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libero archivio di medicina naturale senza padroni ne' servi. per non morire di ignoranza; rimedi naturali complementari o in alternativa ai farmaci chimici. (gli argomenti trattati sono pubblici, non sono prescrizioni e non intendono influenzare negativamente chi legge. Quello che è scritto qui potrebbe sconvolgere le vostre convinzioni. l'intento è quello di divulgare informazioni su argomenti spesso ignorati. si ritiene che la conoscenza sia la base per la miglior cura di se stessi buon viaggio)

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giovedì, 26 aprile 2007

curarsi è uno sballo

GLI USI MEDICI DELLA CANNABIS: SCHEDA STORICA
La Cannabis indica - pianta probabilmente originaria dell'Asia centro-orientale - è stata usata in medicina per millenni. Era certamente coltivata in Cina nel 4000 a.C., ed è inclusa nella più antica farmacopea conosciuta, il Pen Ts'ao, tradizionalmente attribuita al mitico imperatore Shen Nung (III millennio a.C.). In India, il suo uso nella medicina tradizionale risale al II millennio a.C. In occidente, invece, il suo uso medico è stato sempre alquanto marginale, e ha assunto una certa rilevanza solo nel XIX secolo e nei primi decenni del XX.
Nell'antichità, la Cannabis indica fu considerata utile in numerose e assai diverse malattie. Il Pen Ts'ao la raccomanda per il trattamento di "disordini femminili, gotta, reumatismo, malaria, stipsi e debolezza mentale". Intorno al 220 d.C. il grande chirurgo cinese Hua T'o ne descrive l'uso a scopo analgesico e anestetico nei diversi sofisticati interventi "senza dolore" per cui era famoso. Altri medici cinesi scrivono che la canapa è utile nelle "malattie da deperimento e nelle ferite", nonché per "purificare il sangue, abbassare la temperatura, ridurre i flussi, risolvere i reumatismi, scaricare il pus". In India, la Cannabis è citata nell'Atharvaveda (II millennio a.C.) come "pianta che libera dall'ansia", mentre nel più antico testo medico della tradizione Ayurvedica, basato sulla dottrina di Susruta (II millennio a.C.), è citata semplicemente come "rimedio". In realtà, la Cannabis in India assume un ruolo del tutto particolare: come pianta sacra a Shiva, viene usata in rituali religiosi; come inebriante, è elemento centrale nella cultura popolare; e infine, come farmaco, viene utilizzata in diversi sistemi della medicina tradizionale (Ayurveda, Unani, Tibbi) e lo sarà fino ai nostri giorni. Secondo la "nota" curata da J.M. Campbell, e inclusa nell'Appendice III del famoso Indian Hemp Drugs Commission Report (1893-4), la bhang cura in primo luogo la febbre agendo "non direttamente ovvero fisicamente come un farmaco ordinario, ma indirettamente ovvero spiritualmente calmando gli spiriti rabbiosi a cui la febbre è dovuta"; inoltre ha molte altre virtù medicinali: "raffredda il sangue caldo, provoca il sonno negli ipereccitati, dona bellezza e assicura lunga vita. Cura la dissenteria e i colpi di calore, purifica il flegma, accelera la digestione, stimola l'appetito, corregge la pronuncia nella blesità, rinfresca l'intelletto, dona vivacità al corpo e gaiezza alla mente. (...) la ganja in eccesso provoca ascessi, o anche pazzia".
