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libero archivio di medicina naturale senza padroni ne' servi. per non morire di ignoranza; rimedi naturali complementari o in alternativa ai farmaci chimici. (gli argomenti trattati sono pubblici, non sono prescrizioni e non intendono influenzare negativamente chi legge. Quello che è scritto qui potrebbe sconvolgere le vostre convinzioni. l'intento è quello di divulgare informazioni su argomenti spesso ignorati. si ritiene che la conoscenza sia la base per la miglior cura di se stessi buon viaggio)

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lunedì, 03 settembre 2007

Curriculum del Dott: Andrea Bolognesi

Andrea Bolognesi
Medico Omeopata
Laureato in Medicina e Chirurgia a Firenze, ha seguito un corso triennale
di Medicina Omeopatica con il Professor Alfonso Masi Elizalde, e ha
Conseguito la Specializzazione in Psichiatria presso l'Università di Pisa.
Esercita la professione privata da circa 21 anni. Di formazione unicista, nel corso degli anni ha acquisito esperienza in diversi settori della Medicina Naturale, in particolare la Naturopatia, la Floriterapia, la Medicina Ayurvedica.
Nell'ambito della sua attività professionale dedica molto tempo
 all'educazione alimentare e alla prevenzione. Da circa undici anni affianca
all'attività di omeopata quella di psichiatra cercando di "umanizzare" il più
possibile questa disciplina e, quando possibile, non utilizzando farmaci.
Collabora da più di quindici anni con la rivista "Vita e Salute" come
consulente per la medicina omeopatica. Recentemente ha collaborato con
il Comune di Prato, in qualità di esperto in alimentazione naturale, nella
gara d'appalto per la refezione scolastica. Ha concluso un Corso Triennale
di Medicina Omeopatica tenuto dal Dr. Angelo Micozzi . Da 3 anni è consulente medico presso la Fonazione Internazionale Valsé Pantellini per lo studio e la ricerca delle malattie croniche e degenerative.
 

E-mail:
andrea777@fastwebnet.it
Studi
-Via Pippo Spano,1 50129 FIRENZE

-Piazza Dalmazia,19 FIRENZE
Tel. e Fax 0555047098
Gli articoli:
biblioterapia
terrorismo mediatico
La medicina di elisir
L'ora di Refezione
L'esaurimento nervoso
Alimentazione naturale
Riflessioni sul dolore
Autismo- dal mito all'epidemia

 

 
postato da: dissidio alle ore 11:58 | link | commenti
categorie: terapeuti, dott bolognesi

biblioterapia

Questo termine,del quale vanto l'ideazione e, spero, la divulgazione sta ad indicare l'uso di libri in terapia o come terapia. Se ben guardiamo gli stessi libri di favole per bambini e gran parte dei libri per l'infanzia si possono considerare come "strumenti terapeutici", atti a favorire lo sviluppo e la crescita della personalità, attraverso peculiari virtù mitopoietiche. E che dire del recente dilagare anche in Italia del fenomeno della New Age, sulla scia di libri come "La profezia di Celestino" o "L'Alchimista", considerati dagli adepti dei perfetti viatici di autoguarigione ? Esistono poi esempi letterari dove si cita l'uso del libro come terapia. Ne citerò solo due:
1) Dostoevsky ne "L'Idiota" fa dire letteralmente al signor Lébedev, tra il serio e il faceto, :.."ho cominciato a curarla con la lettura dell'Apocalisse", riferendosi agli scatti d'ira di Nastàsia Filìppovna, definita come "..una signora dalla fantasia irrequieta" .
2) La straordinaria Cristina Campo riferisce ne "Gli Imperdonabili" di uno psichiatra svizzero che consigliava la lettura del Libro di Giobbe ai suoi pazienti profondi e speciali con i singoli pazienti. Ciò mi permette finezze e sfumature che nessun altro tipo di approccio permetterebbe. Da qui è nata quindi l'idea di utilizzare libri in terapia, all'inizio per caso magari segnalando qualche novità ,poi via via in modo sempre più mirato ed efficace per la singola persona o la singola esigenza. Si tratta prevalentemente di pazienti donne sia perché sono più numerose che, in genere, più ricettive a messaggi "eterodossi". E come negare la lettura di "Madame Bovary" o "Anna Karenina" o "Casa di bambola" a donne inquiete, intrappolate nelle angustie domestiche e tormentate dal desiderio di evasione e riscatto? Oppure perché non proporre il classico "Risveglio" di Kate Chopin o "Donne che amano troppo" nei casi in cui "sonnecchia "una potenziale autoconsapevolezza? E passare poi agli straordinari "Le brave ragazze vanno in Paradiso. Le cattive vanno dappertutto" o "Donne che corrono coi lupi", quando c'è stata già una certa emancipazione, ma non si riesce a "fare il salto", a concretizzare ciò che si è maturato. Questi due volumi posso inserirli a buon diritto tra i libri come terapia e non solo in terapia ,perché li ho visti "agire" in profondità più di qualsiasi farmaco e ho verificato il loro potere trasformativo. Lo stesso posso dire per gli straordinari "Eros e Pathos" di Aldo Carotenuto e "Frammenti di un discorso amoroso" di R.Barthes ,nei casi in cui non si riesce a gestire una situazione di sofferenza affettiva legata a solitudine o a tradimento subìto. Passando da un ambito strettamente femminile a uno di coppia posso citare "Il no in amore" e "La ferita dei non amati " di P.Schellenbaum, quando è necessario ricucire o ribilanciare i ruoli all'interno di una coppia sofferente e in crisi. Per le madri e i padri troppo possessivi quale medicina migliore del capitolo "I Figli" dal "Profeta" di K.Gibran ? ( più di una volta ho consigliato di trascriverlo a caratteri cubitali e metterlo bene in vista in casa). E per i figli o le figlie oppressi dalle madri italiche quale antidoto migliore del simpaticissimo "Manuale per difendersi dalla mamma" del collega Monduzzi ? Infine un accenno agli uomini che, seppure più rari, possono essere tormentati da depressi.
una nevrosi su cui aleggia lo spettro paterno e allora consiglio "Il male oscuro" di Berto; o da tematiche religiose o spirituali e allora "I fratelli Karamazov" vengono in soccorso ; da inveterata accidia , da curare con "Oblomov" di Goncarov; o da disincantato cinismo , da alleviare con "L'Uomo senza qualità" o, nel caso di adolescenti afflitti da incomunicabilità totale col padre, un ottimo aiuto può essere la "Lettera al padre" di Kafka . Potrei continuare ancora per pagine e pagine con esempi tutti già sperimentati , ma preferisco concentrarmi su due casi clinici veramente sorprendenti che, in qualche modo, possono suffragare questo mio contributo altrimenti troppo estemporaneo e naïf.
Il primo è un uomo di 54 anni, industriale molto impegnato, con tutto ciò che uno stile di vita da manager comporta a livello di stress e somatizzazioni varie(nel caso specifico intestinali).Soffre d'asma da molti anni e manifesta sin dall'inizio una spiccata attitudine ipocondriaca e farmacofobica, con conseguente refrattarietà a qualsiasi terapia. Man mano che il nostro rapporto si arricchisce e si "affina" capisco che quest'uomo è stanco della vita che fa e vuol cambiare. Comincio a stimolarlo con la lettura dei "Ricordi" di Marco Aurelio e delle "Lettere a Lucilio" di Seneca, che non si possono negare a nessun manager che si rispetti. Il risultato è eccellente. Mi rendo conto di aver aperto una porta che attendeva solo di essere sospinta. Erano 30 anni che non leggeva, avendoli trascorsi a lavorare, lavorare, lavorare e, ogni tanto, annoiandosi al Circolo del tennis a parlare di barche, di sport e di motori. Adesso una passione furiosa per la lettura comincia a pervaderlo e, non solo segue scrupolosamente tutte le mie indicazioni sempre più onerose ( tutto Dostoevsky; Thomas Mann; Musil; Proust; Maupassant ), ma va addirittura al di là delle aspettative, allargando da solo i suoi orizzonti (Balzac ,Hugo, ecc.). Nei nostri incontri si parla sempre più di libri e sempre meno di disturbi o malattie. Tutta la sua famiglia è piacevolmente coinvolta da questa sua passione e gli regala sempre e solo libri.
Il fatto più straordinario da evidenziare è che la sua vita
cambia radicalmente. Decide di cedere gran parte della sua attività ai figli(decisione sospesa da anni e per lui fonte di tormento!),in modo da regolare la sua vita con ritmi più "umani"; dedica gran parte del tempo a sé stesso, alla lettura, all'ascolto della musica classica e, cosa ancora più straordinaria, inizia a scrivere poesie e me ne parla con entusiasmo! (in questo caso consiglio "Lettera a un giovane poeta " di Rilke e "Lettera di Lord Chandos" di Von Hofmansthal). E' attualmente un'altra persona! La gerarchia di valori della sua vita è talmente cambiata che i suoi vecchi amici non lo riconoscono più e non riescono più a capirlo, essendo rimasti fermi al Circolo del tennis o alla Crociera esclusiva in Polinesia. Ma lui è più sereno, più calmo e, benché ogni tanto qualche disturbo si ripresenti, non lo vive più con angoscia e paura e si lascia curare senza problemi. Potremmo quasi dire che l'allievo ha superato il maestro!
Il secondo caso è invece una donna di 31 anni, impiegata alle Poste. La seguo da molti anni e all'inizio era una ragazza fragile, timida, con dei tratti isterici della personalità e una notevole immaturità di carattere. Viveva chiusa nell'ambiente familiare, completamente condizionata dalla madre e da un fidanzato indifferente e padrone.
Prime letture il "Manuale per difendersi dalla mamma " e "Le parole per dirlo" di M.Cardinal (che io consiglio a tutti prima di intraprendere una psicoterapia). Nel corso dellla psicoterapia naturalmente il rapporto si approfondisce e il progredire del nostro lavoro è scandito via via da libri fondamentali, che ho citato all'inizio ("Il risveglio" ,"Eros e Pathos", "Frammenti di un discorso amoroso", ecc..),fino a concludersi dopo più di un anno.
Ci siamo poi rivisti e i nostri incontri, debbo dire ormai con un'altra donna che vive sì ancora in famiglia ma completamente autonoma dalle figure genitoriali , più sicura di sé , più tranquilla e ottimista, sono delle piacevoli chiacchierate che sfociano naturalmente in una "prescrizione" di Biblioterapia, mirata alla difficoltà o al problema del momento, e guai se non lo facessi! E' ovvio che non ho
dimenticato di essere un medico e i problemi strettamente medici sono stati via via risolti con gli strumenti della Medicina Naturale, ma ciò è accaduto sempre più raramente nel corso degli anni. Per esperienza posso dire che l'uso dei Fiori di Bach è molto fruttuoso in abbinamento alla Biblioterapia. Confesso che per me è un piacere poter lavorare così e sapere che questi come altri pazienti, vengono da me col desiderio di avere un libro come cura alla fine della visita. Vorrei aprire una breve parentesi sui films , da me utilizzati spesso insieme ai libri, perché altrettanto efficaci. Ne cito alcuni di importanza cardinale poiché da soli valgono una terapia e sono: "Thelma & Louise"; "Il raggio verde"; "Un'altra donna"; "L'Albero di Antonia" .Naturalmente anche qui potrei dilungarmi ma dovrei fare un altro articolo sulla Filmoterapia e... sarebbe un'altra storia... Per finire se dovessi indicare il libro che ritengo più utile confesso di aver "rubato" l'idea a quel collega svizzero, citato da Cristina Campo ,e consiglio sempre più di frequente "Il libro di Giobbe", estendendone la prescrizione non solo ai depressi , ma a tutti quelli che tendono a esagerare le loro sventure, i loro mali, a vedere tutto nero, a lamentarsi e, vi assicuro, sono tanti!
Poiché "Il libro di Giobbe" è parte del LIBRO DEI LIBRI ,ritengo che questo sia la migliore medicina per lo Spirito e per qualsiasi sofferenza, così come già accennavo nel mio precedente articolo a proposito della Preghiera come cura.      Dott. Andrea Bolognesi

