggio dei metalli pesanti e dei batteri che potete trovare nell’acqua del rubinetto.
Occorre testare l’acqua al Sincrometro® per stabilire la purezza del prodotto. Il Filtro NIMBUS Water Maker Mini è un affidabilissimo filtro a osmosi inversa che secondo i test fatti al Sincrometro® non aggiunge metalli lantanidi all’acqua filtrata.] Assicuratevi che l’acqua sia in bottiglie di vetro, non di plastica. Per farvi un’idea, sia pure approssimativa, guardate questi numeri: l’acqua di rubinetto generalmente ha una resistenza di 2.500 Ohm. L’acqua Plose ha una resistenza di 28.500 Ohm. Perciò l’acqua Plose ha una capacità di detossificazione che è 10-12 volte quella dell’acqua di rubinetto. L’acqua passata in un filtro a osmosi inversa ha anch’essa attorno a 30.000 Ohm, sicché per una famiglia di 3 o 4 persone l’investimento è ammortizzato nel tempo.
Bevete giornalmente i vostri 2 litri d’acqua, anche se all’inizio questo può essere difficile per voi.
Il vostro corpo vi ringrazierà, e attraverserà una fase di transizione per un periodo di circa 6 settimane !
Quando usate lo zapper, vi raccomandiamo vivamente di bere ogni giorno un minimo di due litri d’acqua non gasata di alta qualità.
• Vitamina C
Può suonare un po’ profano e semplicistico, ma la vitamina C è uno dei più importanti convertitori catalitici di cui il nostro corpo ha bisogno per un gran numero di processi interni. È importante assumerne una quantità sufficiente perché la vitamina C non può essere prodotta dal corpo. Deve essere fornita al corpo in permanenza.  Oggi il contenuto in vitamina C dei nostri alimenti è drasticamente ridotto.
Ciò è dovuto a tossine ambientali oltre che alle condizioni in cui verdura e frutta vengono coltivate e lavorate. Vari studi scientifici hanno dimostrato che la frutta, per quanto bello sia il suo aspetto, non ha nemmeno ¼ del contenuto in certe vitamine che la stessa frutta aveva 20 anni fa. Per questo, purtroppo, nella nostra civiltà è divenuto sempre più necessario fornire al corpo integrazioni di vitamine.
La vitamina C ha un ruolo cruciale nei processi metabolici, come pure nei processi di disintossicazione del sistema immunitario, e sta diventando sempre più importante nella lotta contro i germi e gli invasori patogeni. Occorre differenziare tra vitamina C naturale e vitamina C sintetica (acido ascorbico).
Il corpo è in grado di utilizzare molto meno l’acido ascorbico sintetico della vitamina C naturale, come per esempio la Super C del dottor Lange. Sembra che per ottenere lo stesso risultato con la vitamina C sintetica ne occorra una quantità da 5 a10 volte maggiore della vitamina C naturale, organica.
Organica significa che è stata derivata da frutti o da piante. Nonostante la vitamina C organica costi da 5 a 10 volte più di quella sintetica, in definitiva diventa più economica e anche più sana per il corpo, dato che grandi quantità di acido ascorbico assunte per un periodo di tempo prolungato possono irritare le membrane mucose.
La vitamina C svolge un ruolo importante nei molti processi di guarigione che avvengono nei vasi sanguigni.
La vitamina C si usa con successo contro le micotossine (tossine provenienti dalle muffe).
Perciò quando lavorate con lo zapper per sostenere il vostro sistema immunitario e promuovere l’eliminazione delle tossine, prendete l’abitudine di assumere da 1/3 a ½ cucchiaio da tè di vitamina C naturale (1 cucchiaio da tè = 5 ml, nota del traduttore). Nel corso dei miei test bio-energetici sono stato sorpreso di trovare che la vitamina C è la sola vitamina che risulta carente in tutti quanti i pazienti.
• De-acidificazione
Un generale fenomeno della nostra civiltà è naturalmente la sovrabbondanza di cibi acidificanti che portano a una sovra-saturazione di proteine e acidi nel corpo. Molte malattie croniche hanno le loro radici in questo fenomeno. Molti libri di medicina naturale parlano di questo. Come de-acidificare il corpo può essere appreso dal mio libro "Parasites - The Hidden Cause of Many Diseases".
Ma potete subito cominciare a de-acidificarlo mantenendo una dieta a basso tenore di proteine.
Il maiale dovrebbe essere cancellato per sempre dalla vostra lista di alimenti. Il consumo di carni e di prodotti derivati dal latte dovrebbe essere grandemente ridotto.
Non temete: non soffrirete di carenze nutritive, come certa propaganda sta cercando di farvi credere.
Gli alimenti più noti per essere acidificanti sono l’alcol, lo zucchero, il caffè e il tè nero.
Questi dovrebbero essere ridotti il  più possibile, a seconda di quanto grave è la malattia.
Invece mangiate molte verdure, insalate e frutta! Una tale dieta è insolita per molti, così, per aiutarvi ad orientarvi, nell’appendice vi forniamo una lista con i principali alimenti acidificanti e basificanti.
Inoltre la maggior parte delle persone è inconsapevole dell’eccessiva quantità di zuccheri e proteine che ingeriscono. Solo un meticoloso esame delle loro abitudini alimentari può gettare luce su questo argomento.
Se seguite queste facili regole, siete sulla buona strada verso uno stato di salute quasi perfetta: bevete circa 2 litri d’acqua, bilanciate acidi e basi, prendete vitamina C e usate lo zapper ogni giorno.
• Controllo giornaliero
Il controllo quotidiano della vostra urina del mattino usando una striscia rivelatrice è un grande aiuto.
Il valore del pH dovrebbe essere tra 7.0 e 7.4. Se raggiungete questo valore, avrete gettato le basi per la guarigione.
Le striscette indicatrici dovrebbero avere una scala da 5.4 a 8.0 in gradini di 0.2. Potete acquistarla presso qualsiasi farmacia.
  
• Eliminare i parassiti
Naturalmente in aggiunta allo zapper è sensato seguire il regime di integratori antiparassitari erboristici per eliminare completamente e per sempre tutti i germi patogeni e i parassiti. Il programma antiparassitario erboristico della dottoressa Clark si può trovare in uno qualsiasi dei suoi libri, oppure all’indirizzo:
http://www.drclark.net


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categorie: parassiti, dott hulda clark, zapper
venerdì, 14 settembre 2007

Terapia per l'infezione da hiv del dott. Fabio Franchi

curriculum e bibliografia                                                                           Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1977 a Trieste.
Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva a Trieste e in Clinica delle Malattie Infettive a Siena nel 1991.
Medico Ospedaliero presso L'Ospedale di Trieste.
E' stato per alcuni anni docente di Metodologia Scientifica all'Università di Trieste (Specializzazione in Medicina Interna).
Studioso di teoria e tecnica della metodologia scientifica, partecipa ai lavori del Gruppo per la rivalutazione scientifica dell’ipotesi HIV/AIDS fin dalla sua costituzione.
Ha scritto diversi articoli su argomenti controversi in medicina.
E’ autore con Luigi De Marchi del libro “AIDS, la grande truffa”, pubblicato nel 1996, in cui vengono affrontati in maniera sintetica e comprensibile a tutti i grandi paradossi della teoria virale dell’AIDS, le frodi che ne sono alla base, sostenendo le sue tesi con una adeguata bibliografia.
Altre pubblicazioni sull’argomento:
"Alla ricerca del virus HIV Analisi del valore dei test utilizzati per l’infezione da HIV" Leadership Medica settembre 1998
http://www.cesil.com/0898/itfrah08.htm

Franchi F., Marrone P. "Sex virus? Implicazioni etiche e politiche della ricerca sull’AIDS" Rivista online Etica e Politica, Università di Trieste Vol. I, No. 2, 1999 http://www.units.it/~etica/1999_2/index.html

E. Ponte, N. Fiotti, F. Franchi Fondamenti di metodologia clinica - Ed PMS 2003, Udine

Terapia per l'infezione da HIV:
revisione critica e proposte alternative

Fabio Franchi
 
Abstract
La mortalità per AIDS è progressivamente diminuita negli ultimi 9 anni e questo fatto viene attribuito principalmente alla terapia antiretrovirale. Verranno perciò esaminate le relative evidenze che abbiamo trovato molto carenti. Le ragioni principali stanno in alcuni risvolti statistici meno noti e nell’anomala impostazione degli studi di efficacia dei farmaci, con i quali si mira ad ottenere risultati in primo luogo su “marker surrogati” piuttosto che su benefici clinici. Altre opzioni potrebbero portare sia a progressi nella terapia sia ad una migliore comprensione di questa sindrome complessa ed articolata.
Introduzione
Partendo dal presupposto che la base per ogni progresso conoscitivo è una consapevolezza critica delle precedenti acquisizioni con il riconoscimento degli errori passati, a tal fine proponiamo: 1) alcune considerazioni metodologiche sulle terapie antiretrovirali alla luce dei risultati via via ottenuti, 2) una discussione sugli attuali obiettivi della terapia (controllo dei markers surrogati), 3) una valutazione di proposte pratiche alternative.
Quello che appare evidente è che la terapia antiretrovirale ha subito negli anni importanti modificazioni, e che è stata osservata una marcata riduzione della mortalità per AIDS a partire dal 1996, anno di introduzione di nuove classi di farmaci. Tuttavia l’assunto che tale riduzione sia dovuta unicamente a questo fattore è molto riduttivo. Nella presente review ci proponiamo di dimostrarlo in tre brevi capitoli:
1) STORIA DELLA TERAPIA ANTIRETROVIRALE
Valutazione riduzione mortalità
Valutazione rischio – beneficio terapia
2) VALIDITA’ DEI MARKER SURROGATI
3) PROPOSTE TERAPEUTICHE ALTERNATIVE
1. STORIA DELLA TERAPIA ANTIRETROVIRALE
Sono stati pubblicati migliaia di studi per testare l’efficacia della terapia nell’infezione da HIV, tuttavia è singolare che quelli considerati metodologicamente adeguati siano rari ed abbiano invariabilmente dato risultati indifferenti o negativi per gli antiretrovirali.
E’ opportuno precisare fin dall’inizio che per valutare correttamente l’efficacia di un farmaco, è fondamentale vengano compiuti approfonditi studi preliminari e poi studi clinici metodologicamente adeguati (randomizzati, controllati con placebo, in doppio cieco), in modo da ridurre le possibili distorsioni (bias). Ricordiamo che un farmaco per l’AIDS (il ditiocarb), che sembrava promettente e che aveva superato positivamente diversi piccoli studi ben strutturati, venne ritirato dal commercio a causa di un solo studio negativo di più ampio respiro e potenza statistica, interrotto tra l’altro precocemente (1). Un provvedimento di questo genere è giustificato, sempre che le premesse siano corrette, poiché 100 verifiche positive non valgono una buona falsificazione, come ci ha insegnato il filosofo della scienza Karl Popper. Tuttavia in altre situazioni analoghe questo stesso principio non viene fatto valere. Dobbiamo inoltre constatare che attualmente: 1) per permettere una più rapida approvazione dei farmaci, si ricorre all’“approvazione veloce” (fast track approval) grazie alla quale le stesse fasi preliminari di sperimentazione e studio vengono drasticamente abbreviate sino a 24 settimane (2) (normalmente 5-10 anni); 2) che i trial clinici con caratteristiche adeguate sono rari e questi non mostrano vantaggi per i trattati (S. Garattini (3)); 3) che questi dal 1993 furono curiosamente aboliti per “motivi etici”, ovvero per non privare una parte di pazienti (quelli destinati al placebo nel gruppo di controllo), dei benefici degli antiretrovirali presi in esame. Ma tali benefici sono solo presunti e nient’affatto dimostrati. Per chiarirlo è sufficiente citare i risultati di alcuni studi, che possono essere considerati paradigmatici presso la comunità dei ricercatori e rivelatori dei periodi presi in esame.
A. (anni 1987-1990) Evidenza di inefficacia dell’ AZT per i soggetti affetti da AIDS.
Il primo farmaco antiretrovirale (l’AZT) è stato approvato in seguito ad uno studio - pubblicato nel 1987 e terminato prematuramente a 4 mesi dall’inizio - in cui risultava che la mortalità nei pazienti affetti da AIDS che avevano ricevuto placebo pareva di molto superiore rispetto ai trattati con AZT (19 a 1) (4), tuttavia lo studio stesso fu dimostrato sia fraudolento (5) sia pesantemente scorretto nella valutazione dei risultati (6). A conferma dell’assenza di efficacia, un follow up dello stesso gruppo di pazienti effettuato dai medesimi ricercatori, rivelò una mortalità elevata dopo pochi mesi (42,4% dopo 21 mesi), ed una mortalità minore per il gruppo che aveva assunto meno a lungo l’AZT (35% nello stesso periodo) (7,8) .

B. Evidenze di inefficacia dell’AZT nella profilassi dell’AIDS in soggetti asintomatici (anni 1990- 1995).
Nello studio che inaugurò nel 1990 l’uso dell’AZT nei sieropositivi asintomatici (Volberding (9)), i dichiarati migliori risultati in termini di sopravvivenza e di qualità della vita vennero rivisti dallo stesso autore 4 anni dopo: nel 1994 ammise che “il gruppo placebo in realtà aveva avuto un vantaggio su entrambi i gruppi in AZT nei termini di intervallo senza sintomi di malattia o tossicità, quando venivano conteggiati anche gli effetti collaterali minaccianti la vita” (10), affermazione che avrebbe dovuto essere consegnata alla pubblica discussione ben prima.
Vi fu ancora uno studio, l’ultimo in ordine di tempo, in cui era presente il gruppo placebo: il Concorde Trial (il trial della concordia che avrebbe dovuto sedare dubbi e polemiche e invece ha dato luogo a prolungate discussioni). Fu dimostrato un chiaro svantaggio nel gruppo di pazienti trattati precocemente con AZT (25% di morti in più anche se in parte per cause diverse dall’AIDS) (11).
Queste evidenze però non comportarono un adeguamento della condotta terapeutica, al contrario. (Rif. Box1)
Box 1
Il risultato apparentemente illogico di tali deludenti risultanze fu che la quasi totalità del mondo della ricerca fece quadrato attorno alla stessa impostazione precedente evitando di tener conto dei dati a disposizione. Fu da allora che i gruppi di controllo con placebo non vennero più utilizzati nelle sperimentazioni ed i nuovi farmaci (inseriti nella categoria “salvavita”) vennero e vengono tuttora valutati tramite confronto con i precedenti, in una catena logica senza fine il cui primo debole anello resta appunto l’(in)efficacia dell’AZT. Ma vi è un’altra conseguenza, di non minore gravità, ossia che reali progressi vengano in tal modo oscurati dalla carenza metodologica delle premesse.
C. (1995-2003) La rivoluzionaria scoperta di David Ho. La terapia polifarmacologica.
La svolta venne dunque segnata da un articolo firmato da David Ho e pubblicato sul New England Journal of Medicine (12) nel 1995 in cui il ricercatore americano affermò con decisione che era venuta l’ora di colpire l’HIV precocemente e con forza con più farmaci, … poiché la monoterapia era destinata al fallimento (un’autorevole esplicita ammissione). Il sostegno alla sua tesi derivava da tre “pilastri scientifici”: 1) l’improvviso ritrovamento del virus in grandi quantità con i nuovi test (la PCR quantitativa, che segnalerebbe il Viral Load), 2) un nuovo studio in cui il trattamento con AZT nella prima fase dell’infezione sembrava portare un notevole vantaggio rispetto ai non trattati (13), 3) la disponibilità di altre classi di farmaci cioè gli Inibitori delle proteasi (Tre di questi vennero approvati dall’FDA in un tempo record: meno di tre mesi (14)).
Per quanto concerne il primo punto, l’utilizzo della tecnica PCR modificata per calcolare il Viral Load viene ritenuto da un grande esperto nonché suo scopritore, il premio Nobel Kari Mullis, invalida, un vero ossimoro (15). Comunque, sia alto o basso il viral load riscontrato, i linfociti infettati, che erano pochissimi prima del 1995 rimasero pochissimi (1:1000, 1:10.000) negli anni successivi anche se circondati da milioni di “particelle virali” (16).
Per quanto riguarda il secondo punto, lo studio citato da D. Ho (17) dimostrerebbe una risultanza paradossale dal punto di vista virologico, cioè un beneficio clinico per i pazienti e contemporaneamente nessun effetto contro l’agente causale della loro malattia. Infatti la durata e le caratteristiche della sindrome mononucleosica iniziale, nel momento di massima replicazione virale all’inizio della risposta immunitaria, fu la stessa in chi aveva assunto AZT e chi aveva assunto placebo. Lo stesso avvenne in relazione all’isolamento del marker surrogato P24 e le particelle di RNA rivelate dalla PCR (nessuna differenza significativa tra i due gruppi). Lo studio era comunque durato per pochi mesi iniziali di fronte ad una malattia con incubazione mediana stimata di 10-14 anni.
Per quanto riguarda il terzo punto, ossia la possibilità di diminuire marcatamente la diffusione dell’infezione trattandola nelle fasi iniziali, si trattava solo di una ipotesi, una supposizione da verificare, presentata però come una soluzione evidente di per sé.
Tanto bastò per ridar accelerazione all’enorme convoglio della profilassi e della cura con la HAART (Highly Active Antiretroviral Therapy) per tutti i sieropositivi a tempo indeterminato, convoglio che stava rischiando di arenarsi col solo utilizzo dell’AZT.
Il successo iniziale fu notevole, tanto che venne coniata l’espressione “Lazarus effect” (18), ad indicare che le corsie degli ospedali si erano svuotate poiché i pazienti avevano registrato un miglioramento tale che non era più necessario ricoverarli frequentemente. In molti centri pressoché tutti i pazienti vennero trattati con HAART. In tre anni, dal 1994 al 1997, la percentuale in Europa dei pazienti non trattati diminuì dal 37% al 9%. Il numero di casi di AIDS si ridusse marcatamente e così l’incidenza di malattie opportunistiche (come la retinite da CMV, la Cryptosporidiosi, toxoplasmosi cerebrale) (19). Negli anni successivi però comparvero in tutta la loro evidenza problemi di tossicità multipla legati alla terapia “per tutta la vita”.
L’entusiasmo iniziale venne in parte ridimensionato (non più “colpisci duro, colpisci precocemente”) e gli attuali protocolli internazionali sono molto più restrittivi nell’indicare l’inizio della terapia, un riconoscimento che la strada indicata con tanto entusiasmo da Ho non era sostenibile.
Valutazione dei dati inerenti alla attuale progressiva riduzione di mortalità dal 1996.
Vi è indubbiamente una marcata diminuzione della mortalità in soggetti affetti da AIDS dopo il 1996, anno di introduzione dei “cocktail” (combinazioni di tre farmaci), ovvero per il sottogruppo di soggetti sieropositivi che abbiano già contratto una malattia opportunistica. La spiegazione non è tuttavia immediata trattandosi di un dato “grezzo”, che ingloba numerose variabili e fattori confondenti (riunisce per esempio chi ha assunto la terapia e chi no, chi è stato collaborativo con le indicazioni dei medici e chi no, chi ha fatto altre cure, chi la profilassi). Nelle acque torbide i contorni sono molto indefiniti ed ognuno crede di vedere la sagoma che desidera. In altre parole, la spiegazione del fenomeno è ostacolata dalla mancanza del cruciale confronto tra gruppi trattati e non, con una corretta randomizzazione.
Ad esempio, in due degli studi che sono più frequentemente citati a conforto di questa tesi (riduzione netta della mortalità rispetto al passato), il gruppo di controllo senza placebo era insufficiente ed inadeguato oppure assente. Inoltre la maggioranza dei soggetti negli studi era inizialmente asintomatica (ricordiamo che l’incubazione mediana ad AIDS senza terapia è di 10-14 anni, che corrisponde a 5% - 3,6% di incidenza annua):
Nello studio di Palella (20) gli autori trovarono che la mortalità in sieropositivi asintomatici (con meno di 100 CD4), trattati con antiretrovirali era dell’8,8/ 100 persone-anno. La mortalità risultava diminuita dopo l’introduzione degli inibitori delle proteasi.
Nel secondo studio di follow up di 1219 sieropositivi (87% inizialmente asintomatici) trattati con antiretrovirali, la mortalità era scesa al 6,7% all’anno, anche qui con una netta diminuzione dopo il 1996 anno di introduzione degli Inibitori delle Proteasi (PI). Ma gli Autori stessi fecero anche un'ammissione imbarazzante: i pazienti che avevano assunto inibitori delle proteasi avevano un rischio doppio di morire (anche se in un’analisi multivariata, il loro uso non modificava l’esito) (21). Evidentemente si tratta di risultati non in linea con gli attesi!
Box 2
La definizione di AIDS negli Stati Uniti è differente da quella Europea, entrambe introdotte nel 1993: nella prima vengono inclusi anche i soggetti asintomatici con conta dei CD4 inferiore a 200/µL. Questo può render conto della minore mortalità visto che oltre il 60% dei casi di AIDS notificati in USA ogni anno rientra in questo sottogruppo (I), In Europa ed in Italia i soggetti asintomatici sono esclusi dalla nostra definizione di AIDS. In Italia tuttavia i dati epidemiologici confermano comunque una marcata riduzione della mortalità tra i soggetti sieropositivi già affetti da AIDS.
 