Per quanto riguarda il Medio Oriente e l'area mediterranea, in cui la Cannabis (specie nel mondo islamico) ha un grande ruolo come inebriante e "droga sociale", si hanno nell'antichità solo rare citazioni di interesse medico. Possiamo ricordare le tavolette mediche assire della biblioteca di Assurbanipal (VII sec. a.C.), che citano la canapa come antidepressivo; il grande Dioscoride (I sec. d.C.), che nella sua Materia Medica, non solo ci offre una delle più antiche raffigurazioni della Cannabis, ma anche ne raccomanda l'uso per mal d'orecchi, edemi, itterizia e altri disturbi; e infine, un secolo dopo, il più famoso medico della Roma imperiale, Galeno, secondo il quale le preparazioni di canapa vengono usate come dessert per "stimolare il piacere", ma possono anche servire contro le flatulenze, il mal d'orecchi e il dolore in genere. Usate in eccesso "colpiscono la testa, immettendovi vapori caldi e intossicanti".
Per tutto il Medio Evo e il Rinascimento, l'uso più importante della Cannabis è per ricavarne le fibre per corde, tessuti e carta. Le gomene, le sartie e le vele delle navi sono ottenute dalla canapa, ed è per questo che la pianta, già estesamente coltivata in Europa, viene immediatamente importata in America, al sud da spagnoli e portoghesi, e al nord da inglesi e francesi. Non mancano anche in questo periodo interessanti notazioni mediche: Garcia da Orta, medico portoghese di servizio presso il vicerè a Goa, in India, nel suo "Colloqui sui semplici e sulle droghe dell'India" del 1563 - forse il più importante documento sulle piante medicinali dopo l'erbario di Dioscoride - cita l'uso di Cannabis come stimolante dell'appetito, oltre che come sonnifero, tranquillante, afrodisiaco e euforizzante. E' certo che il suo libro - almeno fino a che quasi tutte le copie conosciute non furono bruciate dall'Inquisizione quando, dopo la sua morte, si scoprì che da Orta era in realtà ebreo - introdusse l'Europa all'uso medico di questa e altre droghe. Un contributo simile fu dato dall'opera di poco successiva "Sulle droghe e le medicine delle Indie Orientali" (1578) del suo collega Cristobal Acosta. Più tardi, anche Englebert Kampfer, medico-botanico-storico-diplomatico tedesco, ambasciatore del re di Svezia in Persia e poi medico capo della flotta della Compagnia Olandese delle Indie Orientali, descrisse nel suo "Amenitates exoticae" (1712) gli usi di molte piante medicinali, tra cui la canapa, in Persia e in India.
In Europa, Robert Burton nel suo classico "The anatomy of melancholy" (1621) suggerisce la possibile utilità della canapa in quella che oggi chiameremmo "depressione". Nel 1682, il New London Dispensatory afferma che la Cannabis "cura la tosse e l'itterizia ma riempie la testa di vapori". E il New English Dispensatory del 1764 raccomanda di bollire le radici della canapa e di applicare il decotto sulla pelle per ridurre le infiammazioni, nonché per "disseccare i tumori" e per sciogliere i "depositi nelle articolazioni". Nel famoso "Erbario" di Nicolas Culpeper (1812) vengono elencate in dettaglio tutte le applicazioni mediche conosciute della canapa, a partire da quelle suggerite dai classici di Dioscoride, Galeno e Plinio, ma nel Dictionaire des Sciences Médicales (Paris, 1813) si afferma che l'unica parte della pianta usata a fini medici in Europa sono i semi, ritenuti utili nella cura delle malattie veneree.
E possiamo concludere questa prima parte dedicata alla storia medica antica con una nota tassonomica, e cioè ricordando che nel 1753 Linneo battezzò la canapa Cannabis sativa, considerando l'esistenza di un'unica specie, mentre nel 1783 Lamarck ritenne, sulla base di significative differenze morfologiche, di dover distinguere il genere Cannabis in due specie distinte: la C. sativa, nativa dell'Europa, e la C. indica, propria dell'oriente.