Personalmente la prima esperienza di tale forma di terapia l'ho avuta come fruitore quando, ancora studente di Medicina "alle prime armi" con la mia nevrosi e la mia ipocondria, mi recai da un illustre neuropsichiatra il quale, dopo avermi visitato e tranquillizzato mi disse: "Legga questo libro che le farà meglio di tante medicine" e ne scrisse il titolo sulla ricetta. Il libro era :"La nevrosi. Un doloroso stile di vita". Naturalmente lo lessi subito e mi fu di grandissimo aiuto per ridimensionare le mie ansie e le mie paure. Da allora sono passati tanti anni e io mi trovo dall'altra parte della scrivania ad ascoltare le sofferenze e le angosce dei pazienti ,cercando di alleviarle. Poiché io credo fermamente che la pratica della Medicina si debba avvicinare molto di più all'Arte che alla Tecnica, considero qualsiasi strumento utile a perfezionarla. Fortunatamente la mia professione di omeopata e di psichiatra mi concede di lavorare da un "osservatorio privilegiato" e di instaurare rapporti
postato da: dissidio alle ore 11:47 | link | commenti (1)
categorie: psico, biblio e note, dott bolognesi

Terrorismo mediatico

Come ogni anno in autunno, puntualmente anche quest’anno stiamo assistendo a una campagna di terrorismo mediatico. Il tema, particolarmente suggestivo è quello dell’influenza dei polli o, come qualcuno l’ha etichettata , peste aviaria.
Non discuto il fatto che si debba informare l’opinione pubblica su un possibile pericolo, peraltro assai remoto, di pandemia ma c’è modo e modo di farlo. Bersagliando i telespettatori con aperture di TG allarmistiche o i lettori con titoli a caratteri cubitali, non si fa informazione ma terrorismo, tanto che la gente non mangia più il pollo o corre a vaccinarsi per l’influenza. E’ inutile che poi l’esperto di turno successivamente spieghi che il pollo si può mangiare e che non ci sono rischi così imminenti di pandemia; ormai la paura è entrata e domina i comportamenti. Chi ha interesse a creare questo clima di paura?
Notiamo che ogni anno c’è uno spunto per allarmare , in genere si tratta di “..influenza che sarà di sicuro più pericolosa di quella dell’anno precedente..”, oppure si utilizza la malattia di turno (vedi la SARS ) per rafforzare il messaggio . Lo scopo , a mio parere , visto che non riescono mai a vendere tutti i vaccini che predispongono, è quello di convincere il maggior numero di persone a vaccinarsi per l’influenza , estendendo gradualmente le “categorie a rischio”, fino a comprendere tutta la popolazione , quest’anno perfino i bambini .
 Nessuno dice mai però che la loro efficacia non supera il 12% e che quasi mai i ceppi isolati d’estate in Asia corrispondono a quelli che circoleranno da noi in inverno e che ogni anno si verificano numerosi casi di anziani deceduti per complicanze da vaccino.
Quest’anno in quanto a falsità di informazione si è battuto ogni record, sostenendo che il vaccino antinfluenzale proteggerebbe , non si sa con quale misterioso meccanismo , dall’influenza aviaria e che il vaccino comunque innalzerebbe le difese immunitarie in soggetti deboli o immunodepressi , quando sappiamo che è vero il contrario . Ma cosa c’è di più convincente della PAURA ? Niente. Bush lo ha dimostrato
chiaramente col terrorismo per giustificare le sue guerre .
Allora la gente corre a vaccinarsi , a comperare farmaci antivirali , senza sapere che in caso di pandemia a ben poco servirebbero perché non hanno alcuna azione nel bloccare l’ingresso del virus nell’organismo . L’unica vera arma efficace per scongiurare un pericolo di pandemia è una PREVENZIONE primaria e cioè intensificare i controlli , bonificare le fonti di contagio e , perché no , vaccinare i polli e i volatili prima che possano infettare l’uomo . Poi non si capisce perché nessuno abbia posto l’accento sulla pericolosità dell’animale intermedio , in questo caso il maiale , che può veicolare la mutazione del virus e renderlo patogeno per l’uomo . Ma la prevenzione non fa guadagnare nessuno , anzi costa impegno organizzativo e politico . Si preferisce vendere vaccini e prometterne uno DOPO che la pandemia si è già sviluppata !
In questi giorni ho dovuto tranquillizzare molti pazienti allarmati ed ho esposto più o meno le tesi suddette ma , ad essere sincero , l’unica risposta seria che mi sentirei di dare a chi mi chiede cosa debbo fare per l’influenza aviaria , sarebbe : Comprati le azioni della Roche ! Cinismo per cinismo…. Dott. Andrea Bolognesi
postato da: dissidio alle ore 11:40 | link | commenti
categorie: terrorismo, dott bolognesi