Fig.1 Il grafico mostra come la mortalità in Italia per soggetti affetti dalla sindrome, a distanza di 1-2-3-4 anni dalla diagnosi iniziale, si riduca negli anni dal 1988 al 2004 (per esempio: nel 1988 la mortalità a 3 anni dalla diagnosi era del 78%, nel 2004 era scesa al 16% circa).
Questa maggiore sopravvivenza è stata attribuita tout court all’uso di cocktail farmacologici, tuttavia anche altri fattori entrano in gioco come possibili cause di tali modificazioni nel tempo:
a) un riassortimento del tipo di pazienti rispetto al passato, con marcata riduzione della quota di tossicodipendenti, colpiti da maggiore mortalità (in Italia la quota di tossicodipendenti è diminuita dal 70 al 20%) (22); a conferma, nell’EuroSIDA study venne notato “un significativo declino delle morti nel tempo tra i pazienti che non assumevano terapia” (23) (questa è un’ulteriore dimostrazione come il confronto con quanto succedeva nel passato, in questo contesto, sia fuorviante).
b) un effetto benefico transitorio di uno o più componenti i cocktail (questo aspetto verrà sviluppato nel seguente capitolo) indipendentemente da quello antiretrovirale (24),
c) un effetto antibiotico protettivo nei confronti dei patogeni opportunisti da parte dell’HAART (25).
d) un miglioramento delle capacità profilattiche diagnostiche e terapeutiche degli specialisti;
e) esclusione dal conteggio dei decessi dovuti agli antiretrovirali in soggetti sieropositivi senza AIDS (in questo grafico sono conteggiati solo i soggetti con AIDS).
Box 3
Due sono i quesiti per i quali sarebbe utile trovare una risposta chiara: quanti sono i sieropositivi che grazie ai farmaci non hanno contratto l’AIDS e sono vissuti discretamente bene? Quanti, invece, coloro che sarebbero rimasti a lungo asintomatici senza HAART e che invece ne hanno subito i pesanti effetti collaterali? Queste informazioni cruciali mancano per tracciare un bilancio, perciò si possono solo fare delle supposizioni in base a dati indiretti, con i limiti che questa operazione comporta.
Poiché molti pazienti hanno tratto beneficio dai farmaci, ci chiediamo se sia possibile isolare da questi le componenti che sono all’origine del loro miglioramento, riducendo nel contempo quelle inutili e dannose, molto rilevanti.

Valutazione rischio-beneficio del trattamento - Tossicità della HAART
I farmaci devono essere offerti solo in presenza di forti evidenze della loro vantaggiosità soprattutto quando il rischio è marcato (D. Sackett, il “padre” dell’Evidence Based Medicine (26)). A proposito degli antiretrovirali, è indubbio che siano stati in grado di risolvere situazioni cliniche che tempo addietro sarebbero state disperate, che sono riusciti a stabilizzare in discrete condizioni e per un tempo prolungato il tipo pazienti che tempo addietro erano destinati ad ammalarsi a ripetizione. Drastica è stata la riduzione delle malattie opportunistiche. Ma ai fini di una maggiore obiettività sarebbe indispensabile tracciare un bilancio obiettivo non solo a breve ma anche a medio e lungo termine.
Esamineremo perciò A) quale sia la tossicità dichiarata, B) l’effetto dell’HAART sui soggetti sieronegativi, C) l’EuroSIDA study D) lo studio americano sugli avventi avversi di grado IV, E) i long term non progressors.
A) Tossicità dichiarata
Gli eventi avversi previsti ed elencati nei prospetti informativi sono innumerevoli, colpiscono i pazienti in un’alta percentuale di casi, alcuni si manifestano precocemente, più spesso tardivamente, sono di intensità da modesta (es: nausea) ad elevata con rischio per la vita (es. acidosi lattica), colpiscono il sistema gastrointestinale (es: diarrea), il sistema emopoietico (es: anemia), ma anche quello nervoso (es: nevriti) e quello cutaneo (severe allergie); possono causare lipodistrofia ed insufficienza epatica progressiva.
B) HAART a soggetti “non infetti”
Nelle avvertenze relative a farmaci in questione viene anche precisato che i sintomi della tossicità possono essere confusi con quelli dell’HIV. Per non correre questo rischio, niente di meglio allora che controllarli su soggetti sani non infetti. L’occasione ce la forniscono gli infortuni sul lavoro, e le relative statistiche della profilassi post-esposizione. In quelle italiane ad esempio (27), risulta che: “Effetti collaterali erano lamentati nel 63,2-66,5% dei casi; l’interruzione a causa di essi si verificava nel 28,7-32% dei casi dopo 7-8 giorni (mediana)”. Si trattava di soggetti sani da trattare per un mese! Nessuna differenza tra vari protocolli si verificava nelle proporzioni di lavoratori che sospendevano la terapia.
C) L’EuroSIDA Study: tossicità HAART “trascurabile”.
Sarebbe molto strano allora constatare che questi effetti collaterali, così previsti e così frequenti nei sani, dovessero risultare alla fin fine trascurabili nei sieropositivi.
Eppure proprio questo si afferma in un ampio studio multicentrico prospettico (EuroSIDA study (28)), composto da 5 ampie coorti di sieropositivi: nel corso degli anni (dal 1995 al 2002) viene rilevata una netta riduzione della mortalità e dell’incidenza di AIDS (sino a un quindicesimo rispetto all’era pre-HAART (29)). I risultati sembrano rassicuranti anche perché “problemi di eventi avversi seri, […] non hanno alterato la mortalità e la morbilità nella popolazione”, la differenza tra mortalità totale e da HIV risulterebbe infatti minima. E’ curioso che in altra sezione sono gli stessi autori del medesimo studio ad affermare che, di fronte ad una diminuzione di mortalità per AIDS di 23% annuo, vi era un “aumento del 32% annuo di altre cause di morte” (dove per “altre” deve intendersi: principalmente effetti collaterali dell’HAART).
Tuttavia a) una buona parte di pazienti ha CD4 superiore a 200 (molti > a 500) ed è inizialmente asintomatica, b) vengono considerati come “trattati” per tutta la durata dello studio anche coloro che hanno assunto i farmaci per pochi giorni, d) non si sa quanti li abbiano assunti per l’intero periodo di osservazione, quanti li abbiano sospesi e quanto a lungo li abbiano sospesi, e) manca il gruppo di controllo perciò non si comprende come venga utilizzato un metodo statistico come l’Intention to Treat Approach che espressamente lo prevede, f) non viene incluso nel calcolo il gruppo non trascurabile dei persi al follow-up” (30).
A nostro avviso si tratta di un’analisi molto elaborata che suscita più interrogativi e perplessità di quante ne risolva.
D) Eventi avversi di grado 4.
Un contributo più chiaro alla comprensione dei vari fattori in gioco viene da uno studio pubblicato su JAIDS nel 2003 su oltre duemila pazienti sieropositivi (di cui 60% inizialmente asintomatici) trattati con HAART (31). L’incidenza di reazioni avverse gravi era il doppio delle malattie opportunistiche (675 contro 332); parimenti vi furono più decessi per eventi legati alla tossicità che per le malattie opportunistiche (153 contro 117). La mortalità in caso di evento avverso era dunque alta, del 22,7%. E’ importante notare che ben 201 pazienti del tutto asintomatici con CD4>200 ebbero una grave tossicità e 84 di questi morirono a causa dei farmaci senza aver mai avuto malattie opportunistiche.
NB: Non manca, infine, qualche discordanza nelle cifre riportate nello studio e nelle tabelle.
Box 4
Ci sono ulteriori importanti considerazioni da fare: a) i morti per tossicità grave in assenza di AIDS non possono a rigore essere conteggiati tra i morti per AIDS. Di questo bisogna tener conto nei grafici della mortalità: sono morti che lì non appaiono; b) è facile che pazienti deceduti per tossicità vengano conteggiati tra i morti per AIDS se in precedenza avevano avuto una malattia opportunistica (soggetti con AIDS ma deceduti per cause iatrogene); c) dallo studio risulta chiaramente che quanto più a lungo un paziente aveva assunto farmaci tanto più era probabile che andasse incontro a tossicità grave (30,8% dopo 36 mesi), con marcata progressione nel tempo.
 
Fig.2 Probabilità di AIDS o avventi avversi nei trattati
(Reisler RB et al. JAIDS 2003;34:379-86).
La probabilità di un evento grave da HAART è circa il doppio di una infezione opportunistica, con un incremento notevole nel tempo (il tasso di mortalità sarebbe, secondo lo studio, simile nelle due eventualità).
Volendo compilare una statistica di mortalità per AIDS con i dati dello studio in esame, la mortalità in un periodo di 20,7 mesi (mediana) risulterebbe (come da tabella seguente) maggiore per le cure che per la malattia
E) Long Term Non Progressors
Un'altra osservazione degna di nota è che invariabilmente tutti i LTNP (sieropositivi sani da lungo tempo - Long term non progressors -) segnalati in letteratura negli anni prima del 1995 (32), ma anche più recentemente fino al 2004 (33), non avevano assunto antiretrovirali.
Conclusioni
Pur essendo verosimile un apporto positivo correlato alle nuove terapie, la cautela è d’obbligo poiché terapie nel passato ritenute valide, nel tempo si sono dimostrate svantaggiose (D. Sackett), come si è verificato per l’AZT. Nell’epoca in cui tutti i ricercatori sono a parole sostenitori ed attenti utilizzatori della “medicina basata sull’evidenza”, l’evidenza qui manca, e continua a non essere cercata. Talvolta gli aspetti poco presentabili vengono anche sapientemente “ammorbiditi”, come constatato nell’EuroSida study.
2. VALIDITA’ DEI MARKERS SURROGATI
Come riferito nel precedente paragrafo, gli studi clinici randomizzati controllati con placebo hanno portato a risultati complessivamente negativi e dal 1992 non ne sono stati più iniziati altri. Inoltre gli obiettivi (end points) clinici sono stati sostituiti da obiettivi laboratoristici, (i “marker surrogati”), che avrebbero dovuto rispecchiarli fedelmente.
Box 5
Le caratteristiche del marker surrogato ottimale
Il marker surrogato deve avere le seguenti caratteristiche per essere di utilità pratica: a) avere una chiara, logica, patofisiologica associazione con la malattia, b) avere un ruolo ben definito nella storia naturale della malattia, c) essere ritrovabile nella maggior parte degli individui affetti, d) cambiare con lo stato clinico in modo misurabile (sia nella progressione che nella regressione della malattia), e) modificarsi coerentemente con il successo o l’inefficacia del trattamento terapeutico.
Per l’infezione da HIV il marker surrogato di riferimento è la carica virale (viral load o VL) ovvero la quantità di particelle virali ritrovate nel sangue con la metodica della Polymerase Chain Reaction quantitativa. Così è per i protocolli terapeutici che tengono conto anche del conteggio dei CD4/mm3.
I farmaci vengono tuttora approvati dalla FDA americana (e di riflesso in tutto il mondo) sulla base del loro effetto sul VL (34). Il “resto” della valutazione è affidato al post marketing (35)!
Viral Load ed altri marker
Gli studi di efficacia di nuove combinazioni vengono dunque impostati verso una soppressione virale più marcata possibile. L’inserto pubblicitario di un farmaco recentemente introdotto (enfuvirtide) lancia il seguente messaggio: “detectable is unacceptable” focalizzando l’attenzione sul viral load che dovrebbe essere azzerato. In altre parole, nonostante la patente inadeguatezza, il primo target della terapia continua ad essere lo stesso da 10 anni.
Il viral load, si è rivelato essere un indice spesso poco significativo sia per ciò che concerne il grado di competenza del sistema immunitario che l’evoluzione clinica. Negli studi che lo considerano, la discordanza tra CD4 e viral load, ovvero l’aumento dei CD4 nonostante la mancata riduzione della carica virale, avviene in un numero rilevante di casi (36). Sull’argomento un gruppo di ricercatori così concludeva: “Queste osservazioni sollevano anche perplessità circa l’enfasi sui livelli di HIV RNA quale marker surrogato nei trial clinici. (37)
Box 6
Ecco alcune delle numerose osservazioni riportate in letteratura:
In uno degli studi citati (II), “le cellule T CD4(+) e CD8(+) (incluse le sottopopolazioni memoria e progenitrici) erano aumentate in modo similare tra i pazienti con viral load plasmatici persistentemente diminuiti, diminuiti transitoriamente, o non diminuiti affatto. In un altro studio (III),i risultati attesi si verificavano solo nel 34% dei casi (viral load basso e CD4 aumentati) e nel 9% dei casi (viral load alto e diminuzione dei CD4).
Paradossalmente, il viral load non è correlato alla percentuale di cellule infette, tanto che secondo recenti pubblicazioni il n° dei CD4 infettati si limita a 1:1000, 1:10.000 (IV) e la riduzione delle diverse popolazioni di linfociti (tra cui i CD8) è attribuita necessariamente a meccanismi diversi dal cell killing virale diretto (V). Recenti pubblicazioni confermano che il cell killing diretto dell’HIV non possa spiegare la riduzione dei linfociti e delle cellule progenitrici (VI).
Le cellule progenitrici che pur vanno incontro ad una riduzione della loro capacità rigenerativa non sono infette (VII).
Secondo altri studi, una viremia elevata e scarsa immunoattivazione sono associati a scarsa apoptosi cellulare (VIII) e, di converso, l’immunoattivazione cronica anche quando è associata a controllo della viremia porta a progressione clinica (IX)
Si può concludere che il VL è un marker ben poco affidabile ed erratico poiché i risultati inattesi od incongrui superano di gran lunga il 4-6% (scarto che potrebbe considerarsi tollerabile). Se miglioramenti clinici ed immunologici possono verificarsi a prescindere dal VL, allora sarebbe logico che fosse sospeso il suo uso nel processo di approvazione dei farmaci per la “malattia da HIV” e che si facesse riferimento ad altri parametri più significativi.
Probabilmente non ci sono marker ottimi, perciò è imperativo mantenere comunque il riferimento agli endpoint clinici come lo stato di benessere, la qualità di vita, l’incidenza di malattie ed effetti collaterali, la mortalità (38).
Migliori indicatori rispetto al VL sembrano essere:
a) il conteggio dei CD4 nel sangue, (39) l’aumento o la riduzione dello stato di immunoattivazione cronica (40), accompagnata dalla produzione eccessiva di determinate citochine (41), lo shift Th1-Th2 (42), i cell health indicators e lo stato di ossidoriduzione (43).
Bisogna tener presente che lo stesso conteggio dei CD4 non è correlato perfettamente all’efficienza del sistema immunitario, per esempio malattie opportunistiche possono colpire anche soggetti con CD4 >200 (la toxoplasmosi cerebrale colpisce il 9% e la PCP il 14,5% dei soggetti con più di 200 CD4, anche con terapia antiretrovirale pre-AIDS, dati italiani Centro Operativo AIDS, dal 1999 al 31/12/04), mentre alcuni soggetti possono restare a lungo asintomatici con CD4 < a 100.
Lo stato di immuno attivazione cronica è caratteristica in soggetti sieropositivi che vanno incontro ad un rischio di deterioramento delle loro condizioni (44).
L’immunoattivazione cronica anche quando è associata a controllo della viremia porta a progressione clinica (45),
Gli indicatori dello stress ossidativo giocano un ruolo importante. Passi ha osservato che lo stress ossidativo su vari parametri era progressivamente più marcato tanto più era marcata la immunodeficienza (46)