L'importanza della Cannabis, sempre relativamente marginale nella medicina occidentale, fu decisamente accresciuta a seguito della campagna d'Egitto di Napoleone (1798), dopo la quale l'hashisch - inteso essenzialmente come sostanza inebriante ed euforizzante - divenne noto in Francia, anche se soprattutto in circoli intellettuali come il famoso Club des Hachischins, a cui parteciparono personaggi come lo psichiatra Moreau de Tours e artisti come Gautier, Dumas, Nerval, Hugo, Delacroix e Baudelaire. In effetti è dalla tradizione orientale, e soprattutto indiana, che la medicina europea e americana trarranno intorno al 1840 le loro conoscenze. Probabilmente, i testi che ebbero maggior influenza in occidente furono "On the preparations of the Indian Hemp, or Gunjah" di William B. O'Shaughnessy, medico inglese in servizio in India e "De la peste ou typhus d'orient suivi d'un essai sur le hachisch" di L. Aubert-Roche, oltre al "Du hachisch" già citato di J.J. Moreau de Tours, pubblicato nel 1845. Solo a partire da questo periodo si può dire che l'uso medico della Cannabis conobbe una certa diffusione anche in occidente: estratti e tinture a base di Cannabis rimarranno sugli scaffali delle farmacie - in Italia e in Europa come negli USA - sino alla seconda guerra mondiale e oltre.
Se Aubert-Roche riferisce sull'utilizzo dell'hachisch contro la peste, e Moreau de Tours lo considera sia uno strumento di indagine della mente, sia un farmaco efficace in varie malattie mentali (melancolia, inclusa la forma ossessiva di "idée fixe", ipomania, e malattie mentali croniche in genere), O'Shaughnessy attinge alla vastissima tradizione medica indiana e presenta il più ricco repertorio. Dopo un ampio excursus sulla letteratura medica, inclusa quella antica, O'Shaughnessy riferisce dettagliatamente sull'uso di Cannabis nelle seguenti condizioni: reumatismo acuto e cronico, idrofobia, colera, tetano e convulsioni infantili. Dopo un cenno al "delirio" causato dall'intossicazione cronica, riporta i metodi da lui impiegati per preparare l'estratto e la tintura di "gunjah", e i dosaggi consigliati nei diversi casi.
Fra il 1840 e il 1900, secondo Walton, furono pubblicati più di 100 articoli sugli usi medici della Cannabis.
Nel 1854 la Cannabis viene inclusa per la prima volta fra i farmaci dello U.S. Dispensatory, con le seguenti proprietà: "potente narcotico (...) Si dice che agisca anche come deciso afrodisiaco, che stimoli l'appetito e che occasionalmente induca uno stato di catalessi. (...) produce il sonno, allevia gli spasmi, calma l'irrequietezza nervosa, allevia il dolore. (...) [come analgesico] differisce dall'oppio perché non diminuisce l'appetito, non riduce le secrezioni e non provoca stitichezza. I disturbi per i quali è stata specialmente raccomandata sono le nevralgie, la gotta, il tetano, l'idrofobia, il colera epidemico, le convulsioni, la corea, l'isteria, la depressione mentale, la pazzia, e le emorragie uterine". Nel 1860, la Cannabis è già così considerata da determinare la nomina di un "Comitato sulla Cannabis indica" da parte dell'Associazione medica dell'Ohio. Nel rapporto pubblicato da tale comitato (a cura di R.R. M'Meens) , si riconosce l'utilità della canapa per trattare tetano, nevralgie, emorragie post-partum, dolore del