La medicina di elisir

Sono convinto che ogni medico abbia avuto almeno un paziente che gli ha fatto un’ osservazione o un appunto o una domanda dicendo “l’ho visto su Elisir”
Il successo della trasmissione televisiva condotta da Michele Mirabella è innegabile , vuoi per il garbo e l’eleganza del conduttore, vuoi per la presenza di tutti gli ingredienti adatti a renderla gradevole al grande pubblico(ospiti famosi,quiz,ecc.).
Ma ciò non significa che sia ineccepibile dal punto di vista della verità.
Il mondo che ci presenta è fatto esclusivamente di certezze, di malattie che si curano o che addirittura guariscono, di telespettatori che fanno domande e di “esperti” che dall’alto della loro Scienza danno risposte oracolari, senza la minima possibilità di ascoltare altre risposte, altri pareri.
La realtà è molto diversa.
Intanto la Medicina non è una Scienza, nella accezione comune che si dà a questa parola, non ha niente a che fare con le Scienze esatte(Fisica,Matematica,Chimica) se non per il fatto che ha mutuato da esse il paradigma biologico , posto da circa due secoli arbitrariamente a fondamento del suo statuto epistemologico. Nella migliore delle ipotesi si tratta di una disciplina empirica supportata da qualche evidenza statistica.
La complessità dell’Uomo e di tutto ciò che lo riguarda sfugge inesorabilmente a questo tentativo riduzionista e noi medici , se non siamo accecati dai “bagliori del progresso scientifico”, ce ne accorgiamo tutti i giorni quando abbiamo di fronte il malato con la sua unicità, la sua irriducibile e complessa peculiarità . Anche quando
siamo sicuri della diagnosi perché è facile, è lampante, noi NON SAPREMO MAI cosa accadrà a quella persona dopo le nostre cure.
Ci affideremo, secondo Scienza e Coscienza, alle linee guida della EBM (Medicina basata sull’evidenza), che non è altro che il meglio che la Statistica ci suggerisce per quella data patologia; ma sarà pur sempre un tentativo , nobile, “scientifico” ma comunque carico di tutta l’incertezza e l’incommensurabile che la Natura Umana ci propone.
Per questo dà un certo fastidio sentire questi esperti professori dare risposte così nette, apodittiche, sempre rassicuranti e mai arricchite dal dubbio dell’umiltà o da un dibattito critico.
Facciamo qualche esempio pratico: prendiamo le Malattie Degenerative,principali cause di morte che affliggono i paesi civilizzati e cioè le Malattie Cardiovascolari, Il Diabete, Il Cancro .
Tra le prime occupiamoci dell’Ipertensione Arteriosa cosiddetta “essenziale”: c’è forse qualcuno che possa ragionevolmente sostenere di poterla curare? O non è più opportuno dire che affrontiamo questa patologia di cui non conosciamo la causa costringendo chi ne è affetto ad assumere per tutta la vita farmaci con effetti collaterali accertati e che dovrà cambiare nel corso degli anni perché perderanno efficacia ?
Il Diabete rappresenta il paradigma del fallimento della Medicina perché costringe addirittura chi ne è affetto a diventare dipendente da una sostanza, che psicologicamente non lo rende molto diverso da un eroinomane e che, soprattutto, non inciderà minimamente sulla inesorabile evoluzione della malattia.
Il Cancro , al di là della propaganda e dei proclami che tutti gli anni magnificano il progredire della Ricerca, è a tutt’oggi affidato più alla capacità naturale che l’organismo ha di combatterlo e a una chirurgia precocemente risolutiva che a una terapia, la Chemioterapia, profondamente distruttiva e, salvo rari casi (linfomi,leucemie,cancro precoce del seno) completamente inutile. Se la Ricerca avesse percorso in questi 40 anni altre strade, avesse valorizzato tanti approcci terapeutici collaudati nei decenni nell’ambito delle Medicine Tradizionali dei popoli, delle Medicine cosiddette alternative, avesse
incoraggiato e non cannibalizzato ricercatori seri come il Prof.Di Bella o il Prof. Valsè Pantellini, tanto per citare due casi italiani, forse non saremmo ancora oggi ad avere come unica arma la Chemioterapia contro questa terribile patologia.
Quando ero studente ricordo che i grandi oncologi promettevano la vittoria sul cancro entro il 2000, qualche giorno fa ho sentito parlare del 2020, e intanto continuano a chiedere soldi per una ricerca unilaterale,cui non sono estranee commistioni con le grandi lobby industriali del settore.
In realtà il punto fondamentale è che nessuno investe seriamente nella Prevenzione Primaria, quella cioè che mira a modificare l’inquinamento ambientale e gli errati stili di vita (Educazione Alimentare non edulcorata né “suggerita” dalle lobby industriali, Educazione Ambientale e una seria politica di tutela dell’ambiente e delle risorse energetiche), dai quali sappiamo per certo derivano più della metà dei tumori. Invece ci vengono presentatate come unica forma di prevenzione degli screening tipo Pap Test, Mammografia, Hemoccult, che molto spesso ci svelano un tumore già in atto e sulla validità dei quali non c’è più neanche l’unanimità scientifica che c’era un tempo.
Esaminiamo altre malattie diffusissime e di cui Elisir si è occupato più volte:
L’ARTROSI e l’ARTRITE REUMATOIDE- avete mai sentito dire che qualcuno sia riuscito a curare un’artrosi se non proponendo farmaci antinfiammatori o analgesici con una accertata gastrolesività , per periodi più o meno lunghi e senza minimamente incidere sul decorso della malattia? Oppure che qualcuno sia riuscito a curare l’Artrite Reumatoide senza proporre farmaci ben più pesanti e talmente tossici come il Metotrexate da non essere addirittura sopportati e senza che questi influiscano minimamente sul decorso della malattia?
ASMA e ALLERGIE: Anche queste sono patologie in rapida espansione e che colpiscono diverse fasce di età. Avete mai sentito o visto qualcuno affetto da asma che non fosse costretto ad assumere per
anni e a volte a vita spray al cortisone, antistaminici senza che questi influiscano minimamente sul decorso della malattia, che anzi tende a cronicizzare? Per le allergie stagionali vale esattamente lo stesso discorso, reiterato tutti gli anni.
MALATTIE DERMATOLOGICHE: Mi riferisco a eczemi, orticaria, psoriasi.-Avete mai visto qualcuno guarire da queste malattie oppure essere costretto a usare pomate cortisoniche o altre terapie locali con azione palliativa e soppressiva, senza che queste influiscano minimamente sul decorso della malattia?
TIREOPATIE: Sia il Morbo di Basedow che gli Ipotiroidismi, per lo più post-tiroiditici, costringono chi ne è affetto nel primo caso a “rinunciare” alla tiroide per sempre e ad assumere a vita la terapia sostitutiva, nel secondo caso assumere a vita la terapia sostitutiva; in definitiva senza neanche conoscere con certezza le cause e i meccanismi patogenetici delle loro malattie.
E che dire dei malati renali gravi condannati alla dialisi o degli epilettici costretti ad assumere farmaci a vita ?
Potrei continuare così passando in rassegna impietosamente tutti i settori della Medicina ma mi limito a riferire della totale impotenza nei confronti delle malattie virali, dal comune raffreddore all’AIDS o della frustrante gestione della Malattie Neurologiche o delle gravi Malattie Psichiatriche, nei confronti delle quali possiamo solo assistere passivamente al lento deterioramento di chi ne è affetto, potendo fornire al massimo qualche palliativo, mi riferisco in particolare al morbo di Parkinson, all’Alzheimer e alle altre demenze, alle Psicosi Schizofreniche.
In sostanza possiamo affermare, senza timore di essere smentiti che, nonostante le “magnifiche sorti e progressive” di leopardiana memoria, le malattie che guariscono sono quelle acute e per lo più spontaneamente, mentre quelle croniche o degenerative -che rappresentano la stragrande maggioranza delle attuali patologie- ci faranno compagnia fino alla fine dei nostri giorni senza poter sperare in una loro guarigione.
Del resto, se da un lato la Chirurgia ha fatto enormi progressi e ha salvato e salva tante vite umane, dall’altro si deve pur ammettere che spesso quando il chirurgo interviene è segno che la medicina e la prevenzione hanno fallito e si è costretti a riparare dei danni già gravi.
Altri settori molto promettenti sono quello delle Neuroscienze , delle Biotecnologie e della Gnomica, che pongono dei seri problemi etici e che probabilmente modificheranno negli anni a venire tutta la medicina ma che, per ora, non hanno una ricaduta diretta sulla pratica clinica .
Per concludere visto che a Elisir non diranno mai queste cose, continuando a presentare una Medicina Salvifica che cade dall’alto e che prescinde dalla vita delle persone, dalla loro capacità critica , dalla loro autonomia, io voglio proporre una figura di medico opposta e cioè di una persona che prenda per mano il paziente e lo educhi alla Salute, lo segua con discrezione nel suo percorso di autoconsapevolezza che può diventare capacità di autocura; che intervenga solo se strettamente necessario e non ceda mai alle lusinghe, mai disinteressate, del “cosiddetto”progresso scientifico. Un medico che sappia denunciare l’inutilità del vaccino antinfluenzale, la nocività di gran parte dei vaccini con cui i bambini poco più che neonati vengono bombardati, che sappia smontare certi miti come quello della terapia ormonale sostitutiva per le donne in menopausa, somministrata “a tappeto” per anni e adesso palesemente smentita da seri studi di follow-up o quello dell’uso del calcio per l’osteoporosi, quando tutti sanno che non è lì il problema ; basti pensare che in Oriente, dove milioni di donne non usano né latte né derivati del latte, l’osteoporosi non esiste.
Un medico che in definitiva promuova la salute e sia il vero artefice della PREVENZIONE.
Dr .Andrea Bolognesi
postato da: dissidio alle ore 11:36 | link | commenti
categorie: prevenzione, dott bolognesi