3. PROPOSTE TERAPEUTICHE ALTERNATIVE
Farmaci immunomodulanti
Gli stessi A. Fauci, direttore dell’NIAID statunitense (47), e L. Montagnier (48), oltre a numerosi altri ricercatori, hanno evidenziato l’utilità del controllo della immunoattivazione cronica e degli stress ossidativi nell’infezione da HIV e proposto un trattamento mirato a questi obiettivi: vi sono farmaci che sarebbero in grado di controllare l’immunoattivazione (ed indirettamente il miglioramento delle condizioni immunitarie, la stessa infezione da HIV e le condizioni cliniche). Tra questi:
a) Antiossidanti: l’utilizzo di antiossidanti ha avuto un’enorme eco, tuttavia bisogna tenere presente i risultati sono stati spesso deludenti. Questo può essere spiegato con il fatto di aver utilizzato un solo antiossidante o aver somministrato dosi incongrue di sostanze che possono trasformarsi in pro-ossidanti nell’organismo. Una ipotesi più convincente è quella di Siro Passi il quale sostiene che una adeguata correzione dietetica associata ad un pool di antiossidanti naturali, commisurati ai deficit riscontrati, porta ad un beneficio reale in termini di inibizione della progressione di malattia. Piccoli studi controllati hanno dimostrato una buona efficacia della dieta integrata nel ristabilire normali livelli di antiossidanti (49). Nella stessa direzione vanno altre interessanti ed articolate ipotesi: quelle di Eleni Eleopulos Papadopulos (50) ed Heinrich Kremer (51).
b) gli stessi farmaci antiretrovirali sembrano possedere attività sopra menzionate (52). E’ possibile e verosimile che tale effetto sia ottenibile con dosaggi più bassi e differenti associazioni rispetto a quelle usate secondo gli attuali protocolli mirati ad ottenere un controllo del VL.(53). I farmaci anti-HIV hanno non solo un effetto antiretrovirale, ma anche uno di modulazione della immuno-attivazione e questa viene da loro controllata o ridotta (54)
c) alcuni farmaci antinfiammatori hanno effetti sul controllo della immunoattivazione: cortisonici a basso dosaggio (55), acido acetil salicilico (56), salazopirina (57). Potrebbero essere individuati analoghi più mirati con minori effetti collaterali.
Box 7
Riassumendo, così potrebbe essere impostata la terapia:
1) individuazione e correzione di stili di vita malsani (problema affrontato principalmente da numerosi scienziati dissidenti, tra cui P Duesberg, E Eleopulos, J Lauritsen, S Passi, L De Marchi, H Kremer);
2) Attuazione di una dieta adeguata e ricca (S Passi);
3) individuazione (cell health indicators) e correzione dei deficit metabolici (S. Passi, H. Kremer);
4) Utilizzazione di farmaci antiretrovirali solo se vi sia una decisa tendenza al peggioramento delle condizioni e immunità (CD4 < a 200 e segni importanti di immunoattivazione e immunodepressione, malattie opportunistiche) e per periodi limitati;
5) Per quanto riguarda i farmaci antiretrovirali, noi ipotizziamo che combinazioni meno onerose (uno o due farmaci) a dosi in grado di controllare aspetti metabolici cruciali potrebbero essere indagati (ad esempio l’uso in monoterapia di inibitori delle proteasi, di cui è già segnalato qualche positivo riscontro ex-vivo (dosi 30 volte inferiori di quelle indicate in terapia sono in grado di aumentare la sopravvivenza delle cellule ematiche periferiche(X) e clinico (XI);
6) Reintroduzione di seri criteri di studio dei farmaci, inclusi i trial clinici randomizzati con placebo in doppio cieco (“scomparsi” da oltre 12 anni), eliminando le comode scappatoie del fast track approval.
Si propone di meglio valutare gli end-point clinici e loro correlazione con: a) parametri di immunoattivazione; b) quelli relativi alle condizioni di ossidoriduzione ed altri cell health indicators; c) il conteggio dei linfociti e CD4; d) la reattività al test di immunità cellulare (Multitest); e) dosaggio delle citochine. Può essere preso in considerazione l’utilizzo di farmaci antiretrovirali a dosi minime efficaci per controllare i parametri menzionati non il VL, in uno schema che preveda sospensioni a miglioramento consolidato. Farmaci dunque non necessariamente assunti per tutta la vita.

Post Scriptum
La terapia antiretrovirale nell’“infezione da HIV” è stata ampiamente criticata nel passato nel suo razionale e nella pratica clinica da ricercatori “dissidenti” (E. Eleopulos - P. Duesberg) alle cui argomentate asserzioni non sono seguite confutazioni scientifiche e che segnaliamo per approfondimenti (58).
Fabio Franchi
Specialist in Hygiene, Preventive Medicine
and Infectious Diseases in Trieste, Italy.
  tratto da
http://www.leadershipmedica.com/sommari/2005/numero_10/medicina/articolo_2/articolo/interfaccia.htm
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categorie: aids, hiv , dott fabio franchi
mercoledì, 12 settembre 2007