parto, dismenorrea, convulsioni, dolori reumatici, asma, psicosi post-partum, tosse cronica, gonorrea, bronchite cronica, dolori gastrici, e altro. Inoltre essa è utile come sonnifero e come farmaco capace di stimolare l'appetito. H.C.J. Wood riporta che la Cannabis indica è "usata soprattutto per il sollievo dal dolore; (...) per calmare stati di irrequietezza e malessere generale; per alleviare le sofferenze in malattie incurabili, come la tisi all'ultimo stadio; e infine come blando sonnifero". Secondo H.A. Hare, sarebbe soprattutto utile come analgesico, paragonabile per efficacia all'oppio, e in particolare nell'emicrania, anche in casi altrimenti intrattabili, in cui agisce anche come profilattico; nelle nevralgie; nella tosse irritativa; nonché come tranquillante-analgesico nei malati di tisi. Inoltre, sarebbe anche un efficace anestetico locale, particolarmente in odontoiatria. Anche il Lancet del 3 dicembre 1887 raccomanda l'uso di canapa indiana "notte e giorno, e continuato per un certo tempo" come "il miglior rimedio disponibile nel trattamento della cefalea persiistente", e ancora, più di vent'anni dopo, persino William Osler, uno dei padri della medicina moderna, ritiene la Cannabis "probabilmente il rimedio più soddisfacente" per l'emicrania. Invece J. Brown scrive sul British Medical Journal che la Cannabis indica "dovrebbe avere il primo posto nel trattamento della menorragia". Secondo Walton, in questo periodo molti medici sono "particolarmente entusiasti riguardo al valore della Cannabis nella dismenorrea e nella menorragia". E possiamo chiudere questa breve rassegna citando un lavoro di J.R. Reynolds, che nel 1890 riassume 30 anni di esperienza con la Cannabis, e la ritiene "incomparabile" per efficacia nell'insonnia senile; utile come analgesico nelle nevralgie, inclusa quella del trigemino (tic douloureux), nella tabe, nell'emicrania e nella dismenorrea (ma non nella sciatica, nella lombaggine e in genere nell'artrite, come nella gotta e nei "dolori isterici"); molto efficace negli spasmi muscolari di natura sia epilettoide che coreica (ma non nella vera epilessia); e invece di incerto valore nell'asma, nella depressione e nel delirio alcolico .
In Italia erano previsti dalla Farmacopea Ufficiale (F.U.) sia l'estratto che la tintura di Cannabis indica. Le indicazioni erano alquanto varie: per esempio, secondo il prof. P.E. Alessandri   la Canapa indiana "usasi nel tetano, nelle nevralgie, isterismo, emicrania, reumatismo, corea, asma, e in molte altre malattie non escluso il cholera, dando però quasi sempre resultati contraddittori". Pietro Mascherpa   afferma che essenzialmente si tratta di "un medicamento cerebrale e precisamente un analgesico analogo all'oppio e alla morfina", che può avere più o meno gli stessi usi di questi. Mascherpa riconosce però che la farmacologia della Cannabis è "poco conosciuta", e il suo uso per varie ragioni "piuttosto limitato". Egli riporta anche i dosaggi massimi per l'estratto di canapa indiana F.U.: 0,05 g per dose e 0,15 g per giorno.
A partire dal 1937, l'anno della proibizione americana, diventano assai rari i lavori che prendono in considerazione l'uso medico della Cannabis, ed è solo con la fine degli anni '70 che un timido interesse si risveglia, e che fra mille difficoltà - legate alla classificazione della Cannabis come sostanza "priva di valore terapeutico" - cominceranno a riapparire studi scientifici sulla Cannabis e i cannabinoidi  
    
