patologie iatrogene
Qualcuno è entrato in una casa, sfitta da tempo, con la porta murata dagli operai del comune. Per evitare che qualcuno potesse entrarci. Qualcuno dei tanti senza casa.
Marco si trova su una sedia a rotelle per delle complicazioni in seguito ad un impianto di protesi alla testa del femore.
Un’osteonecrosi provocata dai farmaci.
Le persone ospedalizzate, sotto CONTROLLO continuo vengono continuamente imbottite di medicine senza stare a guardare da quanti anni usa il cortisone, o anticoagulanti, o antiretrovirali.
Spesso gli effetti collaterali superano d’importanza la malattia che dovrebbe essere curata. E così eccolo, sulla sedia a rotelle in attesa che passi l’infezione e che possa usufruire di una nuova protesi di altro materiale e altra forma. Si parla di mesi.
Nel frattempo Marco abita ad un primo piano di una vecchia casa raggiungibile attraverso una ripida rampa di scale.
SEGREGAZIONE è la definizione esatta. Non può muoversi di casa. Ha bisogno di aiuto continuo, per fare la spesa, per fare due chiacchiere, per prendere una boccata d’aria. Per lavarsi. Quella casa oltre ad essere al primo piano, è anche molto piccola. Non è facile destreggiarsi su 4 ruote
Ha provato a rivolgersi agli enti pubblici, al comune, ai servizi sociali.
Qualcuno gli ha detto che ha fatto male a farsi dimettere dall’ospedale (?)
Qualcuno gli ha proposto il ricovero in un istituto di accoglienza per anziani. (sig lui ha 49 anni e nessuno delle persone veramente vicine lo permetterebbe)
Fino a quando i servizi sociali hanno contattato un’associazione di volontariato che avrebbe mandato qualcuno a spolverargli i mobili.
Ma qui si sta spostando l’asse del discorso…
Necessita un appartamento al piano terra, in maniera che lui possa uscire nonostante le ruote, possa andare al bar a fare colazione, possa uscire a prendere una boccata d’aria con gli amici, al cinema, a farsi la spesa che preferisce, senza dover contare su una improbabile volontaria di sani principi e qualcosa da scontare nel segreto della sua ANIMA.
Non gli interessa che qualcuno gli spolveri la casa. Questo lo può fare qualcun altro vicino a lui.
Gli interessa essere auto sufficiente, e potersi muovere con i suoi ritmi, sentirsi vivo.
Nessuno pare voglia trovare una soluzione; ne’ servizi sociali, ne dame di carità, ne uffici comunali.
Allora si è trovato la casa da solo, con l’aiuto di alcuni amici e compagni, che hanno sfondato quel muro e lo hanno fatto entrare sollevandolo di peso, perché in mezzo ai calcinacci non riusciva ad andare avanti.
Ancora una volta; la beneficenza e la carità, sono solo l’altra faccia della stessa medaglia. Il sistema. Il bastone e la carota. Il massacro e la pia assistenza nell’agonia.
Tutti hanno diritto ad una casa decente. Ma le case restano chiuse e non vengono assegnate.
Per quale motivo una persona disabile deve essere costretta all’isolamento e alla solitudine?
Parlano di pregiudizi, che le persone disabili vanno inserite nella società. Ma è il sistema stesso che non fa niente perché le persone possano essere autosufficienti.
Sono troppo impegnati a prendere a calci i senegalesi che vendono borse, e a schedare i rom.
RIPRENDIAMOCI LA VITA, e basta con la guerra tra poveri