Esigenze interiori e altre voci. Contributo di Fra' Luciano

L’altra storia dell’Aids
 
 
Questa non ha la pretesa di essere un’altra storia dell’Aids che possa competere con quelle - di valore - che sono già state scritte, è solo una modesta ricerca (non ancora conclusa), un’esigenza interiore, maturata dopo la conferenza del Dr. Heinrich Kremer a Firenze il 21 maggio 2005, organizzata insieme a NaturaOlistica.it, di far conoscere a chi si occupa di Aids in modi diversi che c’è un’altra realtà che - mi sembra - non sia stata ancora presa in sufficiente considerazione, quella di autorevoli scienziati dissidenti che non accettano l’ipotesi virale come causa dell’Aids e cercano di dimostrarlo con una esauriente documentazione scientifica.
Ma essendo l’Aids ormai universalmente considerata malattia virale, non c’è posto per chi non condivide. Un dibattito chiarificatore, che sarebbe un bel servizio per l’umanità, non sembra per ora realizzabile a nessun livello. L’imperativo dell’etica medica di non sottovalutare nessuna ipotesi, come contributo a trovare una pronta soluzione a questa sindrome, a tutt’oggi è stato disatteso.
Origine dell’Aids
Ho la speranza e insieme a me tanti altri, che quanto prima venga riconosciuto che forse stiamo percorrendo una strada sbagliata che ancora – dopo più di 20 anni dall’inizio dell’era dell’Aids – non ha portato a risultati soddisfacenti nonostante l’impegno di decine di migliaia di medici e ricercatori, oltre 100.000 lavori scientifici ed un ingente stanziamento di fondi. L’Aids è l’epidemia meglio finanziata di tutti i tempi.
Ma «la risposta all’epidemia non sta nell’aumento dei fondi per la ricerca. La risposta va cercata in una reinterpretazione delle informazioni già a disposizione. Se non andranno a ricontrollare l’ipotesi di partenza (non infettiva ndr), i ricercatori non riusciranno mai a trovare un senso nella montagna di dati disponibili. Il colossale fallimento della guerra contro l’Aids è la conseguenza prevedibile del fatto che gli scienziati indirizzano le loro ricerche partendo da una supposizione viziata alla base. Il vizio originario che ha segnato il destino della ricerca sull’Aids fin dal 1984 è che questa sia una malattia contagiosa. Dopo aver sposato questa tesi errata, gli scienziati sono stati costretti a fare molte altre supposizioni sbagliate su cui hanno poi costruito un enorme castello di idee fasulle…
… la valanga di fondi stanziati dal governo e dall’industria ha creato un esercito di esperti del binomio Hiv-Aids, un esercito che comprende scienziati, giornalisti e attivisti e che non può permettersi di dubitare dell’indirizzo della sua crociata. Migliaia di persone si battono per ottenere una fetta maggiore di fondi e pubblicità legati all’Aids, producendo sempre più lavori scientifici impostati sulla stessa linea. Con simili interessi in gioco, rimettere in discussione l’ipotesi iniziale sarebbe deleterio per la prosperità di troppa gente …
… Il periodo in cui la ricerca sull’Aids ha preso in considerazione entrambe le ipotesi – infettiva e non infettiva – è durato solo tre anni. E’ iniziato con l’identificazione dell’Aids nel 1981 ed è ufficialmente terminato nell’aprile 1984 con l’annuncio del “virus dell’Aids” a una conferenza stampa convocata a Washington D.C. dal Ministro del Department of Health and Human Services (Hhs, Ministero della Sanità e Assistenza) e dal ricercatore Dr. Robert Gallo.
Questo annuncio fu fatto prima della pubblicazione di qualsiasi prova scientifica che confermasse la teoria virale. In questo modo poco ortodosso la scoperta di Gallo evitò il confronto con la comunità scientifica. Una scienza per conferenza stampa fu sostituita al tradizionale processo di imprimatur scientifico, che si basa sulla pubblicazione in giornali specializzati. Il “virus dell’Aids” diventò subito un dogma nazionale, e tutto il peso del finanziamento federale fu dirottato in un’unica direzione: iniziò così la corsa per studiare il virus. Per i National Institutes of Health (Nih, Istituti superiori di sanità), i Centers for Disease Control (Cdc, Osservatori per il controllo delle malattie), la Food and Drug Administration (Fda, Ente per il controllo degli alimenti e dei farmaci), il National Institute on Drug Abuse (Nida, Istituto nazionale per le tossicodipendenze) e per tutti gli altri rami dell’Hhs nonché per tutti i ricercatori che ricevevano sussidi e contratti dal governo, la ricerca sulla causa dell’Aids era finita» (Dr. Peter Duesberg1, Aids. Il virus inventato, p. 24ss).
« ... Lo stesso giorno (della conferenza stampa), Gallo depositò il brevetto per il procedimento del test oggi conosciuto come “test per l’Aids” e, il giorno successivo, The New York Times tramutò la teoria di Gallo in una certezza, pubblicando notizie sensazionali sul “virus che causa l’Aids” ...
... Annunciando ai media la propria ipotesisenza produrre dei dati concreti, Gallo violò una regola fondamentale del procedimento scientifico. Innanzitutto, i ricercatori sono tenuti a far pubblicare su un giornale medico o scientifico l’evidenza di un’ipotesi, documentando le ricerche o gli esperimenti condotti per formularla. Quindi, alcuni esperti esaminano e discutono l’ipotesi, tentando poi di ripetere gli esperimenti originari per confermare o smentire i risultati iniziali. Ogni nuova ipotesi, prima di venir considerata una teoria plausibile, deve reggere all’esame minuzioso di specialisti in quello stesso ambito ed essere verificata tramite esperimenti ad esito favorevole.
Nel caso dell’Hiv, Gallo annunciò pubblicamente un’ipotesi non confermata e i media riportarono questa sua opinione come fosse un fatto accertato, incitando i funzionari del governo ad impegnarsi in un nuovo piano d’azione per la salute pubblica basato sull’idea, non comprovata, dell’esistenza di un virus dell’Aids ...» (Christine Maggiore2, AIDS e se fosse tutto sbagliato?, p. 19).
Ma Duesberg alimenta anche la speranza in una svolta:
«Ma ora stanno sorgendo serie perplessità sul cosiddetto virus dell’Aids. Negli ultimi otto anni decine di eminenti scienziati hanno messo apertamente in dubbio l’ipotesi Hiv, e la controversia si fa più accesa con il passare del tempo. Il consenso sull’ipotesi virale sta andando in pezzi, con i suoi sostenitori che si impuntano sempre più caparbiamente con il crescere dei denigratori ... (Duesberg, p. 26)
… Quando il pubblico verrà finalmente a conoscenza di queste tattiche ingannevoli, l’ipotesi dell’Hiv e i suoi fautori saranno giudicati con grande severità. Gli esperti di Aids faranno del loro meglio per fronteggiare la catastrofe, accettando l’idea di cofattori e gradualmente relegando l’Hiv a un ruolo meno importante nella genesi della sindrome, un processo che d’altronde è già iniziato» (Duesberg, p. 478).
Che possiamo fare per fermare questo «disastro in campo medico, della cui magnitudine non si hanno precedenti?» (Duesberg, p. 478).
Test per l’Hiv
«Benché sia stato speso più denaro nella ricerca sul virus Hiv che nello studio di tutti gli altri virus nella storia della medicina, non esiste nessuna prova scientifica che confermi l’ipotesi che il virus Hiv esista, che sia la causa dell’Aids e che quest’ultima sia una malattia virale. Centinaia di scienziati nel mondo chiedono una rivalutazione di questa ipotesi.
Non esiste un test per l’Aids. Quello che viene chiamato il test di sieropositività non identifica l’Aids. Tanto il test Elisa quanto il Western Blot sono tests non specifici, nel senso che svelano la presenza di anticorpi prodotti contro microbi e batteri o di altri fattori che non hanno niente a che vedere con il virus Hiv e che si trovano spesso nel sangue di persone sane. Una semplice influenza può rivelare un test positivo. Anche una vaccinazione può farlo. E’ sufficiente che voi abbiate avuto un herpes, un’epatite o una vaccinazione per l’epatite B perché il vostro test divenga positivo. Anche alcune malattie come la tubercolosi o la malaria possono dare risultati falsamente positivi, e lo stesso vale anche per alcuni parassiti intestinali, l’alcolismo, alcune malattie del fegato o semplicemente per il fatto che il sangue sia molto ossidato per abuso di droghe. Anche la gravidanza può dare dei risultati positivi. Due noti giornali come Usa Todaye Wall Street Journalhanno recentemente pubblicato dei rapporti della Fda (Food & Drug Administration)che dimostrano che con questi metodi di diagnosi esistono numerosissimi casi di falsi positivi»(Comunicato Andromeda n. 72/1999, Società Editrice Andromeda, Bologna).
Il Dr. Heinrich Kremer3 nel suo libro La rivoluzione silenziosa della medicina del Cancro e dell’Aids spiega in maniera dettagliata, ma pienamente comprensibile ai soli specialisti, per quali motivi il “test per l’Hiv” è inaffidabile. Riporto alcuni brani solo per evidenziare l’importanza dello studio, di cui si consiglia la lettura a chi desidera una informazione più completa e non unilaterale sull’Aids.
« ... La più importantedelle regole standard per l’isolamento di un retrovirus in colture cellulari umane prevede la liberazione del materiale cellulare ottenuto nella coltura da tutte “le impurità”, a eccezione delle particelle retrovirali sospette, frutto della gemmazione dalle membrane dopo la stimolazione della coltura cellulare (budding).Queste particelle, presunti retrovirus, devono essere separate dal liquido cellulare tramite centrifugazione ad altissima velocità e quindi catturate in una soluzione di glucosio. Basandosi su ricerche sperimentali, era ben noto che in questa procedura i retrovirus si raccolgono nella soluzione di glucosio ad una certa profondità in forma di gradiente di densità. La tecnologia di laboratorio prevede una misura di 1,16 gm/ml. Molecole, frammenti di cellule, particelle virali e non virali del liquido cellulare centrifugato di diverse colture si raccolgono in questo gradiente di densità, in quanto i componenti si distribuiscono nella soluzione di glucosio non in base al peso molecolare ma secondo la densità dei componenti. Per garantire quindi che le presunte particelle virali siano raccolte in corrispondenza del gradiente di densità di 1,16 gm/ml, è necessario applicare una procedura di purificazione e di concentrazione, visto che solamente la raccolta delle particelle in corrispondenza del gradiente di densità consente di verificare se il diametro e il volume di queste particelle corrispondono effettivamente alle particelle retrovirali sospette, osservate al microscopio elettronico in fase di gemmazione dalla membrana cellulare (purificazione). Le colture cellulari contengono numerose particelle non virali, con forma, aspetto e struttura tali da non permetterne la distinzione con ragionevole certezza dai veri retrovirus; perciò, dopo l’effettivo isolamento tramite purificazione, il contenuto delle particelle deve essere preparato biochimicamente. Con una procedura di routine della biologia molecolare, le proteine del guscio delle particelle, compresa la proteina enzimatica caratteristica dei retrovirus e gli acidi nucleici all’interno del guscio delle particelle, devono essere identificati con precisione.
Se le proteine e gli acidi nucleici nelle particelle isolate e purificate presentano una struttura identica e se gli acidi nucleici in queste particelle formano molecole di RNA invece del DNA, solo così c’è qualche probabilità che si tratti di particelle retrovirali delle cellule umane. Una prova certa dell’esistenza di un retrovirus nelle cellule umane è possibile solo se le molecole RNA in queste particelle costruiscono dei geni contenenti le istruzioni codificate per la biosintesi delle proteine contenute nelle particelle stesse, e se queste proteine possono effettivamente essere sintetizzate in maniera identica. Una volta disponibili queste certezze, non è ancora certo che queste particelle retrovirali appartengano a virus esogeni, trasmettibili e infettivi. Infatti si potrebbe trattare anche di retrovirus endogeni, identificati in una grande varietà nel genoma di numerosi tipi di cellule umane, e che non sono affatto infettivi. Per una differenziazione fra retrovirus esogeni ed endogeni nelle cellule umane, i retrovirus effettivamente isolati e caratterizzati biochimicamente devono essere trasmessi a colture cellulari umane, presentare nuovamente la gemmazione dalle cellule, essere nuovamente isolati e purificati, deve essere confermato l’isolamento tramite fotografie al microscopio elettronico, deve essere dimostrata l’identità biochimica delle proteine e degli acidi nucleici e l’RNA delle particelle deve essere un genoma codificato per la sintesi proteica specifica delle particelle retrovirali ...(Kremer, p. 161)
... Verso la metà del 1983, l’ipotesi irrazionale della “letale epidemia sessuale dell’Aids” era già stata programmata nella psicologia di massa, sulla base di qualche centinaio di casi dal 1978 fra gli omosessuali passivi con prolungata inalazione di nitriti e anni di abuso di antibiotici. In stretta cooperazione fra specialisti di laboratorio della ricerca oncologica retrovirale, le autorità sanitarie statali e i mass media, nel 1983 era già stato deciso che la malattia dell’Aids dovesse essere la conseguenza di un nuovo “agente patogeno” e di una “letale epidemia trasmessa con il sesso e il sangue”. Si trattava solamente di decidere a chi la “mano invisibile del mercato” avrebbe concesso la commercializzazione a livello mondiale dei kit diagnostici. La squadra di Gallo con ogni evidenza doveva guadagnare tempo per individuare il trucco di laboratorio decisivo che permettesse di isolare una quantità sufficiente di “Hiv” per produrre le “proteine Hiv”in numero sufficiente per i test di massa. La “produzione di Hiv” in provetta non era sufficiente a questo scopo ... (Kremer, p. 162)
... La richiesta di brevetto di Montagnier per un “test antiHiv” venne rifiutata negli Stati Uniti; la richiesta di brevetto dell’Istituto Nazionale del Cancro degli USA per il test di Gallo venne approvata in tempi record, prima ancora che lo stesso Gallo avesse pubblicato una sola riga sull’“isolamento dell’Hiv” e sullo sviluppo di un “test antiHiv” sulla base delle proteine dell’“Hiv” da lui isolato. Solo dopo anni di contenzioso giuridico fra gli Stati Uniti e la Francia, i diritti di brevetto per il “test antiHiv” furono riconosciuti a Gallo e Montagnier in occasione di un vertice fra l’allora presidente Reagan e l’allora sindaco di Parigi Chirac; in un gesto apparentemente nobile, questi diritti vennero conferiti alla Fondazione mondiale antiAids di cui Montagnier divenne presidente. In realtà questa assurda controversia permetteva di distogliere l’attenzione dal problema vero: e cioè il fatto che né Gallo, né Montagnier avevano mai “isolato” un retrovirus umano e l’origine retrovirale delle proteine del “test Hiv” non era mai stata dimostrata. Per l’opinione pubblica mondiale, il fatto che due specialisti di famosi istituti di ricerca come l’Istituto Pasteur e l’Istituto Nazionale del Cancro degli USA combattessero per il riconoscimento degli onori della scoperta, doveva per forza significare che il “nemico numero uno dell’umanità” (presidente Reagan 1984) esisteva realmente e quindi doveva essere la causa della “più tremenda epidemia del XX secolo” (Gallo 1991) e il “test dell’Aids” doveva proteggere la popolazione mondiale da questa “epidemia di massa letale” ... (Kremer, p. 163)
... Ma nel periodo dal 1983 al 1997, le immagini al microscopio elettronico dei componenti proteici del gradiente di densità non sono mai state pubblicate né da Montagnier e Gallo né da alcun altro retrovirologo. Le prime immagini al microscopio elettronico del gradiente di densità in fase di “isolamento dell’Hiv” sono state pubblicate da due gruppi di ricerca nel marzo 1997, vale a dire 14 anni dopo la prima pubblicazione del presunto “isolamento dell’Hiv” a cura di Gallo e Montagnier (Bess 1997, Gluschankof 1997). A detta di uno dei pionieri della microscopia elettronica per il controllo dell’isolamento retrovirale in cellule di mammiferi, il professore di medicina De Harven, queste immagini al microscopio elettronico presentano “risultati disastrosi” (De Harven 1998a). Le prime immagini al microscopio elettronico, a comprova del materiale cellulare del gradiente di densità dopo “l’isolamento dell’Hiv” da cellule umane, mostrano “praticamente solo del materiale citologico” delle cellule umane nella coltura (Papadopulos‑Eleopulos 1998a). Quindi, 14 anni dopo il presunto “primo isolamento dell’Hiv” e 13 anni dopo l’applicazione del “test Hiv” viene messo in evidenza che i retrovirologi e oncologi Montagnier e Gallo avevano semplicemente simulato “l’isolamento dell’Hiv” e che le proteine alla base degli antigeni per il “test Hiv” non sono altro che proteine residuali e di scarto delle colture cellulari umane. Il risultato di “sieropositività” perciò non significa altro che la reazione di un livello di anticorpi naturale, seppure aumentato, nel siero dei probandi ...(Kremer, pp. 164-165)