 
 
postato da: dissidio alle ore 10:30 | link | commenti
categorie: cannabis terapeutica
martedì, 20 marzo 2007

pic al ministro Livia Turco

 

ricevo e diffondo

Pazienti Impazienti Cannabis

associazione nazionale di pazienti per l' auto-mutuo-aiuto

http://www.pazienticannabis.org

Via Gustavo Modena 95,  00153 Roma

CF 97421430584

e-mail: info@pazienticannabis.org

fax: +39 06 47243823

                                                                                                 All' att.ne del Ministro della Salute  On. Livia Turco

 

Roma,  01/ 02/ 2007

Oggetto:  Richiesta di erogazione dei farmaci a base di cannabinoidi a carico del Servizio Sanitario Nazionale

 

On.le Ministro,

 

siamo un' associazione ufficialmente registrata di pazienti affetti da varie gravi patologie, tra cui sclerosi multipla, tumori, epilessia, glaucoma, hiv-aids, fibromialgia ed altre, riconosciuta dal Suo Ministero.

La presente è per richiederLe che, in attesa dell' approvazione definitiva del nuovo ddl in materia di terapia del dolore e principi attivi cannabinoidi, da Lei presentato e già approvato dal Consiglio dei Ministri, i seguenti farmaci a base di cannabinoidi, la cui commercializzazione è autorizzata in altri Stati europei ma non ancora sul territorio nazionale, e tuttavia ritenuti indispensabili da medici e pazienti per il trattamento di diverse gravi patologie, possano venire erogati per tali soggetti a totale carico del SSN, ai sensi della legge 23 dicembre 1996, n. 648.

 

Derivati sintetici

    * Marinol ® (dronabinol)

    * Dronabinol

    * Cesamet ® (Nabilone)

(Questi farmaci tuttavia sono di vecchia concezione, risalente ai primi anni '80, sono stati i primi ad essere immessi sul mercato ed è stata riportata dai pazienti una maggiore incidenza di effetti collaterali rispetto a quelli a base naturale sotto elencati, più recenti ed efficaci e meglio tollerati.

Infatti le capsule, contenenti solo THC sintetico ed eccipienti, mancano degli altri cannabinoidi 'minori' come il CBD che, pur non essendo psicoattivi, hanno un ruolo importante nel bilanciare e mitigare gli effetti del THC e renderlo quindi più tollerato dall' organismo, oltre ad essere considerati attualmente di grande interesse dai ricercatori per avere proprietà terapeutiche proprie solo in parte scoperte).

 

Inflorescenze di cannabis sativa

    * Bedrocan ® e Bedrobinol ®

 

Granulato di inflorescenze

    * Bediol ®

(Distribuito in farmacia dal Ministero d. Salute d' Olanda a partire da marzo 2007,  ha una concentrazione di THC 5.5% e di CBD 8%)

 

Estratti naturali a contenuto standardizzato di THC e CBD

    * Sativex ®

 

Come Lei ha giustamente dichiarato nel corso della recente audizione parlamentare, a causa della complessità e delle caratteristiche della normativa in Italia, allo stato attuale l’uso medico della cannabis indica e addirittura le ricerche scientifiche sugli effetti terapeutici dei suoi principi attivi registrano un grave ritardo rispetto al panorama internazionale.

Infatti in altri Paesi, europei e non, tali specialità medicinali sono state ampiamente sperimentate e col passare degli anni sono diventate opzioni terapeutiche di uso corrente, e l' accresciuta conoscenza del complesso sistema endo-cannabinoide è andata di pari passo con continue scoperte su nuovi campi di applicazione. 

Data la specificità di tali principi attivi e la totale assenza di farmaci analoghi nel nostro Paese, e considerando altresì la mancanza di valide alternative terapeutiche per le stesse indicazioni, essendo spesso i farmaci attualmente disponibili meno efficaci e/o causa di pesanti effetti collaterali, Le chiediamo di intervenire affinchè per i pazienti sia possibile beneficiare di tale terapia a cura del SSN, nei casi ritenuti necessari dai loro medici curanti.

 

Il follow-up nei paesi in cui tali farmaci sono di uso corrente ha evidenziato un rapporto rischi/benefici particolarmente favorevole, la totale assenza di casi di morte o intossicazione acuta, e la pressochè totale assenza di effetti collaterali indesiderati che non siano reversibili spontaneamente in poche ore, con un margine di sicurezza che va molto al di là dei dosaggi terapeuticamente efficaci. Di ben pochi altri farmaci si può dire lo stesso, compresi quelli di uso più comune anche nel nostro Paese.

Alla sicurezza si aggiunge la notevole economicità della terapia, in particolare utilizzando i prodotti a base di infiorescenze naturali commercializzati direttamente dal Ministero della Sanità d' Olanda, in commercio dal 2003 e di provata affidabilità ed efficacia, oltre che prodotti, trattati e confezionati industrialmente con elevati standard qualitativi.