L'ora di Refezione

Con la riapertura delle scuole si ripresenta, come ogni anno, il problema della refezione scolastica e, più in generale, dell'alimentazione nell'infanzia.
E' un argomento di rilevante importanza di cui, stranamente, nessuno parla.
Basterebbe dedicarvi un millesimo del tempo e delle pagine concesse alla diatriba sul crocifisso nelle aule o sul problema del peso degli zainetti, per compiere un'opera di maggiore utilità pratica e sociale.
Tutti sappiamo ormai quanto stretti siano i rapporti tra l'insorgere delle più importanti malattie che affliggono la nostra epoca e certe scorrette o inadeguate abitudini alimentari. Sappiamo anche come, in questo ultimo secolo, siano radicalmente modificate tali abitudini nei paesi cosiddetti "civilizzati".
Le tecnologie industriali hanno gradualmente invaso il settore alimentare e, se da una parte hanno migliorato la conservazione e l'igiene dei cibi, dall'altra hanno irrimediabilmente sconvolto l'equilibrio insito nei principi nutritivi così come la Natura ce li aveva forniti per migliaia di anni.
A supporto di tale strategia è subentrata, sempre più schiacciante la pubblicità, che condiziona TOTALMENTE le abitudini alimentari di gran parte della gente.
Ebbene dall'alleanza tra queste due potenze (ben consolidata dal dio Profitto), è scaturita la più grande minaccia per la salute che la storia dell'uomo ricordi.
L'inquinamento più subdolo e più letale.
Senza scomodare episodi eclatanti e ormai storici come il vino al metanolo o i pomodori al temik o al più recente "morbo della mucca pazza", è sufficiente soffermarci su due soli aspetti, diremo quotidiani, e per questo più pericolosi, dell'alimentazione attuale, di particolare rilievo per l'infanzia: lo zucchero e i cibi raffinati in genere.
Lo zucchero rappresenta il prototipo dei "cibi" raffinati in quanto è ciò che resta della lavorazione della canna o della barbabietola, cui vengono tolte tutte le vitamine e i sali minerali per giungere al
prodotto "saccarosio puro".
Non esiste in natura alimento più sbilanciato: rappresenta per chi lo ingerisce una sorta di "bomba metabolica" che costringe l'organismo a mobilitare le ghiandole surrenali, il pancreas, e a consumare le vitamine del gruppo B e il Calcio, per riuscire a smaltirlo. Non si può considerarlo neanche un alimento ma semplicemente un apportatore di "calorie vuote", fine a sé stesso, estraneo alle esigenze di un organismo in cerca di equilibrio.
L'incremento enorme del consumo di zucchero verificatosi nel secolo scorso (in Italia dai 3 kg. pro capite del 1881 si è passati ai 28,1 del 1984), va di pari passo con l'incremento delle malattie degenerative (diabete, aterosclerosi, cancro,ecc..) che hanno sostituito le infettive nel ruolo di killer del xx° secolo.
La scienza medica ufficiale inizia timidamente ad ammettere (tanto schiaccianti sono ormai le prove) la responsabilità dello zucchero nell acarie dentaria e nell'obesità, altri flagelli delle società opulente.
Nell'ambiente della Medicina Naturale, nel quale io opero, sono note in realtà ben altre e più vaste responsabilità, altrettanto documentate, di tale nemico della salute.
Discorso analogo è da fare per i cereali raffinati, privati cioè di più del 90% del loro potere nutritivo, della loro vitalità, del loro mirabile equilibrio in vitamine, aminoacidi, sali minerali, oligoelementi che per millenni è stato la struttura portante dell'alimentazione umana.
Operazioni come raffinare, sbiancare e brillare il riso; ridurre il frumento a farina 00 per fare un pane che del pane ha solo il nome e poi "indirizzare" la gente, ovviamente stitica e/o colitica, a comperare la crusca (precedentemente tolta!) in farmacia o erboristeria a prezzi elevatissimi oppure le fette biscottate "arricchite" con vitamine e calcio o fosforo (precedentemente tolti!), fanno davvero pensare quanto lo Stato, succube delle multinazionali,, abbia scarso interesse per la salute dei cittadini e anzi si adoperi a minarla.
Questi sono solo piccoli esempi delle assurdità, o meglio del "complicare la semplicità" a fini di lucro, cui la logica dell'alimentazione moderna ci costringe; si potrebbe continuare e
trovare esempi altrettanto pregnanti in ogni settore alimentare.
Nonostante tali evidenze impera la nefasta consuetudine di nutrire i bambini con dolciumi, merendine, bibite zuccherate e la scuola diventa "complice" in quanto luogo spesso scelto, con perfida astuzia, dalla pubblicità per lo spaccio di tali "cibi-spazzatura", che non si proporrebbero, conoscendoli bene, al nostro peggior nemico.
Non esiste niente di più deleterio di tali "cibi" per la salute dell'infanzia. Sono cocktails devastanti( studiati a tavolino da esperti) di zuccheri raffinati, coloranti, conservanti, latte in polvere, grassi, farine raffinate, che non hanno NIENTE di genuino, nonostante spudoratamente diversi spots pubblicitari lo proclamino.
Oltre a ciò l'uso di tali prodotti è diseducativo in quanto allontana il bambino dai sapori naturali dei cibi veramente genuini, della frutta, della verdura, del pane integrale,ecc.. Qualche tempo fa comparve addirittura uno spot che invitava le mamme a mettere due merendine nella cartella al posto del pane e companatico giudicato "pesante", per dare più energia ai loro bambini e, in un'altra scenetta, un bambino diceva a un altro, durante l'intervallo, una frase del tipo:"Però, il bello della scuola è che c'è l'intervallo, così possiamo mangiare le nostre merendine!".
Esempi di tali mostruosità, che continuano tuttora in altre forme, andrebbero denunciati o almeno boicottati non comperandoli. Qualcosa di simile accadde qualche anno fa con le gigantografie che tappezzarono le città con le scritte:"Lo zucchero fa bene al cervello"-"Il tuo organismo ha bisogno di zucchero". Mai falsità e mistificazione furono più gravi, perché assimilavano il concetto di zuccheri, intesi come carboidrati complessi necessari all'uomo, con quello di zucchero raffinato-saccarosio che nulla ha a che fare con l'equilibrio metabolico umano e con le necessità energetiche del cervello.
Tornando alla refezione scolastica da qualche anno una Legge Regionale impone
l'inserimento di cibi biologici e piatti tradizionali nei menu scolastici e qualche timido tentativo si sta facendo, ma gli ostacoli sono ancora tanti, specialmente per l'ostilità dei genitori dei bambini,
ottusamente arroccati a certi pregiudizi (come la carne tutti i giorni, il pasto con primo, secondo, frutta e dolce,ecc..) e la scarsa conoscenza e sensibilità del personale insegnante; cose che io stesso ho potuto constatare direttamente partecipando come consulente del Comune di Prato per la refezione scolastica.
Come fare allora per difendersi?
Ecco alcune proposte:
1)ABOLIRE lo zucchero raffinato in tutte le sue forme visibili o nascoste (è onnipresente nelle etichette!), acquistando solo prodotti dove sia espressamente scritto Senza Zucchero o, in alternativa, dove ci siano dolcificanti naturali tipo mieli, malto,melassa,ecc..
2)Sostituire i cereali raffinati(pane,pasta,riso,farine,ecc..) con quelli integrali, possibilmente a coltivazione biologica.
3)BOICOTTARE tutti i prodotti industriali pubblicizzati e venduti per l'infanzia, partendo dal presupposto che la genuinità e la non nocività di un prodotto è INVERSAMENTE proporzionale al budget pubblicitario della ditta produttrice.
4)Tornare ai cibi tradizionali delle nostre terre e stagioni e abituare i bambini a mangiare la frutta, le verdure, i legumi, il pane integrale.
5)LIMITARE al massimo l'uso della televisione nei bambini, specialmente della pubblicità.
6)SENSIBILIZZARE il mondo della scuola al problema della refezione scolastica i cui menu non sono (come quelli degli Ospedali sui quali ci sarebbe da scrivere un altro articolo) esempio di sana alimentazione. Dedicare più tempo nelle riunioni con i genitori alla discussione di tali problemi e a decisioni operative del tipo ESPELLERE dalle scuole le macchinette automatiche dispensatrici di merendine, Coca Cola e affini.
Per concludere ricordarsi sempre che i popoli che hanno mantenuto delle abitudini primitive e consone alle loro tradizioni sono sani e hanno dei denti sanissimi, così come li avevano più di un secolo fa gli indigeni tagliatori di canna da zucchero, che erano soliti masticarla, mentre i loro padroni e colonizzatori che usavano lo zucchero raffinato iniziarono ad avere i denti marci e mille altri malanni. E non credete a chi vi dice che nei paesi civilizzati la
mortalità è diminuita e negli altri è ancora molto alta perché se le risorse del pianeta fossero meglio distribuite tra Nord e Sud non sarebbe certo così.
Dr. Andrea Bolognesi
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L'esaurimento nervoso