... Se i protagonisti dell’“isolamentoHiv”, nonché detentori del brevetto del “test Hiv” Montagniere Gallo non furono apparentemente in grado di produrre una foto al microscopio elettronico specifica dei rifiuti cellulari purificati, presentando invece per 17 anni la foto al microscopio elettronico aspecifica del buddinga comprova dell’identikit dell’“Hiv”, ciò dimostra che i sistemi di controllo nella ricerca medica non funzionano più: “Nella misura in cui riguarda la politica scientifica, la ricerca sui potenziali virus oncogeni era dominata dall’ipotesi retrovirale. I finanziamenti pubblici alla ricerca presero la stessa strada, stimolati dall’idea incredibilmente ingenua secondo cui il successo dipendeva essenzialmente dai soldi. Il livello insolitamente alto di finanziamenti pubblici aveva portato alla creazione di un establishment della ricerca retrovirale. Nell’ambito di questa grande impresa venne creato un grandissimo numero di posti di ricerca. La libertà intellettuale che permettesse di riflettere su vie alternative della ricerca oncologica scompariva rapidamente, soprattutto quando i grandi gruppi farmaceutici iniziarono a offrire lauti contratti per la sola e unilaterale ricerca retrovirologica. La priorità era quella di dimostrare a ogni costo che i retrovirus hanno un qualche legame con il cancro nell’uomo, pur trattandosi di un’ipotesi mai confermata nel corso degli anni Settanta. Uno sforzo di ricerca di questo tipo, seppure orientato in una direzione sbagliata, sarebbe senza conseguenze ove non toccasse la sanità pubblica. Sfortunatamente, a partire dal 1981, l’insorgenza della Sindrome di Immunodeficienza (Aids) diede all’establishmentretrovirale la possibilità di trasformare quello che fino ad allora si era rivelato un semplice insuccesso accademico, in una tragedia della sanità pubblica” (De Harven 1998b) ...(Kremer, pp. 170-171)
... Il primo “test Hiv” si chiama “Elisa”. Successivamente fu dichiarato che il test Elisa produrrebbe una falsa positività nel 90% dei casi. In realtà, tutti i test Elisa sono erroneamente positivi, in quanto senza il reale isolamento di un retrovirus non è pensabile costruire un test in grado di segnalare la formazione di anticorpi contro un retrovirus. In seguito le proteine del campione cieco del brodo colturale vennero inviate attraverso un campo elettrico, definendo “proteine HIV” quelle proteine che si evidenziano marcatamente sulla base di determinati pesi molecolari. Questo procedimento tecnico di laboratorio è chiamato “Western Blot”. Il “test Elisa” venne così dichiarato “test di ricerca”, il “test Western Blot”, invece, “test di conferma”. Se il “test Elisa” risulta positivo per due volte, in seguito viene effettuato il “test Western Blot”. Se anche quest’ultimo è positivo, il paziente viene ritenuto “sieropositivo”. In realtà anche il “test Western Blot” non misura alcuna formazione di anticorpi contro un “retrovirus Hiv”, ma solamente una reazione di anticorpi contro quello che è stato inserito nel substrato di test: vale a dire proteine non definite, emesse da immunociti umani sottoposti a stress ripetuti.
Il “test di ricerca” quindi non sarà mai in grado di trovare quello che cerca, e cioè gli anticorpi umani contro un “retrovirus Hiv”, mai trovato nemmeno dal dott. Gallo e dal dott. Montagnier. Anche il “test di conferma” non è affatto in grado di confermare la formazione di anticorpi contro un “retrovirus Hiv”, in quanto il dott. Gallo e il dott. Montagnier avevano individuato solamente delle “caratteristiche aspecifiche”, mentre con ogni evidenza non erano disposti ad investire “due giorni di tempo e qualche centinaio di dollari” per individuare l’unica caratteristica specifica in grado di confermare l’esistenza del “retrovirus Hiv”, vale a dire il controllo al microscopio elettronico dopo la purificazione del liquido cellulare e la sedimentazione dei retrovirus eventualmente presenti nel gradiente di densità (De Harven 1998b) ... » (Kremer, p. 175).
E’ opportuno riportare qui quanto è accaduto allo stesso Kremer:
«Quando nel 1984 escono i primi test Hiv e il suo ospedale deve sperimentarli, analizza il funzionamento del test e lo ritiene non specifico. Esprime i suoi dubbi al Ministero della Sanità ma non viene ascoltato e gli viene confermato l’obbligo di utilizzarlo. Accetta a patto che il test sia anonimo. Prepara quindi le provette numerate col sangue dei pazienti e aggiunge altre provette numerate col sangue suo e dei medici dell’ospedale. Mentre non tutti i pazienti risultarono positivi, sia lui che tutti i medici risultarono positivi. Tutti i medici erano stati sottoposti al vaccino dell’epatite B come categoria a rischio dato che operavano in un ospedale per tossicodipendenti, e ciò era sufficiente a produrre abbastanza anticorpi per fare risultare positivo il test. Si rifiuta quindi di applicare un test chiaramente falso ai suoi pazienti, tanto più che ciò rappresenta una condanna a morte con pesanti conseguenze sui livelli di stress e quindi sullo stato psicofisico. In più rifiuta di somministrare farmaci altamente tossici a persone che invece avevano bisogno di trattamenti per stimolare la rigenerazione cellulare, soprattutto per danni epatici. Si licenzia e fa una previsione: nelle carceri tedesche (l’unico posto in cui le persone vengono sistematicamente testate all’Hiv all’entrata e all’uscita) non ci sarebbe stata nessuna sieroconversione, nonostante la presenza di ventimila tossicomani che scambiano siringhe e hanno rapporti sessuali non protetti. Dopo 10 anni tale previsione venne confermata. Nonostante numerosi contagi di epatite e malattie veneree, non ci furono sieroconversioni per “l’Hiv”, tutti coloro che erano negativi all’entrata del carcere lo erano all’uscita. Ciò fu la conferma che gli anticorpi che danno risultato positivo ai test Hiv sono endogeni, indicano uno stato di metabolismo personale, non trasferibile perché si è formato nel tempo e che può essere o no patologico» (www.macroedizioni.it/speciali/heinrich-kremer).
In Duesberg, a pag. 269 del suo libro citato, si legge:
«La professoressa Eleni Papadopulos-Eleopulos4 ha seri dubbi sull’ipotesi dell’Hiv fin dal 1988. Nel giugno del 1993 lei e i suoi colleghi della University of Western Australia a Perth pubblicarono un articolo in “Bio/Technology” che lasciò scioccati anche i dissidenti dell’Hiv. Il loro articolo dimostrò che il test per l’Hiv è del tutto inaffidabile, perché produce fino al 90% di “falsi positivi” e si basa su standard che differiscono da nazione a nazione e anche da un laboratorio autorizzato all’altro all’interno dello stesso paese. Anche i fedelissimi dell’ipotesi Hiv hanno trovato immorale che il destino di migliaia di vite, ogni giorno, sia determinato da un test di cui non ci si può fidare. Da allora il gruppo della Papadopulos è diventato l’équipe medica più esplicita nel formulare dubbi sull’ipotesi dell’Hiv».
Sull’isolamento dell’Hiv, confrontando il pensiero di Duesberg e quello di Kremer, si nota una sostanziale differenza. Mentre Kremer, e altri, sostengono che non si può parlare di isolamento di un virus patogeno responsabile dell’Aids in quanto non sono state applicate le regole standard della virologia, Duesberg invece ammette l’isolamento dell’Hiv e afferma, dopo averlo in precedenza motivato, che poiché “l’Aids non si comporta affatto come una malattia infettiva ... l’Hiv è solo un latente e perfettamente inoffensivo retrovirus di cui molti, ma non tutti, i malati di Aids, possono essere portatori. Dire che l’Hiv è la causa dell’Aids significa mettere da parte tutto ciò che sappiamo sui retrovirus ... La teoria dell’Hiv è inconsistente, assurda e paradossale”. Le conclusioni alle quali giungono per vie diverse sono le stesse: l’Aids non è una malattia infettiva.
Duesberg fa una proposta:
« ... A parte tutte le prove circostanziali, il test epidemiologico definitivo per l’Hiv sarebbe un confronto di casi controllati. In tale studio, un grande numero di persone infette dovrebbero essere seguite nel tempo e confrontate con un uguale numero di persone non infette. I due gruppi dovrebbero essere scelti in base agli stessi parametri: stessa età, sesso, reddito e tutti gli altri rischi per la salute, uso di droga compreso. L’emofilia e altre complicazioni mediche verrebbero escluse. Se l’Hiv fosse davvero pericoloso, il gruppo di infetti svilupperebbe l’Aids quello dei non infetti no. Ma nessuno studio del genere si trova negli oltre 100.000 lavori scientifici che sono stati pubblicati finora su questo virus!»(Duesberg, p. 232).
Fa riflettere un’osservazione di Harvey Bialy, Ph.D., redattore scientifico di “Biotechnology”, biologo nucleare, esperto di malattie tropicali, tratta dal “romanzo” di Luca Rossi Sex Virus, Feltrinelli Editore, Milano 1999, p. 26:
«Tutto ciò che riguarda questa malattia è unico e bizzarro: ogni cosa è rovesciata. Dicono che l’infezione da Hiv sia documentata dal test degli anticorpi. Cioè: un sieropositivo è tale perché ha gli anticorpi al virus, e questo dimostra che è malato. Ma non esiste una malattia al mondo preceduta, nel cento per cento dei casi, dai suoi anticorpi. Mai sentito. ... In più, gli anticorpi non sono soltanto la prova dell’infezione: sono anche una protezione, inibiscono la replicazione del virus. Essere sieropositivi significa, sostanzialmente, essere vaccinati. Ma, nel caso dell’Hiv, ti dichiarano morto ancor prima di essere ammalato» (Quella sporca storia dell’Aids, Società Editrice Andromeda, Bologna, p. 6).
Test PCR
Il test per la misurazione della carica virale (Polymerase Chain Reaction o PCR – reazione a catena della polimerasi) viene considerato da molti come metodo sicuro per rilevare la presenza dell’Hiv. Ma lo stesso inventore Kary B. Mullis che nel 1993 ha ricevuto il premio Nobel per la chimica con questa scoperta, che consiste in un metodo sorprendentemente semplice per fare copie illimitate di DNA per facilitare all’osservatore la sua individuazione, lo giudica un test non adatto:
« … il problema è l’efficacia della tecnica PCR che arricchisce ogni DNA presente nel campione, indipendentemente dal fatto se questo DNA appartiene all’Hiv oppure a un altro DNA presente contemporaneamente. Come si intende decidere quale parte del materiale arricchito possa essere il DNA Hiv ricercato e quale parte invece possa rappresentare le sequenze di DNA contemporaneamente presenti, se non è possibile provare la presenza dell’Hiv nel campione senza l’impiego della tecnica PCR? (Johnson 1996)» (Kremer p. 312-313).
Ed ancora:
«Se ci fosse la prova che l’Hiv provoca l’Aids, dovrebbero esserci documenti scientifici che, singolarmente o collettivamente, lo provino, per lo meno con un’alta probabilità. Non esiste alcun documento del genere!» (Sunday Times of London, 28 novembre 1993).
«Dov’è la ricerca che dimostra che l’Hiv è la causa dell’Aids? Di questo virus ormai sappiamo tutto. Attualmente sono 10.000 i ricercatori al mondo che si sono specializzati in Hiv. A nessuno di loro interessa la possibilità che l’Hiv non provochi l’Aids, perché se così fosse, la loro specializzazione sarebbe inutile» (S. Francisco Chronicle, 21 ottobre 1993).
C’è dissenso anche nell’ortodossia:
«I risultati ripetutamente ed erroneamente positivi della carica virale sono un fenomeno ben recepito; questo lo ammettono perfino i medici ortodossi dell’Hiv (Weber 1997)» (Kremer, p. 323).
Malattie indicatrici dell’Aids
«L’Aids è una sindrome che comprende una trentina di patologie diverse, non è un’unica malattia. Clinicamente, viene identificata dalla diagnosi di specifici malanni noti alla scienza medica da decenni o da secoli. Il Cdc ha parecchie volte aumentato ‑ mai diminuito ‑ la lista ufficiale di patologie‑marker dell’Aids, l’ultima risale al 1° gennaio 1993. La lista ora comprende la demenza, la diarrea cronica, tumori come il sarcoma di Kaposi e parecchi linfomi, e infezioni opportunistiche come la polmonite da Pneumocystis carinii,l’infezione da cytomegalovirus, l’herpes, la candidiasi e la tubercolosi. Anche un basso livello di linfociti T nel sangue si può ora chiamare “Aids”, accompagnato o meno da sintomi clinici reali. Di recente è stato aggiunto alla lista anche il cancro della cervice, la prima malattia legata all’Aids che può colpire solo un sesso (nel caso specifico, le donne). La ragione dietro quest’aggiunta è solo politica: è stata dichiaratamente inserita per aumentare il numero di femmine malate di Aids, creando così l’illusione che la sindrome si stia “diffondendo” nella popolazione eterosessuale. Originariamente le patologie da Aids erano legate insieme perché erano tutte in aumento all’interno di certi gruppi a rischio, ma oggi si pensa che derivino dalla base comune dell’immunodeficienza. La sovrapposizione fra l’Aids e certi gruppi a rischio è ancora vera ma un numero significativo di queste malattie non sono conseguenti all’indebolimento del sistema immunitario.
Secondo Blattner, Gallo e Temin, “La definizione di Aids formulata dal Cdc è stata revisionata già varie volte, man mano che erano disponibili nuove nozioni, e senza dubbio sarà modificata di nuovo”. Comunque, né il Cdc né altri difensori dell’ipotesi Hiv identificano mai le “nuove nozioni” che rendono necessarie queste revisioni. E’ anche piuttosto curioso che tali “nuove nozioni” facciano sempre aumentare, mai diminuire, la lista di patologie che definiscono l’Aids. Una cosa è chiara: i ripetuti aggiustamenti in senso quantitativo della definizione di Aids hanno fatto aumentare le statistiche americane di Aids, mentre le infezioni da Hiv sono rimaste sempre costanti dal 1985.
L’aumento di nuovi casi Aids fino al 1993 è stato in gran parte il risultato delle artificiose definizioni di Aids. Ogni alterazione nella definizione ha aggiunto, non sottratto, patologie alla lista diagnostica. Ogni volta che il Cdc ha bisogno di percentuali più alte di nuovi casi, allarga ancora la definizione in modo da comprendere nella sindrome altre malattie. Basta un tratto di penna a creare l’illusione del diffondersi dell’Aids: noti studiosi spiegano che le revisioni sono frutto del progredire della scienza, e il grande pubblico si sente rassicurato dagli sforzi federali che sono del tutto giustificati ... o forse solo un po’ lenti» (Duesberg, pp. 224-227).
Periodo di latenza dell’Hiv
«Quel che è peggio è che gli esperti hanno scoperto, con molto imbarazzo, che le loro stime e proiezioni dell’epidemia erano sballate. Il cosiddetto periodo di latenza - l’intervallo di tempo fra il momento in cui una persona si infetta con l’Hiv e quello in cui manifesta sintomi clinici di Aids - nel 1984 si calcolava fosse di 10 mesi. Da allora ogni anno si ritocca verso l’alto la durata di questo periodo di incubazione: siamo ormai arrivati ai 10 anni e passa (siamo nel 1996, ndr)» (Duesberg, p. 22).
«... Inoltre vi è il famoso discorso sulla presunta incubazione per l’Aids, che ha subito sostanziali modifiche nel tempo: da 10,4 mesi nel 1984, è aumentata di un anno all’anno fino agli attuali 16 anni» (ricerca scientifico-politica a cura di AnOK4U, del Collettivo “Il Mondo Capovolto” di Chieri-Torino, 2001).
Alla conferenza del Dr. Kremer a Firenze ho incontrato un uomo e una donna, da più di 20 anni diagnosticati sieropositivi, che sono vissuti sempre insieme. Con amarezza mi hanno detto che un medico disse loro, 20 anni fa, che dovevano rinunciare ad avere figli per la loro sieropositività e gli hanno creduto. Fino ad oggi, senza fare nessuna cura, hanno goduto sempre di ottima salute, come tanti altri.
Cause dell’Aids
Sulle cause dell’Aids, Duesberg, Kremer e tutti gli altri dissidenti sono concordi. Queste le principali:
Droghe
« ... Oggi (1996), a più di dieci anni dalla sua comparsa, la sindrome viene diagnosticata in omosessuali, tossicodipendenti ed emofiliaci nel 95 per cento dei casi, esattamente come dieci anni fa. Nove su dieci malati sono maschi, proprio come all’inizio. L’esistenza stessa di un “periodo di latenza” sta a suggerire che anni di pratiche contrarie alla salute sono necessarie perché si sviluppino queste patologie letali. Nella maggior parte dei malati di Aids in America e in Europa è stato identificato un rischio comune: l’uso a lungo termine di droghe pesanti (Duesberg, p. 233) ...
... I tossici che si iniettano in vena la droga, gli omosessuali maschi e i figli di madri tossicodipendenti costituiscono il 94 per cento di tutti i casi di Aids. Quindi, la correlazione fra uso di droghe pesanti e Aids è molto più marcata della correlazione fra Hiv e Aids. Le droghe hanno un’attività biochimica, e quindi anche psichica, ogni volta che vengono assunte ... ciascuna delle droghe più implicate nell’Aids ha una tossicità che potrebbe distruggere il sistema immunitario o causare altre patologie correlate con l’Aids ... » (Duesberg, p. 284).
Nitriti
«Pochi prodotti chimici sono più tossici dei nitriti. Inoltre, i poppers (stimolanti sessuali inalanti) producono grosse reazioni quando vengono a contatto con qualsiasi altra sostanza. Mischiandosi all’acqua, come accade nel corpo umano, danno luogo all’acido nitroso, che è un composto instabile che a sua volta distrugge qualunque molecola biologica gli venga a tiro. I nitriti e i loro derivati sono noti da tempo agli scienziati per la loro capacità di mutare il Dna, un processo verificato di recente con esperimenti diretti. Inoltre i nitriti sono fra le sostanze chimiche più cancerogene che esistano.
I nitriti inalanti sono citotossici, il che significa che avvelenano o uccidono le cellule, comprese quelle di cui è composto il sangue e quelle epiteliali che tappezzano i polmoni ... Questa è la ragione per cui i nitriti causano anemia, immunodeficienza e polmonite negli animali da laboratorio e nell’uomo ... Entro il 1986 un “legame statistico” fra Aids e nitriti inalanti era diventato così evidente per le autorità sanitarie che la vendita dei nitriti fu vietata dal Congresso nel 1988 e successivamente dal Crime Control Act nel 1990 ... Al contrario, i medici trascurano la tossicità di queste droghe perché sono troppo occupati a raccomandare sesso protetto e aghi puliti come prevenzione per l’Hiv» (Duesberg, pp. 285-286).
Antibiotici
«Ci sono altri due potenziali fattori di rischio che andrebbero studiati. Man mano che lo stile di vita degli omosessuali usciva allo scoperto e diventava frenetico negli anni Settanta e Ottanta, le infezioni da virus, batteri ed altri parassiti crebbero esponenzialmente. Gli antibiotici diventarono la panacea per la comunità gay, bastava inghiottire qualche pillola e si poteva tornare a rischiare un’altra infezione ...