 

Consideri che, nel nostro Paese, anche i pazienti autorizzati dal Suo Ministero all' importazione di queste specialità medicinali incontrano notevoli difficoltà nell' accedere concretamente alla terapia in oggetto, nonostante anche la Convenzione sulle sostanze psicotrope di Vienna del 1971, ratificata dal nostro Paese nel 1981, riconosca “che l’uso delle sostanze psicotrope a fini medici e scientifici è indispensabile e che la possibilità di procurarsi delle sostanze a tali fini non dovrebbe essere oggetto di alcuna restrizione ingiustificata,…”. 

La più insormontabile delle difficoltà è oggi quella di carattere economico. 

In concreto, mentre alcune Asl si rendono disponibili ad erogare tali terapie tramite day-hospitals, senza caricare dei costi il paziente residente nel loro territorio, altre chiedono, in molti casi anticipatamente, il pagamento totale del farmaco e delle spese per le farraginose procedure di importazione, creandosi in tal modo una grave disparità di trattamento, anche all' interno della stessa Regione o Comune, tra chi può curarsi e chi non ha le risorse finanziarie necessarie per farlo.

La soluzione day-hospital è frutto della sensibilità individuale degli operatori delle singole Asl alle sofferenze, difficoltà e necessità dei malati residenti nel loro territorio, e necessita di pari sensibilità e com-passione da parte dei dirigenti di tali day-hospitals. Pur essendo prevista e perfettamente lecita, non è quindi una procedura facilmente praticabile anche perchè, applicandola, le Asl rinunciano volontariamente al pagamento da parte del malato.

 

Per tutelare il diritto dei pazienti sofferenti di gravi patologie, in base alla legge 648-96, Le chiediamo quindi l' urgente emissione di un Decreto affinchè, anche quando le specialità medicinali a base di cannabinoidi sono erogate dai Dipartimenti Farmaceutici Territoriali, ne sia prevista l' immissione in commercio a totale carico del SSN.

Tale Decreto consentirebbe di evitare ai malati in stato di necessità medica, ai loro familiari ed ai loro medici un inutile e gravoso carico economico ed emotivo addizionale, e darebbe piena attuazione al principio Costituzionale del diritto alla salute ed alla qualità e dignità di vita, indipendentemente dal reddito percepito. Un diritto di primaria importanza per chi è già penalizzato da patologie invalidanti.

                                                           

Distinti saluti,

 

 il Presidente

 

 seguirà documentazione

postato da: dissidio alle ore 08:48 | link | commenti
categorie: cannabis terapeutica

sosteniamo claudio

Ricevo e volentieri diffondo                                                                

 

 

2 euro per aiutare Claudio e liberare l' Italia dagli ipocriti

 

Claudio soffre di nefrite e di neuropatia periferica. Il suo medico ha già ricevuto da qualche mese l' autorizzazione da parte del Ministero della Salute per l' importazione del Bedrocan, la cannabis medicinale naturale distribuita dall' Health Ministry olandese, richiesta per dargli "sollievo dal dolore neuropatico e miglioramento nelle articolazioni e nella mobilità".

Ma sta ancora aspettando, perchè la sua Asl, la RmB, gli aveva chiesto il pagamento di 750 euro prima di ordinargli il farmaco.

I pazienti sono in attesa che si trovi una soluzione ponte nel frattempo che il disegno di legge del Ministro Turco, che inserisce il THC nella tabella II tra le sostanze prescrivibili, venga approvato definitivamente.

Oggi in Italia alcune Asl forniscono gratuitamente il farmaco ai pazienti, mentre altre, anche nella stessa città, chiedono al malato di pagarlo, come nel caso della Asl di Claudio, mettendo così in crisi il principio Costituzionale del diritto alla salute indipendentemente dal reddito percepito.