L'Esaurimento nervoso.                                                                                (Articolo del dott. Andrea Bolognesi)                                                         Nell'ottica di una MEDICINA CRITICA,vorrei trattare un argomento molto comune e fonte di perniciosi equivoci nella pratica della (dis)educazione sanitaria: l"Esaurimento Nervoso". Chi non conosce una persona che non abbia sofferto o soffra di "esaurimento nervoso"? Quante volte ci siamo sentiti dire dal nostro medico: "Lei non ha niente, è solo un pò esaurito di nervi", o frasi simili ? Tale 'etichetta' viene applicata indifferentemente, senza alcuna distinzione nè pudore critico, a qualsiasi manifestazione che sfugga a una comprensione immediata, secondo i parametri clinici, da parte del medico. Diventa una definizione totalizzante, che tende a mettere in uno stesso "calderone" sintomi ansiosi, depressivi, fobici, psicosomatici o presunti tali, "semplificando" così ciò che nella corrente nosografia psichiatrica (DSM IV) viene ben distinto, proprio perché diversamente curato. Vediamo di cercare le radici di tale errato approccio nei confronti del disturbo psichico. Senza voler scomodare il pluricitato Cartesio e la sua distinzione-divisione tra mente e corpo, è sufficiente risalire alla presunzione della Scienza Positivista, che ha forzatamente adattato il modello deterministico "causa-effetto"(proprio delle Scienze Naturali) a ciò che Scienza non e', e cioè la Medicina. Ciò, portato all'esasperazione, ha creato l'attuale frammentazione delle plurispecializzazioni, alla meccanizzazione della medicina, quasi che l'oggetto della stessa non fosse più l'Uomo-Persona malato nella sua globale complessità, ma una macchina soggetta a rompersi e ad essere "riparata" dai vari esperti di turno. Se trasferiamo tale modello teorico ai disturbi psichici le cose si complicano ancora di più, perchè il medico di base (i cui studi sono stati impregnati fino alla nausea di tali concezioni) si trova il più delle volte infastidito e quasi subito "arreso" di fronte a sintomi che non riesce a "incasellare" nelle varie sindromi cliniche "dimostrabili" con tanto di esami e riscontri oggettivi. Di fronte a questo paziente "scomodo", strano (che comunque rappresenta circa il 20% del totale dei pazienti ambulatoriali) il medico, o meglio il Dottore, ha quattro possibilità: 1) rimettere in discussione il suo Sapere-Potere, che lo rende tanto tranquillo e sicuro di se' , vede d'un tratto vacillare; 2) cercare di entrare in contatto con questo tipo di paziente attraverso un dialogo che consenta di instaurare un rapporto "diverso dal solito del prescrittore di ricette. In altre parole attuare quella psicoterapia "di sostegno", che il buon senso e l'umanità suggerivano al vecchio medico di famiglia; 3) prescrivere psicofarmaci, spesso per lunghi periodi, senza conoscerne realmente gli effetti o le conseguenze o, neI casi più sfumati, delle cure "ricostituenti" per "rafforzare i nervi esauriti"; 4) inviarlo dallo specialista. La prima possibilità è da scartare perché comporterebbe una crisi di identità tale che nessun medico sarebbe grado di sostenere. La seconda possibilità è rarissimamente praticata per mancanza di tempo (tutti conosciamo la durata media di una visita ambulatoriale) e di "forma mentis" idonea ad affrontare simili problemi. E pensare che in certi disturbi, come le crisi di ansia somatizzata, sarebbe sufficiente spiegare in modo rassicurante al paziente i meccanismi fisiologici che le provocano, per ottenere la sua fiducia e discreti risultati (invece della solita deleteria frase: "Lei non ha niente, sono solo sintomi nervosi" o della richiesta di esami diagnostici che si sanno inutili). Basterebbe mettere in pratica la frase di Balint: "Il primo farmaco è il medico stesso". la terza possibilità è di gran lunga la più attuata, perchè è perfettamente in linea col modello "medico" di MALATTIA =FARMACO . In questi casi spesso il farmaco da solo non basta e così proprio quei pazienti che si sperava rivedere il meno possibile, perchè "disturbanti" la normale routine,sono quelli che invece torneranno più spesso, aumentando la frustrazione e l'insofferenza del medico (la logica e' :"Il malato curato DEVE guarire, altrimenti non lo accetto. ) A questo punto non resta che spedirlo altrove e quindi utilizzare la quarta possibilità. Purtroppo anche in tal caso si commette, quasi sempre, un errore perché, seguendo il Criterio puerile e ottocentesco "Malattia di Nervi = Neurologo", tali pazienti vengono inviati dal neurologo il quale riconfermerà l'approccio medico-farmacologico, usando (forse) un pò meglio gli stessi farmaci. In tal modo,oltre ad ignorare la distinzione della Psichiatria dalla Neurologia, si perpetua l'errore di medicalizzare meccanicamente la sofferenza psichica, ridotta alla stregua di "malattia di nervi". Ogni medico DEVE sapere che la Neurologia si occupa delle alterazioni organiche del sistema Nervoso centrale, periferico e dei muscoli e quindi di precise e definite malattie (es.meningite poliomielite,sclerosi a placche, neuropatie, demenze, ecc..) che solo marginalmente hanno a che fare con la Psichiatria e, in ogni caso, sono ben altra cosa dai disturbi psichici o psicosomatici che il paziente ambulatoriale lamenta. Tornando all'uso di psicofarmaci da parte del medico di base, tutti sanno, specie in ambiente psichiatrico, quanto l'abuso e la dipendenza da benzodiazepine (incremento esponenziale della vendita di tali sostanze in questi ultimi venti anni), difficilissimi poi da gestire e risolvere, siano spesso dovuti a una "iniziazione" da parte del medico di base a queste sostanze. A ciò spesso corrisponde una ignoranza delle innovazioni nei modelli diagnostici (ormai da anni codificati e applicati nella nosografia psichiatrica coi vari DSM) che fanno scomparire entità come la Nevrosi d'ansia, la Nevrosi fobica sostituendole con "Disturbo d'Ansia Generalizzata", "Agorafobia con (o senza) attacchi di panico","Fobia Semplice","Fobia Sociale" . Per tali disturbi i farmaci di elezione non sono più le benzodiazepine ma gli antidepressivi serotoninergici; e questo è solo uno dei tanti esempi che si potrebbero fare. Tornando al nostro "Esaurimento Nervoso" basterebbe che i medici facessero tesoro della definizione che ne dà il Jervis nel suo "Manuale Critico di Psichiatria" e cioè: "TERMINE privo di un significato preciso, che serve a designare, in modo rassicurante e neutrale, qualsiasi disturbo psichico . Nè il sistema nervoso in generale, nè in particolare il cervello, sono sistemi o organi che si esauriscono: questo modo di dire non ha quindi significato scientifico". Tale chiarezza servirà, spero, a far archiviare definitivamente l'uso così diseducativo di questa espressione. Nel concludere evidenziamo alcune considerazioni che possono trasformarsi in atti operativi utili per una Educazione Sanitaria -Rinunciare all'illusione che per i disturbi mentali si possa ragionare in termini di Causa-Effetto. Non esiste alcuna certezza scientifica sull'origine dei disturbi psichici (nonostante gli sforzi agguerriti della trionfante Psichiatria Biologica, che cerca di spiegarli con presunti squilibri dei neurotrasmettitori), ma esistono un inseme di fattori, spesso concomitanti, che impediscono al soggetto di rapportarsi serenamente con sé stesso e con gli altri, ostacolando il suo "essere nel mondo". Conseguentemente non è pensabile di risolvere col solo farmaco tali problematiche, se ad esso non si accompagnano altri interventi di tipo psicosociale. -E' assai diseducativo esprimersi col paziente in termini di "Esaurimento Nervoso = Cura Ricostituente o Visita Neurologica", perchè ciò creerà una mentalità distorta, allontanando il paziente stesso dalla comprensione della sua sofferenza, che viene neutralizzata con la medicalizzazione. -cercare sempre di entrare in rapporto con questi pazienti e, se proprio non è possibile, inviarli nei luoghi adatti e preposti cioè agli ambulatori (peraltro gratuiti) dei servizi psichiatrici territoriali o dallo psichiatra, superando definitivamente la ridicola equazione: "Chi va dallo psichiatra è matto". -convincersi realmente che questi semplici atti, uniti a una maggiore attenzione e umiltà nei confronti della sofferenza psichica ,sono atti di VERA PREVENZIONE,IGIENE MENTALE ed EDUCAZIONE SANITARIA che potrebbero far risparmiare molti farmaci ai pazienti e incidere a lunga scadenza, sull'epidemiologia delle malattie psichiatriche. -Avere sempre presente che farsi carico della salute dei propri pazienti significa non tralasciare nessuno dei tre aspetti che la stessa O. M. S. cita nella definizione di salute e cioè :FISICO, MENTALE, SOCIALE. Per fortuna non tutti i medici ignorano tali comportamenti, ma la strada da fare è ancora lunga e tortuosa e per ora, il maggior lavoro è quello di educare gli educatori.
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Alimentazione naturale