... La tetraciclina era in cima alla lista dei farmaci preferiti, e veniva usata come cura ma anche come prevenzione ... In alcuni casi questa abitudine raggiungeva degli eccessi ... La tetraciclina interferisce con il normale metabolismo di una persona. Usata per lungo periodo, può causare anche immunosoppressione. Lo stesso si applica agli steroidi e all’eritromicina, altri due farmaci spesso prescritti per curare o prevenire malattie veneree. L’effetto collaterale peggiore degli antibiotici è forse quello di distruggere batteri utili ... chi usa antibiotici scopre a sue spese che il posto dei batteri uccisi viene preso da micosi o infezioni da lieviti» (Duesberg, pp. 297-298).
Medicazione con farmaci citotossici
L’AZT è il farmaco antiAids più prescritto nel mondo per il presunto bloccaggio selettivo del “retrovirus Hiv”.
Per avere alcune indicazioni sulla tossicità del farmaco riporto alcuni brani tratti dal “Dossier AZT – la verità sul farmaco più tossico mai utilizzato per una terapia a lungo termine” (Ed. Andromeda, Bologna, 1994), basato sulle pubblicazioni di John Lauritsen5, in cui sono esposte dettagliatamente tutte le sue critiche.
«Il Dr. Lauritsen fino dal 1985, con instancabile tenacia, contesta le teorie ufficiali sull’Aids ed è probabilmente, fra i dissidenti, il maggior esperto sull’AZT. Lauritsen ha esaminato e criticato, con eccezionalità e competenza, tutti gli articoli scientifici su cui si basano le indicazioni per l’uso dell’AZT e le autorizzazioni alla sua immissione in commercio. Egli conclude che:
1)      l’AZT è un farmaco altamente tossico, il cui uso a lungo termine è incompatibile con la vita;
2)      l’AZT è stato autorizzato ad essere immesso in commercio sulle basi di studi fraudolenti;
3)      non esiste prova scientifica credibile che l’AZT sia di una qualche utilità per i malati di Aids o per i sieropositivi.
Natura e storia dell’AZT
L’AZT o azidotimidina o zidovudina (nome commerciale Retrovir), è un analogo nucleosidico cioè una sostanza che viene incorporata nella catena del DNA, sfruttando la sua similitudine, al posto di un componente “normale” di questa (appunto un nucleoside), interrompendo così la sintesi del DNA stesso. Una specie di “boicottaggio chimico” del DNA. L'AZT fu sintetizzato nel 1964 a Detroit, in un laboratorio del Nci (National Cancer Institute, Istituto Nazionale dei Tumori), dal Dr. Jerome Horwitz. Esso fu sviluppato nella speranza che fosse utile nel trattamento del cancro, ma fu ben presto abbandonato, poiché non era efficace: non riuscì infatti a prolungare la vita degli animali affetti da leucemia. Esso non fu mai sperimentato sull'uomo poiché si era dimostrato completamente inefficace negli animali di laboratorio. Il Dr. Horwitz appare seccato quando gli si chiede della sua “creatura” e oggi sostiene che l’AZT fu abbandonato esclusivamente per la sua inefficacia. Alcuni reporters, però, riferiscono che Horwitz ha affermato, in alcune interviste passate, che l’AZT era stato messo da parte soprattutto per la sua estrema tossicità (oltre che per l'assoluta inefficacia e per l’elevato costo di produzione): esso non solo non curava il cancro, ma addirittura lo causava!
In ogni caso, qualunque sia la verità sugli studi di tossicità per l’AZT, resta il fatto che esso venne abbandonato come chemioterapico antitumorale senza neppure provarlo sull’uomo. Questo significa che nessun essere umano lo aveva mai assunto prima dei volontari nel test per la sua registrazione verso la metà degli anni ’80. Nel 1987 l’AZT venne approvato per il trattamento di pazienti portatori del virus Hiv sia sintomatici che asintomatici, con una delle più rapide registrazioni di un farmaco nella storia dell’Fda (l'agenzia americana che controlla e regola il mercato dei farmaci).
Tossicità
Nel dicembre del 1989 la Wellcome, produttrice dell’AZT, comunicò che il farmaco si era rivelato cancerogeno per gli animali da laboratorio. Esso, in un ampio studio, aveva provocato tumori della vagina in femmine di ratti e topi ma il potenziale cancerogeno, secondo la portavoce della Wellcome Kathy Bartlett, non doveva essere interpretato come limitato solo alla vagina o solo alle donne. La stessa Wellcome si è affrettata però a precisare, come è annotato anche nel foglietto illustrativo del farmaco, che il valore predittivo di studi di cancerogenesi nei roditori, rispetto alla specie umana, è incerto e pertanto il significato clinico di tali osservazioni non è chiaro".
Ma se è così, come mai questi studi vengono fatti prima di tutti gli altri? Se non hanno valore predittivo, perchè sono compresi in tutti i protocolli di studio per la tossicità dei nuovi farmaci?
Ma già prima del 1989 c'era motivo di preoccuparsi per la cancerogenicità dell’AZT. Nel 1987 la Fda fu costretta a consegnare, sotto il “Freedom of Information Act” (legge sulla libertà d’informazione), una gran quantità di documenti relativi all’approvazione dell’AZT. Fra questi c'era il “Review & Evaluation of Pharmacology & Toxicology Data” (NDA 19‑655 del 29‑12‑86) per il farmaco Retrovir, elaborato dal tossicologo dell’Fda Harvey I. Chernov, Ph. D. Chernov aveva controllato decine di studi sia in vitro chesugli animali di laboratorio (ratti, topi, conigli, cani) e sugli uomini. Il dato più evidente era che l’AZT era tossico per il midollo osseo, e causava quindi anemia. Inoltre, il “Test di Trasformazione Cellulare” indicava che l’AZT era probabilmente cancerogeno; infatti Chernov affermava: “... un aumento statisticamente significativo nel numero dei 'foci' aberranti fu notato a concentrazioni di 0.5 mcg/ml. Questo comportamento è caratteristico delle cellule tumorali e suggerisce che l’AZT possa essere un potenziale cancerogeno. Esso sembra essere almeno attivo quanto il materiale di controllo positivo metilcolantrene” (un noto ed estremamente potente cancerogeno ndr). Il Prof. Chernov era inoltre preoccupato che nella frettadi approvare l’AZT, la Fda violasse le sue stesse regole e procedure sullabase di informazioni inadeguate, e concludeva il suo esame dei dati tossicologici e farmacologici raccomandando che l’AZT non fosse approvato per la commercializzazione: “ ... In conclusione l'intero profilo tossicologico preclinico è lungi dall'essere completo, con i dati a 6 mesi disponibili ma non ancora consegnati, gli studi a un anno che devono ancora iniziare, ecc. I dati disponibili sono insufficienti per supportare l'approvazione da parte dell'Fda”.
Nonostante questo autorevole parere contrario, l’Fda approvò in gran fretta la commercializzazione del farmaco.
Gli effetti collaterali dell’AZT riconosciuti anche ufficialmente sono: anemia (che spesso richiede trasfusioni), neutropenia e leucopenia (cioè diminuzione dei granulociti e leucociti, che fanno parte dei globuli bianchi), nausea, cefalea, esantema, dolori addominali, febbre, mialgie, parestesie, vomito, insonnia e anoressia. Altri, giudicati meno frequenti, sono: astenia, malessere, sonnolenza, diarrea, vertigini, sudorazioni, dispepsia, dispnea, flatulenza, dolore toracico, perdita di acutezza mentale, ansia, pollachiuria, depressione, dolori generalizzati, brividi, tosse, orticaria, prurito e sindrome parainfluenzale.
Ma altri effetti collaterali, anche se non vengono riportati nella scheda tecnica dell’AZT, sono stati riscontrati e fra questi:
‑ atrofia muscolare e polimiosite, dovuta ad inibizione della sintesi mitocondriale
‑ linfoma (tumore maligno delle linfoghiandole) in circa il 9% dei soggetti entro un anno dall'inizio della terapia
‑ epatite acuta (non virale)
- discromia delle unghie.
(…)
Il “Dossier AZT” continua con un esteso resoconto di Lauritsen sulle irregolarità dello studio controllato in doppio-cieco, condotto nel 1986 dalla Fda in dodici centri medici sparsi negli Stati Uniti, che consentì la registrazione dell’AZT. Lauritsen inoltre critica e mette a nudo, in tutta la loro pochezza scientifica, anche altre importanti pubblicazioni utilizzate dall’establishment dell’Aids per giustificare l’uso del farmaco, in particolare: lo studio che confermò l’efficacia dell’AZT; lo studio su cui si basò la Fda per raccomandare l’uso dell’AZT nei sieropositivi asintomatici; il comunicato del Niaid (National Institute of Allergy and Infectious Disease, Istituto nazionale di malattie allergiche e infettive) da cui si dedusse l’utilità dell’AZT nei sieropositivi con lievi sintomi di compromissione del sistema immunitario.
Il Dossier termina con queste parole di Lauritsen:
«Io ho sostenuto, e continuo a sostenere, che non c'è una sola prova scientificamente credibile che l’AZT arrechi un qualche tipo di beneficio. Questa è una sfida aperta, ed io sarò grato a chiunque fra i fautori dell'AZT mi saprà citare un solo studio ‑ soltanto uno ‑ che dimostri i benefici dell'AZT e che nel contempo meriti di essere definito “scientificamente credibile”. Fino ad ora questa sfida o è stata elusa completamente, oppure sono stati snocciolati una dozzina di “studi” assolutamente inutili col commento che la prova è “schiacciante”.
E' legittimo parlare di un rapporto “rischio‑beneficio”, ma prima il “beneficio” deve essere stabilito. Non serve sostituire la quantità alla qualità. Una dozzina di studi inutili non provano niente, neppure se tutti concordano fra di loro.
In questo dossier abbiamo visto come siano stati utilizzati tutti i mezzi (anche i più illeciti) per presentare l’AZT come un farmaco efficace (cosa che assolutamente non è) e dalla tossicità quasi trascurabile. La tossicità dell’AZT è in realtà severa e ben stabilita, compresa la sua carcinogenicità. (…) Ma ora è più importante salvare delle vite. Oltre 200.000 persone (affette da ARC6, da Aids o semplicemente sieropositive) si stanno avvelenando con gli analoghi nucleosidici AZT e ddI. Dobbiamo aiutarli, dobbiamo dare l'allarme prima che sia troppo tardi, dobbiamo informarli che essi non hanno nulla da guadagnare e tutto da perdere utilizzando l’AZT”».
Anche il Dr. Kremer nel capitolo dedicato alla medicina dell’Hiv/Aids, ma anche in quello sull’Africa, mette in chiaro tutto quello che è opportuno conoscere sui farmaci contro l’Aids. Quanto segue è solo un accenno:
« ... Il meccanismo effettivo dell’AZT è conosciuto al di là di ogni ragionevole dubbio: l’AZT blocca certi enzimi della catena di respirazione di immunociti e altre cellule non immunitarie.
La conseguenza è lo svilupparsi di un’infezione opportunistica (Aids), di determinati tumori e la degenerazione delle cellule muscolari e nervose ... (Kremer, p. 412)
... Perfino il produttore Burroughs Wellcome (ora Glaxo Smith Kline), che commercializza l’AZT con la sigla chimica di Zidovudine e con il nome commerciale Retrovir, si vide costretto a tutelarsi giuridicamente contro eventuali richieste di risarcimento: “Il Retrovir (Zidovudine = AZT) può essere associato a danni tossici gravi delle cellule blutbildend (cellula del sangue a maturazione rapida), compreso il blocco della maturazione dei globuli bianchi (granulocitopenia) e il grave blocco della maturazione dei globuli rossi (anemia), in particolare nei pazienti con malattia Hiv progredita (...) La degenerazione e i processi infiammatori delle cellule muscolari con alterazioni patologiche (miopatie e miositi), simili a quelli prodotti dalla malattia Hiv, sono associati alla medicazione prolungata con Retrovir(Glaxo Wellcome 1998).
Nulla più della confessione del primo gruppo farmaceutico mondiale è in grado di provare la perdita di ogni etica medica, secondo cui una sostanza - che secondo numerosi referti sperimentali indiscutibili non è in grado di sviluppare l’integrazione selettiva dell’AZT nella catena DNA di un “DNA provirale del retrovirus Hiv” - produce invece dei gravi danni tossici nelle cellule del sangue e dei muscoli. Questa constatazione del produttore giustifica l’accusa penalmente rilevante di lesioni aggravate dall’esito fatale. Nessuno ha realmente isolato un “DNA provirale del retrovirus Hiv” (Papadopulos-Eleopulos 1993a, 1998a) e, nonostante il più grande investimento di capitali nella storia della medicina e intensi sforzi di ricerca, nessuno ha potuto provare un meccanismo patogenetico del “DNA provirale del retrovirus Hiv” (Balter 1997). Al contrario, i gravi disturbi di maturazione delle cellule immunitarie e non immunitarie, espressi da Glaxo Wellcome, sono stati diagnosticati con assoluta regolarità in milioni di casi di somministrazione di AZT nel mondo. La constatazione di Glaxo Wellcome, secondo cui i danni cellulari gravi si verificano nelle cellule del sangue a maturazione rapida, soprattutto nei “pazienti con malattia Hiv avanzata” dopo la medicazione con AZT, non significa altro che l’AZT aggrava ulteriormente il predominio delle citochine di tipo 2 (tabella in Lucey 1996), documentato nella prima fase “dello stadio di sieropositività” da numerosi studi, a causa delle proprietà chimiche della sostanza. “Fase avanzata della malattia Hiv” significa che le capacità di disintossicazione delle cellule immunitarie e non immunitarie vengono meno, a causa di una esposizione prolungata a stress nitrosativi e/o ossidativi. Somministrare una sostanza altamente nitrosativa e ossidativa a un paziente in questa situazione diagnostica univoca, invece di migliorare la capacità di disintossicazione dei sistemi cellulari del paziente, corrisponde giuridicamente a un’azione di avvelenamento, che prima o poi condurrà alla morte del paziente già avvelenato ... ” (Kremer, pp. 241-242)
 ... Secondo gli esperti è possibile “che nel giro di 10 anni vi sarà un’incidenza massiccia di infarti tra gli infetti Hiv; e anche le neoplasie potrebbero diventare problematiche, a causa dell’indebolimento del sistema immunitario (dovuto agli effetti collaterali della terapia)”» (Der Spiegel: “Il futuro dei morituri”, 10/7/2000) (Kremer, p. 419).
L’AZT negli anni immediatamente successivi alla sua approvazione veniva prescritta in dosi talvolta letali di 1000/1500 mg giornalieri, finché nel 1996 fu introdotta la terapia combinata HAART (terapia antiretrovirale altamente attiva o “terapia cocktail”) che unisce all’AZT gli inibitori delle proteasi7 e che - secondo le promesse dei medici dell’Hiv/Aids - avrebbe dovuto, entro tre o quattro anni, con un trattamento permanente e aggressivo, eliminare completamente i virus Hi. Il Dr. Kremer nell’opera citata, dopo avere nei dettagli spiegato magistralmente il funzionamento e gli effetti tossici degli analoghi nucleosidici della transcriptasi inversa (AZT) e degli inibitori delle proteasi Hiv, spiega come la promessa non si è realizzata perché - fra l’altro - :
« ... indipendentemente dalla presenza o meno dei cosiddetti virus Hi, l’HAART provoca una selezione di immunociti TH2 helper che non sono in grado di produrre l’NO8 citotossico contro funghi intracellulari, parassiti, micobatteri, citomegalovirus, ecc. In altri termini, con il trattamento HAART e con interleuchina-2 ... l’organismo viene reso incapace di difendersi contro i patogeni opportunisti intracellulari (Aids) ... Poiché HAART + inibitori delle proteasi causano notoriamente gravissimi danni mitocondriali e alterazioni metaboliche (tabella Brinkman 1999), l’affermazione secondo cui gli inibitori delle proteasi inibirebbero esclusivamente la proteasi proteolitica dei cosiddetti virus Hi, perfino se questi esistessero davvero, è oggettivamente sbagliata ...  (Kremer, pp. 322-323 )
 ... Il trattamento HAART combatte con una chemioterapia aggressiva i processi naturali di guarigione delle cellule immunitarie e non immunitarie, squilibrate a causa del deficit di glutatione9, mentre tralascia le necessarie terapie di ripristino della carenza di protoni liberamente convertibili ...
... I gruppi di ricerca Hiv ortodossi avevano presentato dati che già nel giugno 1999 diedero luogo alla seguente affermazione: “Due studi clinici evidenziano il fallimento della terapia HAART convenzionale nella sua intenzione di giungere alla completa eliminazione dell’Hiv. Si ritengono necessari da dieci a sessant’anni per l’eliminazione dell’Hiv” (Saag 1999).
Nel 2000 durante il Congresso mondiale dell’Aids in Sudafrica i pazienti interessati e l’opinione pubblica mondiale non seppero nulla di questi risultati dai media internazionali. In caso contrario non sarebbe stato possibile vendere l’AZT, ecc. ai paesi in via di sviluppo» (Kremer, p. 325).
Carenze alimentari e di igiene
Sono descritte più avanti nella situazione in Africa.
Interruzione dell’assunzione dell’AZT*
A questo punto sarà molto utile vedere cosa avviene quando si smette di prendere l’AZT. Nel libro citato di Christine Maggiore sono riportate molte testimonianze di sieropositivi che quando hanno interrotto l’assunzione dell’AZT le loro condizioni di salute sono prontamente migliorate; altri, invece, che dopo tanti anni dalla sentenza di morte imminente perché sieropositivi non hanno mai preso AZT, sono tuttora in ottima salute. Non è possibile riportare tutte le testimonianze: il libro è disponibile nelle librerie. Christine Maggiore così introduce le testimonianze:
« ... Il nuovo grido di battaglia nella guerra all’Aids, Trattamenti=vita, viene considerato da più parti come una verità assoluta, una regola senza eccezioni. Le persone sieropositive che rimangono in vita senza utilizzare medicinali, compaiono solo occasionalmente nelle cronache dei media, vengono considerate come un gruppo molto ristretto e si pensa che la loro sia solo una temporanea ed inspiegabile questione di fortuna.
Una visione così limitata rispetto all’Aids lascia il gran pubblico totalmente ignaro del fatto che, in tutto il mondo, ci sono migliaia di uomini, donne e bambini che rimangono naturalmente sani anche molti anni dopo essere risultati sieropositivi. Fra tutti gli interrogativi sull’Aids che sono ancora senza risposta, il più urgente è forse quello in cui ci si chiede come mai le persone che sono vive e in salute sfidando completamente il paradigma Hiv=Aids=Morte, siano state del tutto ignorate. Quelle che seguono sono soltanto alcune delle voci che vanno ascoltate se desideriamo davvero capire e risolvere l’Aids … » (Maggiore, p. 156).
 