    Ora con la RmB si è fatto un compromesso, di più non siamo riusciti ad ottenere: il Bedrocan è stato ordinato, ma verrà consegnato al paziente solo se nel frattempo avrà pagato il conto.

Se non lo farà entro 30 giorni, verrà consegnato ad altri pazienti residenti nel territorio di quella Asl che invece possano permettersi la spesa (e siano comunque già stati autorizzati ad importarlo).

Claudio riuscirà a racimolare solo una piccola parte della cifra necessaria, e quindi la sua speranza di curarsi legalmente per qualche mese con i fiori di Cannabis dipende da noi.

Inutile dire quanto sia importante, anche a livello culturale, che anche in Italia si sappia che molti pazienti traggono beneficio da questa antica cura naturale, consapevolezza che si era sempre scontrata con l' obiezione che 'la cannabis è una droga che uccide i nostri giovani' e non un farmaco.

Bene, anche con soli due Euro a testa non aiuteremmo solo Claudio nella sua battaglia, ma aiuteremmo la società italiana tutta a togliersi molti strati di paraocchi ideologici ed a diventare finalmente civile, in quanto anche Claudio potrà parlare senza timore ad alta voce dei benefici riscontrati nel corso della terapia, contribuendo con gli altri pazienti ad una importante battaglia per la verità.

Già nel caso di Fabrizio di Chieti a gennaio siamo riusciti a raccogliere i soldi necessari (sul sito c' è l' estratto conto), e speriamo di farcela anche questa volta con l' aiuto di tutti, anche con i tuoi 2 euro.

 

Inviali tramite c/c postale a:

 

 C/C postale: 67474270  intestato a: Fabrizio Pellegrini

(Coord. Bancarie: IT-44H-07601-15500-000067474270)

 

    

il  PIC

7 / 02 / 2007

 

 

http://pazienticannabis.org        info@pazienticannabis.org

postato da: dissidio alle ore 08:28 | link | commenti
categorie: cannabis terapeutica, sostegno e solidarietà
mercoledì, 27 dicembre 2006

Cannabis: cosa cura.

Finalmente, il ministero della salute ha inserito la cannabis tra i rimedi contro alcune patologie

Deperimento organico e calo ponderale,

anoressia,

wasting-syndrome,

dolori vari,

nausea e vomito 

ma specialmente per migliorare la compliance dei pazienti hiv positivi in HAART,                                                                                                         (insieme di farmaci antiretrovirali che agiscono andando a colpire in maniera diversa hiv) che per di più spesso richiede la contemporanea assunzione di cibo ad orari assurdi. E queste sono solo le indicazioni riconosciute ufficialmente...
Bisogna sensibilizzare i medici! Molti pensano che gli unici cannabinoidi richiedibili siano quelli sintetici (e brevettati) !

Liberati dal thc, non si rischia di farsi due risate, ma anche il thc, è un ottimo principio attivo da utilizzare, per rilassarsi e vivere il...malessere, con un po' più di benessere.

tutti i principi attivi contenuti in una pianta, interagiscono tra loro, e danno specificità alla pianta stessa, dando esistenza ad un ecosistema.

in fondo ogni essere vivente è un ecosistema, compresi gli umani.

togliamo la milza ad un umano, e si creerà uno squilibrio che a sua volta creerà non pochi problemi.

guarda questo link, o vai al post precedente

http://www.pazienticannabis.org/Sosteniamo%20Fabrizio.htm

postato da: dissidio alle ore 10:59 | link | commenti
categorie: medicina naturale, cannabis terapeutica

Sosteniamo Fabrizio e il suo diritto a curarsi con la cannabis

 

SOSTENIAMO FABRIZIO !

Chi ha detto che i consumatori non subiscono conseguenze penali? Per 6 volte consecutive in 6 anni, Fabrizio Pellegrini ha verificato sulla propria pelle la falsità di questa affermazione.