CONSIGLI PER UNA CORRETTA E SANA ALIMENTAZIONE

(articolo gentilmente concesso dal Dott. Andrea Bolognesi)

- SOSTITUIRE tutti i cibi raffinati (farine, pasta, pane, riso) con i rispettivi INTEGRALI, provenienti da coltivazione biologica.
- SOSTITUIRE il SALE raffinato col SALE MARINO INTEGRALE.
- ABOLIRE TOTALMENTE o il più possibile lo ZUCCHERO e tutto ciò che lo contiene (dolci,marmellate, caramelle, dolciumi, bibite zuccherate, gelati, ecc..). Usare come dolcificanti il MALTO D'ORZO, il MALTO DI RISO, la MELASSA, LO SCIROPPO D'ACERO e, più di rado, il MIELE. Per fare i dolci aggiungere uvetta e fichi secchi.
- L'UNICO condimento da usare è l' OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA (non più di un litro al mese per due persone) di prima spremitura a freddo, a crudo; gli Oli di semi (Sesamo, Germe di Grano, Mais, Girasole) si possono usare SOLO SE di provenienza biologica. ABOLIRE margarine, dadi, brodi di carne. INSERIRE tra i condimenti le Salse di Soia (TAMARI, SCHOYU, MISO), le Alghe Marine e il Daikon. Usare il BURRO in piccole quantità e solo a crudo.
- USARE tutte le spezie e gli aromi naturali possibili, con fantasia e varietà.
- La CARNE solo bianca, e di animali allevati naturalmente, dovrà essere presente IN SOLI DUE PASTI ALLA SETTIMANA.
- Il PESCE, fresco o surgelato, da 2 a 3 VOLTE la settimana, di cui una volta il Baccalà o Merluzzo.
- I FORMAGGI al massimo 2 VOLTE la settimana e soltanto: Ricotta di Mucca, Fior di Latte, Raveggiolo e Tomino. Il "formaggio" di soia o TOFU si può usare senza problemi.
- Le UOVA al massimo 2 VOLTE alla settimana (1 ogni 10 giorni per chi ha problemi di colesterolo) , cotte alla Coque o "in camicia".
- NON UNIRE MAI nello stesso pasto 2 cibi proteici diversi (carne e formaggio, uova e formaggio, latte e uova, ecc..).
- NON MANGIARE il cibo proteico più di una volta nella stessa giornata.
- SOSTITUIRE il concetto di Primo e Secondo piatto con quello di PIATTO UNICO (cereale + legume) che deve essere la struttura
portante dell'alimentazione.
- INIZIARE almeno un pasto al giorno con verdura cruda di stagione, in pinzimonio o insalata mista.
- Il CEREALE INTEGRALE (Pasta, Riso, Segale, Orzo, Grano Saraceno, Farro, Miglio, Mais, Cus Cus, Bulghur, Avena) deve essere presente ALMENO UNA VOLTA AL GIORNO da solo o meglio insieme al Legume nel PIATTO UNICO (Es. Pasta e ceci, Pasta e fagioli, Riso e lenticchie, Riso e piselli, Polenta e fagioli, ecc..). Ai tradizionali legumi (ceci, fagioli, lenticchie, fave, piselli) vanno aggiunti i fagioli di SOIA e i fagioli Azuki.
- Il Seitan (derivato del Frumento) e il Tempeh (derivato da Soia fermentata) si possono usare 1-2 volte la settimana, in sostituzione delle proteine animali.
- Se in un pasto si mangia la verdura + il piatto unico, il cibo proteico di origine animale con verdura od ortaggi si deve mangiare IN UN ALTRO PASTO.
- Le VERDURE E GLI ORTAGGI, provenienti da coltivazione biologica, vanno consumati CRUDI o, se cotti, preferibilmente a vapore, senza contatto con 1'acqua né in pentola a pressione.Devono SEMPRE accompagnare il cibo proteico e precedere (crude) il piatto unico.
- La FRUTTA, solo di stagione, va consumata sempre lontano o prima dei pasti.
- I CEREALI INTEGRALI e I LEGUMI vanno tenuti in bagno dalle 12 alle 24 ore prima della cottura, che dovrebbe essere in pentole di coccio, con coperchio, a fuoco lento, fino al consumo dell'acqua (in genere in quantità DOPPIA rispetto al cereale). Aggiungere un pezzetto di alga marina (Kombu, Wakame, Nori) per facilitare la cottura e la digeribilità dei legumi.
- Per La CARNE ed Il PESCE evitare cotture violente come la frittura o la brace e preferire quelle al vapore, al cartoccio, al forno.
- Le BEVANDE da usare sono: ACQUA non gassata; TE' BANCHA; TE' MU; Karkadè; ORZO; Caffè di cereali; Vino (genuino!) 1 bicchiere a pasto. ABOLIRE CAFFÈ, CAPPUCCINO, TE', ALCOLICI, BEVANDE GASSATE e ZUCCHERATE (Coca Cola, Fanta, ecc..).
- MASTICARE BENE E LENTAMENTE, non parlare animosamente durante i pasti, non bere (bere solo alla fine), né guardare la
televisione.
- ABOLIRE TOTALMENTE i prodotti dell'Industria Alimentare, soprattutto se sono pubblicizzati e se la ditta è famosa. Rivolgersi ai Prodotti Naturali della Terra coltivati con metodi biologici.