 
Ecco alcune rassicuranti comunicazioni di Duesberg (qui non sono riportate le fonti dei tre studi, da lui citate):
« ... Alcuni piccoli studi hanno tentato la strada inversa, cioè hanno descritto cosa succede ai pazienti che sospendono l’AZT. Di quattro malati che avevano sviluppato una forte anemia dopo qualche settimana di trattamento, tre si sono ripresi dopo che il medico aveva sospeso l’AZT. In un altro gruppo di cinque pazienti si è riscontrata atrofia muscolare, sintomo regredito in quattro casi a distanza di sole due settimane dalla sospensione dell’AZT; due di questi pazienti hanno accusato di nuovo lo stesso sintomo dopo aver ripreso il trattamento. Il più drammatico di questi studi descrive la situazione di 11 malati di Aids in via di peggioramento a cui il medico aveva tolto l’AZT: il sistema immunitario di dieci di loro si è subito ripreso e per alcuni il miglioramento è continuato nel tempo …» (Duesberg, p. 342).
* Per la precisione, quanto è detto in questa sezione si riferisce agli anni ’80-’90, quando l’AZT veniva prescritto in dosi insostenibili; con le attuali terapie tali dosi sono state ridotte e gli effetti collaterali sono meno pesanti.
Cure
Per i rimedi è necessario eliminare le cause e gli stili di vita che hanno originato la sindrome di immunodeficienza e seguire opportune terapie non tossiche di sostegno e riequilibrio del sistema immunitario. Il Dr. Kremer nell’opera citata tratta questo argomento, ma è impossibile riferirne il complesso contenuto in poco spazio. Di nuovo se ne consiglia la lettura a chi è interessato.
Nella pubblicazione Aids una questione aperta, della Società Editrice Andromeda di Bologna - www.alinet.it/andromeda, sono presentate alcune proposte terapeutiche alternative che hanno dimostrato di beneficiare i malati di Aids. Ne vengono elencate solo le più note. Fra queste, in una breve sintesi: l’Omeopatia, che agisce stimolando le capacità di difesa e di autoguarigione dell’organismo; la Medicina Tradizionale Cinese con l’agopuntura e i rimedi fitoterapici; la Fitoterapia, con un elenco di piante immunostimolanti e antinfettive e alcuni rimedi costituti dalle miscele di varie piante. Fondamentale è una corretta nutrizione oltre ad una integrazione di vitamine, minerali, acidi grassi essenziali, aminoacidi. Si sono rivelate molto importanti le Terapie di ormoni naturali per ristabilire l’equilibrio delle ghiandole endocrine e Terapie Biofisiche che utilizzano differenti energie (elettriche, magnetiche, radioonde, ecc.) e le applicano al corpo umano in modi diversi.
Ma prima delle cure è opportuno liberarsi dallo stress psichico della paura di morire perché “sottoposta a stress psichico, qualunque persona sviluppa uno stato di ipercortisolismo, cioè secerne continuamente ormoni di stress, con la conseguenza che la immunità cellulare peggiora a favore della immunità umorale, con la conseguenza che i globuli bianchi si ritirano dal flusso sanguigno” (dr. Hässig et al. 1995).
«Tutte le terapie naturali riconoscono l’uomo come un tutto inscindibile fatto di corpo e psiche, e riconoscono le profonde intersecazioni ed interrelazioni fra queste due parti. Nei pazienti è quindi fondamentale la ricerca di un equilibrio psicologico. Vanno ricercati una riduzione dello stress, delle migliorate relazioni umane, un atteggiamento positivo verso la vita ed una reale volontà di guarire. Alcuni autori hanno riportato risultati positivi da terapie di supporto psicologico, esercizi di meditazione e tecniche di rilassamento. Utile si è dimostrata anche la psiconeuroimmunologia, che si basa sui collegamenti fra gli stati mentali e le funzioni dell’organismo (immunità, ecc.).
Michael Ellner,psicoterapeuta, uno dei responsabili di HEAL10 (New York) sostiene che i sieropositivi siano “programmati per morire”, su di loro cioè, l’equazione Hiv=Aids=Morte ha l’effetto di un voodoo. Egli quindi, con opportune tecniche psicologiche, “riprogramma” questi pazienti, togliendo loro il terrore dell’Hiv e la certezza di morire di Aids. Questo gli ha permesso di ottenere risultati veramente interessanti, ed ha consentito una migliore efficacia delle terapie alternative da loro utilizzate» (Aids una questione aperta, a cura di Raul Vergini, p. 26).
Vaccini per l’Aids
Robert Gallo nella citata conferenza stampa dell’aprile del 1984, dopo l’annuncio che “l’Hiv è probabilmente la causa dell’Aids”, promise con sicurezza un vaccino entro due anni per bloccare l’epidemia di Aids.
«Come si intendesse sviluppare un vaccino contro una probabile causa, rimane un mistero ancora oggi ... il difetto congenito della medicina dell’Hiv/Aids è la domanda di brevetto avanzato dagli inventori del cosiddetto test Hiv prima ancora di ogni pubblicazione scientifica. La rapida commercializzazione ha portato alla corruzione precoce della medicina dell’Hiv/Aids ... » (Kremer, p. 420).
Per quanto riguarda il vaccino italiano, attualmente nella seconda fase, nonostante le dovute perplessità per quanto sin qui esposto, prima di esprimere un giudizio è opportuno attendere il termine della sperimentazione, che si protrarrà per qualche anno. La stessa considerazione dovrebbe essere usata per le ipotesi dei dissidenti di cui si parla in questa ricerca.
La situazione in Africa
Diversamente da quanto avviene in altre Nazioni, in Africa l’Aids può essere diagnosticata semplicemente in caso di febbre, diarrea, perdita del 10% del peso corporeo e tosse persistente. Ma questi sintomi sono associati alle malattie presenti da decenni in Africa, come la tubercolosi, la malaria, una lunga serie di infezioni ed altre, tutte conseguenza di povertà, carenze alimentari, mancanza di igiene, ecc. Prima dell’avvento dell’Aids tali patologie venivano chiamate col loro nome, ora sono Aids, senza che sia cambiato niente.
Ma lasciamo parlare chi è bene informato.
« ... Nei paesi africani, gli standard clinici per la diagnosi di “Aids” e gli standard dei protocolli per accertare il livello di anticorpi contro i cosiddetti virus Hiv non sono affatto congruenti con gli standard dei paesi occidentali. Indipendentemente dalla razza e dalle procedure di diagnosi specifiche di ogni paese, sono invece identiche in tutti gli esseri umani le risposte programmate nella biologia evolutiva delle cellule immunitarie e non immunitarie agli stati di stress nitrosativo e ossidativo. In Africa si tratta soprattutto di processi infiammatori e infettivi cronici, mancanza di proteine e carenze nutrizionali (nutritional Aids),inquinamento delle acque potabili da batteri nitrificanti e contaminazione con gli alimenti con nitrosamine; fattori questi che possono portare a una sintomatologia clinica di infezioni opportunistiche (Aids) come conseguenza dello switch indotto TH1-TH2 (con conseguente dominanza dei linfociti TH2).
Le infezioni croniche causate da micobatteri, come la tubercolosi cronica o la forma lepromatosa della lebbra; da batteri spirocheti, come la forma terziaria della sifilide; dall’agente della malaria, da tripanosomi, toxoplasma e altri parassiti; da funghi come il Pneumocystis, da forme di Candida, istoplasma, criptococchi e molte altre, sono sempre il frutto di una risposta immunitaria TH1 troppo debole e di uno spostamento dell’equilibrio immunitario cellulare TH1-TH2 verso uno status immunitario TH2 con un aumento nella produzione di anticorpi. Le infezioni causate dai vermi scatenano sin dall’inizio una risposta immunitaria TH2 che può diventare cronica. In Africa, i sintomi clinici cronici di tipo e durata aspecifici, dal 1985 vengono diagnosticati come Aids in base alla definizione di Bangui, e inoltre senza fare il test dei cosiddetti anticorpi antiHiv ...»  (Kremer, p. 394).
Testimonianze dall’Africa
Duesberg racconta alcuni episodi che fanno un po’ di luce sulla realtà africana (si tratta di notizie dei primi anni ’90, ma ugualmente significative; più avanti sono riportate informazioni più recenti nell’articolo di Sam Burcher).
«L’Africa, d’altra parte, è stata reclamizzata come teatro di una tragedia già in atto, l’esempio più drammatico di ciò che può accadere nel mondo industrializzato se non si seguono le raccomandazioni del Cdc. In un continente con 6‑8 milioni di sieropositivi, si racconta che interi villaggi sono scomparsi mentre economie già deboli vengono ridotte al collasso dalla mortalità dilagante. Secondo i resoconti, gli ospedali scoppiano per l’eccessivo carico dei malati di Aids.
Un esame più approfondito della situazione dà un quadro diverso. Tanto per cominciare, in Africa la crescita della popolazione è più alta che in qualsiasi altro continente ‑ 3 per cento all’anno ‑ una cifra che smentisce la supposta devastazione causata dall’Aids. Da quando è iniziata l’epidemia, tutto il continente africano ha denunciato solo 345.000 casi di Aids fino al dicembre 1994, meno che negli Stati Uniti. Questo significa che gli Hiv‑positivi che sviluppano Aids sono circa lo 0,5 per cento, mentre il tasso negli Stati Uniti è dieci volte tanto. Né la cifra bassa è dovuta a un sistema di denuncia lacunoso, inferiore alla realtà. Il sistema di sorveglianza per l’Aids in Uganda, considerato in tutto il mondo un modello per il resto dell’Africa, fornisce dati similari. Gli ambulatori che controllano molti sieropositivi di solito scoprono pochissimi casi di Aids. Un’altra conferma viene da Felix Konotey‑Ahulu, un medico-scienziato del Ghana che lavora al Cromwell Hospital di Londra. All’inizio del 1987 il medico visitò decine di città in tutta l’Africa sub‑sahariana, cercando di valutare le dimensioni dell’epidemia. Al suo ritorno scrisse un editoriale indignato per il “Lancet”, dove criticava i resoconti dati dalla stampa:
Se si giudicasse la diffusione dell’Aids in Africa secondo una scala arbitraria da 1 (problema limitato) a 5 (catastrofe), io le assegnerei il grado 2 solo in cinque delle nazioni dove è stata segnalata (o forse sei, dato che non ho ottenuto il visto per lo Zaire).
La frase “probabilmente si tratta di una sottostima” è apparsa spesso sulla stampa, accoppiata alle cifre iperboliche dell’epidemia in Africa...
Se decine di migliaia di persone stanno morendo di Aids (e gli africani non cremano i loro morti), dove sono le tombe?11.
Konotey‑Ahulu si sentì in dovere di visitare proprio quegli ospedali che la stampa occidentale presentava come i “lazzaretti” dell’epidemia, ma anche lì trovò pochissimi casi di Aids. Eppure, i medici stessi in Africa si sono prestati a costruire il mito della pandemia di Aids. Celia Farber, giornalista di “Spin”, ne ha scoperto la ragione durante un viaggio recente in Africa:
Molti credono che le statistiche siano state gonfiate perché l’Aids porta molti più soldi nel Terzo mondo da parte delle organizzazioni occidentali di qualsiasi altra malattia infettiva. Lo abbiamo constatato con i nostri occhi: dove c’era l’“Aids” c’era denaro ‑ una clinica nuova di zecca, una Mercedes nuova parcheggiata all’esterno, laboratori moderni, posti di lavoro ben pagati, congressi internazionali -. Un noto medico africano ... ci ha avvertito di non farci illusioni su quel viaggio. “Non avete idea in che ginepraio vi siete messi”, ci ha detto alla vigilia della nostra partenza. “Non riuscirete mai a farvi dire la verità da questi medici. Quando vengono inviati a questi congressi sull’Aids all’estero, ricevono una diaria pari a quanto guadagnano in tutto l’anno in patria”.
In Uganda, per esempio, l’Oms ha stanziato per l’Aids 6 milioni di dollari per un solo anno, il 1992‑1993, mentre tutte le altre malattie infettive insieme ‑ esclusa la tubercolosi e l’Aids - hanno ricevuto solo 57.000 dollari12.
Il mito di un’epidemia africana di Aids è nato in buona parte da un rapporto della fine degli anni Ottanta intitolato Voyage des Krynen en Tanzanie(Viaggio dei Krynen in Tanzania). Scritto da due volontari francesi, Philippe ed Evelyne Krynen, riassumeva a tinte drammatiche ciò che avevano trovato: villaggi devastati, case abbandonate, numero degli orfani in continuo aumento e un’epidemia di Aids trasmessa sessualmente che minacciava di spopolare la provincia di Kagera, nel nord della Tanzania. Come membri di Partage,la più grossa associazione di beneficenza per l’Aids a favore dei bambini della Tanzania, i Krynen raccontavano una storia irresistibile per la stampa. Le loro vivide descrizioni aiutarono a creare in Occidente l’impressione di un’epidemia incontrollabile.
Ma dopo aver passato qualche anno a lavorare con le popolazioni locali, i Krynen cambiarono idea. Stentando a crederci loro stessi, scoprirono che nella regione non c’era alcuna epidemia di Aids. La malattia “sessualmente trasmessa” lasciava misteriosamente indenni le prostitute, mentre falcidiava i loro clienti; ancora oggi quelle stesse prostitute battono le strade delle città. Poi i Krynen scoprirono che oltre la metà dei loro pazienti “Aids” risultavano negativi per l’Hiv. Le abitazioni vuote risultarono essere seconde case di tanzaniani trasferiti in città. E il colpo finale arrivò proprio dagli “orfani”, che altro non erano che una conseguenza della struttura sociale del Paese: di norma i genitori si trasferivano in città per guadagnare, lasciando ai nonni la cura dei figli. “Non c’è Aids”, afferma ora Philippe Krynen senza mezzi termini. “E’ qualcosa di inventato. Non ci sono le basi epidemiologiche per un’epidemia. Per noi non esiste”. E descrive anche come l’epidemia venga creata a uso e consumo dei media:
Le famiglie portano (i bambini) come fossero orfani, e se chiedi come sono morti i genitori ti rispondono di Aids. Oggi è di moda dirlo, perché porta soldi e aiuti.
Se dici che tuo padre è morto in un incidente di macchina è una sfortuna, ma se è morto di Aids c’è subito un ente benefico pronto ad aiutarti. Gli indigeni hanno visto arrivare tanti di questi organismi che non vogliono altro che unirsi al gruppo delle vittime. E chi lavora con le organizzazioni per l’Aids è diventato ricco.
Oggi qui vengono tutti, la Banca mondiale, le varie Chiese, la Croce Rossa, il Programma per lo sviluppo delle Nazioni Unite, la Fondazione per la ricerca medica in Africa, circa 17 organizzazioni con lo scopo dichiarato di fare qualcosa per l’Aids a Kagera. Questo porta posti di lavoro, automobili; il giorno in cui non ci sarà più l’Aids, se ne andrà una fetta di benessere ...
Non c’è bisogno di avere malati di Aids per avere un’epidemia di Aids al giorno d’oggi. Nessuno controlla; l’Aids esiste in sé e per sé13 ... » (Duesberg, pp. 305-308).
Nessun giornale, ad eccezione del “Sunday Times of London” riportò queste affermazioni di Philippe Krynen, nemmeno il “Washington Post” che, in precedenza, nel marzo del 1992 riprese ed amplificò il rapporto dei coniugi Krynen quando presentarono il continente africano flagellato dalla piaga dell’Aids.
« ... In una lettera al “Lancet” del 1989, quattro medici tanzaniani denunciarono un’altra fonte di confusione, e cioè il diabete erroneamente diagnosticato come Aids:
Alcune delle ragioni per cui il diabete può essere confuso con l’Aids sono illustrate nei seguenti casi. La perdita di peso è spesso ragguardevole in malati con un diabete recente in Africa, l’affaticamento può essere un sintomo importante, le visite frequenti alla toilette possono essere interpretate come conseguenza di diarrea... Lesioni alla pelle, soprattutto micosi, foruncoli e ascessi sono spesso presenti, e possono contribuire a ingannare l’osservatore.
Nell’Africa tropicale le sindromi febbrili sono frequentemente attribuite alla malaria. Ora in certe zone è di moda fare diagnosi di Aids. Così molti pazienti con patologie curabili possono essere condannati senza i giusti accertamenti. Le autorità sanitarie dovrebbero sottolineare che sintomi come quelli descritti prima non sono esclusivi dell’Aids, e che se anche una persona presenta una sintomatologia da Aids la possibilità che abbia altri problemi di salute come il diabete non andrebbe trascurata14 … » (Duesberg, pp. 309-310).
La definizione di Bangui
Sam Burcher (The Institute of Science in Society di Londra) in “Aids in Africa: si tratta davvero di un’epidemia?” ci fa conoscere altre utili e più recenti informazioni per una migliore comprensione della situazione in Africa:
«Essere Hiv positivo è il presupposto normalmente richiesto per una diagnosi di Aids, ma testare per l’Hiv non è proprio quello che avviene in Africa dove nessun test per l’Hiv è richiesto per fare una diagnosi di Aids. Questo perché nell’ottobre del 1985 un gruppo di esperti sanitari, tra cui i rappresentanti del Cdc (Centri per il Controllo della Malattia) e dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) si sono incontrati in Bangui, Africa Centrale, per accordarsi su cosa si dovesse intendere per diagnosi di Aids in Africa. Un accordo avrebbe permesso ai medici di identificare i pazienti con Aids e anche di classificare in modo serio tutti i malati. La definizione di Bangui è la seguente15: “febbri prolungate per un  mese o più, perdita di peso oltre il 10% e diarrea persistente”. Essere stati d’accordo con questa definizione ha significato semplicemente far rientrare nell’ambito della diagnosi di Aids le tradizionali malattie dell’Africa dovute alla miseria, alle guerre, alla fame, al clima tropicale, alle fogne a cielo aperto e all’acqua contaminata. Il consenso generale sulle direttive di Bangui è dovuto al fatto che “si sono dimostrate utili in aree dove nessun test era disponibile”. Ma come ha sottolineato nel 1991 Charles Gils sulla rivista di medicina BMJ (British Medical Journal)16, “la diarrea persistente con perdita di peso può essere associata a normali enteriti batteriche e parassitiche”. Inoltre, “nei paesi in cui l’incidenza della TBC è alta, un numero consistente di persone a cui è stata fatta diagnosi di Aids, potrebbero invece non avere questa malattia”.  
Dal 1993, malattie epidemiche come la TBC sono state incluse tra le malattie definite “Aids”, e nel 2002, l’OMS decise di mettere l’Aids al primo posto delle malattie più micidiali e di retrocedere la TBC. L’Istituto di Statistica (STATS) affermò: “Questo è un tentativo di spostare di qua e di là i casi di morte”17. Il cancro cervicale è stato recentemente aggiunto alla lista delle malattie definite “Aids”, che peraltro risponde bene alle cure se preso in tempo. 
Il Professor Charles Geshekter, della California State University, che spesso viaggia in Africa per via delle sue ricerche, ha scoperto che alcuni clinici stavano raccogliendo dati sulla positività da Hiv testando donne gravide. Il problema è che la gravidanza è una delle numerose condizioni che può dare falsi positivi con i test standard “Elisa”. Altre malattie che notoriamente sono in grado di dare falsi positivi sono le epatiti, l’influenza, la malaria, la TBC e le vaccinazioni recenti. Pertanto, l’annuale statistica della positività all’Hiv è basata su 4000 donne gravide e viene  estrapolata dai computer dell’OMS per rappresentare l’incidenza dell’Aids a livello di tutta la popolazione, compresi uomini, donne, giovani e anziani. 
Le statistiche sull’Aids
Il Professor Jens Jerndal, del Group For The Scientific Reappraisal of The Hiv Causes Aids Hypothesis (un gruppo di scienziati a livello mondiale che contestano l’ipotesi che il virus dell’Hiv sia la causa dell’Aids) afferma che le statistiche sono giochi di prestigio per gonfiare i casi di Aids e infondere terrore e panico tra la popolazione generale e così motivare interventi medici obbligatori, o interventi atti a limitare la libertà di movimento della gente da parte di chi detiene il potere18. Per questo motivo, presentare il dato totale di coloro che sono affetti da Aids ha un effetto maggiore rispetto al presentare il numero relativo ai nuovi casi annuali, che darebbe un’immagine più accurata dell’epidemia.  
Anche la pratica di ampliare i criteri per la diagnosi di Aids preoccupa il Prof. Jerndal. Almeno 29 differenti malattie che sono preesistite all’Aids sono considerate oggi come Aids, quando sono associate ad un test dell’Hiv. Ma ci sono oltre 60 differenti condizioni che possono dare un risultato positivo ai test dell’Aids, ma che non hanno nulla a che fare con l’Hiv o l’Aids. Il messaggio di Jerndal è che al mondo è stata venduta la non dimostrata teoria che l’Hiv causa l’Aids e assieme a questa tutto il tossico arsenale di farmaci convenzionali che ne segue. Una diagnosi errata può avere un effetto devastante sulla vita di un paziente, ma a parte l’inaccuratezza dei risultati, un test positivo all’Hiv non significa assolutamente che poi si svilupperà l’Aids19. Ma fino ad ora non è mai stata veramente fatta una distinzione tra i due20. (…) 
A quali interessi può far comodo la creazione di così tanti casi di persone affette da una malattia mortale di epidemiche proporzioni? Nel 2000, negli USA, sotto la presidenza Clinton, l’Aids in Africa e non negli USA fu dichiarata una questione di sicurezza nazionale. Fu affermato che negli USA, l’Aids era confinata tra le comunità di omosessuali  e quindi era controllabile. Ma una volta che in Africa si fosse dimostrata la trasmissione eterosessuale, allora veramente ognuno avrebbe avuto ragione di aver paura. Gli stanziamenti aumentarono vertiginosamente. 
Tutti gli africani furono ingiustamente etichettati come sconsiderati, sessualmente insaziabili e promiscui, mentre il loro principale problema legato alla povertà ignorato. Le statistiche riportano che i tassi di infezione in Africa raggiungono il 25% in alcune regioni dell’Africa e che le donne sono più colpite degli uomini21. Le statistiche della Banca Mondiale riferita all’Africa sub-sahariana parlano di 29,4 milioni di persone affette da Aids, mentre al Cairo, in Egitto, i casi riscontrati sono solo 215 su una popolazione di 65 milioni22
Secondo il Cancelliere britannico Gordon Brown, il piano antipovertà dell’ONU che si prefiggeva di dimezzare il debito dei Paesi sub-sahariani entro il 2015, probabilmente subirà uno slittamento al 2047. Sotto gli auspici della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, 2,5 miliardi di dollari vengono ogni anno trasferiti dalle banche dei paesi sub-sahariani a banche e creditori stranieri. Il proposito del presidente Bush di tagliare il grosso dei fondi stanziati per l’Africa costituisce un ulteriore duro colpo23.
Il solo invio di farmaci non può risolvere il problema Aids
La gente in Africa muore per malattie legate alle condizioni di vita inadeguate e ha bisogno di poter contare su acqua pulita e buon cibo. Un aiuto costruttivo come l’agricoltura sostenibile potrebbe aiutarli a sfamarsi da soli24. Anche l’incoraggiamento ad utilizzare insetticidi facilmente reperibili potrebbe risultare utile per i milioni di bambini che ogni anno muoiono per la malaria25. Questo tipo di assistenza potrebbe sostituire i discutibili interventi attraverso i quali il governo USA impone beni tassati agli stati africani. 
Mentre milioni morivano di fame, le compagnie farmaceutiche facevano assurde “donazioni” di farmaci stimolanti l’appetito al Sudan e protesi di silicone al Malawi. Poi, queste stesse compagnie, richiedevano il pagamento delle tasse per i loro inutili regali, altrimenti quei paesi non avrebbero potuto utilizzarli26.  