Lo scorso 22 giugno era stato arrestato per la sesta volta, detenzione di marijuana in quantità superiore a quella 'consentita' dalle tabelle (circa 50 grammi) ed 11 germogli di canapa nati in casa. Era il 6° anno che si coltivava qualche piantina in casa, ed è stato il 6° anno di perquisizione all' alba, denuncia per autocoltivazione (3 mesi in carcere l' estate 2005) e lapidazione a mezzo stampa, bollato criminale senza mai un' accusa di spaccio, nonostante l’ accanimento delle forze dell’ ordine locali.

Perchè tante attenzioni? Eppure Fabrizio è una risorsa per la sua comunità: diplomato al conservatorio in pianoforte è anche pittore di talento che ha esposto in diverse mostre. E’ un artista sensibile, una persona fragile e minuta... un sognatore, un Peter Pan che non ha mai visto Nederland ma che continua a crederci. Queste capacità però gli permettono appena di sopravvivere, Chieti non è una metropoli e le spese sono tante, specie con 6 processi che ti scandiscono la vita. Ovviamente è sempre in bolletta; non sopporta la burocrazia con le sue liste d' attesa, per esempio all'ospedale, e la limitazione al suo diritto alla salute. Fabrizio infatti è malato: soffre di fibromialgia e artrite reumatoide. Questo quadro clinico non gli permette di lavorare ed è nettamente peggiorato col comparire d’allergie varie e d’uno stato ansioso; è impaziente al confronto con persone che non comprende e che non lo comprendono. Fabrizio ha sempre sostenuto di usare la cannabis perché su di lui contrasta il dolore e la rigidità delle articolazioni, anche se in aula di tribunale l' hanno guardato come un marziano.

Così scriveva l' anno scorso:

"Sono disoccupato, ho 37 anni e nonostante il diploma di pianoforte il lavoro è un problema molto serio per un soggetto affetto da sindrome neuro-vegetativa con patologia reumatica all’apparato muscolo-scheletrico.

La cattiva luce in cui mi hanno messo i media locali per via della mia medicina sono un ostacolo alle possibilità di integrazione ...."A luglio il suo medico ha richiesto la terapia col Bedrocan (cannabis medicinale importata dall' Olanda) ed il ministero ha rilasciato la necessaria autorizzazione all' importazione, ma l’ Asl di Chieti gli ha chiesto di pagare il costo di farmaco + procedura (=500euro) prima di ordinarglielo, se no niente terapia, alla faccia del diritto costituzionale alla cura indipendentemente dal reddito.

Il problema è che l' autorizzazione scadrà a gennaio e, se il farmaco non sarà arrivato per allora, dovrà ricominciare tutto da capo in un ambiente ancora più ostile.

Infatti, con un' assoluzione e tre condanne in primo grado, ha molte udienze dei vari processi davanti a sè (alcune tra breve), e poter portare in aula il farmaco ottenuto con regolare autorizzazione lo aiuterebbe non poco.

Come potrebbero condannarlo ancora per curarsi con una sostanza che, se paga, è autorizzato ad usare?

E' per questo che vogliamo aiutarlo, lanciando una sottoscrizione nazionale. Due, tre, cinque euro a testa da centinaia di persone darebbero la misura della solidarietà che la sua battaglia necessita.

Non vogliamo trovarci di nuovo a dover gridare: FABRIZIO LIBERO SUBITO!, chiediamo invece una forte mobilitazione perché con tutta la sua fragilità sta disperatamente difendendo il suo, il nostro diritto all’autocura.

Numero C/C postale: 67474270

intestato a: Fabrizio Pellegrini

(Coord. Bancarie: IT-44H-07601-15500-000067474270)

 

il PIC

 

info@pazienticannabis.org
postato da: dissidio alle ore 09:38 | link | commenti
categorie: cannabis terapeutica, sostegno e solidarietÃ