UN NUOVO MODO DI IMPOSTARE LA LISTA DELLA SPESA
FRUTTA E VERDURA CON VITAMINA "A": albicocca - cachi - ciliege - melone - pesca - prugna - uva - asparago - bietola - carciofo -carota - lattuga - sedano - spinaci - zucca                                                                                         FRUTTA E VERDURA CON VITAMINA "C": arancia - banana - fragola - kiwi- mandarino - mela - pera - pompelmo - cavolfiore - cetriolo - finocchio - melanzana - pomodoro - ravanello - zucchino.
CEREALI E TUBERI: Farine integrali - pane e pasta integrali - riso integrale - orzo miglio - cus cus - farro - grano saraceno - avena - segale - mais - patate - topinambur
LEGUMI:
ceci - fagioli - fagiolini - fave - lenticchie - piselli - soia (verde, rossa, gialla) - lupini - arachidi 
LATTE E DERIVATI: latte fresco - yogurt - ricotta di mucca - tomino-raveggiolo
CARNI, PESCE, UOVA: pollo - tacchino - coniglio - pesce azzurro - pesce bianco- crostacei - molluschi - uova fresche
GRASSI DA CONDIMENTO: olio extra-vergine di oliva (di prima spremitura a freddo)-olii monosemi(se cotto di arachidi)
VARIE: acqua minerale naturale - succhi di frutta senza zucchero - vino genuino - aceto di mele - confetture senza zucchero - miele monoflora - te' bancha - te' mu - caffè di cereali - fiocchi di cereali

IL SEGRETO E' MANGIARE OGNI GIORNO ALMENO UN ALIMENTO DI OGNUNO DI QUESTI GRUPPI. AI VEGETARIANI BASTERÀ ESCLUDERE IL GRUPPO DELLE CARNI E USARE LE COMBINAZIONI LEGUMI-CEREALI
 

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mercoledì, 29 agosto 2007

il dolore

 
RIFLESSIONI SUL DOLORE di  Andrea Bolognesi
Come in altri casi anche nella definizione del DOLORE, i Greci hanno due "parole-chiave" che racchiudono mirabilmente il senso profondo di questo concetto,che è prima di tutto un'ESPERIENZA; le parole sono ALGOS e PATHOS.
La prima ci riporta a una dimensione fisica e percettiva del dolore e,sul piano neurologico,al sistema efferente e al concetto di SOGLIA ALGICA;la seconda invece allarga il senso alla sofferenza emotiva e psichica,rimandandoci alla neocorteccia e al talamo. Il dolore ci appare come "prezioso alleato" dell'uomo, in quanto meccanismo di difesa PRIMARIO nei confronti dell'ambiente interno/esterno. Pensiamo al dramma dei bambini (fortunatamente rarissimi) che nascono con la Sindrome da Analgesia Congenita e quasi mai superano i 10 anni di vita,proprio perchè privati del meccanismo di Difesa/Dolore, e quanto invece sia meno grave la condizione opposta,cioè l'Iperalgesia o Allodinia, compatibile con la vita.
Dicevo il DOLORE come ESPERIENZA,che non si lascia facilmente DEFINIRE per le innumerevoli sfumature di carattere antropologico,socio-culturale,storico,religioso di cui questa esperienza si è andata arricchendo nelle varie epoche e nei vari popoli. Qualche esempio per chiarire:
-In certe popolazioni dell'India, quando una donna deve partorire, il suo uomo viene trattato come partoriente e la donna continua a lavorare nei campi, non sentendo alcun dolore.Ciò smentisce l'acquisizione del dolore da parto come il più intenso dei dolori possibili.
dolore del martire religioso che canta mentre è crocifisso o del torturato che non versa una lacrima,non sarebbero certo sopportati senza quell'anelito ideale che rende queste esperienze ESTREME di PATHOS come "DOLORE-PARTECIPAZIONE" o "DOLORE-COMUNIONE" nel sacrificio, sganciandole completamente da ogni meccanismo neurofisiologico.
dolore come RITO DI INIZIAZIONE nel passaggio all'età adulta o in uno stato sociale particolare (la circoncisione negli ebrei, la
castrazione per gli eunuchi dell'Impero Ottomano, i samurai giapponesi, i riti tribali africani). Questa modalità esperienziale non può certo rientrare nel concetto di Dolore/Malattia,poichè è un dolore provocato e investito di potente pregnanza simbolica. Questi esempi, e se ne potrebbero citare tantissimi altri, bastano da soli a rendere malferme le strutture categoriali che l'Occidente si è dato per definire e classificare il dolore,e ci dimostrano quanto sia minoritario un approccio riduzionistico, se confrontato con l'estrema complessità di cui il tema del Dolore si arricchisce nel resto del pianeta.
Il DOLORE/MALATTIA, di cui noi medici in definitiva ci occupiamo, tende invece, ad un primo approccio, ad azzerare le sfumature etniche o socio-culturali e non può essere affrontato se non da TECNICHE, che nella loro operatività saranno magiche, rituali, sciamaniche, farmacologiche o chirurgiche, riattingendo cos di nuovo a matrici culturali.
La STORIA del Dolore e della sua terapia nasce all'interno di concezioni MAGICHE (Egizi,Assiri,Babilonesi,Grecia Arcaica),secondo le quali ilDolore era dovuto alla penetrazione del corpo da parte di un demonio, un fluido o un oggetto malefico, che quindi andava estirpato praticando spesso delle piccole ferite al malato per far fuoriuscire lo "spirito maligno". Tali concezioni vennero messe in crisi intorno al 400 a.C. da IPPOCRATE, primo vero "desacralizzatore" della sofferenza. La sua interpretazione della MALATTIA in termini NATURALISTICI come SQUILIBRIO dovuto a fattori esterni (Clima, Regime Alimentare) e interni (i quattro Umori dell'organismo), sanciva di fatto la nascita della Medicina Occidentale.
Successivamente PLATONE e ancor più ARISTOTELE rafforzano e arricchiscono questo approccio razionalistico, cercando di spiegare i meccanismi del dolore per poterlo curare; si fermano comunque a considerarlo un'EMOZIONE percepita dal Cuore. Con GALENO si fa un primo salto qualitativo localizzando il dolore nel Cervello e "promuovendolo" dal rango di Emozione a quello di SENSAZIONE, trasmessa dal Sistema Nervoso. Contemporaneamente c'è una particolare attenzione alla ricerca di metodi medici e chirurgici per lenire il dolore.
Nel MEDIOEVO c'è un silenzio pressochè totale della Scienza e l'enfasi è tutta sulla dimensione Spirituale del Dolore, inteso come ESPIAZIONE, mutuata dalla tradizione Giudaico-Cristiana.
Solo in Oriente con AVICENNA il Dolore Fisico conserva dignità e importanza e compaiono le prime sostanze analgesiche (oppio, mandragora, edera,ecc..). Il RINASCIMENTO riporta prepotentemente l'attenzione sul CORPO e,sulla fervida scia degli studi anatomici di VESALIO e dello stesso LEONARDO, il Dolore viene fatto risiedere nel Sistema Nervoso e viene trasmesso al suo interno. Contemporaneamente PARACELSO inizierà ad utilizzare,in modo empirico, l'Etere per le anestesie. CARTESIO e tutta la speculazione a lui succesiva, fino alla fine del XVIII Secolo, considerano il Dolore come una esacerbazione della Sensazione Tattile, dovuta alla circolazione dello "spirito" attraverso i nervi.
Solo nel XX secolo,con la scoperta della NATURA ELETTRICA della TRASMISSIONE NERVOSA, avremo il superamento di queste concezioni e la nascita della moderna NEUROFISIOLOGIA. Parallelamente assistiamo, sul piano della terapia, alla scoperta dell'Ipnosi(1810), dei vari ANESTETICI: Protossido d'azoto (1828), Cloroformio (1831), Etere (1864), e degli ANALGESICI: Aspirina (1894), BARBITURICI (1903), che modificheranno RADICALMENTE l'approccio al Dolore, sia chirurgico che medico.
E' curioso notare come all'apparire di questi farmaci sia i chirurghi (con più veemenza) che i medici erano contrari e si opponevano alla loro diffusione, i primi perchè consideravano "innaturale" un intervento chirurgico senza dolore, i secondi temendo di veder scomparire uno dei più importanti segni diagnostici. Nel corso del XX Secolo, accanto allo sviluppo della Neurofisiologia e della Neurochimica del Sistema nervoso Centrale, con l'identificazione dei NEUROTRASMETTITORI (molecole incaricate di trasferire gli impulsi elettrici da un neurone all'altro), si arriva nel 1974 alla scoperta più rivoluzionaria della Storia del Dolore, che segna realmente il nascere di un NUOVO PARADIGMA: LE ENDORFINE. Tali sostanze naturali, col loro duplice ruolo antidolorifico e
comportamentale/emozionale hanno permesso, in qualche modo, di "chiudere" la millenaria diatriba tra l'idea di ARISTOTELE del DOLORE COME EMOZIONE che invade la Coscienza e quella di GALENO, che lo considerava PURA SENSAZIONE trasmessa dal Sistema Nervoso. In realtà l'una è inseparabile dall'altra e varia notevolmente da individuo a individuo,dando al Dolore quella connotazione di ESPERIENZA SOGGETTIVA non trasferibile nè comunicabile ad altri. Fondamentali sono anche la personalità premorbosa e il Temperamento del paziente nella manifestazione soggettiva del dolore, perchè "moduleranno" nettamente le reazioni sia al fenomeno stesso che alla terapia.Tutti noi del settore sappiamo quanto sia difficile curare un dolore cronico in un depresso piuttosto che in un soggetto senza disturbi dell'umore; nel primo caso infatti riterremo necessari gli antidepressivi di cui sfrutteremo l'azione analgesica e modulatrice del vissuto psichico, nel secondo caso invece (come anche nel dolore acuto o subacuto), useremo solo analgesici. A proposito della RISPOSTA alle terapie molto interessante è l'esperienza fatta dal Prof.Zucchi a Firenze con dei pazienti affetti da Dolore Cronico. I pazienti sono stati divisi in due gruppi: uno trattato con Terapia Farmacologica da sola, l'altro con Terapia Farmacologica + TERAPIA ETICA.
La TERAPIA ETICA consisteva nell'esperienza di LETTURA e COMMENTO di un Brano Evangelico e PREGHIERA.
Ebbene la risposta alle Terapie in termini di diminuzione del Dolore è stata nettamente superiore nel secondo gruppo e, cosa ancora più sorprendente, anche gli agnostici sottoposti a Terapia Etica hanno visto salire la loro Soglia Algica e aumentare il livello delle loro Endorfine!
Inutile sottolineare che nei Credenti la Soglia Algica è di per sè più elevata,e che le recenti acquisizioni scientifiche giunte dagli Stati Uniti sulla validità della PREGHIERA COME TERAPIA, sono state confermate dall'esperienza del Prof.Zucchi.
Questo esempio ci deve far riflettere sulla COMPLESSITA' del fenomeno DOLORE simile alla COMPLESSITA' dell'UOMO. Ho invece l'impressione che sia nella ricerca che nella terapia ci si
occupi troppo dell'ALGOS, troppo poco del PATHOS e poco e male dell'UOMO.
Per concludere e onde evitare naufragi terapeutici noi medici, di qualunque disciplina o orientamento, abbiamo sì il dovere di curare il Dolore ma avendo sempre presente che davanti a noi c'è un UOMO CHE SOFFRE nella sua interezza e unicità di PERSONA.
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martedì, 10 luglio 2007

