Articolo di Luc Montagnier apparso sulla stampa l'estate scorsa
Nota; per chi non lo sa, Montagnier (Francia), insieme a Robert Gallo (USA) è lo scopritore del famigerato retrovirus hiv, che provocherebbe l'AIDS.
Sulla scoperta di questo retrovirus, sono scoppiate grosse polemiche.
Gruppi di scienziati, premi nobel e studiosi di fama mondiale, hanno contestato la scoperta del hiv, dicendo che il sistema di ricerca non ha rispettato il metodo di isolamento dei virus, metodo consolidato.
I suddetti scienziati, definiti DISSIDENTI, DAL SISTEMA SANITARIO MONDIALE E DALLE MULTINAZIONALI FARMACEUTICHE affermano che hiv non provoca AIDS, e che questa sindrome (non malattia) è causata da una serie di squilibri organici, dovuti all'inquinamento, alla cattiva alimentazione, all'uso di droghe, all'abuso di farmaci, ecc, insomma da una cattiva qualità della vita.
quindi, bisogna lavorare sul rafforzamento delle difese immunitarie, invece che sulla uccisione del virus.
ecco cosa dice Montagnier
"Quelle microinfezioni che accorciano la vita
Potremmo campare cent’anni in buona salute se microinfezioni nel
sangue, croniche e senza sintomi, non aprissero la strada alle più
gravi malattie della vecchiaia. Per il momento è solo una teoria, ma ne
è convinto Luc Montagnier che di sistema immunitario ne sa qualcosa
avendo scoperto per primo il virus dell’Aids. Il ricercatore francese
ha esposta la sua teoria nel corso del convegno sull’invecchiamento
«The Future of Medical Sciences»: secondo Montagnier, l’attuale
aspettativa di vita nel mondo industrializzato, pari a circa 80 anni,
potrebbe essere incrementata di almeno 20 anni se si riuscisse a
neutralizzare l’azione dei radicali liberi. «Il 35% delle persone con
età superiore ai 65 anni - ha detto - ha patologie neurologiche o
psichiatriche, causate in prima battuta dallo stress ossidativo con il
rilascio di radicali liberi che danneggiano l’organismo».
«La scienza medica - ha aggiunto il ricercatore - ha individuato già
molti enzimi anti-ossidativi, ma in alcuni individui non funzionano
bene. Inoltre lo stesso sistema immunitario, se si indebolisce, apre la
porta ad altre infezioni che contribuiscono ad aumentare lo stress
ossidativo».
Montagnier: «20 anni in più azzerando l’azione dei radicali liberi»
Non sempre però queste infezioni sono facilmente rilevabili: durante
le sue ricerche sull’Aids, nel tentativo di estrarre il virus dell’Hiv
dal sangue dei malati per alcuni esperimenti di laboratorio, Montagnier
si è reso conto di non riuscire a purificarlo del tutto perché un
micoplasma (sorta di parassita delle cellule che si trova anche nel
sangue di molti donatori) continuava a persistere anche nel sangue
filtrato, compromettendo i risultati degli esperimenti.
Per capire come fosse possibile, è ricorso a uno strumento che riesce
a captarne i segnali elettromagnetici, trovando particolari risonanze
legate appunto al micoplasma. Ripetendo l’esperimento, questa volta
sulla presenza di altri microrganismi, ha scoperto segnali specifici
per molti microbi e anche per i virus, e non solo nel sangue di
soggetti infettati ma anche in pazienti affetti da malattie
neurodegenerative come il Parkinson, la Sclerosi multipla e anche nei
bambini autistici.
L’aspetto cruciale della flora intestinale
In particolare, ha trovato segnali in 16 malati di Alzheimer su 17.
Questo ha portato Montagnier a pensare che in quelle patologie, dovute
certamente a molte altre cause, un ruolo importante possa essere
giocato da quelle che ha chiamato «microinfezioni latenti» provocate da
microrganismi piccolissimi non rilevabili con una comune analisi del
sangue, le quali provocano comunque uno stress ossidativo tale da
indurre una mutazione genetica. Ad esempio, «per l’Alzheimer - ha detto
il ricercatore francese - si ipotizza un’infezione batterica non
proveniente dall’esterno, ma endogena, proveniente dalla flora
intestinale: sono forme molto piccole di microrganismi, nanostrutture
che attraverso la mucosa dell’intestino indebolita dall’età entrano nel
ciclo sanguigno e sono in grado anche di raggiungere il cervello,
inducendo così anche alterazioni a livello dei neuroni».
«La morte - ha concluso Montagnier - è scritta nel programma dei
cromosomi, ma anche nell’indebolimento del sistema immunitario, poiché
favorisce l’ossidazione del Dna, cosa che induce mutazioni genetiche e
rotture a livello dei cromosomi»."