E’ improbabile che assimilare nuove e vecchie malattie alla definizione di Aids sia utile per contrastare i problemi di sanità e malnutrizione in Africa, piuttosto potrebbe incoraggiare l’impiego di farmaci. I costi per i farmaci ufficiali sono ancora proibitivi per molti africani e i governi che li acquistano vedono ulteriormente aumentare i loro debito nei confronti della Banca Mondiale. Affinché un qualsiasi farmaco sia veramente efficace deve essere utilizzato parallelamente ad una adeguata alimentazione e a buone condizioni sanitarie. 
Una delle più recenti combinazioni terapeutiche si chiama Nevirapina: un inibitore della trascrittasi inversa non-nucleotide (NNRTI), che riduce il carico virale nella infezione da Hiv. Questo farmaco sta causando effetti collaterali neuropsichiatrici nei pazienti affetti da Hiv, che non avevano mai avuto problemi mentali prima27. Tre pazienti sotto trattamento hanno sviluppato reazioni psicotiche ai farmaci. Altri due pazienti hanno tentato il suicidio dopo episodi allucinatori, mentre un altro ancora ha sofferto di fenomeni di paranoia e depressione subito dopo l’inizio della terapia. Gli effetti fisici includono epatotossicità, sintomi gastrointestinali e reazioni cutanee. 
Il Dr. David Rasnick, un importante esponente degli scienziati “dissidenti dell’Aids” e ideatore degli inibitori della proteasi (PI), uno dei farmaci usati nella cura dell’Hiv, è sicuro che i PI sono capaci di ridurre il carico virale ma non è convinto che l’Hiv sia veramente la causa dell’Aids. In una intervista sull’Herald, dell’ottobre 2000, ha affermato: “Infatti, sono piuttosto sicuro che non esista nessuna epidemia di Aids in Africa, dove sono stato lo scorso maggio e nel giugno di quest’anno. La ragione per cui affermo questo è che, in sintesi, abbiamo visto e interrogato parecchia gente, tra cui i ministri dei governi, il direttore del ministero della salute del Sud Africa, i responsabili del Centro per il Controllo delle Malattie americano. A tutti abbiamo fatto la domanda: “Quale è il numero di casi di Aids in Sud Africa e quanti i decessi dovuti a questa malattia?”, ma nessuno ha mai risposto. Fino ad ora non abbiamo nessuna risposta a questa domanda. La mia convinzione è che non c’è nulla che si chiami Aids in corso nel Sud Africa. Sono sempre i soliti motivi che affliggono gli africani da generazioni e per cui in Africa si muore: povertà, malnutrizione, mancanza di igiene e acqua inquinata. Adesso chiamiamo Aids quello che prima più onestamente chiamavamo con altri nomi”. 
Il professor P. Addy, direttore della Clinica di Microbiologia dell’Università di Scienze e tecnologia di Kumasi, in Ghana, appoggia le opinioni dei “dissidenti dell’Aids”. Afferma: “So da tempo che l’Aids non è un problema critico in Africa, come invece il mondo è stato portato a credere. L’Occidente è venuto fuori con quelle statistiche così terribili riguardo all’Aids in Africa perché non si rende conto di certe condizioni cliniche e sociali. Nella gran parte dell’Africa le infezioni sono comuni, soprattutto quelle parassitarie. Ed è noto che le infezioni possono compromettere o influenzare il sistema immunitario.” Egli conclude28: “Inoltre, è il semplice fatto di dire a qualcuno che ha l’Aids che uccide. Cosa che sta facendo”» (Traduzione del Dr. Francesco Perugini Billi).
Alcune considerazioni sulle statistiche dell’UNAIDS e dell’OMS
Nel maggio del 2000, tre mesi prima dell’apertura del Congresso mondiale dell’Aids a Durban, nell’ambito della Conferenza Internazionale di specialisti convocata a Pretoria dal Presidente della Repubblica del Sudafrica, Thabo Mbeki, per un dibattito aperto sugli effetti tossici dell’AZT e sulle alternative terapeutiche di trattamento dell’Aids, lo stesso Duesberg così illustrava la situazione demografica in Africa:
« ... A tutti noi che siamo stati confrontati con la retorica americana sull’Aids e con le falsità espresse in occasione del nostro primo incontro nel maggio di quest’anno a Pretoria sulle “dimensioni catastrofiche” dell’Aids africano (Washington Postdel 30 aprile 2000), i sani tassi di crescita della popolazione africana (dal 2,4 al 2,8% annuo rispetto all’1% negli USA e allo 0,5% in Europa, USAIDS febbraio/maggio 1999) appaiono molto sorprendenti. Prendete come esempio di questa retorica il presidente Clinton (in risposta alla lettera del presidente Mbeki ai leader politici del mondo in relazione all’Aids in Africa, Mbeki 2000), che recentemente ha definito l’Aids una delle “minacce alla sicurezza nazionale degli USA” (…) sull’onda dei rapporti delle autorità americane che considerano le conseguenze più estese della pandemia (...) soprattutto in Africa (...) e proiettano la probabilità che un quarto della popolazione sudafricana sarà destinata a morire di Aids (Washington Postdel 30 aprile 2000) (...). Altrettanto sorprendente, considerate le informa­zioni a disposizione, è il rapporto allarmante redatto dall’organizzazione delle Nazio­ni Unite (UNAIDS) insieme all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che annuncia che in Africa dai “primi anni Ottanta” il numero di persone che “vivono con l’Hiv/Aids” e “ritenuti” portatori di anticorpi contro l’Hiv, è salito a 23 milioni (Uni­ted Nations Programme on Hiv/Aids‑UNAIDS, “Aids epidemic update: December 1999”, WHO, Weekly Epidemiological Recordsn. 73,1998, pp. 373‑380). Né l’OMS, né le Nazioni Unite fanno presente che, durante lo stesso periodo in cui il conti­nente doveva essere flagellato da una nuova epidemia di Aids, la popolazione africa­na è aumentata di 147 milioni di individui.
Allo stesso modo il Sudafrica ha avuto una crescita demografica di 17 milioni di unità per raggiungere i 37 milioni entro il 1990 (United Nations Environment Programme, 5 giugno, 2000) e i 44 milioni nel 2000 (“Hiv/Aids in the Developing World”, U.S. Agency for International Development and U.S. Causus Bureau, maggio 1999). (...) Benché i 23 milioni di “ritenuti” sieropositivi secondo l’OMS vivano “con Hiv/Aids”, l’organizzazione non porta alcuna prova che la morbilità e la mortalità superino cifre basse, e cioè 75.000 casi all’anno (ciò significa lo 0,012% della popolazione africana segnalata dall’OMS (WHO, Weekly Epidemiological Records, n. 73, 1998, pp. 373‑380).
(...) I dati effettivamente rilevati nei rapporti epidemiologici dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, relativi alla morbilità e mortalità complessive negli Stati africani, sono di poco superiori a quelli dei paesi occidentali; lo 0,012% della popolazione africana complessiva, cioè, si ammala e muore ogni anno di Aids (WHO, Weekly Epidemiological Records,dal 1991), rispetto allo 0,001‑0,002% della popolazione complessiva nei paesi occidentali (Cdc 1999, Istituto Robert‑Koch 1999). Le assurde affermazioni propagandistiche sulla “pandemia in Africa”, servite dall’OMS ai mass media, si basano su estrapolazioni arbitrarie, ottenute con l’abuso della “biotecnologia americana” (Duesberg 2000)»(Kremer, pp. 362-363).
« ... L’Aids, intanto, non è “esploso esponenzialmente”, come avevano previsto con anticipazioni drammatiche e terroristiche molti virologi e infettivologi (l’OMS aveva ad esempio affermato nel 1987 che “entro il 1990 saranno stati infettati dal virus Hiv 100 milioni di persone”, una previsione dimostratasi largamente infondata) (Duesberg, p. 13).
Il procedimento che stabilisce quanti sono i sieropositivi in Africa
Anche Roberto Cappelletti – medico del Cuamm/Medici con l’Africa, con una buona esperienza di lavoro in aree subsahariane – è tra coloro che sostengono che l’Hiv sia solo uno dei fattori che portano alla malattia conclamata. In una intervista a cura di Raffaello Zordan indica come si procede nel calcolo delle stime dei sieropositivi:
« ... Per farsi un’idea esatta del problema Aids bisogna ragionare sui casi concreti di malattia. I dati che l’OMS pubblica ogni anno alla fine di novembre ci dicono che nell’Africa subsahariana i casi di Aids erano 553.291 nel 1996, 617.463 nel 1992, 706.318 nel 1998, 794.444 nel 1999 e 876.009 nel 2000. Si tratta di casi cumulativi: significa che i nuovi casi si aggiungono a quelli degli anni precedenti, per cui c’è sempre un incremento.
Ma guardiamo i nuovi casi di Aids anno per anno: 64.172 nel 1997, 88.855 nel 1998, 88.126 nel 1999, 81.565 nel 2000. Da questi dati non sembra esserci nessuna epidemia in atto in Africa, ma piuttosto una situazione endemica abbastanza stabile con circa 80.000 casi all’anno negli ultimi tre anni …
… L’OMS fa commenti fuorvianti quando afferma che al 15 novembre 2000 nell’Africa subsahariana c’è stato un aumento del 10% rispetto al dato cumulativo dell’anno precedente. Mentre se guardiamo i nuovi casi anno per anno, risulta l’opposto: nel 2000 c’è stato un calo del 7% dei casi …
… Il campione di popolazione sul quale si esegue l’indagine sono le donne gravide che si recano negli ambulatori che dovrebbero individuare le gravidanze a rischio e dare terapie di supporto. A queste donne viene fatto un solo test anticorpale (senza test di conferma). I dati delle percentuali di sieropositività vengono poi allargati alla popolazione generale con calcoli non resi pubblici. Ma sappiamo che nessun test anticorpale è sicuro al 100%; che c’è sempre la possibilità di falsi risultati positivi; che in Africa molte malattie parassitarie possono dare una falsa positività al test; che in gravidanza si crea temporaneamente una situazione immunologica simile all’Aids …
Quali interventi?
… Oggi nel mondo della cooperazione c’è grande disponibilità di fondi per combattere l’Aids, a fronte della scarsità di fondi per la lotta alla povertà e alle malattie in generale. E alcune statistiche dell’OMS, ma anche dell’UNAIDS, legittimano questa distorta allocazione di fondi.
Faccio inoltre notare che ci sono enormi interessi commerciali in gioco per l’estensione all’Africa del mercato dei farmaci contro l’Aids. La decisione dei G8 di finanziare il Fondo mondiale per l’Aids, che verrà impiegato quasi esclusivamente per l’acquisto dei farmaci, è un affare multimiliardario. Già da anni le case farmaceutiche cercano di allargare il loro mercato all’Africa. Ci sono prestiti già pronti per gli stati africani che vogliono acquistare i farmaci contro l’Aids. …
… Specialmente in Africa per l’impiego dei farmaci contro l’Aids c’è la necessità di criteri sicuri. Questi comprendono alcuni esami di laboratorio che sono troppo costosi per le strutture sanitarie africane. Senza questi test come si potrà iniziare un trattamento o monitorare l’efficacia dei farmaci? Esiste quindi il rischio di un abuso, e sicuramente ci saranno molte morti per gli effetti tossici dei farmaci, fra il resto molto difficili da rilevare. …
… Oggi sappiamo che molti sieropositivi ormai da un ventennio non sviluppano la malattia. Perché dunque non aiutare il sistema immunitario a raggiungere la situazione dei sieropositivi sani piuttosto che cercare di distruggere il virus? (ammesso che ci sia o, se c’è, che sia patologico, ndr), si chiedono molti immunologi, come il prof. Mario Clerici di Milano. I farmaci attuali non sono in grado di eliminare completamente il virus e soprattutto non migliorano le funzioni immunitarie, ma tamponano temporaneamente la situazione in attesa del crollo finale.
E’ incredibile anche come la medicina moderna abbia abdicato al primo principio di non nuocere. Recenti esperienze dall’India indicherebbero che si possono ottenere migliori risultati con un approccio integrato all’ammalato (nutrizionale, psicologico e sociale). La logica ci indica che è più utile seguire questa strada. In Africa si stanno sottovalutando aspetti importanti quali la nutrizione (la malnutrizione proteico-calorica è da tempo riconosciuta come la principale causa della immunodeficienza T cellulare) e le condizioni di vita particolarmente dure.
Nel World Health Report 2000 dell’OMS, con 2,6 milioni di morti stimate nel 1999, l’Aids è al primo posto come causa di mortalità per malattie infettive nel mondo, la malaria è quarta con un milione circa di morti, dopo diarree (2,2 milioni) e tubercolosi (1,6 milioni).
Non c’è però corrispondenza con l’esperienza medica diretta maturata in Africa. In Uganda, all’ospedale di Lacor, le prime cause di mortalità ospedaliera nel periodo 1992-97 sono state: malnutrizione (821 morti), malaria (717), meningite (437), Aids (431), polmonite (430), morbillo (416), diarrea (387), tubercolosi (373). Tutti i medici con recenti esperienze in Africa sono concordi nel dire che la malaria è il principale killer. Pur essendo un problema serio, l’Aids non è ritenuto da alcuno il principale problema.
Dai dati di Lacor emerge che per ogni morto di Aids ci sono ben otto morti per condizioni potenzialmente curabili o prevenibili, con costi che sarebbero certamente di gran lunga inferiori ai farmaci antiretrovirali. Tutti gli ospedali regionali e distrettuali, ad esempio in Uganda e Tanzania (i paesi che conosco meglio), sono in condizioni precarie. Sono altrettanto necessari fondi per riportare queste strutture a un livello minimo accettabile».
A questo punto è doveroso chiederci – se vogliamo davvero aiutare l’Africa – se sia opportuno dare maggior impulso all’invio di contraccettivi e farmaci antiretrovirali – non senza prima aver verificato con sicurezza i benefici e i danni - oppure intervenire prevalentemente con oculate campagne nutrizionali e sanitarie (come molte organizzazioni stanno facendo).
Considerazioni conclusive
A conclusione di quanto detto finora ed omettendo molti altri importanti aspetti, in modo particolare la cosiddetta trasmissione Hiv madre-figlio, per rimanere in uno spazio contenuto:
« ... Dal 1984 in poi, sulla base della teoria oggettivamente sbagliata “dell’Hiv responsabile dell’Aids”, nell’ambito del maggiore investimento di capitali della storia della medicina abbiamo assistito a un’immensa distruzione di risorse. I paesi poveri difficilmente potranno permettersi il lusso di far prevalere il terrore del sesso e della morte al desiderio di sopravvivenza delle proprie popolazioni, invece di investire le proprie risorse, comunque esigue, nel miglioramento delle condizioni generali di vita, fra cui una formazione del personale medico secondo lo stato delle conoscenze del 2000, invece di quello del 1984. La storia della medicina occidentale ha dimostrato che la prevalenza di processi infiammatori e infettivi ha potuto essere drasticamente e costantemente ridotta fino alla metà del secolo scorso, prima dell’introduzione dei chemioterapici, degli antibiotici e delle vaccinazioni di massa (L.A. Sagan, The Health of Nations. True Causes of Sickness and Well‑being, Basic Books, New York, 1987). Le conoscenze fondamentali della ricerca sull’NO, della simbiosi cellulare e di altri settori di ricerca della medicina occidentale hanno nel frattempo acquisito grande importanza, al di fuori della medicina dell’Hiv/Aids ufficiale, in altri importanti settori della medicina preventiva o terapeutica. Prima o poi le conoscenze acquisite saranno in grado di affermarsi nella prevenzione e nella terapia dell’Aids nel senso più vasto. Gli scienziati, i medici e altri operatori, soprattutto fra i mass media, che per 16 anni si sono avvantaggiati degli enormi flussi di capitali per la ricerca e la lotta contro il cosiddetto Hiv/Aids e che si scandalizzano davanti alle domande critiche del governo sudafricano, agiscono in questo modo per ignoranza o volontà di non sapere.
Parlare di dissidenti Aids, discriminando medici e scienziati che non fanno altro che adempiere i propri obblighi e procedere secondo scienza e coscienza per trarre conclusioni razionali dai risultati indiscutibili delle ricerche mediche, è una violazione inaccettabile dei diritti generali dell’uomo, in particolare per i pazienti colpiti. Ove il governo sudafricano mantenesse la teoria “dell’Hiv responsabile dell’Aids”, ormai scientificamente obsoleta, acconsentendo alla raccomandata intossicazione di massa con AZT e farmaci tossici analoghi, ci troveremmo effettivamente di fronte a una catastrofe annunciata, causata da medici e mass media interessati, da politici e gruppi farmaceutici e dal grande esercito di approfittatori che continuerà fino a quando continueranno a circolare i capitali per lo sfruttamento di questo terrore arcaico artificiosamente indotto. Il governo sudafricano avrà la missione storica, dopo il superamento della follia dell’apartheid, di resistere alla follia della pandemia Hiv, sviluppando un percorso africano proprio per migliorare le condizioni generali di vita e gli standard della prevenzione e della terapia ... » (Kremer, p. 407).
E, più in generale:
« ... Ove le conoscenze fondamentali della ricerca sul gas NO e in altri campi della medicina e della biologia fossero già stati noti agli inizi degli anni Ottanta, nessuno avrebbe ritenuto necessaria una spiegazione sullo sviluppo di infezioni opportunistiche (Aids) attraverso i cosiddetti virus Hi, nessuno avrebbe ritenuto necessario un cosiddetto test Hiv e nessuno avrebbe potuto motivare l’esauriente verifica degli effetti e dei potenziali rischi delle sostanze immunotossiche, paradossalmente utilizzate per il trattamento di pazienti affetti da immunodeficienza acquisita.
Si sarebbe analizzato lo stato degli antiossidanti di persone a rischio e malate e provato che le carenze di antiossidanti e l’inibizione del gas NO delle cellule immunitarie erano presenti molto prima della manifestazione delle infezioni opportunistiche. Si sarebbero riconosciuti i rischi specifici di pazienti a rischio e affetti da immunodeficienza, sia nei paesi occidentali che in quelli in via di sviluppo, e si sarebbe cercato di intervenire preventivamente, e di ripristinare l’equilibrio immunitario con una terapia mirata di compensazione del deficit di antiossidanti e con l’inibizione delle controregolazioni citobiologiche ... » (Kremer, pp. 418-419).
La storia si ripete
Non è la prima volta nella storia della medicina che i virologi insistono a lungo nel considerare infettiva una patologia che poi non è risultata tale. Il contrario non è mai avvenuto.
Pochi conoscono la vicenda dello Smon (iniziata in Giappone nel 1959 e risolta nel 1973), della pellagra, dello scorbuto, del beriberi e di altre malattie che con ostinazione furono addebitate a dei microbi prima di scoprirne la vera causa dovuta a un deficit vitaminico nella dieta, a un farmaco tossico, alla droga.
Riporto alcuni brani del lavoro di Duesberg:
«Oggi la maggior parte degli scienziati e del pubblico in generale non ha mai sentito parlare della controversia sul virus dello Smon. La storia che la ricerca aveva trascurato le prove di un agente tossico per quindici anni e aveva così sacrificato migliaia di vite umane per un’ipotesi virale errata è troppo imbarazzante perché la comunità dei virologi ci tenga a tramandarla ...
... Seguendo il modello dello Smon, anche l’Aids si presentò come una malattia contagiosa per una serie di prove indiziarie, con casi che continuavano a registrarsi fra gli emofiliaci e altri politrasfusi, e focolai segnalati negli ambienti omosessuali. In altre parole, si poteva identificare la potenziale via di trasmissione di un virus sconosciuto. Ma c’erano altre prove che indicavano che entrambe le sindromi non erano infettive: mentre lo Smon colpiva di preferenza le donne di mezz’età, l’Aids prediligeva maschi nella fascia d’età tra i venti e i quarant’anni, per lo più tossicodipendenti o omosessuali.
I fatti dimostrarono che lo Smon era causato da un farmaco prescritto per curarne i primi sintomi, una possibilità così spaventosa che i medici la respinsero ogni volta che emergeva una prova in questo senso. Può darsi che anche l’Aids sia causato da una medicina: l’Azt, proprio quella che si usa per curarlo. Ancora una volta una simile possibilità viene respinta con raccapriccio da medici e scienziati ...
... L’epidemia dello Smon è finita perché Reisaku Kono (virologo, Presidente della Commissione di ricerca per lo Smon) e altri scienziati giapponesi hanno avuto la saggezza di indirizzare i loro sforzi anche in ricerche non virologiche e di prestare ascolto a quei ricercatori che avevano trovato delle risposte. Ma le autorità e gli scienziati che guidano la nostra guerra contro l’Aids hanno dimostrato scarsa tolleranza per qualsiasi alternativa. Ignorando la lezione dello Smon e di altre malattie, l’establishment biomedico blocca oggi praticamente qualsiasi ricerca che non sia in linea con la visuale di un Aids infettivo ... (Duesberg, pp. 44-46)
... Quando comparve l’epidemia di Aids, i risultati della ricerca sulla nuova sindrome erano stati predeterminati. Sia negli Stati Uniti che in Europa, l’Aids presenta tutte le caratteristiche di una patologia non infettiva e per varie ragioni è probabilmente la conseguenza dell’enorme diffusione nel consumo di droga che si è registrata negli ultimi anni. Eppure, i cacciatori di virus non si lasciarono sfuggire l’occasione e riuscirono a far dichiarare un retrovirus, l’Hiv, responsabile ufficiale della sindrome. L’Hiv non soddisfa nessuno dei postulati di Koch, ma il solo fatto di trovarlo era prova sufficiente per i virologi» (Duesberg, p. 475).
La pellagra fu descritta per la prima volta nel 1700 e un agente patogeno che ne fosse la causa fu cercato invano per oltre un secolo, nonostante l’evidenza che si diffondeva unicamente nei ceti poveri che si cibavano solo di granturco.
Cito ancora Duesberg. E’ interessante vedere che l’atteggiamento della classe medica di allora è identico a quella di oggi:
«Dopo poche settimane dal suo insediamento Goldberger (direttore del laboratorio per le ricerche sulla pellagra per il Public Health Service nel South Carolina) notò un fatto che era sfuggito all’intera classe medica, ossessionata com’era dai microbi: recandosi nelle zone rurali e negli istituti psichiatrici per vedere con i suoi occhi le vittime, si accorse con stupore che, anche dove c’era un’alta concentrazione di malati, medici e infermiere non prendevano la pellagra. Osservò anche la dieta diversa dei due gruppi, quella dei medici ricca di carne e verdure, quella dei contadini a base di granturco. Goldberger tirò le inevitabili conclusioni: la causa doveva stare in una qualche carenza alimentare.
Dopo aver raccolto prove a conferma di questa ipotesi con una serie di esperimenti in cui guarì la pellagra semplicemente cambiando la dieta in orfanotrofi, ospedali e prigioni, Goldberger annunciò i suoi risultati nel 1915. Il “New York Times” riprese la notizia, ma nelle pagine interne. A un congresso medico dove i membri della Commissione Thompson-McFadden (Commissione ufficiale del governo federale, per studiare la malattia negli Stati del sud) presentarono ulteriori scoperte sul carattere infettivo della malattia, Goldberger suscitò rabbia e polemiche criticando apertamente quei risultati. Quando salì lui sul podio a presentare la sua ricerca, l’effetto fu elettrizzante. Due sostenitori della teoria infettiva, tra cui il capo della Commissione Thompson-McFadden, fecero marcia indietro e annullarono il loro intervento al congresso.
Ma quando i mezzi di comunicazione cominciarono a dare pubblicità ai risultati di Goldberger, i microbiologi reagirono allarmati e indispettiti. Medici eminenti si riunirono a un crescente coro di protesta contro l’ipotesi nutritiva, sostenendo che era pericolosa e fuorviante per il pubblico. A un simposio scientifico un medico ricevette applausi quando descrisse come “perniciosa” l’informazione data dai giornali alla gente che non c’era pericolo di contrarre la pellagra se non dal cibo e dalla co