AUTISMO: dal mito all’epidemia

   Un articolo del Dott. Andrea Bolognesi                                    
 
 Tutti noi ricordiamo negli anni ’70 il libro “La fortezza vuota” di Bruno Bettlheim, che “svelò” alla comunità scientifica l’Autismo in tutta la sua drammaticità. Questo testo ha fatto epoca e ha purtroppo influenzato intere generazioni di psicologi, neuropsichiatri infantili, medici, psichiatri e solo adesso, con molte difficoltà, inizia ad apparire in tutta la sua falsità. Alla tragedia di molte famiglie si aggiunse anche l’inutile peso del senso di colpa per quelle madri etichettate come “madri frigorifero”, presunte cause di tale disastro psichico. Uno dei più clamorosi esempi di “abbaglio collettivo” frutto dell’ubriacatura psicoanalitica degli anni 60-70.
E pensare che proprio in quegli anni, col suo libro “L’Autismo infantile”(1964) il Dr. Rimland elaborava già le sue teorie che riportavano questa malattia nel suo naturale ambito BIOMEDICO, ma rimasero nell’ombra e solo molti anni più tardi sono state ripreso e fatte proprie dall’APPROCCIO DAN!
La realtà di questa malattia è tutta diversa e pian piano sta venendo alla luce.
Sono stato recentemente a Roma al Primo Forum Europeo dell’Associazione DAN! “Autism and our future” ed ho imparato molte più cose in due giorni che in anni di professione medica e psichiatrica. Prima di tutto che l’Autismo è molto sottodimensionato e trascurato, a fronte di un aumento esponenziale in questi ultimi due decenni: la prevalenza degli anni ’80 era 1:2000, attualmente è 1:166(sic!) e non ha, ad es. le stesse tutele della celiachia, la cui prevalenza è intorno a 1:350.
L’Autismo è un disturbo ad eziologia multifattoriale e l’approccio DAN! E’, di conseguenza, multidisciplinare, pur avendo come punti fermi :
1) la genesi NEUROBIOLOGICA e NON PSICOLOGICA della malattia, in particolare legata a noxae tossiche, infettive, dismetaboliche che, intervenendo da sole o insieme in una fase precoce dello sviluppo neurologico (16-24 mesi di età), provocano, in soggetti GENETICAMENTE PREDISPOSTI, un arresto più o meno grave di tale sviluppo con conseguenze sul comportamento, il linguaggio, le capacità cognitive e relazionali;
2)la COSTANTE COLLABORAZIONE con i genitori che meglio dello specialista intuiscono e “traducono” i messaggi dei loro figli.
L’Autismo interessa il gastroenterologo più del neuropsichiatra perché questi bambini hanno quasi sempre delle gravi lesioni all’apparato gastroenterico, spesso responsabili di atteggiamenti, posture insolite e bizzarre (in realtà antalgiche). Tali lesioni, verificabili con endoscopia, sono di origine autoimmune ed hanno a che fare col glutine e la caseina tanto che uno dei CARDINI FONDAMENTALI della terapia è costituito dalla DIETA priva di questi principi alimentari.
 La terapia dell’Autismo, anch’essa molto complessa e articolata, è fatta di integratori vitaminici specifici, di probiotici, di chelazione dei metalli pesanti e dei tossici endogeni ed esogeni, di terapie mediche per i disturbi gastrointestinali e per la candidosi, di riabilitazione a più livelli e di tanti altri interventi sempre individualizzati e gestiti da un’equipe col contributo FONDAMENTALE dei genitori del bambino malato.
La Medicina, specialmente in Italia, è ancora sorda e cieca a tutte queste evidenze e continua ad avere come referente il neuropsichiatria infantile che, di fatto, dovrebbe essere l’ultima figura professionale a comparire sulla scena. Questo è uno di quei casi in cui i genitori, forti della loro disperazione, hanno permesso alla Medicina, arroccata nelle sue assurde convinzioni di CAMBIARE atteggiamento e aprire gli occhi su una realtà complessa ma sempre più decifrabile.
Proprio le Associazioni dei genitori, coordinate in tutto il mondo, sono il motore del progetto DAN! ed hanno trovato ascolto in Italia nel prof. Franco Verzella, Presidente di DAN! Europa e organizzatore del Convegno. e nel Dr .Federico Balzola, gastroenterologo dell’Università di Torino.
Sono intervenuti anche dei politici e, in messaggio video, la ministra della Salute Turco, con i soliti linguaggi generici e persuasivi, manifestando peraltro comprensione e disponibilità. Ho chiesto a uno di loro come mai il Servizio Sanitario continui a proporre tutti gli anni nuovi vaccini per l’infanzia, quando è da decenni ACCLARATO che proprio i vaccini rappresentano una CAUSA di Autismo. Mi ha risposto che avrebbe atteso la lettura degli Atti del Convegno per poter decidere e da ciò ho capito quanto siamo ancora lontani da una reale consapevolezza del problema.
Sono stato molto partecipe e coinvolto dall’entusiasmo dei genitori presenti in sala di fronte alle sollecitazioni del rappresentante delle Associazioni americane e spero che questa loro forza e coraggio servano a scrollare definitivamente dal letargo le istituzioni mediche italiane. Un primo risultato è stata la dichiarazione da parte dei Neuropsichiatri Italiani della non appartenenza dell’Autismo alle Psicosi (meglio tardi che mai!), cui mi auguro farà seguito un loro “farsi da parte” nella gestione per decenni monopolistica di questa malattia.
 
Per chi volesse saperne di più fornisco i seguenti indirizzi:
www.autism.com
www.DANWebcast.com
www.autismnewsletter.com
www.autism_recoveredchildren.otg
www.autism.org
http//www.genitoricontroautismo.org
http://www.autismresearchinstitute.com
 Autism Research Rewiew
 
 
 
FIRENZE 03/06/07                                                            Dr. Andrea Bolognesi
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